Leopardi - Canti

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  • Pazza_di_Acerra
    люблю беспокоиться
    • 09/12/09
    • 28840

    #46
    Bravo Tiberio, lodevole iniziativa!
    Per me il conte Giacomo si può riassumere tutto nei versi:

    E tu, lenta ginestra,
    Che di selve odorate
    Queste campagne dispogliate adorni,
    Anche tu presto alla crudel possanza
    Soccomberai del sotterraneo foco,
    Che ritornando al loco
    Già noto, stenderà l'avaro lembo
    Su tue molli foreste. E piegherai
    Sotto il fascio mortal non renitente
    Il tuo capo innocente:
    Ma non piegato insino allora indarno
    Codardamente supplicando innanzi
    Al futuro oppressor; ma non eretto
    Con forsennato orgoglio inver le stelle,
    Nè sul deserto, dove
    E la sede e i natali
    Non per voler ma per fortuna avesti;
    Ma più saggia, ma tanto
    Meno inferma dell'uom, quanto le frali
    Tue stirpi non credesti
    O dal fato o da te fatte immortali.

    Da brividi.
    semel in anno licet insanire, cotidie melius

    Comment

    • Tiberio
      Opinionista
      • 16/08/16
      • 3530

      #47
      Questo è invece il cuore e il testamento di Leopardi

      Nobil natura è quella
      Che a sollevar s'ardisce
      Gli occhi mortali incontra
      Al comun fato, e che con franca lingua,
      Nulla al ver detraendo,
      Confessa il mal che ci fu dato in sorte,
      E il basso stato e frale;
      Quella che grande e forte
      Mostra se nel soffrir, nè gli odii e l'ire
      Fraterne, ancor più gravi
      D'ogni altro danno, accresce
      Alle miserie sue, l'uomo incolpando
      Del suo dolor, ma dà la colpa a quella
      Che veramente è rea, che de' mortali
      Madre è di parto e di voler matrigna.
      Costei chiama inimica; e incontro a questa
      Congiunta esser pensando,
      Siccome è il vero, ed ordinata in pria
      L'umana compagnia,
      Tutti fra se confederati estima
      Gli uomini
      , e tutti abbraccia
      Con vero amor, porgendo
      Valida e pronta ed aspettando aita
      Negli alterni perigli e nelle angosce
      Della guerra comune. Ed alle offese
      Dell'uomo armar la destra, e laccio porre
      Al vicino ed inciampo,
      Stolto crede così, qual fora in campo
      Cinto d'oste contraria, in sul più vivo
      Incalzar degli assalti,
      Gl'inimici obbliando, acerbe gare
      Imprender con gli amici,
      E sparger fuga e fulminar col brando
      Infra i propri guerrieri.
      Così fatti pensieri
      Quando fien, come fur, palesi al volgo,
      E quell'orror che primo
      Contra l'empia natura
      Strinse i mortali in social catena,

      Fia ricondotto in parte
      Da verace saper, l'onesto e il retto
      Conversar cittadino,
      E giustizia e pietade, altra radice
      Avranno allor che non superbe fole,
      Ove fondata probità del volgo
      Così star suole in piede
      Quale star può quel ch'ha in error la sede.
      "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

      Comment

      • follemente
        Opinionista

        • 22/12/09
        • 11727

        #48
        Leopardi è uno di quegli autori senza tempo che ho molto amato e che rivelano sempre legami con l’attualità (ma che ormai frequento poco), perciò è lodevole questa tua iniziativa.

        In questi tempi in cui ciascuno è chiuso nel proprio guscio, mi piace fantasticare ed immaginare che gli alberi del mio giardino, oppure la finestra, siano la »siepe« leopardiana che impedisce di vedere l’infinito dall’altra parte, che pure c’è, esiste, nonostante la pandemia. Un’infinito immenso, interminato, sovrumano, di là, che noi, chiusi nella nostra clausura di qua, nella nostra limitatezza, possiamo raffigurarci, proprio perché la vista ci è impedita, proprio perché non vediamo l’orizzonte.
        La potenza dell’arte, che ci trasporta in questo infinito, è analogamente smisurata.




        Sempre caro mi fu quest'ermo colle,
        E questa siepe, che da tanta parte
        Dell'ultimo orizzonte il guardo esclude.
        Ma sedendo e mirando, interminati
        Spazi di là da quella, e sovrumani
        Silenzi, e profondissima quiete
        Io nel pensier mi fingo; ove per poco
        Il cor non si spaura. E come il vento
        Odo stormir tra queste piante, io quello
        Infinito silenzio a questa voce
        Vo comparando: e mi sovvien l'eterno,
        E le morte stagioni, e la presente
        E viva, e il suon di lei. Così tra questa
        Immensità s'annega il pensier mio:
        E il naufragar m'è dolce in questo mare.
        Last edited by follemente; 15-03-2020, 18:17.

        Comment

        • Tiberio
          Opinionista
          • 16/08/16
          • 3530

          #49
          Originariamente Scritto da Tiberio Visualizza Messaggio
          Cara beltà che amore
          Lunge m'inspiri o nascondendo il viso,
          Fuor se nel sonno il core
          Ombra diva mi scuoti,
          O ne' campi ove splenda
          Più vago il giorno e di natura il riso;
          Forse tu l'innocente
          Secol beasti che dall'oro ha nome,
          Or leve intra la gente
          Anima voli? o te la sorte avara
          Ch'a noi t'asconde, agli avvenir prepara?

          Viva mirarti omai
          Nulla speme m'avanza;
          S'allor non fosse, allor che ignudo e solo
          Per novo calle a peregrina stanza
          Verrà lo spirto mio. Già sul novello
          Aprir di mia giornata incerta e bruna,
          Te viatrice in questo arido suolo
          Io mi pensai. Ma non è cosa in terra
          Che ti somigli; e s'anco pari alcuna
          Ti fosse al volto, agli atti, alla favella,
          Saria, così conforme, assai men bella.

          Fra cotanto dolore
          Quanto all'umana età propose il fato,
          Se vera e quale il mio pensier ti pinge,
          Alcun t'amasse in terra, a lui pur fora
          Questo viver beato:
          E ben chiaro vegg'io siccome ancora
          Seguir loda e virtù qual ne' prim'anni
          L'amor tuo mi farebbe. Or non aggiunse
          Il ciel nullo conforto ai nostri affanni;
          E teco la mortal vita saria
          Simile a quella che nel cielo india.

          Per le valli, ove suona
          Del faticoso agricoltore il canto,
          Ed io seggo e mi lagno
          Del giovanile error che m'abbandona;
          E per li poggi, ov'io rimembro e piagno
          I perduti desiri, e la perduta
          Speme de' giorni miei; di te pensando,
          A palpitar mi sveglio. E potess'io,
          Nel secol tetro e in questo aer nefando,
          L'alta specie serbar; che dell'imago,
          Poi che del ver m'è tolto, assai m'appago.

          Se dell'eterne idee
          L'una sei tu, cui di sensibil forma
          Sdegni l'eterno senno esser vestita,
          E fra caduche spoglie
          Provar gli affanni di funerea vita;
          O s'altra terra ne' superni giri
          Fra' mondi innumerabili t'accoglie,
          E più vaga del Sol prossima stella
          T'irraggia, e più benigno etere spiri;
          Di qua dove son gli anni infausti e brevi,
          Questo d'ignoto amante inno ricevi.
          Il titolo dimenticato

          XVIII - Alla sua donna

          Faccio ammenda
          "Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. È molto semplice: non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi".

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          • Lilia
            Banned
            • 28/04/19
            • 758

            #50
            @ fol.

            Che c'entra l'Infinito con la pandemia?

            Comment

            • Durante
              Opinionista
              • 16/11/08
              • 2103

              #51
              In effetti secondo il mio punto di vista l'infinito di Leopardi entra a far parte del nostro contesto pandemico, La sensibile solitudine del poeta rispecchia quello che ha scritto Tiberio, siccome ogni persona di buon senso agisce con prudenza cercando di evitare d'infettarsi e avere possibilmente meno contatti con il prossimo e non vedendo la così detta luce in fondo al tunnel. Il poeta è ovvio cita la siepe che impedisce il la veduta oltre essa, é pacifico che la siepe é allegorica, anche se gli ambiti poetici sono effettivamente differenti riguardo alla problematica in cui ci si ritrova.

              Comment

              • Durante
                Opinionista
                • 16/11/08
                • 2103

                #52
                Complimenti Tiberio, il tuo impegno nel trascrivere le poesie di Leopardi, dire che le ami è eufemistico.

                Comment

                • follemente
                  Opinionista

                  • 22/12/09
                  • 11727

                  #53
                  Originariamente Scritto da Lilia Visualizza Messaggio
                  @ fol.

                  Che c'entra l'Infinito con la pandemia?
                  Come abbiamo spiegato io e poi Durante, è la siepe che da tanta parte dell'ultimo orizzonte il guardo esclude che lascia adito a molte interpretazioni.

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                  • Doppio
                    Superstite
                    • 04/08/10
                    • 4917

                    #54
                    Poi Leopardi era cintura nera di solitudine.
                    Non avete ancora visto niente

                    Moderatore droghe

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                    • follemente
                      Opinionista

                      • 22/12/09
                      • 11727

                      #55
                      Originariamente Scritto da Doppio Visualizza Messaggio
                      Poi Leopardi era cintura nera di solitudine.
                      Questo, a Leopardi, non glielo aveva mai detto nessuno.

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