La frase “In vino veritas” (= nel vino la verità) non è di origine latina ma greca. Viene attribuita al poeta arcaico Alceo di Mitilene (VII – VI sec. a. C.), ma da fonti lontane secoli da Alceo, per esempio da Ateneo di Naucrati, scrittore greco nato in Egitto, vissuto nel II sec. d. C.. Questo scrisse un dialogo titolato “Deipnosophistae” (= I dotti a banchetto).
Durante la “conviviale” numerosi sapienti greci, fra i quali Ateneo, discutono vari argomenti, come la filosofia, il diritto, la letteratura, le scienze, la danza, l’amore, la gastronomia. Quest’ultimo tema favorì l’attestazione ad Alceo del detto “In vino veritas”.
Anche lo storico Erodoto di Alicarnasso (antica città Stato greca, facente parte dell’attuale Turchia), vissuto dal 484 a. C. al 425 a. C., testimonia l’effetto del vino. Scrisse, scherzando, che i Persiani deliberavano due volte l’anno: una da sobri e una da ubriachi, per verificare la verità delle decisioni.
Comunque, l'opinione che il vino liberi la parola e faccia dire la verità è attestata nell’antica cultura greca.
Il noto scrittore e politico Plinio il Vecchio nella “Naturalis Historia” allude al legame tra il vino e la verità: “veritas iam attributa vino est” = Nel vino la verità.
Nel XIX secolo il filosofo e teologo danese Søren Kierkegaard (1813 – 1855), considerato uno dei padri dell’esistenzialismo, nel suo saggio del 1845 titolato: “Stadi sul cammino della vita”, distingue lo stadio estetico, lo stadio etico e lo stadio religioso. Il testo è una parodia del “Simposio” di Platone: cinque dandy di Copenaghen organizzano un banchetto gastronomico che simboleggia la festa dei sensi e della conversazione. I partecipanti devono tenere un discorso sull’amore dopo aver bevuto il vino.
Sugli effetti del vino si sofferma anche Giacomo Leopardi. In una lettera inviata al padre da Bologna il 20 febbraio 1826 elogia i vini ottenuti dalle uve coltivate nella fattoria di famiglia, ancor oggi prodotti a “San Leopardo”, confrontandoli con i “vini fatturati e pessimi” distribuiti a Bologna.
Il vino come leggero nepente per sopportare ogni sofferenza è nella conclusione del “Dialogo di Torquato Tasso e del suo Genio familiare”, scritto da Leopardi. In questo testo moraleggiante il "recanatese" esplora i temi dell'infelicità e della nostalgia, riflette sulla vita del predetto poeta rinascimentale.
segue




Comment