Quando ti guardo
nella limpida notte
e tu sei nuda
con i tuoi mari oscuri
penso che sei mia
regalata dal destino
e sono felice
per la tua presenza…
ma quando pian piano
ti nascondi
e punti il tuo sguardo
verso l’infinito
io conosco l’angoscia
di una perdita
che non sopporto…
dove guardi luna
quando sei scura
a cosa guardi
tu che sei
un brandello di mistero…
quello che sento
è che mi stai sfuggendo
per cercare altrove
l’essenza della notte
quel buco nero
che mi toglie il sonno.
la montagna assassina
siamo nella morsa del gelo…
la costa adriatica flagellata…
anziana donna massacrata dal compagno…
Ma perchè vengono usati aggettivi così esagerati? La donna era stata uccisa con un colpo di pistola… punto.
Il gelo arriva tutti gli inverni, e invito questi signori giornalisti a recarsi in Manciuria, dove ad Harbin c’è una media (dico media) di gennaio, di meno 35°C...Leggano Kafka, che descriveva cose da matti senza un aggettivo.
Un bacio appena sfiorato,
uno sguardo obliquo
da commiato sofferto,
un brivido nelle ossa
e poi...
i tuoi grandi occhi
diritti sui miei.
Tenera amica,
ti ricorder
Te lo dovevo dire
che non posso odiarti,
sarebbe assurdo,
che non posso dimenticarti,
non ne sarei capace,
perché tu sei troppo per me
e mi hai scolpito nell’anima
la tua impronta,
ma ora sei tra le braccia
del tuo amore vero,
e non posso far altro
che soffrire
per la perdita di chi
dava un senso alla mia vita.
Chissà se un giorno
ci ritroveremo,
nulla è impossibile,
sarebbe come ritrovare
un tesoro scomparso,
un sogno interrotto,
ecco,
questo ti volevo dire,
che ti amerò sempre.
Ecco…io non sono un poeta immortale, e non sono nemmeno un poeta, ma una persona che ha vissuto, ha gioito ed ha sofferto, come tutti, e pensa di trasmettere qualche emozione su eventi che tutti hanno vissuto, tanto per sentirsi "assieme". La forma in cui scrivo è spesso in versi, perche mi sembra che stiano meglio nella pagina, e questa forma la chiamo "prosa poetica", perchè ogni tanto la parola prende il volo. Così esposta almeno non si confonde con una qualsiasi pagina di cronaca nera.
Ci si arriva da un sentierino nel bosco
tra due immense pareti di granito
dalle forme più strane.
Improvvisamente
un piatto praticello verdissimo,
che bagna i suoi piedi nell’acqua
come un distratto bagnante,
appare al tuo sguardo
come un’oasi nel deserto.
Quel giorno d’ottobre
un vento fortissimo
soffiava alle bocche di Bonifacio,
e le ondate furenti
si scagliavano contro le rocce,
sollevando altissime colonne piumate
verso il cielo d’apocalisse.
Tra gli anfratti della montagna
occhieggiavano con sospetto
i mufloni curiosi,
disturbati dalla nostra strana presenza.
Mi arrampicavo pazzo di gioia
tra rocce grigie dell’inferno,
antichi sauri pietrificati,
e gli spruzzi polverizzati
dal sapore di sale
mi bagnavano il viso.
Una nuvola occultava il sole,
mezza luce e mezza ombra,
con raggi sinistri da tregenda,
e sovrastava quel deserto di pietra
come una minaccia immanente.
Il suono terribile del dies irae
sembrava uscire
dalle viscere della terra,
e l’emozione mi spaccava il cuore.
Questa è la valle della luna,
così come l’ho vista la prima volta
in una giornata incredibile d’ottobre.
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