La storia dell’arte è intrisa di citazioni e rimandi. La mostra “Di quadro in quadro. L’arte della citazione” al Mart di Rovereto, è un viaggio visivo sul significato dei rimandi nell’arte.

Il sostantivo citazione indica una ripresa di motivi, temi ed elementi tratti da precedenti opere.
Tra riscritture digitali, calembour visivi e riflessioni sulla bellezza, la mostra invita il pubblico a interrogarsi non solo su che cosa si sta guardando, ma su come si guarda e sul potere dello sguardo.
L’esposizione coinvolge le persone come in un gioco di specchi: è necessaria l’attenzione per cercare connessioni e collegamenti, alcuni espliciti, altri sottesi; viene sollecitata la memoria visiva, a riconoscere echi del passato, non solo nelle opere degli artisti.
La citazione non è ornamento né omaggio, è un tema complesso che il Mart di Rovereto mette in scena. La mostra è articolata in otto sezioni dedicate a diversi atteggiamenti come tessere di un mosaico complesso. Gli artisti sono tanti e di varie epoche.
Debbo dirlo: la promenade visiva esige una base culturale per evitare di non saper trovare i rimandi.
Si sa che la citazione è davvero una modalità pervasiva dell’arte contemporanea, ma non deve limitarsi a “certificare” quel che fu, ma deve far capire che ciò che è stato continua a interrogarci.
La tecnica e la forma svelano la propria dipendenza da precedenti opere. Giorgio de Chirico nel 1922 scrisse a Breton: “… così mi sono messo a copiare nei musei”.
Il sociologo e filosofo francese Jean Baudrillard (1929 – 2007) sosteneva che nel momento in cui l’opera cita un’altra, ammette implicitamente che l’originale è irraggiungibile e che la citazione è una simulazione di continuità. Se l’arte ricicla, non crea ma commenta e rimanda.
La mostra al Mart di Rovereto, però, non intende essere soltanto un attraversamento iconografico ma una filosofia del tempo. Le opere vivono attraverso altre opere, le immagini evidenziano i segni di pensieri che le hanno precedute.
Citare significa assumere che il tempo è una trama da vivere in un panorama di interlocutori.
Il sostantivo citazione indica una ripresa di motivi, temi ed elementi tratti da precedenti opere.
Tra riscritture digitali, calembour visivi e riflessioni sulla bellezza, la mostra invita il pubblico a interrogarsi non solo su che cosa si sta guardando, ma su come si guarda e sul potere dello sguardo.
L’esposizione coinvolge le persone come in un gioco di specchi: è necessaria l’attenzione per cercare connessioni e collegamenti, alcuni espliciti, altri sottesi; viene sollecitata la memoria visiva, a riconoscere echi del passato, non solo nelle opere degli artisti.
La citazione non è ornamento né omaggio, è un tema complesso che il Mart di Rovereto mette in scena. La mostra è articolata in otto sezioni dedicate a diversi atteggiamenti come tessere di un mosaico complesso. Gli artisti sono tanti e di varie epoche.
Debbo dirlo: la promenade visiva esige una base culturale per evitare di non saper trovare i rimandi.
Si sa che la citazione è davvero una modalità pervasiva dell’arte contemporanea, ma non deve limitarsi a “certificare” quel che fu, ma deve far capire che ciò che è stato continua a interrogarci.
La tecnica e la forma svelano la propria dipendenza da precedenti opere. Giorgio de Chirico nel 1922 scrisse a Breton: “… così mi sono messo a copiare nei musei”.
Il sociologo e filosofo francese Jean Baudrillard (1929 – 2007) sosteneva che nel momento in cui l’opera cita un’altra, ammette implicitamente che l’originale è irraggiungibile e che la citazione è una simulazione di continuità. Se l’arte ricicla, non crea ma commenta e rimanda.
La mostra al Mart di Rovereto, però, non intende essere soltanto un attraversamento iconografico ma una filosofia del tempo. Le opere vivono attraverso altre opere, le immagini evidenziano i segni di pensieri che le hanno precedute.
Citare significa assumere che il tempo è una trama da vivere in un panorama di interlocutori.