La letteratura slovena e le traduzioni in italiano

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  • follemente
    Opinionista

    • 22/12/09
    • 11727

    #1

    La letteratura slovena e le traduzioni in italiano

    C’è una cosa che mi duole.

    Sin da bambina, e poi da adolescente, meno da adulta, ho letto gli autori sloveni nella mia madrelingua: Prešeren, Cankar , Jurčič, Kette, Bartol e tanti altri. Naturalmente condividevo i miei interessi con altri membri della minoranza slovena, però… avrei voluto farlo anche con gli italiani. Ho regalato alcune traduzioni decorose di molti scrittori sloveni contemporanei ai miei amici italiani, ma non potevo fare lo stesso coi classici sloveni, perché le traduzioni lasciano a desiderare.

    Adesso è appena uscita l’ultima traduzione del maggior poeta sloveno, romantico, Prešeren, autore anche dell’inno nazionale sloveno, e non posso che lamentarmi del fatto che, per l’ennesima volta, è tradotto male e non posso condividerla con gli amici italiani.

    Per darvi un’idea posto l’originale di una poesia di Prešeren, poi la traduzione appena uscita di Miran Košuta, e poi la traduzione libera, fatta per scherzo, dalla Pazza di Acerra. Ditemi voi cosa ne pensate.





    Kam?

    Ko brez miru okrog divjam,

    Prijat'lji prašajo me kam?



    Prašajte raj' oblak neba,

    Prašajte raje val morjà,



    kadar mogočni gospodar

    drvi jih sem ter tje vihar.



    Oblak ne ve in val ne kam,

    kam nese me obup, ne znam.



    Samo to znam, samo to vem,

    da pred obličje nje ne smem



    in da ni mesta vrh zemljé,

    kjer bi pozabil to gorjé.



    Traduzione di Miran Košuta

    Dove?

    Furiando intorno quando vo,

    gli amici, dove? Chiedono.



    Chiedete a nube in ciel lassù,

    chiedete all’onda in mar quaggiù,



    allor che il nembo, maestà,

    le turbina di qua, di là.



    Né nube, onda o noi si sa,

    lo strazio dove porterà.



    Di certo so soltanto che

    vietato al suo cospetto m’è



    e ch’alcundove in terra so,

    ove tal duol scordar si può.


    Traduzione della Pazza di Acerra

    Dove?

    Quando vago selvaggio e senza pace
    gli amici mi domandano: ma dove?


    Chiedi piuttosto alla nuvola del cielo
    o all'onda del mare,


    quando un potente signore le sbatacchia
    qua e là nella tempesta.


    Come la nuvole e l'onda non san dove,
    non so dove l'angoscia mi conduca,


    so solo questo, che non posso affrontarla
    e non esiste luogo sulla terra


    dove dimenticare il mio dolore.
    Last edited by follemente; 12-12-2020, 20:33.
  • Pazza_di_Acerra
    люблю беспокоиться
    • 09/12/09
    • 28840

    #2
    Penso che la pazza sia un genio!
    semel in anno licet insanire, cotidie melius

    Comment

    • follemente
      Opinionista

      • 22/12/09
      • 11727

      #3
      Grande Pazza!

      Ti lascio riposare, poi ti sottopongo un'altra traduzione...

      Comment

      • Pazza_di_Acerra
        люблю беспокоиться
        • 09/12/09
        • 28840

        #4
        Va bene!
        semel in anno licet insanire, cotidie melius

        Comment

        • axeUgene
          Opinionista

          • 17/04/10
          • 24578

          #5
          bellissima traduzione della Pazza
          il raffronto mi fa pensare ad uno dei tanti aneddoti su un personaggio di famiglia, veronese e direttore d'orchestra piuttosto importante negli anni 20/40 del secolo scorso;

          siccome conosceva perfettamente Wagner ed era, ovviamente, dotato di grandissima memoria, decise di imparare il tedesco a partire dai libretti d'opera; quindi, si esprimeva in un tedesco molto buono e forbito, ma arcaico come la traduzione di Kosuta
          Kosuta, quasi certamente era di origini ungheresi.
          c'è del lardo in Garfagnana

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          • dark lady
            la viaggiatrice
            • 09/03/05
            • 70446

            #6
            Bellissima la traduzione di Pazza.
            “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

            Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

            Comment

            • follemente
              Opinionista

              • 22/12/09
              • 11727

              #7
              Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
              bellissima traduzione della Pazza
              il raffronto mi fa pensare ad uno dei tanti aneddoti su un personaggio di famiglia, veronese e direttore d'orchestra piuttosto importante negli anni 20/40 del secolo scorso;

              siccome conosceva perfettamente Wagner ed era, ovviamente, dotato di grandissima memoria, decise di imparare il tedesco a partire dai libretti d'opera; quindi, si esprimeva in un tedesco molto buono e forbito, ma arcaico come la traduzione di Kosuta
              Kosuta, quasi certamente era di origini ungheresi.


              Guarda che Košuta non è mica passato a miglior vita: è professore di Lingua e letteratura slovena all'Università di Trieste; è un bell'uomo,



              e, da non credersi, questa sua traduzione delle poesie di Prešeren, è solo la sua ultima fatica, pubblicata in questi giorni!!! Sembra scritta secoli fa.

              Ci sono molti Košuta dalle mie parti, specie in un paese, ma credo abbia ragione tu che il cognome ha radici ungheresi.

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              • Pazza_di_Acerra
                люблю беспокоиться
                • 09/12/09
                • 28840

                #8
                Originariamente Scritto da follemente Visualizza Messaggio


                Guarda che Košuta non è mica passato a miglior vita: è professore di Lingua e letteratura slovena all'Università di Trieste; è un bell'uomo,



                e, da non credersi, questa sua traduzione delle poesie di Prešeren, è solo la sua ultima fatica, pubblicata in questi giorni!!! Sembra scritta secoli fa.

                Ci sono molti Košuta dalle mie parti, specie in un paese, ma credo abbia ragione tu che il cognome ha radici ungheresi.
                Visti i livelli, speriamo che la sua ultima fatica sia stata davvero l'ultima!
                semel in anno licet insanire, cotidie melius

                Comment

                • axeUgene
                  Opinionista

                  • 17/04/10
                  • 24578

                  #9
                  Originariamente Scritto da follemente Visualizza Messaggio


                  Guarda che Košuta non è mica passato a miglior vita: è professore di Lingua e letteratura slovena all'Università di Trieste; è un bell'uomo
                  allora è quello che un mio compagno di uni avrebbe definito un "ragazzo antichissimo"
                  o forse ha studiato l'italiano sui documenti encomiastici del Ventennio, o di fine Ottocento, su De Amicis...
                  c'è del lardo in Garfagnana

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                  • follemente
                    Opinionista

                    • 22/12/09
                    • 11727

                    #10


                    Ho scelto un’altra poesia da sottoporre alla traduzione della Pazza: Nezakonska mati, Madre illegittima. Non rientra tra le più importanti di Prešeren (1800 – 1849) che, come ho detto prima, scrisse anche l'inno nazionale sloveno, ed innumerevoli poesie, molte delle quali dedicate a Julija, una fanciulla ricca di cui si era innamorato e che rifiutò il suo amore per sposarsi con un nobiluomo: tra queste, a me piace soprattutto il serto di sonetti, una serie di 14 sonetti le cui lettere iniziali compongono il cognome ed il nome di Julija e si conclude con il 15o sonetto che riprende tutti i versi iniziali di ciascun sonetto precedente. Ma questo sarebbe difficilissimo da tradurre.

                    La poesia che propongo, invece, è semplicissima e per questo l'ho scelta: parla di Ana, una sarta minorenne a cui Prešeren si sarebbe poi legato e da cui ebbe tre figli illegittimi (al tempo questo era uno scandalo), riconosciuti dal poeta solo in punto di morte.

                    Nezakonska mati

                    Kaj pa je tebe treba bilo,
                    dete ljubò, dete lepò,
                    meni mladi deklici,
                    neporočeni materi?

                    Oča so kleli, tepli me,
                    mati nad mano jokali se;
                    moji se mene sram'vali so,
                    tuji za mano kazàli so.

                    On, ki ki je sam bil ljubi moj,
                    on, ki je pravi oča tvoj,
                    šel je po svetu, Bog ve kam;
                    tebe in mene ga je sram!

                    Kaj pa je tebe treba bilo,
                    dete ljubò, dete lepò!
                    Al' te je treba bilò, al’ ne,
                    vendar presrčno ljubim te.

                    Meni nebo odprto se zdi,
                    kadar se v tvoje ozrem oči,
                    kadar prijazno nasmejaš se,
                    kar sem prestala, pozabljeno je.

                    On, ki ptice pod nebom živi,
                    naj ti da srečne, vesele dni!
                    al’ te je treba bilò, al’ ne’,
                    vedno bom srčno ljubila te.

                    Traduzione di Košuta

                    Madre illegittima

                    Ma che bisogno ebbi di te,
                    bimbo bello, dolce bebè,
                    io, madre giovane,
                    fanciulletta ancor nubile?

                    Botte, bestemmie del papà,
                    pianse mia madre: chi ti vorrà?
                    Ebbero i miei vergogna di me,
                    altri puntarono l’indice.

                    Lui che fu l’unico che amai,
                    lui che per vero padre hai,
                    solo Dio sa, dove scappò
                    dopo ch’entrambi ripudiò!

                    Ma che bisogno ebbi di te,
                    bimbo bello, dolce bebè!
                    Fossi voluto oppure no,
                    mai l’amore ti negherò.

                    Sembra aprirsi il cielo lassù,
                    quando rimiro gli occhi tuoi blu,
                    quando ridi con graziosità,
                    ciò che ho patito, scordato è di già.

                    Lui, che agli uccelli vita dà,
                    doni ai tuoi giorni felicità!
                    Fossi voluto oppure no,
                    mai il mio amore ti negherò.


                    A te, Pazza!!!

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                    • Pazza_di_Acerra
                      люблю беспокоиться
                      • 09/12/09
                      • 28840

                      #11
                      Beh, questa è già tradotta un po'meglio. Qualche barlume di italiano corrente c'è!
                      semel in anno licet insanire, cotidie melius

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                      • follemente
                        Opinionista

                        • 22/12/09
                        • 11727

                        #12


                        Vuoi dire che non migliorerai la traduzione?

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                        • Pazza_di_Acerra
                          люблю беспокоиться
                          • 09/12/09
                          • 28840

                          #13
                          Vediamo. Meglio non mettere le mani avanti.
                          semel in anno licet insanire, cotidie melius

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                          • follemente
                            Opinionista

                            • 22/12/09
                            • 11727

                            #14
                            Srečko Kosovel (1904- 1926), vissuto dalle mie parti, morto giovanissimo, all’età di 22 anni, passò dalla poesia impressionista a quella costruttivista e divenne uno dei grandi poeti sloveni, anche se molto tardi: la sua opera venne stampata appena negli anni '60.


                            Ritmi affilati

                            Io sono un arco rotto
                            di un qualche cerchio.
                            E sono un’immagine spezzata
                            di una qualche statua.
                            E l’opinione taciuta
                            di qualcuno.
                            Io sono la violenza, che
                            il taglio ha lacerato.
                            Come se camminassi
                            su dei pungoli,
                            sempre peggiore è per me
                            la tua quieta vicinanza.

                            Ostri ritmi

                            Jaz sem zlomljen lok
                            nekega kroga.
                            In sem strta figura
                            nekega kipa.
                            In zamolčano mnenje
                            nekoga.
                            Jaz sem sila, ki jo
                            je razklala ostrina.
                            Ko da hodim
                            po osteh,
                            vedno hujša mi je
                            tvoja mirna bližina.

                            Pini

                            Pini, pini nel muto orrore,
                            pini, pini nel silente orrore,
                            pini, pini, pini, pini!
                            Pini, pini, tetri pini
                            come guardie sotto la vetta
                            per le lande pietrose
                            sussurrano grevi e stanchi.
                            Quando l’anima sofferta si china
                            oltre le vette nella chiara notte,
                            sento i suoni soffocati
                            e più non so dormire.
                            “Stanchi sognanti pini,
                            muoiono forse i miei fratelli,
                            muore forse mia madre
                            o è mio padre a chiamarmi?”
                            Senza risposta mormorano
                            come gravati da sogni angosciosi,
                            come se morisse mia madre,
                            come se chiamasse mio padre
                            e sofferenti fossero i miei fratelli.


                            Bori
                            Bori, bori v tihi grozi,
                            bori, bori v nemi grozi,
                            bori, bori, bori, bori!
                            Bori, bori, temni bori
                            kakor stražniki pod goro
                            preko kamenite gmajne
                            težko, trudno šepetajo.
                            Kadar bolna duša skloni
                            v jasni noči se čez gore,
                            čujem pritajene zvoke
                            in ne morem več zaspati.
                            «Trudno sanjajoči bori,
                            ali umirajo mi bratje,
                            ali umira moja mati,
                            ali kliče me moj oče?»
                            Brez odgovora vršijo
                            kakor v trudnih, ubitih sanjah,
                            ko da umira moja mati,
                            ko da kliče me moj oče,
                            ko da so mi bolni bratje.


                            Qui Patti Smith a Trieste recita una poesia di Kosovel in inglese più di un anno fa.
                            Bello vedere che ci sono americani che lo conoscono ed apprezzano.


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                            • Pazza_di_Acerra
                              люблю беспокоиться
                              • 09/12/09
                              • 28840

                              #15
                              La poesia sulla ragazza madre era francamente brutta e quindi non mi è venuta la minima voglia di tradurla. Queste invece mi piacciono e non hanno nemmeno bisogno di una nuova traduzione perché quella del testo è eccellente.
                              semel in anno licet insanire, cotidie melius

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