Guerra Vs Battaglia

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  • Piotr Aleksejevic
    Zar autocrate di tutte le Russie
    • 24/11/05
    • 7926

    #46
    Non so nulla riguardo il secondo episodio che citavi.

    Riguardo Poltava invece, come puoi vedere dal nickname, dovrei
    essere abbastanza documentato.

    Credo che si tratti di uno dei pi
    CONIGLIO MANNARO

    "Ci sono amori che durano il tempo di uno sguardo e rivoluzioni che vivono lo spazio di un mattino, sono forse per questo meno importanti di certi compromessi scellerati che incatenano tutta una vita?"
    Gianni-Emilio Simonetti

    La calma

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    • Gloucester
      Opinionista
      • 29/03/06
      • 5314

      #47
      Sicuramente quello svedese a Poltava fu un disastroso esempio da manuale di overconfidence; la sottovalutazione del nemico unita ad un'eccessiva fiducia nella propria invincibilità portarono all'ideazione di un piano sconsiderato e ad una netta sconfitta. Tale pessima considerazione dell'esercito russo derivava direttamente dalle scarse prove date dalle forze dello zar in battaglia, e fra queste importanza cruciale rivestì indubbiamente la battaglia di Narva del 1700 durante la quale l'esercito svedese comandato da Carlo XII riuscì ad infliggere una sconfitta schiacciante ad una forza russa quattro volte più grande. In quell'occasione i reggimenti russi si sgretolarono letteralmente sotto la pressione dell'attacco della fanteria svedese e delle sue tattiche estremamente aggressive. La conduzione della manovra d'attacco da parte dei reggimenti svedesi non aveva eguali in confronto ai sistemi tattici adottati dagli altri paesi europei e poneva massima enfasi sull'assalto all'arma bianca, tanto che agli inizi del XVIII secolo i reggimenti svedesi erano gli unici ad aver mantenuto un corpo di picchieri nei propri organici: una simile scelta, apparentemente anacronistica, era finalizzata tanto al mantenimento del superiore potere d'impatto della picca in una condotta che ne massimizzava l'efficacia, quanto alla caratteristica degli avversari peculiari dell'esercito svedese: che, nel caso ad esempio della Polonia-Lituania, vedevano ancora lo schieramento sul campo di battaglia di forti aliquote di cavalleria pesante tali da poter giustificare il mantenimento di un corpo di picchieri scelti. In ogni reggimento, ai fianchi del quadrato di picchieri (che, in omaggio alla flessibilità tattica propria dell'esercito svedese, potevano anche essere riuniti sul campo di battaglia in un unico corpo ad hoc) si dispiegavano le due ali dei fucilieri ordinati su quattro file. La tattica svedese (o Gå P&#229 prevedeva che la marcia di avvicinamento al nemico, condotta a passo sostenuto, dovesse essere accompagnata dal fuoco della fucileria in un'unica azione da svolgersi con grande impeto e rapidità. Le ultime due file di moschettieri scaricavano i fucili contro l'obiettivo una volta serrate le distanze sotto la cinquantina di metri, quindi riprendevano l'avvicinamento sino a giungere a contatto col nemico e permettere alle prime due file di scaricare i propri, tirando le ultime due salve a bruciapelo prima di un generale assalto all'arma bianca. Tale tattica aveva inoltre il pregio di ridurre grandemente il consumo di munizioni e di massimizzare l'efficacia del fuoco della fucileria col suo rilascio a brevissima distanza dall'avversario, in un'epoca in cui il tiro dei moschetti poteva dirsi di una qualche efficacia soltanto al di sotto dei cento metri; e questo, incidentalmente, fu uno dei motivi per cui le forze di Carlo XII non ebbero eccessivamente a soffrire, a Poltava, della scarsezza di munizionamento derivante dalla conquista del treno logistico svedese durante la precedente battaglia di Lesnaya, un episodio su cui mi piacerebbe tornare più oltre.

      In tale contesto la battaglia di Narva rivestì una propria crucialità non soltanto perché alimentò difatto la fiducia svedese nelle proprie capacità sino all'ideazione di piani del tutto irrealistici, ma anche perché, come da te ricordato, permise a Pietro il Grande di sfruttare la prova disastrosa offerta dalle sue truppe per procedere ad una radicale riorganizzazione dell'esercito russo; complice il concomitante impegno svedese contro danesi, polacchi e sassoni che distolse Carlo XII dallo sfruttare il vantaggio, teoricamente decisivo, che aveva tratto da quella prima battaglia. Ironicamente le forze russe che avrebbero battuto Carlo XII a Poltava avevano fatto propri molti degli insegnamenti degli stessi svedesi, ivi compresa l'enfasi posta sull'assalto alla baionetta a scapito del fuoco di fucileria; una costante, della conduzione tattica russa, che avrebbe ispirato la famosa massima di Suvorov sulla baionetta saggia in confronto alla pallottola "pazza" e che si sarebbe perpetuata come tratto distintivo dell'esercito zarista sino ai massacri della guerra russo-giapponese ed ai successivi ripensamenti. Quando nel 1708 il re svedese aprì la propria campagna contro la Russia, mancò di realizzare che l'esercito con cui si stava confrontando era radicalmente differente da quello che aveva battuto tanto facilmente otto anni prima. Il primo scontro a Holowczyn si risolse in una vittoria svedese dovuta ancora una volta al talento tattico di Carlo XII ed alla sua notoria temerarietà, che lo portò ad assaltare le posizioni russe attraverso un terreno paludoso considerato impraticabile; ma il successo non si dimostrò decisivo né sul piano tattico, né su quello strategico. Le forze russe, quantunque sloggiate dalle loro posizioni, riportarono perdite contenute e si ritirarono in buon ordine negando agli svedesi ogni apprezzabile vantaggio. Inoltre, quando minacciato dai rigori dell'inverno Carlo XII decise di deviare dalla sua marcia verso Mosca per ripiegare sull'invasione della ricca Ucraina, la colonna di circa 12.000 svedesi guidati dal generale Adam Lewenhaupt, che da Riga aveva ricevuto l'ordine di ricongiungersi al grosso delle forze del re, venne intercettata a Lesnaya e distrutta da un contingente russo all'incirca equivalente il cui comando tattico era stato affidato al principe Menshikov. A mio parere questa battaglia assunse un carattere ancor più decisivo rispetto allo scontro di Poltava, e ne costituì la logica premessa. In primis rafforzò in modo determinante il morale del nuovo esercito russo forgiato da Pietro il Grande: laddove, in precedenza, contingenti svedesi avevano sempre battuto eserciti russi tre o quattro volte più grandi, in questo caso una forza russa di pari grandezza non solo era riuscita a fronteggiare l'avversario svedese, per giunta comandato da un generale dall'esemplare curriculum come Adam Lewenhaupt, ma addirittura ad annientarlo. In secundis, la perdita del convoglio rifornimenti che accompagnava la colonna si sarebbe ripercossa duramente sulle capacità operative delle rimanenti forze del re; se la penuria di munizionamento poteva risultare veniale, alla luce delle tattiche impiegate, le carenze di vettovagliamento avrebbero iniziato ad incidere duramente sull'operatività dell'esercito svedese in Ucraina. In tertiis, la perdita di circa 8.000 uomini su 12.000 fece sì che solo una minima aliquota delle truppe di rinforzo potesse ricongiungersi a Carlo XII, accentuando ulteriormente lo svantaggio numerico di cui soffriva di fronte all'esercito russo. E, non da ultimo, tale ricongiungimento portò a contatto Lewenhaupt con Carl Gustaf Rehnskiöld, secondo in comando del re: due ufficiali capaci che pure si detestavano ed il cui dissidio si sarebbe rivelato fatale quando, in occasione del ferimento del re prima della battaglia decisiva, e dell'assunzione del comando tattico proprio da parte dei due generali, le loro divergenze portarono all'esecuzione catastroficamente scoordinata del piano precedentemente tracciato da Carlo XII.

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      • Pulsar
        Opinionista
        • 08/04/08
        • 4761

        #48
        ...

        [FONT="Georgia"][I]Ho un sogno e lo realizzer

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