La narrativa scritta... 2

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  • terra
    distratta
    • 07/12/09
    • 12689

    #16
    con quali argomenti? gli stessi di axe?

    Moderatore Arte e letteratura


    terra

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    • circolo.pickwick.ter
      gattara
      • 09/12/09
      • 1196

      #17
      scurati lo capisco come narratore, meno come saggista. ho colto il senso ma mi sfuggono i dettagli e nemmeno riesco a trovarti l'articolo.


      però ho letto bene axe e sì, anche scurati sosteneva la fine della letteratura come campo delimitato con regole e fini specifici, a causa della modifica del medium.

      più umilmente, noto come io, che ho sempre letto 'storie', sia spesso nelgi ultimi anni più che appagata dal loro trasferimento, per esempio, in serie televisive di alto livello (ancor più che nel cinema).
      invece una mia amica che ama la forma continua con le pagine scritte.
      eppure eravamo due lettrici di analoga potenza anni fa.
      Last edited by circolo.pickwick.ter; 14-09-2012, 15:51.
      arpia certificata

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      • terra
        distratta
        • 07/12/09
        • 12689

        #18
        hm, secondo me quello che dice axe porta a un'evoluzione della narrativa scritta, ma non vedo perché dovrebbe decretarne la fine.

        Moderatore Arte e letteratura


        terra

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        • circolo.pickwick.ter
          gattara
          • 09/12/09
          • 1196

          #19
          Originariamente Scritto da terra Visualizza Messaggio
          hm, secondo me quello che dice axe porta a un'evoluzione della narrativa scritta, ma non vedo perché dovrebbe decretarne la fine.
          perché per narrare avremo altri mezzi, oltre che meno tempo per leggere.
          però ciò lascerà spazio, per esempio, alle elucubrazioni, interpretazioni, contaminazioni (di generi e mezzi: pensa la bataglia di waterlo con cannoni e odore di polvere da sparo in sottofondo, per dire)
          l'esempio che fa dell'evoluzione della pittura a causa della fotografia è calzante.
          oggi i pittori pittano, ma nessuno si preoccupa di riprodurre una lepre alla perfezione.
          il dibattito in giro ferve, è tutta l'estate che repubblica ci va dietro.
          arpia certificata

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          • axeUgene
            Opinionista

            • 17/04/10
            • 24578

            #20
            Originariamente Scritto da circolo.pickwick.ter Visualizza Messaggio
            ho letto di recente antonio scurati che sosteneva - se ho ben capito - proprio la fine della letteratura come genere a sé stante
            quella della contaminazione è verosimilmente l'altra faccia della medaglia, con molti best seller scritti seguendo tecniche da sceneggiatura cinematografica;

            la questione che mi sono posto è l'eventualità che lo scrittore che produce per il pubblico della pagina scritta segua effettivamente una poetica e un'estetica che si rifà calligraficamente alla tradizione del romanzo e del racconto, con una creatività ripiegata su quel modello formale;
            in questo senso si determina un "genere", laddove prima (dell'alternativa narrativa cinematografica) si aveva semplicemente un medium;

            in questo senso, nell'esperienza della letteratura scritta il baricentro sembra orientato verso una sostanziale linearità dei personaggi - a parte le avanguardie o i grandi capolavori dell'introspezione;
            mentre la regola nel cinema - o meglio, dei personaggi propriamente cinematografici che restano nell'immaginario del segmento di spettatori a cui si rivolgono - sembra essere esattamente quella della coesistenza di una pluralità di piani ideologici, della contraddittorietà immanente, consentita senza eccessiva mediazione dal sovrapporsi di testo ed immagini;

            ora, una volta scoperta l'America, si può certamente cucinare senza patate, peperoni e pomodori, ma non è più un moto spontaneo...
            c'è del lardo in Garfagnana

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            • terra
              distratta
              • 07/12/09
              • 12689

              #21
              in realtà mi rendo conto che con la narrativa attuale non ho poi molto a che fare. al momento sto leggendo in inglese un classico dell'ottocento - jude the obscure, di thomas hardy - e in italiano un saggio sulla traduzione. come si raccontano le storie nell'età dei serial e del cinema non lo so poi tanto bene.

              Moderatore Arte e letteratura


              terra

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              • axeUgene
                Opinionista

                • 17/04/10
                • 24578

                #22
                Originariamente Scritto da terra Visualizza Messaggio
                hm, secondo me quello che dice axe porta a un'evoluzione della narrativa scritta, ma non vedo perché dovrebbe decretarne la fine.
                no, non intendevo parlare di "fine",
                tutto il pippone era partito da una sosta di cinque minuti di fronte allo scaffale dei libri all'SLunga, e dalla constatazione di quanto siano preponderanti opere che sin dal titolo ammiccano ad un'estetica romanzesca rivolta intuitivamente a chi ricerca emozioni di genere, ma senza comunicare urgenze comunicative;
                poi, ci sarà anche l'intervento del marketing editoriale, la sovrarappresentazione di merce pop, ma si tratta ugualmente di un indicatore culturale.
                c'è del lardo in Garfagnana

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                • terra
                  distratta
                  • 07/12/09
                  • 12689

                  #23
                  era scurati che parlava di fine, non ti montare la testa.

                  Moderatore Arte e letteratura


                  terra

                  Comment

                  • axeUgene
                    Opinionista

                    • 17/04/10
                    • 24578

                    #24
                    Originariamente Scritto da terra Visualizza Messaggio
                    come si raccontano le storie nell'età dei serial e del cinema non lo so poi tanto bene.
                    ma sì che lo sai...

                    pensa al personaggio del Taxi Driver: sulla carta è solo un pazzo e odioso paranoico fascista, ma la fisicità di De Niro sovrappone a quel cliché una dimensione umanizzata e "simpatica" che determina il senso della storia: forse potresti essere/diventare tu quel pazzo se te ne offrissero il pretesto;

                    e così la natura ordinariamente schizoide di tantissimi altri, dai personaggi di Tarantino, alla maschera di Kaiser Sose, allo stesso Accattone pasoliniano che non potrebbe mai racchiudere tanta cinica innocenza e autenticità senza le immagini, se non, magari, raccontato da Dostoevskij;

                    quella nozione di tridimensionalità di nascita del personaggio la riconosci piuttosto a contrario, quando viene a mancare e indica che il personaggio è stato costruito in modo bi-dimensionale per sopperire all'esigenza narrativa di un archetipo poetico;
                    mi viene in mente il personaggio di Italia, in "Non ti muovere" della Mazzantini:
                    la trasposizione cinematografica nell'interpretazione di Penelope Cruz, pure bravissima e che significativamente ha commosso tanti , mostra tutta la finzione del personaggio, al limite del ridicolo, e si percepisce a pelle che quell'idea nasce da una pulsione estetizzante ad elaborare un personaggio-pupazzo "da romanzo" per il pubblico del genere;

                    ma, probabilmente, persino la Mazzantini cento anni prima avrebbe soffiato più autenticità in quella maschera...
                    Last edited by axeUgene; 14-09-2012, 16:51.
                    c'è del lardo in Garfagnana

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                    • lo stregatto
                      persona non grata
                      • 15/08/10
                      • 3387

                      #25
                      Però l'Isabel Archer della Kidman è debolissima.
                      http://engineersandmanagers.pen.io/

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                      • axeUgene
                        Opinionista

                        • 17/04/10
                        • 24578

                        #26
                        Originariamente Scritto da lo stregatto Visualizza Messaggio
                        Però l'Isabel Archer della Kidman è debolissima.
                        aspe' non sto mica dicendo che il cinema è meglio della letteratura scritta, eh...

                        solo, sostengo che nell'era in cui forzosamente l'immaginario collettivo è impregnato della modalità cinematografica, il ricorso originario al modulo della narrazione scritta incontra volontariamente e consapevolmente limiti concettuali che selezionano la fisionomia dei personaggi e delle storie, in un modo che non si verificava quando non esistevano alternative, se non limitatissime, come il teatro;
                        e che questa consapevolezza del limite scelto fa della pagina scritta un genere, perché stipula un patto estetico col lettore, che prima non esisteva.
                        c'è del lardo in Garfagnana

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                        • lo stregatto
                          persona non grata
                          • 15/08/10
                          • 3387

                          #27
                          Ah, avevo il sospetto di non aver capito un cazzo
                          A me sembra che il cambiamento nella letteratura sia molto più recente (il cinema in fondo passa il secolo) e corrisponda più ad internet che ha dato un nuovo modo di leggere (ipertestuale).
                          Inoltre, per tornare ai personaggi creati dai romanzi o dai film, temo che sia, di nuovo, più recente il cambiamento, ormai ogni personaggio, sopravvive sempre meno e sempre prima viene rimpiazzato.
                          Alex D. di "Jack Frusciante è uscito dal gruppo " ha fatto sicuramente presa, ma ora chissenefutt'?

                          Quindi io dico velocità+lettura ipertestuale, quindi internet.
                          Non il cinema che si muoveva sugli stessi binari ed ora cambia, come è cambiata la letteratura.
                          http://engineersandmanagers.pen.io/

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                          • lo stregatto
                            persona non grata
                            • 15/08/10
                            • 3387

                            #28
                            Il cambiamento più evidente è che le storie non iniziano e finiscono più. Partono, si confondono con altro e spesso il romanzo o il film finisce, ma potrebbe non finire o l'inizio sarebbe potuto essere prima o dopo.
                            Da Saramago che inizia un romanzo con "Il giorno dopo non morì nessuno" al film di Altman "Short Cuts" per fare due esempi chiari.
                            http://engineersandmanagers.pen.io/

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