Per la dott.ssa Pazza, da Senofonte, Thalatta, talatta ( il mare, il mare)

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  • Fiammetta
    Opinionista
    • 25/05/21
    • 741

    #1

    Per la dott.ssa Pazza, da Senofonte, Thalatta, talatta ( il mare, il mare)

    Quasi tutti al classico o ascuola per l'ora di storia, abbiamo

    studiato l'Anabasi di Senofonte, e chi aveva la disgrazia si un

    padre come il mio ha dovuto imparare a memoria molte pagine

    come si faceva un tempo nell'era degli esami ginnasiali. Ci fu

    imposta la lettura di alcuni brani di quest'opera famosa, ma poi

    diciamecela chiaramente, tutto lo studio del greco e del latino

    doveva servire per farceli apprezzare meglio, leggendoli direttamente

    nella lingua in cui erano stati scritti. Ricordo un paginone immenso

    in cui era scritto, Da Dario e Parisatide nacquero due figli, il piu'

    vecchio Artaserse, e il minore Ciro. Il principe Ciro volle impadronirsi del

    trono di Persia ma venne sconfitto nel 401 aC a Cunassa, nei pressi di

    Babilonia. Ciro venne sconfitto e ucciso ma il nucleo principale delle

    sue forze era costituito di diecimila mercenari greci che si ritrovarono

    abbandonati e isolati nel cuore dell'Asia, e sotto gli attacchi continui dei vinci

    tori capeggiati da Artaserse. Ma i Greci diedere vita ad un'epopea leggendaria

    riuscendo a raggiungere gli avamposti ellenici sul mar Nero. Senofonte che fu eletto

    capo della spedizione fu un nuovo stratego che rincuorò i reduci durante la marcia

    massacrante , descrivendo il tutto in uno stile nitido , severo, stilando un'opera

    che col suo Thalatta, thalatta, si pone come punto fermo nella tradizione storico

    letteraria dell'antichità.


    SEGUE
    Last edited by Fiammetta; 28-08-2022, 11:39.
  • Pazza_di_Acerra
    люблю беспокоиться
    • 09/12/09
    • 28840

    #2
    Senofonte è un simpatico imbroglione perché, con la sua Anabasi, insinua negli ingenui ginnasiali la falsa impressione che non ci sia niente di più facile da tradurre del greco antico (Eutropio commette la stessa infamia col latino). Il suo stile è lineare e paratattico, immediato, asciutto e del tutto adatto al contesto militare di cui tratta l'opera, ma la lingua non è l'attico puro a causa dei suoi continui spostamenti nella Grecia continentale e anche in Asia. Nell'Anabasi personaggi e episodi si inquadrano in uno scenario esotico, descritto con tale efficacia da divenire esso stesso protagonista: l’immensa piana dell’Eufrate, così diversa dal paesaggio greco, nella sua sconfinata uniformità «piatta come il mare»; gli aspri picchi dell’Armenia, con il gelido vento del nord che intirizzisce e uccide; un paesaggio ostile e desolato, che fa da sfondo alla disperazione degli Elleni, così come la vista del mare dall’alto monte Teche dà luogo a un esaltante coinvolgimento emotivo di tutti i soldati. Da queste caratteristiche ha avuto origine il successo dell’opera, l’archetipo di un genere narrativo destinato a grande fortuna nella letteratura classica e moderna, quello del diario di guerra; in esso trovano posto i Commentarii di Cesare, ma anche Niente di nuovo sul fronte occidentale di Remarque, come pure le opere di numerosi scrittori del Neorealismo italiano, da Levi a Rigoni Stern.
    semel in anno licet insanire, cotidie melius

    Comment

    • Fiammetta
      Opinionista
      • 25/05/21
      • 741

      #3
      Originariamente Scritto da Pazza_di_Acerra Visualizza Messaggio
      Senofonte è un simpatico imbroglione perché, con la sua Anabasi, insinua negli ingenui ginnasiali la falsa impressione che non ci sia niente di più facile da tradurre del greco antico (Eutropio commette la stessa infamia col latino). Il suo stile è lineare e paratattico, immediato, asciutto e del tutto adatto al contesto militare di cui tratta l'opera, ma la lingua non è l'attico puro a causa dei suoi continui spostamenti nella Grecia continentale e anche in Asia. Nell'Anabasi personaggi e episodi si inquadrano in uno scenario esotico, descritto con tale efficacia da divenire esso stesso protagonista: l’immensa piana dell’Eufrate, così diversa dal paesaggio greco, nella sua sconfinata uniformità «piatta come il mare»; gli aspri picchi dell’Armenia, con il gelido vento del nord che intirizzisce e uccide; un paesaggio ostile e desolato, che fa da sfondo alla disperazione degli Elleni, così come la vista del mare dall’alto monte Teche dà luogo a un esaltante coinvolgimento emotivo di tutti i soldati. Da queste caratteristiche ha avuto origine il successo dell’opera, l’archetipo di un genere narrativo destinato a grande fortuna nella letteratura classica e moderna, quello del diario di guerra; in esso trovano posto i Commentarii di Cesare, ma anche Niente di nuovo sul fronte occidentale di Remarque, come pure le opere di numerosi scrittori del Neorealismo italiano, da Levi a Rigoni Stern.
      Certo, la lingua non é l'attico puro ma si fa squisitamente leggere, senza annoiare.
      Ricordo che non ci sentimmo affatto imbrogliati dal suo greco, alcune parole sono
      senz'altro attiche, come thalatta, thalatta, ma era uno storiografo ateniese che aperse
      la strada col suo stile sempre in 3a persona ai vari storiografi successivi sbaragliato solo
      dai Commentari di Giulio Cesare.Certo chi non ha fatto il classico forse non conosce neppure
      Senofonte, ti pare che si ricordi la pagina di storia sulla battaglia di Cunassa, però stiamo
      parlando di un autore molto conosciuto e stimato che fu scelto per riportare nell'Ellade que-
      sti merceneri, e abbiamo tutte le vicende che a volte ci fanno sorridere, diversamente dai
      libri di Rigoni Stern e di Levi, c'é anche il comarco, che comandava un piccolo demo, e che aveva
      dato in sposa la figlia 15 enne solo qualche ora prima, che se la vede strappare via perchè i
      mercenari ne avevano bisogno, poi l'accortezza di tutti per evitare luce accecante pericolosa sui
      monti innevati dell'Armenia, mettendo carboni scuri attorno agli occhi retti da pezze nere. Il viaggio
      fu costellato da epidemei, febbri, malesseri vari finché c'è il grido famoso, thalatta, thalatta,
      il mare, il mare, che ha tanti significati simbolici, il mare per fortuna, siamo arrivati, fatto l'esame di
      4000 pagine, il 30 incassato e thalatta, thalatta ovviamente detto anche il giorno della tesi.
      Erano oramai sulle rive del mar Nero.Erano arrivati.

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      • restodelcarlino
        giullare

        • 13/05/19
        • 12642

        #4
        E' fantozzianamente col cappello in mano, strisciando nervosamente i piedi ed a capo chino che, consapevole della mia ignoranza, mi intrometto, tossicchiando per richiamare l'attenzione, in questa dotta discussione. Una domanda non esegetica, né semantica, né olistica, ontologica e semantologica non più. Solo per avere la vostra opinione di attente e consapevoli lettrici.
        Le " Elleniche": non potrebbero essere una dimostrazione dell'inutilità delle guerre?
        ...vassapé...

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        • Pazza_di_Acerra
          люблю беспокоиться
          • 09/12/09
          • 28840

          #5
          Caro Rdc, che finge di ignorare cose che conosce benissimo, poiché pure lui ha fatto il classico, e pone sapienti domande retoriche!
          semel in anno licet insanire, cotidie melius

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          • restodelcarlino
            giullare

            • 13/05/19
            • 12642

            #6
            Originariamente Scritto da Pazza_di_Acerra Visualizza Messaggio
            Caro Rdc, che finge di ignorare cose che conosce benissimo, poiché pure lui ha fatto il classico, e pone sapienti domande retoriche!
            Sedere sui banchi di un liceo classico, giocando a battaglia navale e lanciando aeroplanini di carta verso le compagne é la lontana origine di domande non retoriche
            ...vassapé...

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            • Fiammetta
              Opinionista
              • 25/05/21
              • 741

              #7
              .

              Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
              E' fantozzianamente col cappello in mano, strisciando nervosamente i piedi ed a capo chino che, consapevole della mia ignoranza, mi intrometto, tossicchiando per richiamare l'attenzione, in questa dotta discussione. Una domanda non esegetica, né semantica, né olistica, ontologica e semantologica non più. Solo per avere la vostra opinione di attente e consapevoli lettrici.
              Le " Elleniche": non potrebbero essere una dimostrazione dell'inutilità delle guerre?
              Caro RdC,
              grazie che chiami dotte le discussioni tra me e la dottssa Pazza,
              noi non avevamo l'intenzione di mostrare il livello culturale raggiun
              to, manco ci pagherebbero per quello tra l'altro, no?
              Visto che anche tu conosci Senofonte potevi entrare in discussione, non
              possiamo sempre parlare del colore delle mutande che portiamo ( se le
              portiamo) o di cosa mangeremo a cena, no? Così per puro caso abbiamo comincia
              to a discutere favorite dal fatto che io per impicci burocratici e uffici chiusi ancora
              non riesco a rinnovare la patente. Ma tu sei intervenuto con le Elleniche di Senofonte
              potevi raccontarci altro. Ogni diario di guerra , come le Elleniche di Senofonte, La
              guerra nel Peloponneso di Tucidite sono racconti di guerre, la storiografia greca che
              ci hanno fatto stiudiare parla di guerre. Guarda tu l'Anabasi, Ciro decide di spodestare
              il fratello maggiore cui toccava il trono, Artaserse e arruola mercenari qua e la' perché
              non aveva uomini a sufficienza. Ciro perde, gli tagiano la testa e una mano, secondo la
              migliore tradizione bellica, poi saranno i missili a farci a pezzi, e certo che poteva evita
              re il capriccio di salire sul trono di Persia che tra l'altro non era piu' quello di un tempo
              ma traballava tra satrapi e satrapie in lite perenne .Questo possiamo dirlo per ogni guerra dell'antichità,
              perfettamente inutili, guarda le guerre messeniche e quelle puniche ad es. Ciao.

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              • restodelcarlino
                giullare

                • 13/05/19
                • 12642

                #8
                Originariamente Scritto da Fiammetta Visualizza Messaggio
                non
                possiamo sempre parlare del colore delle mutande che portiamo ( se le
                portiamo)

                Argomento che non mi pare trattato in maniera esauriente sul forum. Ancora, almeno.
                O forse mi é sfuggito?
                Vabbé, me ne faro' una ragione.
                Torniamo a bomba....come cantava quel tale

                ...Le Elleniche.
                E' vero, storie di guerre ce ne sono a josa. Chiariro' il senso un po' oscuro della mia domanda.
                Come ho detto, preferivo la "battaglia navale" ed i "dispettucci maschilisti" alle "sudate carte". Quindi, saltavo i testi ed andavo alla fine....per "scoprire l'assssino".
                E le "Elleniche" si concludono con "omissis...pur sostenendo entrambi di aver riportato la vittoria, risultasse chiaro che nessuno ebbe più territorio...omissis....in seguito, anzi, ci furono in Grecia ancora più confusione e disordine di prima....omissis" (da "classici collezione mondadori").
                La mia domanda era se "Le guerre sono inutili" fosse il "messaggio" (più o meno esplicito) di Senofonte. Non una conclusione del lettore attento ( o disattento come me), ma il "tema" dell'opera.
                ...vassapé...

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                • Pazza_di_Acerra
                  люблю беспокоиться
                  • 09/12/09
                  • 28840

                  #9
                  Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
                  La mia domanda era se "Le guerre sono inutili" fosse il "messaggio" (più o meno esplicito) di Senofonte. Non una conclusione del lettore attento ( o disattento come me), ma il "tema" dell'opera.
                  Non credo, quella è una conclusione di un lettore moderno e smaliziato. Senofonte si limita a fare una cronaca quanto più obiettiva gli riesce degli avvenimenti. E, da grande allievo di Socrate, gli riesce assai meglio di tanti storici o pseudo storici di oggi.
                  semel in anno licet insanire, cotidie melius

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                  • restodelcarlino
                    giullare

                    • 13/05/19
                    • 12642

                    #10
                    Originariamente Scritto da Pazza_di_Acerra Visualizza Messaggio
                    Non credo, quella è una conclusione di un lettore moderno e smaliziato. Senofonte si limita a fare una cronaca quanto più obiettiva gli riesce degli avvenimenti. E, da grande allievo di Socrate, gli riesce assai meglio di tanti storici o pseudo storici di oggi.



                    ....andro' a cercare sul forum come documentarmi in cromomutandologia...
                    ...vassapé...

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                    • Pazza_di_Acerra
                      люблю беспокоиться
                      • 09/12/09
                      • 28840

                      #11
                      Ti allevio un po' la fatica: le mie oggi sono nere.
                      semel in anno licet insanire, cotidie melius

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                      • restodelcarlino
                        giullare

                        • 13/05/19
                        • 12642

                        #12
                        Lutto?
                        Sincere condoglianze
                        ...vassapé...

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                        • Pazza_di_Acerra
                          люблю беспокоиться
                          • 09/12/09
                          • 28840

                          #13
                          Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
                          Lutto?
                          Sincere condoglianze
                          Lusso, non lutto...
                          semel in anno licet insanire, cotidie melius

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