"L'anno Sanzio"

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  • doxa
    Opinionista
    • 30/04/19
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    #1

    "L'anno Sanzio"

    "L’anno Sanzio”. La frase incuriosisce, fa chiedere al lettore se ha capito bene, si domanda se è un refuso del redattore (Anno Santo anziché Sanzio ?) invece la frase è corretta, è stata usata lo scorso anno dai mass media, perché il 2020 è stato dedicato a Raffaello Sanzio, nella ricorrenza del 500/esimo anniversario della sua morte, avvenuta a Roma il 6 aprile 1520. Aveva 37 anni.

    Purtroppo causa Covid le celebrazioni sono avvenute in sordina.

    Il giovane Raffaello Sanzio dopo il soggiorno lavorativo a Firenze si trasferì a Roma.

    Tra il 1509 e il 1511 in Vaticano, nella “Stanza della Segnatura” dipinse la “Disputa del Sacramento” e il "Parnaso”.


    Raffaello Sanzio: “Disputa del Sacramento”, dipinto in affresco, 1509, “Stanza della Segnatura”, Musei Vaticani



    Raffaello Sanzio: “Parnaso”, affresco, 1510/1511, “Stanza della Segnatura”, Musei Vaticani

    Sul recto e sul verso di alcuni cartoni preparatori con i disegni per gli affreschi nella “Stanza della Segnatura” Raffaello nel 1509 scrisse cinque sonetti di soggetto amoroso con correzioni e varianti, ma ne completò soltanto tre.

    Difficile è stabilire se questi sonetti furono ispirati da un sentimento provato in quel tempo per una donna o se fu un semplice cimentarsi in versi come fece anche Michelangelo nello stesso periodo.
    La seconda ipotesi è la più probabile se si tiene conto che in quel periodo era di moda scrivere versetti in stile petrarchesco; non si può quindi escludere che fosse il modo del Sanzio di mettersi alla prova anche come poeta.

    Sotto ogni sonetto si trovano frasi appuntante separatamente e sono delle varianti al verso stesso.

    Last edited by doxa; 04-02-2021, 20:11.
  • doxa
    Opinionista
    • 30/04/19
    • 2659

    #2
    Adesso vi faccio leggere i cinque sonetti, con alcune parole rese comprensibili al nostro modo di parlare.

    Primo sonetto: Raffaello si rivolge ad Amore (Eros), che lo ha catturato con la luce degli occhi belli (di una donna), che ha la carnagione candida come la neve, il colore vivace di una rosa ed un bel modo femminile di parlare.

    Il Sanzio afferma che arde d’amore al punto che né mari né fiumi “spegniar potrian quel focho”, ma ciò non gli spiace poiché, ardendo, egli si consuma e, consumandosi, lascia intendere l’artista, avrà il dono di non sentirsi più avvampare dalle fiamme.

    L'artista si rivolge alla donna ricordandole quanto sia doloroso (io sento mortal pena) sciogliersi dal “giogo” e dalla “catena” delle candide braccia intorno al mio collo. Sciogliendo il nodo dell’abbraccio l’artista teme una pena mortale. Raffaello si astiene dall’aggiungere altri particolari, perchè parlare di tutto questo potrebbe avere gravi conseguenze, e perciò taccio “i penser a te rivolti”.


    "Amor, tu m'envesscasti con doi lumi
    de doi beli occhi dov'io me strugo e sface,
    da bianca neve e da rosa vivace,
    da un bel parlar in donneschi costumi.

    Tal che tanto ardo, che né mar né fiumi
    spegnar potrian quel foco; ma non mi spiace,
    poiché 'l mio ardor tanto di ben mi face,
    ch'ardendo ognior più d'arder me consumi.

    Quanto fu dolce el giogo e la catena
    de' toi candidi braci al col mio vòlti,
    che, sogliendomi, io sento mortal pena.

    D'altre cose io non dico, che fôr molti,
    ché soperchia docenza a morte mena,
    e però tacio, a te i penser rivolti.

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    • doxa
      Opinionista
      • 30/04/19
      • 2659

      #3
      Secondo sonetto: Raffaello paragona se stesso a Paolo di Tarso, quando il santo ebbe l’esperienza del mistero di Dio ma non riferì ad alcuno ciò che aveva visto; nello stesso modo Raffaello ha coperto con un “velo” ogni pensiero “amoroso. Tutto ciò che ha visto, tutto ciò che ha compiuto in funzione della felicità, rimane chiuso in lui, diventerà vecchio senza aver sciolto l’obbligo di tacere. Quindi invoca la donna, affinché lo soccorra con la sua grazia, in quanto si sente morire a poco a poco.


      “Como non podde dir d'arcana Dei
      Paul, como disceso fu dal cielo,
      così el mio cor d’uno amoroso velo
      ha ricoperto tuti i penser miei.

      Però quanto ch’io viddi e quanto io fei
      pel gaudio taccio, che nel petto celo,
      ma prima cangerò nel fronte el pelo,
      che mai l’obligo volga in pensier rei.

      E se quello altero almo in basso cede,
      vedrai che non fia a me, ma al mio gran foco,
      qua più che gli altri in la fervenzia esciede.

      Ma pensa ch’el mio spirto a poco a poco
      el corpo lasarà, se tua mercede
      socorso non li dia a tempo e loco”.

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      • doxa
        Opinionista
        • 30/04/19
        • 2659

        #4
        Terzo sonetto: Raffaello lamenta il temporaneo distacco dall’amata. Afferma di avere intenso il ricordo dell’“assalto” amoroso avuto, e l’afflizione provocata da Eros che comunque ringrazia. Loda la sua donna e descrive il momento in cui era giunto nell’abitazione della ragazza, dopo il tramonto del sole. E per quanto egli senta il desiderio di raffigurare il fuoco dal quale è tormentato, si trova a tacere per l’incapacità di esprimere efficacemente il sentimento.

        “L’ora sesta era che l’ocaso un sole / aveva fatto e l’altro surse in locho / ato più da far fati che parole / / ma io restai pur vinto al mio gran focho / che mi tormenta, ché dove l’on sòle / disiar di parlar, più riman fiocho” …

        “Un pensier dolce è rimembrar se in modo
        di quello asalto, ma più gravo è il danno
        del partir, ch’io restai como quei ch’hano
        in mar perso la stella, se ’l ver odo.

        Or, lingua, di parlar disogli el nodo
        a dir di questo inusitato ingano
        ch’Amor mi fece per mio gravo afanno,
        ma lui pur ne ringrazio e lei ne lodo.

        L’ora sesta era, che l’ocaso un sole
        aveva fatto, e l’altro surse in loco,
        ato più da far fati che parole.

        Ma io restai pur vinto al mio gran foco
        che mi tormenta, ché dove l’on sòle
        disiar di parlar, più riman fioco”.
        Last edited by doxa; 04-02-2021, 20:14.

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        • doxa
          Opinionista
          • 30/04/19
          • 2659

          #5
          Quarto sonetto: Raffaello allude al segreto che lo lega alla donna amata, perciò non può dimostrarle pubblicamente il suo amore. “Se Amore rifiutasse di servirti attraverso di me a causa delle mie scarse dimostrazioni dei suoi effetti, tu sai perché, senza che io lo scriva. Non posso manifestare ciò che provo. Se Amore, per tal motivo, dovesse adirarsi, io risponderei: “tu sei il mio signore, al centro del cielo, più che Giove e Marte, e non vale nessuna protezione, né stratagemma per schivare le tue forze e il tuo furore”.

          Qual è il segreto di Raffaello? Perché il legame non può diventare di pubblico dominio? Chi è la donna amata ? Una nobildonna ?

          “S’a te servir par mi stegeniase, Amore,
          per li efetti dimostri da me in parte,
          tu sai el perché, senza vergante e in carte
          ch’io dimostrai el contrario del mio core.

          Io grido e dico or che tu sei el mio signiore
          dal centro al ciel, più sù che Iove o Marte,
          e che schermo non val, né ingenio o arte,
          a schifar le tue forze e ’l tuo furore.

          Or questo qui fia noto: el foco ascoso
          io portai nel mio peto; ebbi tal grazia,
          che inteso alfin fu suo spiar dubioso:

          e quell’alma gentil non mi dislazia,
          ond’io ringrazio Amor, che a me piatoso”.
          Last edited by doxa; 04-02-2021, 20:13.

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          • doxa
            Opinionista
            • 30/04/19
            • 2659

            #6
            Quinto sonetto: Raffaello esorta le “fatiche” e gli “affanni” a risvegliare l’inventiva sopita “che in otio giace”, mostrandole l’alta vetta del monte Parnaso, il “cole alto”, allegoria della poesia che, se eccelsa, conduce alla fama. Esortazione che il giovane urbinate dice a sé stesso, come a voler cercare il massimo dell’empito creativo.

            “Fello pensier, che in ricercar t’afanni
            de dare in preda el cor per più tua pace,
            non vedi tu gli efetti aspri e tenace
            de cului che n’usurpa i più belli anni?

            Dure fatiche, e voi, famosi afanni,
            risvegliate el pensier che in ozio giace,
            mostrateli quel sole alto che face
            salir da’ bassi ai più sublimi scanni.

            Divine alme celeste, acuti ingeni,
            che scorze e forde e coi vergati e sassi
            disprezando le pompe e sietri e regni.”

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            • doxa
              Opinionista
              • 30/04/19
              • 2659

              #7

              Raffaello Sanzio: “La Velata”, 1515 circa, olio su tela, Palazzo Pitti, Firenze

              In questo ritratto il velo posato sui capelli, da cui deriva il titolo, indica la condizione di donna maritata, ma rimane incerta l’identità della protagonista. La mano destra posata dalla parte del cuore è forse un gesto di devozione e amore.

              Secondo il pittore, architetto e scrittore Giorgio Vasari, che vide il dipinto nella casa del mercante Matteo Botti a Firenze, la donna raffigurata, segretamente amata da Raffaello, sarebbe Margherita Luti, detta “la fornarina”, ma il sontuoso abito della donna e i gioielli portano piuttosto a supporre che si tratti del ritratto di una giovane nobildonna, eseguito dal Sanzio su commissione.

              Però accostando i due ritratti si vede che la “Velata” e la “Fornarina” sono la stessa donna. Entrambe le figure portano tra i capelli un fermaglio con una perla, e il nome Margherita nella lingua latina indica la perla.


              Sulla sinistra “La Fornarina”


              Raffaello Sanzio, La Fornarina (1518-19), Galleria Nazionale d’Arte Antica, Roma.

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              • ReginaD'Autunno
                Sovrana di Bellezza

                • 01/05/19
                • 12109

                #8
                Bellissime le parole di Raffaello Sanzio come la tua spiegazione Doxa!
                Raffaello Sanzio è anche uno dei miei pittori preferiti perchè dipinge con un'eleganza e una raffinatezza unica ma umana, al contrario di Sandro Botticelli, che pure adoro, ha uno stile inconfondibile ma quasi fiabesco, le figure che disegna Raffaello sono nitide e raffinate, esattamente com'era lui!
                Corteggiata da l'aure e dagli amori, siede sul trono de la siepe ombrosa, bella regina dè fioriti odori, in colorita maestà la rosa CLAUDIO ACHILLINI
                La regina del sud sorgerà nel giudizio. Ed ecco, qui vi è uno più grande di Salomone.(MT12:42)

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                • conogelato
                  Candle in the wind

                  • 17/07/06
                  • 66024

                  #9
                  Un servizio enorme, Doxa! A favore di noi tutti. Grazie. Ti abbraccio fraternamente.

                  A martedì.
                  amate i vostri nemici

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