La Prima Guerra Mondiale segnò un punto di svolta nel modo in cui dovevano essere combattute le battaglie; il progresso della tecnologie costrinse molti generali a rivedere le loro tattiche. Alcuni corpi dell'esercito caddero in disgrazia e altri acquistarono una grande importanza. La comparsa dell'aviazione e dei mezzi corazzati diede un nuovo volto all'arte della guerra.
L'aviazione, in particolar modo, ebbe il suo ufficiale battesimo di fuoco anche se c'erano gia state le prove generali con la guerra italo-turca. Nei primi anni del secolo l'aereo aveva fatto la sua comparsa nei cieli, erano gia sorte le prime competizioni, ma ancora nessuno aveva pensato ad un uso bellico di questo mezzo.
Gli scontri aerei divennero sempre più frequenti e cominciarono a distinguersi i piloti migliori che presto entrarono nell'immaginario collettivo come degli eroi o, addirittura, come delle divinità.
Da questi scontri emersero piloti che presto entrarono nella leggenda e nella storia dell'aviazione militare.
Il più grande di questi fu certamente il Barone Rosso, le aspirazioni di Manfred von Richthofen erano quelle di poter prendere parte attiva nel conflitto e non di dover compiere lavoretti di poco conto nelle retrovie, in attesa di una vera azione bellica che forse non sarebbe arrivata mai.
Fece allora richiesta di essere traferito in un'altra arma e così, nel Maggio del 1915, venne mandato all'aviazione militare tedesca con compiti di ricognizione.
Iniziò subito l'addestramento e dopo poche ore di volo venne subito mandato al fronte orientale dove ebbe le sue prime esperienze di volo come osservatore
Spedito sul fronte orientale per disturbare il contrattacco russo, venne notato dallo stesso Boelcke che, intuendo le sue capacità, lo volle nel suo squadrone, lo Jasta 2 ("Jagdstaffel").
In Francia, nel Settembre del 1916, vinse il suo primo duello aereo; fu la sua prima vittima ufficiale anche se aveva già abbattuto alcuni aerei che però non gli vennero riconosciuti in quanto caduti dietro le linee alleate.
In Ottobre dello stesso anno Boelcke morì in un incidente aereo e per Manfred e per tutto l'esercito tedesco fu un duro colpo. Per von Richthofen, in particolare, Boelcke non era solo un maestro, un mito, ma anche un grande amico, quasi un fratello.
Ma, nonostante questa tragedia, le vittorie si susseguirono senza interrompersi e cominciò a raccogliere medaglie; dopo la sedicesima vittoria ottenne l'Orden Pour Le Mèrite, la più alta onorificenza.
In Novembre dello stesso anno, a bordo di un Albatros, ottenne un prestigioso successo, abbattendo l'asso inglese il Maggiore Lanoe Hawker.
La sua fama cominciava a spaventare gli alleati e ad oscurare quella di Boelcke; dopo solo 18 aerei abbattuti era già il più grande pilota tedesco e uno dei miti della storia mondiale dell'aviazione.
Manfred von Richthofen, come tutti i piloti, era molto superstizioso; dopo il primo abbattimento chiese ad un amico di costruirgli una coppa in argento con incisa la data dell'abbattimento: una coppa per ogni vittoria, e questa tradizione continuò fino alla sua sessantesima vittoria, ma poi per le restrizioni economiche imposte alla Germania vi dovette rinunciare.
Prima di ogni volo aveva l'abitudine di ricevere un bacio da una persona amata e presto questa usanza venne ripresa da altri piloti.
Divenne presto anche istruttore e a tutti predicò gli insegnamenti ricevuti dal suo maestro Boelcke e cioè affrontare i duelli con grande tranquillità e sangue freddo, cercando di sfruttare al massimo l'effetto sorpresa.
Conscio della sua fama e del fatto che il suo nome e la sua presenza cominciavano a spaventare il nemico, decise di dipingere il suo aereo di rosso, che era anche il colore del suo primo squadrone di cavalleria.
Divenne quindi il Barone Rosso.
All'inizio del 1917 venne promosso capitano e gli fu affidato il comando del Jasta 11,come aereo gli venne assegnato un Fokker, un triplano, uno dei migliori veivoli dell'aviazione tedesca che montava un sistema di sincronizzazione che permetteva di sparare senza timore che le pallottole distruggessero le pale dell'elica (a quei tempi la mitragliatrice era posta sulla fusoliera davanti al pilota).
A Marzo venne abbattuto per la prima, ma non subì danni fisici e poté ritornare subito in azione.
All'inizio di Aprile era arrivato alla trentaduesima vittoria, cifra di tutto rispetto se si pensa che già con una decina di vittorie si diventava un eroe.
Quel mese, Aprile 1917, il Jasta 11 scatenò l'inferno sui cieli d'Europa. Gli alleati ricorderanno quel mese come l'"Aprile di sangue" in cui il Barone Rosso vinse 21 scontri e l'aviazione alleata tocco il suo punto più basso di rendimento durante la guerra.
La sua leggenda e notorietà raggiunsero picchi elevatissimi, anche a seguito della pubblicazione di una sua autobiografia che, come era prevedibile, ebbe grande successo. Gli alleati arrivarono addirittura a costituire squadroni di aerei con lo scopo principale di abbattere il Barone Rosso.
In Maggio lasciò temporaneamente il comando al fratello, anche lui validissimo pilota, per andare a Berlino dove fu ricevuto dai più alti gradi dell'esercito e dallo stesso Imperatore Guglielmo II.
Poco dopo la licenza gli venne affidato il comando del JG1 (Jagdgeschwader) composto da 4 Jasta (4, 6, 10, e 11). Vi facevano parte tutti i piloti più abili dell'esercito tedesco ed era una formazione indipendente dal resto dell'esercito, nel senso che si spostava in completa autonomia per andare dove gli eventi richiedevano la sua presenza.
Lo JG1 era conosciuto come il "Circo Volante" poiché tutti i piloti, per imitare il loro comandante, presero l'abitudine di colorare i loro aerei ed inoltre, per la grande abilità dei piloti che ne facevano parte, gli scontri erano dei veri e propri spettacoli.
Nel Luglio del 1917, per Richthofen, cominciarono i primi guai; in uno scontro ricevette una pallottola in testa che, anche se non lo uccise, gli procurò numerosi fastidi come: frequenti mal di testa, sbalzi di umore, nausee.
Neanche questa ferita riuscì a fermare la sua furia, ma a questo punto anche il comando tedesco cominciò a preoccuparsi della sua incolumità; la sua morte sarebbe stato un colpo tremendo per il morale dell'esercito.
Gli chiesero di ritirarsi, ma ottennero dal Barone Rosso solo una promessa di limitare i voli.
Ma agli inizi del 1918 la situazione nei cieli mutò; entrarono in scena nuovi aerei alleati, gli Spad e i Camel, che erano tecnologicamente superiori agli aerei tedeschi e, anche dal punto di vista numerico, i velivoli alleati presero il sopravvento.
Nell'Aprile del 1918 si scontrò con il Sopwith Camel del tenente australiano Wilfrid May a cui, all'improvviso, venne in aiuto il capitano canadese Arthur Brown. L'aereo del Barone Rosso venne colpito e precipitò tra le linee, in territorio francese, controllate dall'esercito australiano. Il velivolo non sembrava avesse riportato danni gravi, ma il corpo di Richthofen era riverso senza vita nell'abitacolo.
Non si saprà mai chi fu il vero responsabile della morte del Barone Rosso ma di chiaro c'è solo la fine di una leggenda che riusci a vincere 80 duelli aerei.
L'aviazione, in particolar modo, ebbe il suo ufficiale battesimo di fuoco anche se c'erano gia state le prove generali con la guerra italo-turca. Nei primi anni del secolo l'aereo aveva fatto la sua comparsa nei cieli, erano gia sorte le prime competizioni, ma ancora nessuno aveva pensato ad un uso bellico di questo mezzo.
Gli scontri aerei divennero sempre più frequenti e cominciarono a distinguersi i piloti migliori che presto entrarono nell'immaginario collettivo come degli eroi o, addirittura, come delle divinità.
Da questi scontri emersero piloti che presto entrarono nella leggenda e nella storia dell'aviazione militare.
Il più grande di questi fu certamente il Barone Rosso, le aspirazioni di Manfred von Richthofen erano quelle di poter prendere parte attiva nel conflitto e non di dover compiere lavoretti di poco conto nelle retrovie, in attesa di una vera azione bellica che forse non sarebbe arrivata mai.
Fece allora richiesta di essere traferito in un'altra arma e così, nel Maggio del 1915, venne mandato all'aviazione militare tedesca con compiti di ricognizione.
Iniziò subito l'addestramento e dopo poche ore di volo venne subito mandato al fronte orientale dove ebbe le sue prime esperienze di volo come osservatore
Spedito sul fronte orientale per disturbare il contrattacco russo, venne notato dallo stesso Boelcke che, intuendo le sue capacità, lo volle nel suo squadrone, lo Jasta 2 ("Jagdstaffel").
In Francia, nel Settembre del 1916, vinse il suo primo duello aereo; fu la sua prima vittima ufficiale anche se aveva già abbattuto alcuni aerei che però non gli vennero riconosciuti in quanto caduti dietro le linee alleate.
In Ottobre dello stesso anno Boelcke morì in un incidente aereo e per Manfred e per tutto l'esercito tedesco fu un duro colpo. Per von Richthofen, in particolare, Boelcke non era solo un maestro, un mito, ma anche un grande amico, quasi un fratello.
Ma, nonostante questa tragedia, le vittorie si susseguirono senza interrompersi e cominciò a raccogliere medaglie; dopo la sedicesima vittoria ottenne l'Orden Pour Le Mèrite, la più alta onorificenza.
In Novembre dello stesso anno, a bordo di un Albatros, ottenne un prestigioso successo, abbattendo l'asso inglese il Maggiore Lanoe Hawker.
La sua fama cominciava a spaventare gli alleati e ad oscurare quella di Boelcke; dopo solo 18 aerei abbattuti era già il più grande pilota tedesco e uno dei miti della storia mondiale dell'aviazione.
Manfred von Richthofen, come tutti i piloti, era molto superstizioso; dopo il primo abbattimento chiese ad un amico di costruirgli una coppa in argento con incisa la data dell'abbattimento: una coppa per ogni vittoria, e questa tradizione continuò fino alla sua sessantesima vittoria, ma poi per le restrizioni economiche imposte alla Germania vi dovette rinunciare.
Prima di ogni volo aveva l'abitudine di ricevere un bacio da una persona amata e presto questa usanza venne ripresa da altri piloti.
Divenne presto anche istruttore e a tutti predicò gli insegnamenti ricevuti dal suo maestro Boelcke e cioè affrontare i duelli con grande tranquillità e sangue freddo, cercando di sfruttare al massimo l'effetto sorpresa.
Conscio della sua fama e del fatto che il suo nome e la sua presenza cominciavano a spaventare il nemico, decise di dipingere il suo aereo di rosso, che era anche il colore del suo primo squadrone di cavalleria.
Divenne quindi il Barone Rosso.
All'inizio del 1917 venne promosso capitano e gli fu affidato il comando del Jasta 11,come aereo gli venne assegnato un Fokker, un triplano, uno dei migliori veivoli dell'aviazione tedesca che montava un sistema di sincronizzazione che permetteva di sparare senza timore che le pallottole distruggessero le pale dell'elica (a quei tempi la mitragliatrice era posta sulla fusoliera davanti al pilota).
A Marzo venne abbattuto per la prima, ma non subì danni fisici e poté ritornare subito in azione.
All'inizio di Aprile era arrivato alla trentaduesima vittoria, cifra di tutto rispetto se si pensa che già con una decina di vittorie si diventava un eroe.
Quel mese, Aprile 1917, il Jasta 11 scatenò l'inferno sui cieli d'Europa. Gli alleati ricorderanno quel mese come l'"Aprile di sangue" in cui il Barone Rosso vinse 21 scontri e l'aviazione alleata tocco il suo punto più basso di rendimento durante la guerra.
La sua leggenda e notorietà raggiunsero picchi elevatissimi, anche a seguito della pubblicazione di una sua autobiografia che, come era prevedibile, ebbe grande successo. Gli alleati arrivarono addirittura a costituire squadroni di aerei con lo scopo principale di abbattere il Barone Rosso.
In Maggio lasciò temporaneamente il comando al fratello, anche lui validissimo pilota, per andare a Berlino dove fu ricevuto dai più alti gradi dell'esercito e dallo stesso Imperatore Guglielmo II.
Poco dopo la licenza gli venne affidato il comando del JG1 (Jagdgeschwader) composto da 4 Jasta (4, 6, 10, e 11). Vi facevano parte tutti i piloti più abili dell'esercito tedesco ed era una formazione indipendente dal resto dell'esercito, nel senso che si spostava in completa autonomia per andare dove gli eventi richiedevano la sua presenza.
Lo JG1 era conosciuto come il "Circo Volante" poiché tutti i piloti, per imitare il loro comandante, presero l'abitudine di colorare i loro aerei ed inoltre, per la grande abilità dei piloti che ne facevano parte, gli scontri erano dei veri e propri spettacoli.
Nel Luglio del 1917, per Richthofen, cominciarono i primi guai; in uno scontro ricevette una pallottola in testa che, anche se non lo uccise, gli procurò numerosi fastidi come: frequenti mal di testa, sbalzi di umore, nausee.
Neanche questa ferita riuscì a fermare la sua furia, ma a questo punto anche il comando tedesco cominciò a preoccuparsi della sua incolumità; la sua morte sarebbe stato un colpo tremendo per il morale dell'esercito.
Gli chiesero di ritirarsi, ma ottennero dal Barone Rosso solo una promessa di limitare i voli.
Ma agli inizi del 1918 la situazione nei cieli mutò; entrarono in scena nuovi aerei alleati, gli Spad e i Camel, che erano tecnologicamente superiori agli aerei tedeschi e, anche dal punto di vista numerico, i velivoli alleati presero il sopravvento.
Nell'Aprile del 1918 si scontrò con il Sopwith Camel del tenente australiano Wilfrid May a cui, all'improvviso, venne in aiuto il capitano canadese Arthur Brown. L'aereo del Barone Rosso venne colpito e precipitò tra le linee, in territorio francese, controllate dall'esercito australiano. Il velivolo non sembrava avesse riportato danni gravi, ma il corpo di Richthofen era riverso senza vita nell'abitacolo.
Non si saprà mai chi fu il vero responsabile della morte del Barone Rosso ma di chiaro c'è solo la fine di una leggenda che riusci a vincere 80 duelli aerei.


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