Erano i tempi del terzo superiore quando parlavo con il mio compagno di banco, durante l'ora di Italiano, della mia vita sentimentale.
Gli spiegavo che con la mia ragazza di allora le cose non andavano tanto bene: litigavamo spesso, non ci parlavamo per giorni, non ci amavamo e molto probabilmente non ci saremmo mai amati. Insomma gli chiedevo se valesse la pena portare avanti una storia del genere, che non era proprio il massimo per il mio umore.
Finita l'ultima frase della conversazione, quasi subito mi prese una terribile fitta allo stomaco, così mi portai le mani sulla pancia e mi accasciai sul banco appoggiandovi la testa.
Il mio compagno di banco mi guardò con aria impietosita e, seriamente, mi suggerì: "Ma se ci devi stare così male, lasciala."
Gli spiegavo che con la mia ragazza di allora le cose non andavano tanto bene: litigavamo spesso, non ci parlavamo per giorni, non ci amavamo e molto probabilmente non ci saremmo mai amati. Insomma gli chiedevo se valesse la pena portare avanti una storia del genere, che non era proprio il massimo per il mio umore.
Finita l'ultima frase della conversazione, quasi subito mi prese una terribile fitta allo stomaco, così mi portai le mani sulla pancia e mi accasciai sul banco appoggiandovi la testa.
Il mio compagno di banco mi guardò con aria impietosita e, seriamente, mi suggerì: "Ma se ci devi stare così male, lasciala."


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