Il 24 giugno il calendario ha commemorato Giovanni Battista. La ricorrenza mi ha fatto pensare all’evangelista Marco e al suo racconto della decapitazione del battezzatore, detto il precursore di Gesù Cristo.
Dal Vangelo di Marco: “Il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: ‘Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi’. Altri invece dicevano: ‘È Elia’. Altri ancora dicevano: ‘È un profeta, come uno dei profeti’. Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: ‘Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!’.
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l'aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: ‘Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello’. Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell'esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: ‘Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò’. E le giurò più volte: ‘Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno’. Ella uscì e disse alla madre: ‘Che cosa devo chiedere?’. Quella rispose: ‘La testa di Giovanni il Battista’. E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: ‘Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista’. Il re diventò triste, ma per rispettare il giuramento fatto alla ragazza davanti ai commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro” (6, 14 – 29).
La scena della decapitazione fu dipinta da Caravaggio durante la sua permanenza a Malta.

Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, “Decollazione di San Giovanni Battista”, 1608, olio su tela di cm 361 x 520, Oratorio della concattedrale di San Giovanni Battista, La Valletta, Malta.
Nella tela la direzione del fascio di luce è la stessa di quella proveniente da una finestra dell’oratorio, collocata sulla sinistra, per cui la scena della decollazione sembra illuminata in modo naturale.
Ci sono il carceriere: dalla sua cinta pendono le chiavi delle celle, con la mano destra indica il bacile; il carnefice che sta per staccare la testa di Giovanni con un coltello, il mannarino, che sorregge nella mano destra dietro la schiena; una giovane che ha un bacile in cui mettere la testa del Battista; un’anziana donna con le mani sul volto per l'orrore; sulla destra la finestra con la grata, dietro di essa due carcerati assistono all’esecuzione; una corda fissata al soffitto e legata ad un anello sulla parete con la finestra fa intuire cos'era successo al santo prima di essere slegato ed ucciso.
Giovanni è disteso in terra con le mani legate dietro le spalle. Un drappo rosso copre la nudità nella zona del bacino; sotto il lenzuolo s’intravede la sua abituale veste di peli di cammello durante l’eremitaggio nel deserto. In terra, vicino la sua testa, c'è la spada con la quale inizialmente è stato colpito sul collo.
Diversamente dall’iconografia classica, con il battista ritratto già senza testa, qui l’artista lo ha raffigurato nel momento precedente. Dalla tela è possibile intuirne l’antefatto: Giovanni è stato arrestato, ma Erode, per timore delle reazioni della folla, non osa deciderne la fine, però per esaudire la giovane Salomé ordina la decapitazione del santo.
Con difficoltà si può notare la firma dell’autore: “f. MichelAng[e]lo”, vicina al rivolo di sangue che esce dalla gola del battezzatore.
Dal Vangelo di Marco: “Il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: ‘Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi’. Altri invece dicevano: ‘È Elia’. Altri ancora dicevano: ‘È un profeta, come uno dei profeti’. Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: ‘Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!’.
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l'aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: ‘Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello’. Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell'ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell'esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: ‘Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò’. E le giurò più volte: ‘Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno’. Ella uscì e disse alla madre: ‘Che cosa devo chiedere?’. Quella rispose: ‘La testa di Giovanni il Battista’. E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: ‘Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista’. Il re diventò triste, ma per rispettare il giuramento fatto alla ragazza davanti ai commensali non volle opporle un rifiuto. E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro” (6, 14 – 29).
La scena della decapitazione fu dipinta da Caravaggio durante la sua permanenza a Malta.
Michelangelo Merisi, detto Caravaggio, “Decollazione di San Giovanni Battista”, 1608, olio su tela di cm 361 x 520, Oratorio della concattedrale di San Giovanni Battista, La Valletta, Malta.
Nella tela la direzione del fascio di luce è la stessa di quella proveniente da una finestra dell’oratorio, collocata sulla sinistra, per cui la scena della decollazione sembra illuminata in modo naturale.
Ci sono il carceriere: dalla sua cinta pendono le chiavi delle celle, con la mano destra indica il bacile; il carnefice che sta per staccare la testa di Giovanni con un coltello, il mannarino, che sorregge nella mano destra dietro la schiena; una giovane che ha un bacile in cui mettere la testa del Battista; un’anziana donna con le mani sul volto per l'orrore; sulla destra la finestra con la grata, dietro di essa due carcerati assistono all’esecuzione; una corda fissata al soffitto e legata ad un anello sulla parete con la finestra fa intuire cos'era successo al santo prima di essere slegato ed ucciso.
Giovanni è disteso in terra con le mani legate dietro le spalle. Un drappo rosso copre la nudità nella zona del bacino; sotto il lenzuolo s’intravede la sua abituale veste di peli di cammello durante l’eremitaggio nel deserto. In terra, vicino la sua testa, c'è la spada con la quale inizialmente è stato colpito sul collo.
Diversamente dall’iconografia classica, con il battista ritratto già senza testa, qui l’artista lo ha raffigurato nel momento precedente. Dalla tela è possibile intuirne l’antefatto: Giovanni è stato arrestato, ma Erode, per timore delle reazioni della folla, non osa deciderne la fine, però per esaudire la giovane Salomé ordina la decapitazione del santo.
Con difficoltà si può notare la firma dell’autore: “f. MichelAng[e]lo”, vicina al rivolo di sangue che esce dalla gola del battezzatore.

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