Donne dei poeti

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  • IlNickDiSempre
    Opinionista
    • 11/07/12
    • 251

    #1

    Donne dei poeti

    A poca distanza dalla festa delle ragazzacce, apro un discussione sugli amori degli autori. Perchè diciamolo, negli scritti di un uomo c'è il nostro zampino .
    In conclusione citate, interpretate, descrivete e insomma, fatemi sapere chi è la vostra scapolottina poetica preferita!
    Artisti. Non bisogna mai prenderli troppo sul serio: sono tutti -Dante compreso- bambini in castigo.
  • Bauxite
    Cosmo-Agonica

    • 25/12/09
    • 36341

    #2
    Due domande : è un post aperto a tutti?
    La scapolottina ė un simil vezzeggiativo di zitella?

    Comment

    • IlNickDiSempre
      Opinionista
      • 11/07/12
      • 251

      #3
      Certo, è aperto a chiunque voglia intervenire.
      E si, scapolottina sarebbe "ragazza single", ma è un termine usato impropriamente da me.
      Artisti. Non bisogna mai prenderli troppo sul serio: sono tutti -Dante compreso- bambini in castigo.

      Comment

      • Bauxite
        Cosmo-Agonica

        • 25/12/09
        • 36341

        #4
        Non corrisponde ad un archetipo vero e proprio, se non forse a quello della passante, la donna che il poeta incontra per caso e che non è la sua donna, ma per un attimo si incrociano, la Barbara di Prévert.

        Ricordati Barbara
        Pioveva senza tregua quel giorno su Brest
        E tu camminavi sorridente
        Raggiante rapita grondante, sotto la pioggia
        Ricordati Barbara
        Pioveva senza tregua su Brest
        E t'ho incontrata in rue de Siam
        E tu sorridevi, e sorridevo anche io
        Ricordati Barbara
        Tu che io non conoscevo
        Tu che non mi conoscevi
        Ricordati, ricordati comunque di quel giorno
        Non dimenticare
        Un uomo si riparava sotto un portico
        E ha gridato il tuo nome
        Barbara
        E tu sei corsa incontro a lui sotto la pioggia
        Grondante rapita raggiante
        Gettandoti tra le sue braccia
        Ricordati di questo Barbara
        E non volermene se ti do del tu
        Io do del tu a tutti quelli che amo
        Anche se non li ho visti che una sola volta
        Io do del tu a tutti quelli che si amano
        Anche se non li conosco
        Ricordati Barbara, non dimenticare
        Questa pioggia buona e felice
        Sul tuo viso felice
        Su questa città felice
        Questa pioggia sul mare, sull'arsenale
        Sul battello d' Ouessant
        Oh barbara, che cazzata la guerra
        E cosa sei diventata adesso
        Sotto questa pioggia di ferro
        Di fuoco acciaio e sangue
        E lui che ti stringeva fra le braccia
        Amorosamente
        È forse morto disperso o invece vive ancora
        Oh Barbara
        Piove senza tregua su Brest
        Come pioveva prima
        Ma non è più cosi e tutto si è guastato
        È una pioggia di morte desolata e crudele
        Non è nemmeno più bufera
        Di ferro acciaio sangue
        Ma solamente nuvole
        Che schiattano come cani
        Come cani che spariscono
        Seguendo la corrente su Brest
        E scappano lontano a imputridire
        Lontano lontano da Brest
        Dove non c'è più niente



        C'è poi Deola di Pavese, che invece è una prostituta.
        Il poeta la ritrae in un momento tutto suo, che non appartiene a nessuno, solo per lei che si concede ad uomini che non sanno chi è, a cui non importa cosa le piace.
        Seduta a fumare in un caffè , a pensare a sè.


        Pensieri di Deola


        Deola passa il mattino seduta al caffè
        e nessuno la guarda. A quest'ora in città corron tutti
        sotto il sole ancor fresco dell'alba. Non cerca nessuno
        neanche Deola, ma fuma pacata e respira il mattino.
        Fin che è stata in pensione, ha dovuto dormire a quest'ora
        per rifarsi le forze: la stuoia sul letto
        la sporcavano con le scarpacce soldati e operai,
        i clienti che fiaccan la schiena. Ma, sole, è diverso:
        si può fare un lavoro più fine, con poca fatica.
        Il signore di ieri, svegliandola presto,
        l'ha baciata e condotta (mi fermerei, cara,
        a Torino con te, se potessi) con sè alla stazione
        a augurargli buon viaggio.

        E' intontita ma fresca stavolta,
        e le piace esser libera, Deola, e bere il suo latte
        e mangiare brioches. Stamattina è una mezza signora
        e, se guarda i passanti, fa solo per non annoiarsi.
        A quesr'ora in pensione si dorme e c'è puzzo di chiuso
        - la padrona va a spasso - è da stupide stare lì dentro.
        Per girare la sera i locali, ci vuole presenza
        e in pensione, a trent'anni, quel po' che ne resta, si è perso.

        Deola siede mostrando il profilo a uno specchio
        e si guarda nel fresco del vetro. Un po' pallida in faccia:
        non è il fumo che stagni. Corruga le ciglia.
        Ci vorrebbe la voglia che aveva Marì, per durare
        in pensione (perchè, cara donna, gli uomini
        vengon qui per cavarsi capricci che non glieli toglie
        nè la moglie nè l'innamorata) e Marì lavorava
        instancabile, piena di brio e godeva salute.
        I passanti davanti al caffè non distraggono Deola
        che lavora soltanto la sera, con lente conquiste
        nella musica del suo locale. Gettando le occhiate
        a un cliente o cercandogli il piede, le piaccion le orchestre
        che la fanno parere un'attrice alla scena d'amore
        con un giovane ricco. Le basta un cliente
        ogni sera e ha da vivere. (Forse il signore di ieri
        mi portava davvero con sè). Stare sola, se vuole,
        al mattino, e sedere al caffè. Non cercare nessuno.



        Infine le ragazze, le donne senza nome, che Gozzano ritrae in una "confetteria".
        Di loro non importa quale sia il nome, dal ritratto che fa di ognuna ci si può riconoscere in una o nell'altra.


        Le golose


        Io sono innamorato di tutte le signore
        che mangiano le paste nelle confetterie.

        Signore e signorine -
        le dita senza guanto -
        scelgon la pasta. Quanto
        ritornano bambine!

        Perché nïun le veda,
        volgon le spalle, in fretta,
        sollevan la veletta,
        divorano la preda.

        C'è quella che s'informa
        pensosa della scelta;
        quella che toglie svelta,
        né cura tinta e forma.

        L'una, pur mentre inghiotte,
        già pensa al dopo, al poi;
        e domina i vassoi
        con le pupille ghiotte.

        un'altra - il dolce crebbe -
        muove le disperate
        bianchissime al giulebbe
        dita confetturate!

        Un'altra, con bell'arte,
        sugge la punta estrema:
        invano! ché la crema
        esce dall'altra parte!

        L'una, senz'abbadare
        a giovine che adocchi,
        divora in pace. Gli occhi
        altra solleva, e pare

        sugga, in supremo annunzio,
        non crema e cioccolatte,
        ma superliquefatte
        parole del D'Annunzio.

        Fra questi aromi acuti,
        strani, commisti troppo
        di cedro, di sciroppo,
        di creme, di velluti,

        di essenze parigine,
        di mammole, di chiome:
        oh! le signore come
        ritornano bambine!

        Perché non m'è concesso -
        o legge inopportuna! -
        il farmivi da presso,
        baciarvi ad una ad una,

        o belle bocche intatte
        di giovani signore,
        baciarvi nel sapore
        di crema e cioccolatte?

        Io sono innamorato di tutte le signore
        che mangiano le paste nelle confetterie.

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        • conogelato
          Candle in the wind

          • 17/07/06
          • 66028

          #5
          I versi che Dante dedica a Beatrice nel suo divino poema, sono impareggiabili!
          amate i vostri nemici

          Comment

          • Doppio
            Superstite
            • 04/08/10
            • 4917

            #6
            A me il dolce stil novo schifa abbastanza, ma vabbe'.
            Non avete ancora visto niente

            Moderatore droghe

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            • Pazza_di_Acerra
              люблю беспокоиться
              • 09/12/09
              • 28840

              #7
              Matilde, dónde estás? Noté, hacia abajo,
              entre corbata y corazón, arriba,
              cierta melancolía intercostal:
              era que tú de pronto eras ausente.
              Me hizo falta la luz de tu energía
              y miré devorando la esperanza,
              miré el vacío que es sin ti una casa,
              no quedan sino trágicas ventanas.

              De puro taciturno el techo escucha
              caer antiguas lluvias deshojadas,
              plumas, lo que la noche aprisionó:
              y así te espero como casa sola
              y volverás a verme y habitarme.
              De otro modo me duelen las ventanas

              P.Neruda

              Matilde dove sei? Ho avvertito quaggiù
              tra la cravatta e il cuore, più su
              una certa malinconia intercostale
              era che tu all'improvviso non c'eri.
              Mi e` mancata la luce della tua energia
              e ho guardato divorando la speranza,
              guardato il vuoto che e`senza di te una casa
              non restano che tragiche finestre.
              Da tanto e` imbronciato il tetto ascolta
              cadere antiche piogge sfogliate,
              piume, quanto la notte ha catturato:
              e cosi` ti aspetto come una casa deserta
              e tornerai a trovarmi e ad abitarmi.
              Altrimenti mi fanno male le finestre.
              semel in anno licet insanire, cotidie melius

              Comment

              • saras
                Opinionista
                • 17/05/13
                • 53

                #8
                Qualche mese fa a Recanati ho visto la finestra da cui Leopardi amava Silvia deve aver sofferto molto!
                È bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio.

                Comment

                • Cerbero
                  Dito nel Culo
                  • 13/10/10
                  • 634

                  #9
                  Tempo fa su fb ho trovato queste parole, che mi hanno fatto scompisciare:

                  Se Beatrice l'avesse data a Dante?
                  Se Silvia l'avesse data a Leopardi?
                  Se Laura l'avesse data a Petrarca?

                  Molto probabilmente ora a scuola faremmo 7 ore di educazione fisica.
                  "Beati i giusti, perché saranno giustiziati". (Angelo Cecchelin)

                  Comment

                  • conogelato
                    Candle in the wind

                    • 17/07/06
                    • 66028

                    #10
                    Originariamente Scritto da saras Visualizza Messaggio
                    Qualche mese fa a Recanati ho visto la finestra da cui Leopardi amava Silvia deve aver sofferto molto!
                    L'Amore fà sempre soffrire. Sempre!
                    amate i vostri nemici

                    Comment

                    • conogelato
                      Candle in the wind

                      • 17/07/06
                      • 66028

                      #11
                      Originariamente Scritto da Cerbero Visualizza Messaggio
                      Tempo fa su fb ho trovato queste parole, che mi hanno fatto scompisciare:

                      Se Beatrice l'avesse data a Dante?
                      Se Silvia l'avesse data a Leopardi?
                      Se Laura l'avesse data a Petrarca?

                      Molto probabilmente ora a scuola faremmo 7 ore di educazione fisica.
                      Incontestabile
                      amate i vostri nemici

                      Comment

                      • Eclips
                        Opinionista
                        • 16/07/13
                        • 166

                        #12
                        obbiettivamente, se foste stati/e nei panni di Silvia, l'avreste mai data ad una persona come Giacomino?
                        Io ho sempre sospettato che la reale causa della morte di quella povera ragazza fosse stato lo stalking a livelli agonistici di Leopardi!

                        "fin su i veroni del paterno ostello
                        tendea gli orecchi alla tua voce
                        ed alla man veloce
                        che percorre la faticosa tela"

                        MALEDETTO STALKER!!!
                        Cliente: "È felice di rivedermi, vero?!"
                        Io: "Signora, Oscar Wilde una volta ha detto 'Alcuni portano felicità ovunque vadano, altri quando se ne vanno.', mi vede particolarmente felice adesso che è qui?"

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