Schema di vita

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  • Iena
    Banned
    • 15/06/26
    • 11949

    #1

    Schema di vita

    Non ricordo chi fu a parlarne... Pirandello? Boh, chissenericorda.
    Cmq, mai come ora mi sento di capire esattamente cosa intendesse quel tale. Vivere seguendo uno schema unico. Fin da piccoli ce lo inculcano e noi non possiamo fare altro che vivere seguendolo pensando di essere liberi quando in realt
  • Xilinx23
    The Count
    • 01/06/05
    • 41139

    #2
    Pi
    Membro del Consiglio degli Admin


    [RIGHT][I]L'ironia

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    • Novembre
      Cynical person
      • 12/04/06
      • 7928

      #3
      Il "problema" lo inquadro esclusivamente nell'obbligo al lavoro, tutto il resto è aleatorio, fa riferimento a variabili soggettive e facoltative.
      Se vuoi vivere devi lavorare, chi ha introdotto il concetto di denaro nella società, sapeva che avrebbe creato degli schiavi a termpo indeterminato.
      Oddio, anche con il baratto le cose non andavano a meraviglia, tuttavia lo preferisco.

      Secondo me no, non ci sono alternative.

      (A meno che, tu non abbia un ricchissimo parente in fin di vita o acquisito fin che morte non vi separi)
      "Nulla si conosce interamente finché non vi si è girato tutt'attorno per arrivare al medesimo punto provenendo dalla parte opposta."
      Arthur Schopenhauer

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      • Gloucester
        Opinionista
        • 29/03/06
        • 5314

        #4
        Mi sembra pi

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        • dark lady
          la viaggiatrice
          • 09/03/05
          • 70464

          #5
          PArtirei con il dire che il lavoro è qualcosa di insito nell'uomo, anche se non nella concezione che ne abbiamo noi oggi. Fin dalle sue origini l'uomo ha dovuto cacciare per nutrirsi, ha dovuto crearsi un luogo in cui soggiornare, poi è passato alla raccolta di quanto la terra offriva, ha imparato la coltivazione, e via di seguito nella sua evoluzione. Di fatto il lavoro è sempre stato una parte di noi.
          Nella concezione moderna, è vero, viene esasperato, e spesso la gente è portata a considerarlo la propria vita (non si vive per lavorare ma si lavora per vivere, troppo spesso si dimentica questa cosa), ma è la naturale imposizione della società in cui viviamo.
          Come scrive novembre, alternative non ne abbiamo, a meno di non rifugiarsi in qualche isola deserta, sempre che ne esistano ancora, a coltivare il proprio orticello e vivere di autosussistenza. Ma in ogni caso anche lì si finirebbe per diventare preda di schemi e regole, che ci si autoimporrebbe.
          Alla fine credo che la soluzione migliore sia cercare di vivere nel modo miglioer possibile nel contesto in cui ci troviamo, cercando di non adattarsi sistematicamente a tutto quanto viene proposto.
          “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

          Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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          • conogelato
            Candle in the wind

            • 17/07/06
            • 66028

            #6
            Iena ha dato voce a un disagio latente, molto vivo nella società consumistica che caratterizza il nostro vivere quotidiano. Una società che usa e getta a una velocità esorbitante persino i sentimenti piu' reconditi. Come salvarsi? Non ho una ricetta, ne' dispongo del solito manuale all'americana per sopravvivere a un simile status quo. Posso solo mettere in comune con voi la mia esperienza: Accettare la vita per quello che offre, cogliere sempre il lato positivo del nostro esistere quaggiu', sotto le stelle. Amare, in definitiva. Sempre.
            amate i vostri nemici

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            • Gloucester
              Opinionista
              • 29/03/06
              • 5314

              #7
              Originariamente Scritto da conogelato Visualizza Messaggio
              Amare, in definitiva. Sempre.


              How I learned to stop worrying and love the bomb.

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              • Novembre
                Cynical person
                • 12/04/06
                • 7928

                #8
                @Qfwfq: se fai una mano di conti, cosa che avrai fatto sicuramente, avrai notato che il tempo libero di una persona è talmente poco rispetto al tempo che questa ne dedica direttamente od indirettamente all'attività lavorativa, che il risultato sarà comunque frustrante...per quei pochi che interpretano l'attività lavorativa come una coercizione autoimposta per la propria sussistenza e che riescono a mantenere il giusto grado di autonomia emotiva ed intellettuale.
                In effetti le dinamiche da te esposte sono molto comuni.

                @Darklady: io credo che prima o poi qualcuno ti troverebbe anche su di un'isola deserta, per chiederti soldi per qualcosa, ovviamente.
                Senza contare che alla prima influenza o puntura d'insetto, o si trapassa o poco ci manca.
                "Nulla si conosce interamente finché non vi si è girato tutt'attorno per arrivare al medesimo punto provenendo dalla parte opposta."
                Arthur Schopenhauer

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                • Gloucester
                  Opinionista
                  • 29/03/06
                  • 5314

                  #9
                  Ed infatti non per nulla ho voluto concludere il mio intervento con una flessione autoreferenziale; sono il primo a riconoscere di essere integralmente condizionato dalle dinamiche da me esposte, nonostante ne sia consapevole. Io per primo risento di un'interpretazione costrittiva del dovere lavorativo, e conti alla mano so per certo di non essere mai riuscito a conciliare studio e tempo libero. Uno esclude l'altro: anzi, sostanzialmente il primo tende ad annullare radicalmente il secondo, ed il secondo ad essere una negazione assoluta del primo.
                  Last edited by Gloucester; 29-08-2007, 11:49.

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                  • dark lady
                    la viaggiatrice
                    • 09/03/05
                    • 70464

                    #10
                    Originariamente Scritto da Novembre Visualizza Messaggio
                    @Darklady: io credo che prima o poi qualcuno ti troverebbe anche su di un'isola deserta, per chiederti soldi per qualcosa, ovviamente.
                    Senza contare che alla prima influenza o puntura d'insetto, o si trapassa o poco ci manca.
                    Senza dubbio, purtroppo l'isolamento oggigiorno
                    “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                    Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                    • Philosopher of science
                      Opinionista
                      • 17/08/07
                      • 131

                      #11
                      Viaggiando incontrai un vecchio buon bramino,un uomo molto saggio e sapientissimo.Vicino alla sua bella casa circondata da un giardino incantevole,abitava una vecchia indiana,bigotta,imbecille e piuttosto povera. Un giorno il bramino mi disse:-Vorrei non essere mai nato. Gli chiesi il perché. Mi rispose:-Da quarant’anni studio e sono quarant’anni perduti:insegno agli altri e ignoro tutto:questo fatto mi umilia tanto che la mia vita è diventata insopportabile. Sono nato,vivo nel tempo ma non so che cosa sia il tempo;mi trovo in un punto fra due eternità,come dicono i nostri saggi,e non ho nessuna idea di eternità. Sono fatto di materia;penso,e non ho mai capito da cosa nasca il pensiero. Non so perché esisto. Eppure ogni giorno mi fanno delle domande proprio su questi argomenti;bisogna rispondere;nulla di buono ho da dire,e parlo molto,e resto confuso e vergognoso di me,dopo che ho parlato.”Ah,reverendo padre “così mi si dice” spiegateci perché il male inonda la terra tutta!”Io ho gli stessi dubbi di quelli che mi interrogano e talvolta rispondo loro che nel mondo tutto va per il meglio, ma quelli che sono stati rovinati e mutilati in guerra non ci credono affatto, e io lo stesso. Arrivo quasi a disperarmi quando penso che dopo tutte le mie ricerche non so da dove vengo,quel che sono, né dove andrò dopo la morte, né qual che diventerò. Lo stesso giorno vidi la vecchia che abitava vicino a lui e le chiesi se mai si fosse angustiata per non sapere come era fatta la sua anima. Neppure capì la questione: in tutta la sua vita non aveva mai riflettuto su uno dei problemi che rendevano infelice il bramino; credeva con tutto il cuore in tutto ciò che le avevano insegnato e rispettava le tradizioni religiose: credeva nella metamorfosi di Visnu’ e purchè avesse ogni tanto dell’acqua del Gange per purificarsi, si riteneva la donna piu’ beata del mondo. Colpito dalla felicità di quella povera creatura tornai dal mio bramino filosofo dicendogli:-Non vi vergognate a sentirvi infelice quando vicino alla vostra porta avete un vecchio automa che non pensa a nulla e vive contento?-Avete ragione- mi rispose.- Cento volte mi son detto che sarei felice,se fossi sciocco come la mia vicina,eppure non vorrei una tale contentezza. Questa risposta del bramino mi fece piu’ impressione di tutto il resto;esaminai me stesso e vidi che veramente anch’io non avrei voluto essere contento a patto d’essere imbecille.Proposi la faccenda ad alcuni filosofi, e furono d’accordo con me. Eppure-dicevo-c’è una grande contraddizione nel nostro modo di pensare.Perchè in fondo,qual è il nostro problema?Quello di essere felici. Che importa essere intelligenti o sciocchi?Chi è contento di essere com’è è ben sicuro di essere contento;chi ragiona non è altrettanto certo di ragionar bene.- Dunque è chiaro -dicevo- che bisognerebbe scegliere di non avere intelligenza,per poco che l’intelligenza contribuisca al nostro malessere. Tutti furono del mio parere,eppure non trovai nessuno che volesse accettare il patto di diventare imbecille per diventare contento. Da ciò conclusi che se noi apprezziamo la felicità, apprezziamo ancor di piu’ la ragione.
                      Voltaire,rielaborazione


                      Questa è ovviamente una metafora per far capire come secondo me secondo me la libertà da questo schema di vita imposto dalla nostra società,non risiede nell’avere tanti soldi in modo da sostenersi senza andare a lavorare,secondo me risiede nel nostro pensiero,nella curiosità e nella voglia di migliorarsi. Un giorno in cui tutto era andato per il meglio (diciamo alla fine di una battaglia) e non avevo preoccupazioni di alcuna sorta mi chiesi quale era il senso della vita senza la routine i travagli quotidiani;la domanda mi angosciò per qualche tempo quando infine trovai uno scopo: pensare,non pensare alle cose di tutti i giorni o alle vacanze o ai propri successi, pensare alla vita,al suo senso ai suoi grandi misteri;l’istante dopo fui assalito dallo sconforto pensando a tutte quelle cose ma a ad un tratto fui travolto da un’immensa felicità, pensando a tutta la varietà del mondo ed a tutte le cose che si possono scoprire e pensai che valeva decisamente la pena vivere fino all’ultimo solo per scoprire quanti misteri ci riserva la vita,anche se ciò può comportare la sorte del bramino. Questa vuole essere la mia soluzione per uscire dallo schema, in altre parole: curiosità.
                      [I]Le convinzioni, pi

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                      • rufus rafano

                        #12
                        [QUOTE=Iena;720419]Non ricordo chi fu a parlarne... Pirandello? Boh, chissenericorda.
                        Cmq, mai come ora mi sento di capire esattamente cosa intendesse quel tale. Vivere seguendo uno schema unico. Fin da piccoli ce lo inculcano e noi non possiamo fare altro che vivere seguendolo pensando di essere liberi quando in realt

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                        • Iena
                          Banned
                          • 15/06/26
                          • 11949

                          #13
                          [QUOTE=Xilinx23;720658]Pi

                          Comment

                          • Gloucester
                            Opinionista
                            • 29/03/06
                            • 5314

                            #14
                            [QUOTE=Iena;721100]
                            Vedo che tutti si sono concentrati esclusivamente sul problema "lavoro", che

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                            • Philosopher of science
                              Opinionista
                              • 17/08/07
                              • 131

                              #15
                              Iena
                              E' bello il discorso che hai fatto ma non capisco il nesso, essere "curiosi" non ti salva, anzi, è la tua piaga, perchè la voglia di scoprire ed esplorare viene soffocata dalla mancanza di tempo e risorse per darle spazio.
                              Già,hai ragione ma la mia voleva essere una soluzione non sul piano materiale ma su quello intelletuale,era una sorta di "evadere dallo schema" con la mente,ma (ora capisco) avevo frainteso la tua domanda,pensavo che ti riferissi alla monotonia intelletuale della nostra società;ma intendo che a te interessano le cose pratiche.Hai 2 soluzione:
                              1)Dedicarti completamente al tuo scopo,ovvero lavorare il minimo indispensable,senza pensare a famiglia o carriera e fare quello che vuoi fare.
                              2)Trovare un lavoro che si concilia con i tuoi interessi,ti faccio un esempio,se ti interessa il discorso che ho fatto io puoi tentare di trovar lavoro in ambito accademico,filosofia,lettere ecc.ecc..Ovvio che non sarà facile trovare il lavoro che ti piace ma non è impossibile,soprattutto se parti dai livelli bassi per man mano arrivare dove vuoi arrivare.Se fai il docente di filosofia avrai il tempo ed il denaro per svolgere le tue ricerche e seguire la tua curiosità,è ovvio però che devi partire dai piani bassi.Per la famiglia puoi decidere di non aver figli,come vuoi.Ovvio questo è un esempio ma è applicabile anche in altri contesti!
                              [I]Le convinzioni, pi

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