Il "vizio" di scrivere

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  • doxa
    Opinionista
    • 30/04/19
    • 2659

    #1

    Il "vizio" di scrivere

    Perché scrivo ? Cosa significa scrivere ? La smania e la disperazione davanti al foglio bianco e alla tastiera del computer. Pensare l’adatta parola, la frase, il paragrafo.

    Scrivere è un’esperienza imprevedibile, anche per chi ne è artefice. Tende a comportarsi come un re indiscusso nel suo piccolo dominio fatto di lettere, spazi e segni d’interpunzione.

    “Se solo fossi uno scrittore capace di scrivere, non sempre e soltanto di riscrivere!”, lamentava lo scrittore e attore statunitense Truman Capote all’amico Donald Windham nel 1959.

    Truman Capote, pseudonimo di Truman Streckfus Persons (1924 – 1984) nella prefazione del suo libro titolato “Musica per camaleonti” (1980) scrisse: “Poi un giorno mi misi a scrivere, ignorando di essermi legato per la vita a un nobile ma spietato padrone. Quando Dio ti concede un dono, ti consegna anche una frusta; e questa frusta è predisposta unicamente per l’autoflagellazione”.

    Uno scrittore contrae debiti di gratitudine verso autori che lo hanno preceduto. Legge i libri degli altri come se fossero congegni ad orologeria da smontare, indugiando su artifici, soluzioni, idee, tecniche per costruire personaggi, ambienti, vicende. Si affida all'esperienza di alcuni grandi scrittori del passato, immaginando per ciascuno di essi una motivazione preliminare all'atto di scrivere.

    Sono necessarie la costanza, la disciplina, l’abilità nel non perdere il ritmo, la sapienza nel trasformare l’impellente necessità di scrivere in qualcosa in bilico tra vizio e tortura, dice Alessandro Piperno nel suo libro titolato: “Ogni maledetta mattina. Cinque lezioni sul vizio di scrivere” (edit. Mondadori). Insieme al suo precedente libro “Il manifesto del libero lettore” (edit. Da Mondadori) l’autore compone un ideale dittico.

    Piperno, competente narratore, conduce all’esplorazione irriverente dell'atto di scrivere, offre la sua riflessione sull’arte di scrivere. Dice che scrivere dischiude “orizzonti infiniti”, permette di “allestire omerici campi di battaglia o spedizioni galatiche (…), creare dal nulla personaggi affascinanti o malvagi (…), riavvolgere il nastro della storia umana e (…) stravolgerla”.

    In “Ogni maledetta mattina …” Alessandro Piperno s'interroga sul significato del proprio mestiere, su quella specie di richiamo al tavolo da lavoro, non meno potente del richiamo della foresta, che costringe chi scrive a passare ore chino su una tastiera nel tentativo di elaborare il testo.

    Scrivere non è un dovere, deve essere una necessità.
  • conogelato
    Candle in the wind

    • 17/07/06
    • 66039

    #2
    Scrivere è comunicare (ed evita il pericolo di essere logorroici)
    amate i vostri nemici

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    • doxa
      Opinionista
      • 30/04/19
      • 2659

      #3
      Uno scrittore può avere la stessa capricciosità degli dei.

      A volte le divinità non parlano, sussurrano, oppure alludono, spiegano, sviano, non amano la linearità. Si compiacciono di lasciare segni che solo chi è disposto a perdersi può interpretare.

      Uno scrittore fa lo stesso. Non procede in linea retta: finge di deviare, di smarrirsi, di inseguire un dettaglio inutile, un piccolo tradimento delle aspettative del lettore, invece sta tracciando un percorso che solo alla fine si rivelerà necessario.

      Antonio Castronuovo nel suo libro titolato: “Dizionario del grafomane” (edit. Sellerio) dice che i grafomani sono tanti, troppi, e racconta le manie scrittorie di vari autori.

      Per esempio la scrittrice britannica Agatha Christie scrisse 70 romanzi, 150 racconti e 15 adattamenti teatrali.

      George Simenon circa 220 romanzi (compresi i Maigret), un’autobiografia in più tomi, altri 300 pubblicati con pseudonimi.

      Di questi e altri autori ci informa l'autore del "dizionario", che arriva dopo il successo del “Dizionario del bibliomane”. Nei due libri egli affronta temi con cognizione di causa, essendo lui, per sua stessa ammissione, non solo bibliofilo ma anche grafomane.

      Il “Dizionario del grafomane” è organizzato in “voci” con titoli divertenti. Ci sono anche brevi riflessioni, come queste: “Essere scrittori non costa nulla, non implica un difficile apprendistato o eccessiva fatica. Gratuita e agevole è la grafomania.

      Un tema ricorrente nel dizionario è la questione del perché si scrive: per piacevole passatempo, per entusiasmo estetico ?

      Esiste un antidoto alla grafomania ? Si, non scrivere !

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      • dark lady
        la viaggiatrice
        • 09/03/05
        • 70493

        #4
        Scrivere è una forma d'espressione potentissima.
        E sì, è davvero un vizio. Qualcosa di cui, se te ne fai travolgere, poi non riesci più a fare a meno.
        “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

        Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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        • follemente
          Opinionista

          • 22/12/09
          • 11727

          #5
          Scrivere può essere pericoloso, come dimostra l'alto tasso dei suicidi tra poeti e scrittori.
          Io so che non mi fa bene e che sarebbe preferibile che facessi una camminata, ma non so farne a meno, è più forte di me, sembra quasi una dipendenza.

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          • restodelcarlino
            giullare

            • 13/05/19
            • 12617

            #6
            Originariamente Scritto da follemente Visualizza Messaggio
            l'alto tasso dei suicidi tra poeti e scrittori.
            malauguratamente, non si suicidano quelli/e giusti/e

            ...vassapé...

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            • follemente
              Opinionista

              • 22/12/09
              • 11727

              #7
              Originariamente Scritto da restodelcarlino Visualizza Messaggio
              malauguratamente, non si suicidano quelli/e giusti/e

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