Favole

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  • Zazzauser
    Orribile grassone
    • 05/06/05
    • 5297

    #16
    Bellissima questa di Rodari Stefi, non la conoscevo... me la segno

    Una favola che mi è sempre piaciuta sin da quando l'ho ascoltata è quella del Gigante egoista di Wilde.


    Tutti, i giorni, finita la scuola, i bambini andavano a giocare nel giardino del gigante.
    Era un giardino grande e bello coperto di tenera erbetta verde. Qua e là sulla erbetta, spiccavano fiori simile a stelle; in primavera i dodici peschi si ricoprivano di fiori rosa perlacei e, in autunno, davano i frutti. Gli uccelli si posavano sugli alberi e cantavano con
    tanta dolcezza che i bambini sospendevano i loro giochi per ascoltarli.
    -Quanto siamo felici qui!- si dicevano.
    Un giorno il gigante ritornò. Era stato a far visita al suo amico, il mago di Cornovaglia, e la sua visita era durata sette anni.
    Alla fine del settimo anno, aveva esaurito quanto doveva dire perché la sua conversazione era assai limitata, e decise di far ritorno al castello. Al suo arrivo vide i bambini che giocavano nel giardino.
    -Che fate voi qui?- esclamò con voce berbera, e i bambini scapparono.
    -Il mio giardino è solo mio! -disse il gigante- lo sappiano tutti: nessuno, all'infuori di me, può giocare qui dentro. Costruì un alto muro tutto intorno e vi affisse un avviso:
    GLI INTRUSI SARANNO PUNITI
    Era una gigante molto egoista.
    I poveri bambini non sapevano più dove giocare. Cercarono di giocare sulla strada, ma la strada era polverosa e piena di sassi, e non piaceva a nessuno. Finita la scuola
    giravano attorno all'alto muro e parlavano del bel giardino.
    -Com'eravamo felici!- dicevano tra di loro.
    Poi venne la primavera, e dovunque, nella campagna, v'erano fiori e uccellini.
    Soltanto nel giardino del gigante regnava ancora l'inverno.
    Gli uccellini non si curavano di cantare perché non c'erano bambini e gli alberi dimentica- rono di fiorire.
    Una volta un fiore mise la testina fuori dall'erba, ma alla vista dell'avviso provò tanta pietà per i bambini che si ritrasse e si riaddormentò. Solo la neve e il ghiaccio erano soddisfatti.
    -La primavera ha dimenticato questo giardino -esclamarono- perciò noi abiteremo qui tutto l'anno.
    La neve copriva l'erba con il suo grande manto bianco e il ghiaccio dipingeva d'argento tutti gli alberi.
    Poi invitarono il vento del nord. Esso venne avvolto in una pesante pelliccia e tutto il giorno fischiava per il giardino e abbatteva i camini.
    -E' un posto delizioso -disse- dobbiamo invitare anche la grandine.
    E la grandine venne. Tre ore al giorno essa picchiava sul tetto del castello finché ruppe le tegole; poi, quanto più veloce poteva, scorrazzava per il giardino.
    Era vestita di grigio, e il suo fiato era freddo come il ghiaccio.
    -Non riesco a capire perché la primavera tardi tanto a venire -disse il gigante egoista mentre, seduto presso la finestra, guardava il suo giardino gelato e bianco:
    -Mi auguro che il tempo cambi.
    Ma la primavera non venne mai e nemmeno l'estate. L'autunno diede frutti d'oro a tutti i
    giardini, ma nemmeno uno a quello del gigante.
    Era sempre inverno laggiù e il vento del Nord, la Grandine, il gelo e la Neve danzavano tra gli alberi.
    Una mattina il gigante udì dal suo letto: una dolce musica, risuonava tanto dolce
    alle sue orecchie che pensò fossero di musicanti del re che passavano nelle vicinanze. Era solo un merlo che cantava fuori dalla sua finestra, ma da tanto tempo non udiva un
    uccellino cantare nel suo giardino, che gli parve la musica più bella del mondo.
    La Grandine cessò di danzare sulla sua testa, il Vento del Nord smise di fischiare e un profumo delizioso giunse attraverso la finestra aperta.
    -Credo che finalmente la primavera sia venuta- disse il gigante; balzò dal letto e guardò fuori della finestra.
    Che vide? Una visione meravigliosa. I fanciulli entrati attraverso un'apertura del muro
    e sedevano sui rami degli alberi.
    Su ogni albero che il gigante poteva vedere c'era un bambino. Gli alberi,felici di riavere i fanciulli, s'erano ricoperti di fiori e gentilmente dondolavano i rami sulle loro testoline.
    Gli uccellini svolazzavano intorno cinguettando felici e i fiori sollevavano il capo per guardare di sopra l'erba verde e ridevano. Era una bella scena. Solo in un angolo regnava ancora l'inverno.
    Era l'angolo più remoto del giardino, e vi stava un bambinetto. Era tanto piccolo che non riuscire a raggiungere il ramo dell'albero e vi girava intorno piangendo disperato.
    Il povero albero era ancora coperto dal gelo e dalla neve e sopra di esso il vento del nord fischiava.
    -Arrampicati piccolo- disse l'albero e piegò i suoi rami quanto più poté: ma il bimbetto era troppo piccino.
    A quella vista il cuore del gigante si intenerì.
    -Come sono stato egoista!- disse.-Ora so perché la primavera non voleva venire.
    Metterò quel bambino in cima all'albero poi abbatterò il muro e il mio giardino sarà, per sempre, il campo di giochi dei bambini. -
    Era veramente addolorato per quanto aveva fatto.
    Scese adagio le scale e aprì la porta d'ingresso. Ma quando i bambini lo videro, si spaventarono tanto che scapparono, e nel giardino regnò di nuovo l'inverno. Soltanto il bambinetto non scappò; i suoi occhi erano così colmi di lacrime che non vide venire il
    gigante.
    E il Gigante giunse di soppiatto dietro a lui, lo prese delicatamente nella sua mano e lo mise sull'albero. E l'albero fiorì, gli uccellini vennero a cantare e il bambino allungò le braccine, si avvicinò al collo del gigante e lo baciò.
    Non appena gli altri bambini videro che il gigante non era più cattivo, ritornarono di corsa e con essi venne la primavera. -Ora questo è il vostro giardino, bambini - disse il gigante e,
    presa una grande ascia, abbatté il muro.
    A mezzogiorno la gente che andava al mercato vide il gigante giocare con i bambini nel giardino più bello che avessero mai veduto. Giocarono tutto il giorno e la sera i bambini
    salutarono il gigante.
    -Dov'è il vostro piccolo amico? - disse: -Il bambino che io ho messo sull'albero?-
    Il gigante l'amava più di tutti perché l'aveva baciato.
    -Non lo sappiamo -risposero i bambini- se n'è andato.
    -Dovete dirgli che domani deve assolutamente venire- disse il gigante.
    Ma i bambini risposero che non sapevano dove abitasse e che prima non l'avevano mai veduto, e il gigante si sentì molto triste.
    Ogni pomeriggio, finita la scuola, i bambini venivano a giocare con il gigante. Ma il bambinetto che il gigante prediligeva non si vide più.
    Il gigante era molto buono con tutti, ma desiderava il suo piccolo amico e spesso parlava di lui.
    -Quanto mi piacerebbe vederlo-diceva sovente.
    Gli anni passarono, e il gigante divenne vecchio e debole. Non poteva più giocare;
    sedeva in una grande poltrona e osservava i bambini mentre giocavano e ammirava il suo giardino.-Ho molti bei fiori- diceva- ma i bambini sono i fiori più belli.
    Una mattina d'inverno, mentre si vestiva,guardò fuori dalla finestra. Ora non odiava più l'inverno perché sapeva che era soltanto la primavera addormentata e che i fiori si riposavano.
    Ad un tratto si fregò gli occhi sorpreso e si mise a guardare intensamente.
    Era una cosa veramente meravigliosa. Nell'angolo più remoto del giardino v'era un albero interamente ricoperto di fiori bianchi. Dai rami d'oro pendevano frutti d'argento, e sotto di essi stava il bambinetto ch'egli aveva amato.
    Il gigante scese di corsa e, tutto acceso di gioia, uscì nel giardino. Si affrettò sull'erba e s'avvicinò al bambino.
    Quando gli fu vicino si fece rosso di collera e disse:
    -Chi ha osato ferirti?- perché il bambino aveva il segno di due chiodi sul palmo delle mani e sui piedi.
    -Chi ha osato ferirti?- esclamò il gigante- dimmelo e io prenderò la mia grossa spada e l'ammazzerò.
    -No- rispose il bambino- queste sono soltanto le ferite dell'amore.
    -Chi sei?- chiese il gigante, e uno strano stupore s'impadronì di lui e s'inginocchiò dinanzi al bambino.
    Il bambino gli sorrise e disse:
    -Un giorno mi lasciasti giocare nel tuo giardino, oggi verrai a giocare nel mio giardino, che è il Paradiso.
    Quando nel pomeriggio i fanciulli entrarono di corsa nel giardino trovarono il gigante morto, ai piedi dell'albero tutto coperto di fiori candidi.
    [I][B][FONT="Century Gothic"][COLOR="Navy"]"...Cose errate che paiono giuste dapprima, ma per quanto ci

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    • Insolente
      psicologicamente violento
      • 20/08/05
      • 3719

      #17
      Questa mi ricorda la mia infanzia.
      QUADRIGLIA - Pesce a quattro pinne; si distingue dalla triglia che ne ha tre, dalla biglia che ne ha due e dalla maniglia che ne ha una.

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      • Stefi
        • 28/07/05
        • 6398

        #18
        Scoperta per caso una domenica esattamente a Vinci

        Leonardo da Vinci
        L'alloro, il mirto, il pero


        Vedendo il lauro e mirto tagliare il pero, con alta voce gridarono:
        «O pero, ove vai tu? Ov'è la superbia che avevi quando avevi i tua
        maturi frutti? Ora non ci farai ombra colle tue folte chiome.»
        Allora il pero rispose: « Io ne vo coll'agricola che mi taglia, e mi
        porterà alla bottega d'ottimo sculture, il quale mi farà con su'
        arte pigliare la forma di Giove iddio, e sarò dedicato nel tempio, e
        dagli omini adorato invece di Giove, e tu ti metti in punto a
        rimanere ispesso storpiata e pelata de' tua rami, i quali mi fieno
        da li omini per onorarmi posti d'intorno.»
        Last edited by Stefi; 10-11-2005, 21:39.

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        • Zazzauser
          Orribile grassone
          • 05/06/05
          • 5297

          #19
          Fedro

          Il lupo macilento ed il cane ben pasciuto

          Lupus macie confectus cani perpasto occurrit. Huic ille dicit: "Quomodo ego, qui te fortior sum, fame pereo, tu autem nites?". Canis, vicinam domum ei ostendens, simpliciter respondit: "Illam domum custodio, igitur dominus mihi ossa et carnem de mensa sua iactat. Tibi quoque dominus meus haec dabit, si illi idem officium praestabis. Sic domi securus vives nec iam in silvis vitam asperam trahes, nives imbresque ferens. Veni ergo mecum, ad dominum te ducam!". Lupus, laetus, canem sequitur sed, dum procedunt, aspicit canis collum catena attritum. Tum canem interrogat: "Quae est huius rei causa, amice?". Respondet ille: "Nihil est! Servie me interdiu alligant quia acrior sum". Tum lupus exclamat: "Non iam tibi invideo, canis! Ista mihi non placent. Ventris causa libertatem amittere nolo!". Sic, libertatem catenae anteponens, lupus ad asperam in silvis vitam redit.

          [Trad. mia modestamente ]

          Un lupo, spossato dalla magrezza, si imbatte in un cane ben pasciuto. Quegli dice a questi: "Come mai io che sono più forte di te, muoio di fame, tu invece sei florido?". Il cane, mostrandogli una casa vicina, risponde semplicemente: "Custodisco quella casa, dunque il padrone mi getta carne ed ossi dalla sua tavola. Il mio padrone darà anche a te queste cose, se a quello presterai lo stesso servizio. Così vivrai sicuro nella casa e non condurrai più una vita aspra nei boschi, sopportando nevi e piogge. Quindi vieni con me, ti condurrò dal padrone!" Il lupo, lieto, segue il cane ma, mentre procedono, vede il collo del cane logorato da una catena. Allora interroga il cane: "Qual'è la causa di questo, amico?". Quello risponde: "Non è niente! I servi durante il giorno mi legano perchè io sono alquanto violento". Allora il lupo esclama: "Non ti invidio più, cane! Codeste cose non mi piacciono. Non voglio abbandonare la libertà per la pancia!". Così, anteponendo la libertà alla catena, il lupo ritornò all'aspra vita nei boschi.
          [I][B][FONT="Century Gothic"][COLOR="Navy"]"...Cose errate che paiono giuste dapprima, ma per quanto ci

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          • Kyra
            Disappointed Idealist
            • 24/10/05
            • 22455

            #20
            Altro racconto Zen... =)

            AH SI'?


            Il maestro di Zen Hakuin era decantato dai vicini per la purezza della sua vita.
            Accanto a lui abitava una bella ragazza giapponese, i cui genitori avevano un negozio di alimentari. Un giorno, come un fulmine a ciel sereno, i genitori scoprirono che era incinta.
            La cosa mandò i genitori su tutte le furie. La ragazza non voleva confessare chi fosse l'uomo, ma quando non ne poté più di tutte quelle insistenze, finì col dire che era stato Hakuin.
            I genitori furibondi andarono dal maestro. "Ah sì? " disse lui come tutta risposta.
            Quando il bambino nacque, lo portarono da Hakuin. Ormai lui aveva perso la reputazione, cosa che lo lasciava indifferente, ma si occupò del bambino con grande sollecitudine. Si procurava dai vicini il latte e tutto quello che occorreva al piccolo.
            Dopo un anno la ragazza madre non resistette più. Disse ai genitori la verità: il vero padre del bambino era un giovanotto che lavorava al mercato del pesce.
            La madre e il padre della ragazza andarono subito da Hakuin a chiedergli perdono, a fargli tutte le loro scuse e a riprendersi il bambino.
            Hakuin non fece obiezioni. Nel cedere il bambino, tutto quello che disse fu: "Ah sì?".
            I'm laying down, eating snow
            My fur is hot, my tongue is cold
            On a bed of spider web
            I think of how to change myself

            A lot of hope in a one man tent
            There's no room for innocence
            So take me home before the storm
            Velvet mites will keep us warm.

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            • Jampa
              ........
              • 21/07/05
              • 6179

              #21
              Il gigante egoista l'ho letto ai " miei" bimbi in scuola materna.......
              Erano affascinati da quella storia..........
              e anch'io
              E' il momento di andare

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              • Insolente
                psicologicamente violento
                • 20/08/05
                • 3719

                #22
                Trovo molto interessante il confronto fra la tradizione esopica, a cui si rifanno molte delle favole di questo 3d, quella scandinava a cui riferisce la favola delle fate postata da Jampa e la tradizione Zen giapponese di cui ci fornisce qualche perla Kyra.
                Differiscono in quanto a carattere, soggetto e messaggio, ma hanno una linea sottile che le accomuna, la semplicit
                QUADRIGLIA - Pesce a quattro pinne; si distingue dalla triglia che ne ha tre, dalla biglia che ne ha due e dalla maniglia che ne ha una.

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                • Kyra
                  Disappointed Idealist
                  • 24/10/05
                  • 22455

                  #23
                  SILENZIO ASSOLUTO



                  In un piccolo tempio sperduto su una montagna, quattro monaci erano in meditazione. Avevano deciso di fare una sesshin* di assoluto silenzio.
                  La prima sera la candela si spense e la stanza piombò in una profonda oscurità.
                  Sussurrò un monaco: " Si è spenta la candela! ".
                  Il secondo rispose: " Non devi parlare, e una sesshin di silenzio totale ".
                  Il terzo aggiunse: " Perché parlate? Dobbiamo tacere, rimanere in perfetto silenzio!".
                  Il quarto, il responsabile della sesshin, concluse: " Siete tutti stolti e malvagi, solo io non ho parlato! ".


                  *Sesshin: periodo in cui gli adepti dello Zen fanno vita comunitaria, nella concentrazione e nel silenzio, meditando, disputando, partecipando a conferenze, mangiando insieme.


                  Si, tutte le fiabe hanno un sottile filo in comune. Quelle zen pero', hanno la particolarita' di non avere una morale esplicita, chi non si ferma a riflettere non ne ricava nulla e questo e' un aspetto che io adoro.
                  I'm laying down, eating snow
                  My fur is hot, my tongue is cold
                  On a bed of spider web
                  I think of how to change myself

                  A lot of hope in a one man tent
                  There's no room for innocence
                  So take me home before the storm
                  Velvet mites will keep us warm.

                  Comment

                  • Stefi
                    • 28/07/05
                    • 6398

                    #24
                    @Zazza sono contenta ti sia piaciuta...

                    Principio Morale e Interesse Materiale
                    The Moral Principle and the Material Interest
                    di Ambrose Bierce


                    Un Principio Morale incontrò un Interesse Materiale su un ponte non abbastanza largo per farli passare tutti e due.
                    «A terra, volgare nullità!» tuonò il Principio Morale, «lasciami passare sopra di te!»L'Interesse Materiale si limitò a guardarlo negli occhi, senza dire niente.«Beh», disse il Principio Morale, esitante, «tiriamo a sorte per decidere chi di noi due debba ritirarsi per fare attraversare l'altro».L'Interesse Materiale mantenne il profondo silenzio e lo sguardo fisso.«Affinché sia scongiurato un conflitto», ricominciò il Principio Morale con un certo disagio, «mi sdraierò e ti farò passare sopra di me».Allora l'Interesse Materiale usò la lingua. «Non credo che tu sia buono per passeggiarci sopra», disse. «Non sono solito camminare sulla prima cosa che mi capita sotto i piedi. Mettiamo invece che tu ti butti in acqua».
                    E accadde proprio questo.

                    A Moral Principle met a Material Interest on a bridge wide enough for but one."Down, you base thing!" thundered the Moral Principle, "and let me pass over you!"The Material Interest merely looked in the other's eyes without saying anything."Ah," said the Moral Principle, hesitatingly, "let us draw lots to see which shall retire till the other has crossed."The Material Interest maintained an unbroken silence and an unwavering stare.
                    "In order to avoid a conflict," the Moral Principle resumed, somewhat uneasily, "I shall myself lie down and let you walk over me."Then the Material Interest found a tongue, and by a strange coincidence it was its own tongue. "I don't think you are very good walking," it said. "I am a little particular about what I have underfoot. Suppose you get off into the water.It occurred that way."

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                    • Insolente
                      psicologicamente violento
                      • 20/08/05
                      • 3719

                      #25
                      Questa è geniale, Stefi
                      QUADRIGLIA - Pesce a quattro pinne; si distingue dalla triglia che ne ha tre, dalla biglia che ne ha due e dalla maniglia che ne ha una.

                      Comment

                      • Stefi
                        • 28/07/05
                        • 6398

                        #26
                        @Inso,felice che ti sia piaciuta

                        Le fiamme e la caldaia - Leonardo da Vinci
                        In mezzo alla tiepida cenere era rimasto un tizzo di carbone ancora acceso. Con grande penuria e con molta parsimonia consumava le sue ultime energie, nutrendosi del minimo indispensabile per non morire.
                        Ma giunse l'ora di mettere la minestra sul fuoco, e perciò il focolare fu rifornito di nuova legna. Uno zolfanello, con la sua piccola fiamma, resuscitò il tizzo che pareva ormai spento; e una lingua di fuoco guizzò fra la legna, sopra alla quale era stata appesa la caldaia.
                        Rallegrandosi per i ceppi ben secchi che gli erano stati appoggiati sopra, il fuoco cominciò ad innalzarsi, cacciando via l'aria che sonnecchiava fra un legno e l'altro; e scherzando con la nuova legna, e divertendo si a correre di sopra e di sotto, come un tessitore di se stesso, si allargava sempre di più.
                        Cominciò, quindi, a far spuntare le sue lingue fuori della legna, aprendosi molte finestre, dalle quali sprizza va manciate di rutilanti faville: le tenebre che invadevano la cucina si allontanarono e fuggirono; mentre, sempre più gioiose, le fiamme crescevano scherzando con l'aria circostante, e incominciavano a cantare con un soave e dolce crepitio.
                        Il fuoco, vedendosi ormai così cresciuto sopra alla legna, incominciò a mutare il suo animo, di solito mansueto e tranquillo, in gonfia e antipatica superbia, illudendosi di esser lui ad attirare su quei pochi legni il dono della fiamma.
                        Si mise a sbuffare, a riempire di scoppi e di sfavillamenti tutto il focolare; drizzò le sue grandi fiamme verso l'alto, deciso a partire per un volo sublime.... e andò a sbattere nel fondo nero della caldaia.
                        Last edited by Stefi; 10-11-2005, 21:39.

                        Comment

                        • Stefi
                          • 28/07/05
                          • 6398

                          #27
                          Il segreto del Colosseo
                          da "Altre storie" di Gianni Rodari

                          Questa è una storia vera. Un passero cresceva in casa di un vigile urbano amico mio. Lo aveva trovato per terra presso il capolinea del 28 una mattina presto: doveva essere caduto dal nido, perché non sapeva volare.
                          Il vigile lo portò a casa, lo nutrì, gli fece il nido in un vecchio kepì di sughero, di quelli che i vigili portano d’estate. Lo chiamò Sasà e gli voleva un gran bene.Anche il passero gliene voleva. Per esempio, se squillava il campanello e qualcuno entrava in casa, il passero continuava tranquillamente a fare quel che stava facendo: passeggiare sotto il tavolo, becchettare in cucina, esplorare sotto i mobili; ma se entrava il vigile, il passero correva alla porta cinguettando per dargli il benvenuto. Quando la famiglia andava a tavola, il passero s’accoccolava vicino al piatto del vigile e gli beccava i piselli dello spezzatino.Il vigile aveva un bambino di nome Roberto. Anche Roberto voleva bene al passero e il passero gli voleva bene, ma non come al padre.
                          Una mattina Sasà fu trovato morto e Roberto scoppiò in lacrime.
                          - Non piangere, - gli disse il padre. – Ora mettiamo Sasà in questa scatoletta. Tu sta’ attento che nessuno lo tocchi, e dopo pranzo lo portiamo a seppellirlo.
                          Alle due il vigile tornò dal suo lavoro; pranzò con la famiglia, poi, siccome aveva mezza giornata di libertà, prese Roberto per mano, si mise in tasca la scatoletta con il povero Sasà e uscì. Prima però aveva involtato la scatoletta in un robusto foglio di carta da zucchero e l’aveva legata con uno spago in croce.- Vieni, - disse a Roberto.- Dove lo portiamo? - domandò il bambino. – Al cimitero?- No, là non ce lo lasciano mettere. E poi è un passero: sotto terra non ci starebbe bene.- Allora dove?- Vedrai, - disse il vigile.
                          Montarono su un filobus; scesero in centro; aspettarono un autobus e con questo arrivarono fino in piazza del Colosseo.
                          Roberto non aveva mai visto il Colosseo e gli parve così grande che non ci stava negli occhi.Padre e figlio entrarono al Colosseo, fecero il giro della vasta arena su cui un tempo combattevano leoni e gladiatori, salirono sulla prima galleria dove c’è il palco dell’imperatore, salirono sulla seconda galleria e poi sul terrazzino più alto. Di lassù si vedeva tutto l’interno del Colosseo e si respirava un’aria così forte che dava le vertigini.Il vigile si guardò attorno per assicurarsi che i guardiani non lo stessero spiando; poi si tolse la scatoletta di tasca, la infilò in una fenditura tra due massi e la ricoperse di terriccio e di calcinacci grattati lì intorno.
                          Ogni volta che vado al Colosseo mi fermo a guadare i turisti di tutto il mondo che scattano fotografie e si fanno spiegare dai ciceroni i gladiatori, i leoni, i cristiani, gli imperatori, e via dicendo.E mi viene un po’ da ridere a pensare che la cosa più curiosa e gentile di tutto il Colosseo, che è così grosso e così vecchio, è un piccolo passero sepolto lassù lassù nella sua scatoletta avvolta nella carta da zucchero.In ogni cosa c’è sempre un piccolo segreto che i ciceroni non conoscono.

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                          • Idaea

                            #28
                            molto bella, stefi...

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                            • Insolente
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                              • 20/08/05
                              • 3719

                              #29
                              Quella delle fiamme e della caldaia mi ci è voluto un po' a capirla

                              Ecco un classico esopico.

                              Una volta, mentre il leone stava dormendo, un topolino cominciò a passeggiare avanti e indietro su di lui.
                              Il leone si svegliò, mise la sua grossa zampa sopra il topolino e aprì le fauci per inghiottirlo.
                              "Perdono, maestà - gridò il topolino - lasciami andare, non lo dimenticherò mai e forse un giorno potrei ricambiarti il favore".
                              Il leone sorrise a quelle parole, ma alzò la zampa e lo lasciò libero.
                              Qualche tempo dopo, successe che il leone fu preso in una trappola e i cacciatori, che volevano portarlo vivo al loro re, lo legarono ad un albero e si allontanarono per andare a cercare un mezzo adatto dove caricarlo.
                              In quel momento passò di lì il topo.
                              Vide subito in quale guaio era finito il leone, si avvicinò e rosicchiò con i denti aguzzi la corda che teneva prigioniero il re degli animali.
                              Il leone capì così che il valore di un amico non si giudica dalla sua statura.
                              QUADRIGLIA - Pesce a quattro pinne; si distingue dalla triglia che ne ha tre, dalla biglia che ne ha due e dalla maniglia che ne ha una.

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                              • Stefi
                                • 28/07/05
                                • 6398

                                #30
                                Non
                                File Allegati

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