Il sostantivo "grammelot" (si pronuncia gramelò) forse deriva dal francese “grommeler” (= «borbottare, mormorare).
“Grammelot”: questa parola fa parte del gergo teatrale, allude a un gioco verbale utilizzato da attori dotati di particolare scioltezza di lingua, capacità imitativa e abile uso della mimica nella recitazione comica e farsesca.
E’ un apparente discorso con disinvolta successione di fonemi (pseudo parole) e onomatopee per arricchire l’espressività di una lingua, imitandone i suoni per evocare oggetti, azioni o rumori specifici. Esempi: bau bau (cane), miao (gatto), bang (esplosione).
Gli attori utilizzavano e utilizzano il grammelot per farsi comprendere anche senza saper articolare frasi di senso compiuto in una lingua straniera, oppure per mettere in parodia parlate o personaggi stranieri. Ne risulta una recitazione espressiva e iperbolica, capace di comunicare emozioni e suggestioni.
Si narra che questo artificio recitativo era utilizzato da vari giullari o attori comici della commedia dell’arte, che recitavano mescolando lingue e dialetti diversi, misti a parole inventate, affidando alla gestualità e alla mimica quel tessuto connettivo che rendeva la comunicazione possibile a prescindere dalla lingua parlata dall'uditorio.
Esempio di grammelot cinematografico sono la canzone cantata da Charlot nel film “Tempi moderni” e il monologo di Adenoid Hynkel, entrambi personaggi di Charlie Chaplin nel film ”Il grande dittatore”.
In epoca successiva questo filone fu recuperato dall'attore Dario Fo, che lo ha valorizzato, per esempio nel teatro di prosa con “Mistero buffo”.
Anche l’attore Gigi Proietti si esibì più volte in grammelot linguistici sui palcoscenici teatrali e televisivi; fra i più noti, quelli in inglese e in napoletano. Un suo “cavallo di battaglia” fu “Il Lonfo”, testo di Fosco Maraini, i cui versi sono: «Il lonfo non vaterca né gluisce / e molto raramente barigatta, / ma quando soffia il bego a bisce bisce / sdilenca un poco, e gnagio s’archipatta / È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna / arrafferia malversa e sofolenta! / Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna / se lugri ti botalla e ti criventa / Eppure il vecchio lonfo ammargelluto / che bete e zugghia e fonca nei trombazzi / fa lègica busìa, fa gisbuto; / e quasi quasi in segno di sberdazzi / gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto / t'alloppa, ti sbernecchia; e tu l'accazzi”.
Anche in ambito musicale ci sono esempi di grammelot, come la canzone “Prisencolinensinaiinciusol” , di Adriano Celentano, dove l'ascoltatore è indotto a credere di essere all'ascolto di una canzone in inglese.
“Grammelot”: questa parola fa parte del gergo teatrale, allude a un gioco verbale utilizzato da attori dotati di particolare scioltezza di lingua, capacità imitativa e abile uso della mimica nella recitazione comica e farsesca.
E’ un apparente discorso con disinvolta successione di fonemi (pseudo parole) e onomatopee per arricchire l’espressività di una lingua, imitandone i suoni per evocare oggetti, azioni o rumori specifici. Esempi: bau bau (cane), miao (gatto), bang (esplosione).
Gli attori utilizzavano e utilizzano il grammelot per farsi comprendere anche senza saper articolare frasi di senso compiuto in una lingua straniera, oppure per mettere in parodia parlate o personaggi stranieri. Ne risulta una recitazione espressiva e iperbolica, capace di comunicare emozioni e suggestioni.
Si narra che questo artificio recitativo era utilizzato da vari giullari o attori comici della commedia dell’arte, che recitavano mescolando lingue e dialetti diversi, misti a parole inventate, affidando alla gestualità e alla mimica quel tessuto connettivo che rendeva la comunicazione possibile a prescindere dalla lingua parlata dall'uditorio.
Esempio di grammelot cinematografico sono la canzone cantata da Charlot nel film “Tempi moderni” e il monologo di Adenoid Hynkel, entrambi personaggi di Charlie Chaplin nel film ”Il grande dittatore”.
In epoca successiva questo filone fu recuperato dall'attore Dario Fo, che lo ha valorizzato, per esempio nel teatro di prosa con “Mistero buffo”.
Anche l’attore Gigi Proietti si esibì più volte in grammelot linguistici sui palcoscenici teatrali e televisivi; fra i più noti, quelli in inglese e in napoletano. Un suo “cavallo di battaglia” fu “Il Lonfo”, testo di Fosco Maraini, i cui versi sono: «Il lonfo non vaterca né gluisce / e molto raramente barigatta, / ma quando soffia il bego a bisce bisce / sdilenca un poco, e gnagio s’archipatta / È frusco il Lonfo! È pieno di lupigna / arrafferia malversa e sofolenta! / Se cionfi ti sbiduglia e ti arrupigna / se lugri ti botalla e ti criventa / Eppure il vecchio lonfo ammargelluto / che bete e zugghia e fonca nei trombazzi / fa lègica busìa, fa gisbuto; / e quasi quasi in segno di sberdazzi / gli affarferesti un gniffo. Ma lui zuto / t'alloppa, ti sbernecchia; e tu l'accazzi”.
Anche in ambito musicale ci sono esempi di grammelot, come la canzone “Prisencolinensinaiinciusol” , di Adriano Celentano, dove l'ascoltatore è indotto a credere di essere all'ascolto di una canzone in inglese.
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