
Comincio il post con due strofe della nota poesia “Viandante”, scritta dallo spagnolo Antonio Machado (1875 – 1939). Questo poeta verseggia sul viandante che traccia il suo sentiero di vita un passo dopo l'altro.
[…]
Viandante, sono le tue orme
il sentiero e niente più;
viandante, non esiste il sentiero,
il sentiero si fa camminando.
Camminando si fa il sentiero
e girando indietro lo sguardo
si vede il sentiero che mai più
si tornerà a calpestare.
[…]
Il filosofo Umberto Galimberti nel suo libro titolato: “L’etica del viandante”, pubblicato lo scorso anno, argomenta sul percorso evolutivo dell’uomo dall’antichità alla contemporaneità riguardo la politica, l’etica, il rapporto con l’altro e con il pianeta Terra.
L’autore riflette sulla storia dell'Occidente, che ha radici nelle culture greca (periodo classico) e giudaico-cristiana: due sistemi culturali che hanno contribuito, sovrapponendosi o scontrandosi, a modellare il modo in cui oggi viviamo nel mondo.
Galimberti si domanda se lo Stato-nazione contemporaneo sia possibile senza l’iniziale teoria di Platone sullo “Stato ideale”, espressa in due suoi dialoghi: “La Repubblica” ” (testo in dieci libri, scritto nel 380 a. C. circa) e le “Leggi” (opera rimasta incompiuta): in quest’ultimo dialogo Platone amplia la sua prospettiva dalla città-Stato all’ordine divino presente nel cosmo, e dice che è importante evitare i conflitti tra le classi sociali; a tal fine hanno un ruolo fondamentale le leggi in uno Stato.
Ma giungiamo nel nostro tempo.
Oggi viviamo nell’epoca della tecnica, e questa non tende a uno scopo, non apre scenari di salvezza dell’anima, non svela la “verità”, ma tende al risultato, perciò l’unica etica possibile, scrive Galimberti, è quella del viandante, caratterizzata dal nomadismo. Egli non ha una meta ma anarchica erranza, percorre il mondo senza possederlo, sa che la vita appartiene alla natura, ha coscienza del proprio transito temporaneo sulla terra e si apre a uno scenario diversificato, rinuncia al desiderio di trovare un significato all’esistenza e all’universo, sostituisce all’etica antropocentrica quella del viandante, con la quale non l’uomo, ma la vita della Terra diventa la misura ultima di tutte le cose. Rifiuta il nostro modello di civiltà, perché la sua diffusione in tutto il pianeta equivale alla fine della biosfera.