Io, in assenza di depressione cronica, non avrei potuto conoscere certe ragazze o raggiungere determinati obiettivi nella vita.
Considero la depressione in senso positivo ed un sorta di ulteriore rafforzamento e corazza indistruttibile del mio carattere e temperamento contro tutte le possibili avversità della vita, purchè la si sappia gestire e non farsi sopraffare da essa.
Tra l'altro la felicità è inversamente proporzionale all'intelligenza ed alla capacità di analisi profonda razionale di una persona, in ultima analisi, a mio parere.
"Nulla si conosce interamente finché non vi si è girato tutt'attorno per arrivare al medesimo punto provenendo dalla parte opposta."
Arthur Schopenhauer
L'essere umano non sussiste in sé, ma in virtù della rete di relazioni che intrattiene; quello dell'autosufficienza, direi quasi dell'autarchia del sé, è un grande e pericoloso miraggio poiché la storia dell'ìndividuo, di qualsiasi individuo, si conforma ad una serie di virtuose dipendenze. L'eventuale disfunzionalità dei meccanismi che presiedono a tali dipendenze, la loro possibile patologizzazione, è argomento del tutto differente. Il problema che tu poni necessita piuttosto di un radicale rovesciamento onde essere ripensato alla luce dell'illusione del bastare a se stesso come vera radice del problema: riconoscere di avere delle dipendenze, quantunque umane, rappresenta un'implicita affermazione di vulnerabilità che qualsiasi patologia perfezionistica tenderà a rimuovere ribadendo la necessità di una totale indipendenza allusiva in primis di una sostanziale fobìa dei legami. Il leggero appetito in grado di sospingere l'individuo verso gli altri non esiste: implica il porsi esternamente alla sfera della socialità come soggetto agente, in una posizione artificiosa che postula quantomeno l'esistenza di manìe di controllo riconducibili ad una condizione di insicurezza. La depressione non è ricerca frustrata, quanto piuttosto artificiosa e disumanizzante negazione di quella rete di relazioni, di quel complesso di dipendenze relazionali ed affettive, di cui qualsiasi essere umano ha bisogno.
C'è da dire che una poco sviluppata vita sociale non è affatto sintomo di una depressione e nemmeno è sempre artificiosa, frutto di manie di controllo o di insicurezza, dato che le persone non sono tutte uguali (come quindi il modo di realizzare se stessi e stare bene con se stessi) e che il desiderio di affetto può essere comunque soddisfatto senza assidue relazioni sociali.
Esistono persone molto depresse con una ricca struttura di relazioni sociali, che fingono ed in apparenza sembrano allegre, spensierate e si divertono quando stanno con gli altri (poi naturalmente accade che alcune si suicidano sorprendendo le persone che superficialmente non avevano notato altri sintomi reali della loro depressione), come parimenti ci sono persone come i monaci od appartenenti ad alcuni ordini religiosi che vivono in totale isolamento e solitudine ma non si sentono affatto soli e sono spesso più sereni, tranquilli ed avvertono di aver realizzato se stessi molto più, mediamente, delle persone comuni che vivono normalmente una fitta rete di relazioni sociali, magari solo per conformarsi alla società e quindi avere una personalità più artificiosa e finta.
Tra l'altro ci sono persone molto socievoli che sono molto disumane, incivili, immorali, malvagie e stronze (eufemismo), a differenza di altre meno socievoli che hanno caratteristiche antitetiche.
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