A Roma sono giorni di afa (= caldo eccessivo, alti tassi di umidità ed assenza di vento) ed è facile pensare al mare, ai tuffi, l’immersione in acqua: che delizia! Che tuffo … immaginario. 
Oltre che immaginario il tuffo può anche essere simbolico, come quello effettuato dall’efebo raffigurato a Paestum sulla petrosa lastra di copertura di una tomba, rinvenuta nel 1968 dagli archeologi in una piccola necropoli di fine VI – inizio V sec. a. C..
E’ una “tomba a cassa”, costituita da cinque lastre calcaree di travertino. Quando fu trovata le lastre erano accuratamente interconnesse e stuccate. Il pavimento della cassa: il basamento roccioso sul quale fu costruita la tomba, dipinta all’interno tra il 480 e il 470 a. C..
Nella lastra di copertura: un giovane nudo ed agile che si tuffa in acqua dal “trampolino” di mattoni squadrati. Simbolicamente quel trampolino allude alle “Colonne d’Ercole”: nell’antichità indicavano il passaggio dal mondo conosciuto all’ignoto, ma anche il transito dalla vita terrena all’aldilà, oppure il viaggio che l’anima compie verso l’oltretomba.
Sono visibili anche due alberi stilizzati con rami senza foglie.

nella lastra di copertura si vede una frattura, precedente alla decorazione e al montaggio della tomba.
Nel VI secolo a. C. in Grecia e nella Magna Grecia iniziò a diffondersi tra le sette iniziatiche l’idea di una vita oltre la morte, e si sa da testimonianze scritte che all’epoca a Paestum c’erano i pitagorici.
Queste le foto panoramiche della “Tomba del tuffatore” osservata dall’interno.

visione d’insieme della tomba dal basso verso l’alto

Il defunto sepolto aveva bisogno di un’immagine da ammirare per l’eternità. Lui, supino, doveva potersi “guardare” quando si tuffava. Attorno a sé gli amici nel simposio.
La decorazione sulle quattro lastre laterali: scene tradizionali di simposio (lati lunghi, nord e sud) e personaggi in cammino (lati brevi, est ed ovest); la scena principale sul coperchio evoca un paesaggio marino e il tuffatore è raffigurato in volo verso il mare.
I personaggi dei banchetti, a gruppi di due, sono presentati in diverse posizioni: mentre giocano al cottabo, suonano la cetra o il dìaulos, sono allungati o seduti sui letti ((le klinai) e conversano.
Il pittore utilizzò la tecnica a tempera con il procedimento della sinopia, sull’intonaco di calce e sabbia, applicato in due strati dei quali il più sottile, in superficie, ben levigato e liscio, contiene anche polvere di marmo che gli conferisce consistenza.
segue

Oltre che immaginario il tuffo può anche essere simbolico, come quello effettuato dall’efebo raffigurato a Paestum sulla petrosa lastra di copertura di una tomba, rinvenuta nel 1968 dagli archeologi in una piccola necropoli di fine VI – inizio V sec. a. C..
E’ una “tomba a cassa”, costituita da cinque lastre calcaree di travertino. Quando fu trovata le lastre erano accuratamente interconnesse e stuccate. Il pavimento della cassa: il basamento roccioso sul quale fu costruita la tomba, dipinta all’interno tra il 480 e il 470 a. C..
Nella lastra di copertura: un giovane nudo ed agile che si tuffa in acqua dal “trampolino” di mattoni squadrati. Simbolicamente quel trampolino allude alle “Colonne d’Ercole”: nell’antichità indicavano il passaggio dal mondo conosciuto all’ignoto, ma anche il transito dalla vita terrena all’aldilà, oppure il viaggio che l’anima compie verso l’oltretomba.
Sono visibili anche due alberi stilizzati con rami senza foglie.

nella lastra di copertura si vede una frattura, precedente alla decorazione e al montaggio della tomba.
Nel VI secolo a. C. in Grecia e nella Magna Grecia iniziò a diffondersi tra le sette iniziatiche l’idea di una vita oltre la morte, e si sa da testimonianze scritte che all’epoca a Paestum c’erano i pitagorici.
Queste le foto panoramiche della “Tomba del tuffatore” osservata dall’interno.

visione d’insieme della tomba dal basso verso l’alto

Il defunto sepolto aveva bisogno di un’immagine da ammirare per l’eternità. Lui, supino, doveva potersi “guardare” quando si tuffava. Attorno a sé gli amici nel simposio.
La decorazione sulle quattro lastre laterali: scene tradizionali di simposio (lati lunghi, nord e sud) e personaggi in cammino (lati brevi, est ed ovest); la scena principale sul coperchio evoca un paesaggio marino e il tuffatore è raffigurato in volo verso il mare.
I personaggi dei banchetti, a gruppi di due, sono presentati in diverse posizioni: mentre giocano al cottabo, suonano la cetra o il dìaulos, sono allungati o seduti sui letti ((le klinai) e conversano.
Il pittore utilizzò la tecnica a tempera con il procedimento della sinopia, sull’intonaco di calce e sabbia, applicato in due strati dei quali il più sottile, in superficie, ben levigato e liscio, contiene anche polvere di marmo che gli conferisce consistenza.
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