Alla ricerca dell

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  • Pulsar
    Opinionista
    • 08/04/08
    • 4761

    #1

    Alla ricerca dell

    Per chi ha tempo..amo esaltare gli opposti.

    Trovo strepitoso il modo di pensare di quest'uomo: http://it.wikipedia.org/wiki/Michel_Onfray

    quanto altrettanto strepitoso il modo di criticarlo nell'articolo che di seguito riporto, ed
    [FONT="Georgia"][I]Ho un sogno e lo realizzer
  • Sousuke
    Banned
    • 14/12/07
    • 16244

    #2
    Anche il nobile dovrebbe essere colui che vive a proprio gusto.
    Solo che il vero nobile (non solo quello che si definisce tale) vive a proprio piacimento proprio solo quando si ispira (unicamente ed in modo abbastanza spontaneo) alla disciplina, all'onore, alla lealtà, all'ordine, all'educazione, all'eleganza, alla raffinatezza ed alla legge.
    Last edited by Sousuke; 30-11-2008, 14:28.

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    • Sousuke
      Banned
      • 14/12/07
      • 16244

      #3
      Definite in tal senso si tratta di persone abbastanza rare, pure tra coloro che si dichiarano o sono nobili solo in nome dell'appartenza ad organizzazioni formali, i cui criteri di accesso non si ispirano alle caratteristiche citate in precedenza, dinastie, legami parentali/di sangue o addirittura caratteristiche contrastanti e diametralmente opposte a quanto detto in precedenza.
      Last edited by Sousuke; 30-11-2008, 14:41.

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      • Kyra
        Disappointed Idealist
        • 24/10/05
        • 22455

        #4
        Io direi, a grandi linee, che avere dei nobili gusti risolve il problema alla radice.
        I'm laying down, eating snow
        My fur is hot, my tongue is cold
        On a bed of spider web
        I think of how to change myself

        A lot of hope in a one man tent
        There's no room for innocence
        So take me home before the storm
        Velvet mites will keep us warm.

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        • Gloucester
          Opinionista
          • 29/03/06
          • 5314

          #5
          Bah, fra Onfray e Santangelo sembra la cena dei cretini. Il primo presenta un manifesto pubblicitario, più che filosofico: all'insegna di una banalizzazione del portato della tradizione filosofica greca che mescola arbitrariamente elementi altrimenti inconciliabili di epicureismo e stoicismo, conditi con un'immagine vulgata del libertinismo ed un tocco di godereccio edonismo fin de siècle. Ed il secondo non si perita di rispondere ad un simile stupidario lasciandosi andare ad un'analisi ancora più superficiale e scontata, che pur di confutare il nulla banalizza un egual numero di concetti. Giacché, in primis, non è affatto dimostrato che Elagabalo fosse quel campione di ogni perversione e nequizia che dalle fonti in nostro possesso è presentato. Prescindiamo dall'ovvio presupposto che l'orientalissimo sommo sacerdote di El-Gabal (e non El-Galab, come citato erroneamente da Santangelo) in nessun caso sarebbe stato accolto positivamente dalla Roma del mos maiorum, qualunque fosse stata la sua condotta: e questo era già evidente ad uno storico settecentesco come Gibbon. Aggiungiamo che nel giudicare il personaggio storico dobbiamo basarci su testimonianze del calibro dell'Historia Augusta, una silloge di biografie altamente romanzate (oltre che composte a circa due secoli di distanza dalla morte del nostro) che per inciso è anche la principale fonte circa la sua depravazione; e dall'Historia di Cassio Dione, senatore (ed in quanto tale massimo esponente del conservatorismo degli optimates) nonché uomo di fiducia dell'imperatore Severo Alessandro, successore di Eliogabalo e fra i mandanti della sua eliminazione. Non propriamente un testimone al di sopra di ogni sospetto.

          Procediamo pure in questa full immersion in un simile sciocchezzaio: non so di quale storiografia vulgata Santangelo parli discorrendo dell'Umanesimo, è evidente che non si tratti di uno storico di professione, e nemmeno di un talentuoso dilettante. Ma che molte delle pretese della rinascenza quattrocentesca di discostarsi radicalmente dal Medioevo (ammesso che ne esista uno) fossero arbitrarie è altra acquisizione quantomeno stantìa. In primis perché gli umanisti non avrebbero potuto procedere alla riscoperta dei classici dell'antichità (ed a questo punto non guasterebbe una riflessione altrettanto cursoria sul significato del termine scoprire: come fece notare qualcuno parlando della scoperta dell'America, come si fa a scoprire qualcosa che è sempre esistito ?) se il medioevo non ne avesse conservato, sia pure accidentalmente, traccia. In secundis perché in quest'opera di riscoperta era alla cultura del cosiddetto basso medioevo che gli umanisti si contrapponevano, all'epoca della filosofia scolastica, della facoltà di teologia della Sorbonne, dell'architettura gotica e della littera textualis; non per nulla è proprio fra gli umanisti che si plasma l'aggettivo gotico, per giudicare un passato prossimo sottolineandone la presunta barbarie nel quadro di un accostamento arbitrario con i barbari dell'antichità. E nel contrapporsi ad un tardo medioevo in cui costoro per primi continuavano a vivere, pur adoperandosi per prenderne le distanze, si accostarono inconsapevolmente, persino nella scrittura, ai modelli del medioevo carolingio; credendoli residui superstiti della romanità da riportare alla luce, codificandoli e traghettandoli nell'evo moderno. Ed è per questo che oggi, come carattere di stampa, utilizziamo un minuscolo che non è se non la formalizzazione della minuscola carolina di quei codici da cui Salutati e Bracciolini traevano Virgilio e Lucrezio.

          Che invece gli Umanisti si rifacessero al modello della virtus individualistica così come intesa da romani è elemento difficilmente contestabile; ma anche in questo caso (ritorna il problema di una presunta storiografia vulgata; a quale, di grazia, Santangelo starebbe facendo riferimento ?) sarebbe difficile ritenere radicalmente innovativa una simile reintroduzione. Per capire quanto il medioevo abbia mantenuto traccia di elementi pagani nella concezione del fato e dei suoi rapporti con l'azione dell'uomo basterebbe prendere in considerazione il concetto di Fortuna: che, in linea teorica, in un mondo permeato dal provvidenzialismo cristiano, non avrebbe avuto ragion d'essere. Eppure basterebbe prendere in mano il Codex Buranus per apprezzarne la persistenza, un dato che pure il grande pubblico avrebbe agevolmente sotto gli occhi avendo Orff musicato una fortunata silloge dei carmi ivi contenuti. Ma ecco che Santangelo, dopo un quid pro quod deprecabile ma sostanzialmente veniale, ricade nello stupidario flaubertiano passando a discettare dell'etica cavalleresca: che non era affatto modulata su modelli artatamente elaborati dalla Chiesa cristiana. E qui, per ironia della sorte, il nostro articolista segue veramente una certa storiografia vulgata abbondantemente superata. Non è cristiano l'ethos guerriero, né tantomeno l'amor cortese; venata da istanze materiali, più che da scrupoli morali, è l'elemento della mercè spesso esaltato come il massimo frutto di una presunta cristianizzazione della cavalleria. Ma visto che mi son già seccato troppo d'allungare il brodo, rimando i volenterosi alla lettura degli scritti di Jean Flori sulla cavalleria.

          Ed infine l'abile pennellata tracciata con la citazione di Jünger e von Salomon, presumibilmente giusto per denotare agli occhi dei più le affiliazioni politiche dell'autore del rescritto; passi per von Salomon, ma l'autore di Auf den Marmorklippen avrebbe meritato miglior trattamento. Anche perché, nello scagliarsi nel 1939 contro gli sbandamenti ondivaghi dell'uomo contemporaneo, impotenti di fronte alla volontà del doppio Hitler-Oberförster, descrisse quei tardi epigoni rappresentati non soltanto dal riciclaggio postmoderno di Onfray, incapace di inventare alcunché se non di tessere mostri col proprio sincreti(ni)smo filosofico, ma anche la banalizzazione ideologizzata Santangelo.

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          • Artemis
            Opinionista
            • 04/06/07
            • 5863

            #6
            Originariamente Scritto da Gloucester Visualizza Messaggio
            Per capire quanto il medioevo abbia mantenuto traccia di elementi pagani nella concezione del fato e dei suoi rapporti con l'azione dell'uomo basterebbe prendere in considerazione il concetto di Fortuna: che, in linea teorica, in un mondo permeato dal provvidenzialismo cristiano, non avrebbe avuto ragion d'essere. Eppure basterebbe prendere in mano il Codex Buranus per apprezzarne la persistenza, un dato che pure il grande pubblico avrebbe agevolmente sotto gli occhi avendo Orff musicato una fortunata silloge dei carmi ivi contenuti.
            O Fortuna, velut Luna...

            ουδὲ τεθνάσι θανόντες

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            • Pulsar
              Opinionista
              • 08/04/08
              • 4761

              #7
              E cos
              [FONT="Georgia"][I]Ho un sogno e lo realizzer

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              • Sousuke
                Banned
                • 14/12/07
                • 16244

                #8
                Andrebbe valutato sia il risultato che il mezzo/processo impiegato, che dovrebbero essere entrambi nobili.

                Comunque, se si avessero veramente nobili intenti difficilmente verrebbero perseguiti con mezzi poco nobili, cioè che non si ispirano ai concetti citati in precedenza.
                Infatti il gusto di una persona inerisce sia al metodo che al risultato delle proprie azioni.
                Last edited by Sousuke; 05-12-2008, 13:48.

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