Leggende

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  • Solaika
    Opinionista
    • 25/01/06
    • 2011

    #1

    Leggende

    La parola storia è da sempre affiancata, in bene o in male, dalla parola "Leggenda".
    Quali sono le leggende, quell'antiche tradizioni, storie che si tramandano che sapete, che ricordate? Anche curiosità...
    Molte leggende, che prendono spunto da avvenimenti del tempo o da fatti accaduti in epoche più remote, vengono distorte o esagerate, dal lunghissimo passaparola che c'è da padre in figlio fino ad arrivare a noi.
    Le leggende della vostra città, paese, che accompagnano da sempre la storia di essa.


    La mia città ad esempio nasce da una leggenda, quella di Romolo e Remo.
    Last edited by Solaika; 19-04-2006, 08:40.
    ...E' che mi disegnano così...
  • CignoNero
    Banned
    • 26/10/05
    • 5131

    #2
    Mi hai anticipata, volevo aprirlo anch'io questo 3d! Grande Solaika!

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    • Fragolino83
      In love!
      • 02/06/05
      • 1818

      #3
      Beh essendo di Verona, Leggenda vuole che sia la citt
      Socio Milan Club Discutere.it

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      • Inga
        Motociccetta
        • 14/03/06
        • 6984

        #4
        mmm... che leggende ci sono su Venezia?
        Chiedo all'esperto e poi posto!!!
        Originariamente Scritto da LaZia
        sei secciona,tettona e te la meni un fottio.

        Post troppo lunghi da leggere?
        Chiama BignamInga!

        AutolavaggInga
        In arrivo

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        • Matthias

          #5
          Brave ragazze...brave!

          Ne riporto una io: durante l'alto medioevo, la zona tra Lodi e San Colombano era occupata da una vasta palude formata dalle acque dei fiume Adda e Lambro, chiamata comunemente Lago Gerondo.Emergevano da questo "lago" poche colline, formate dai detriti morenici dell'ultima glaciazione, la collina su cui si situa tuttora Lodi e la collina di San Colombano.
          Si narra che quella collina disabitata fosse la sede di un drago, il cui alito pestilenziale avvelenava l'aira nei dintorni dell'altura e che uccideva uomini e bestiame.
          Finalmente, nel 632, gli uomini di Lodi vennero soccorsi da un grande Santo irlandese: Colombano, appunto, o Colman, che giunto in Italia dalla Francia si accingeva a fondare il famoso monastero di Bobbio.
          Colman aveva una certa esperienza in fatto di msotri (si diceva che durante un suo viaggio di predicazione presso gli Scoti, mentre navigava su una barca a remi sul Loch Ness avesse incontrato il famoso Nessie e l'avesse beneddetto ingiungendogli di non far del male a nessuno) e i lodigiani gli chiesero di dar loro una mano col drago locale.
          Colman accettò, andò in missione e da quel giorno il drago, messo in fuga, non appestò più la zona tanto che i lodigioni fondarono una colonia sulla collina che chiamarono col nome del Santo Colman, San Colombano appunto.

          Negli anni cinquanta si è scoperto che nella bassa lodigiana esistono giacimenti abbastanza vasti di metano.Forse la leggenda non è poi tanto tale...
          Last edited by Ospite; 18-04-2006, 12:01.

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          • Fragolino83
            In love!
            • 02/06/05
            • 1818

            #6
            LA COSTOLA MISTERIOSA

            Sul lato nord-est della famosa Piazza delle Erbe, si trova un arco sotto cui, per tradizione, da molti anni,
            Socio Milan Club Discutere.it

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            • fitz roy
              Opinionista
              • 06/04/06
              • 46

              #7
              Sebbene non si abbiano notizie di apparizioni, questo luogo é da diversi anni al centro di alcune strane coincidenze sottolineate dalla vox populi.
              Cà Dario è un magnifico palazzo ubicato sul Canal Grande a Venezia.
              La sua peculiarità è quella di essere sbilenca e le sue mura sono ornate da marmi policromi.
              Essa fu costruita da Giovanni Dario, un borghese della Dalmazia, su disegno di Pietro Lombardo.
              Sembra che esso sia "maledetto" poiché tutti i proprietari sono morti di morte violenta.
              Il primo proprietario e costruttore il succitato Giovanni Dario, condivise la casa con la figlia Marietta, la quale sposò un nobile veneziano. Nel giro di pochi anni l’uomo perse tutte le sue fortune insieme alla amata moglie che, in seguito al tracollo finanziario,
              morì di infarto.
              Passarono alcuni anni o forse secoli e questa dimora “dannata” passò nelle mani di un gioielliere armeno che, nel giro di pochi anni perdette tutti i suoi averi, morendo nelle indigenza più nera.
              La storia si ripeté alla metà dell’ottocento quando un inglese acquistò la casa per viverci
              con il suo amante. Passarono alcuni anni e la casa colpì di nuovo: l’uomo, in seguito al fallimento, si suicidò e la sua stessa sorte fu condivisa dal suo amante.
              La "maledizione" sembrava non cessare e così dopo vari anni la casa fu acquistata da un ricco americano, che coinvolto in storie poco chiare riparò in Messico dove il suo amante morì suicida.
              La strana catena di morti violente continua nel 1970 quando un conte, nuovo proprietario della dimora, viene ucciso dalla sua amante che riparò a Londra, ove trovò la morte per mano di un assassino.
              Quando il manager del famoso complesso rock “the Who” acquistò la palazzina la
              sua vita cambiò radicalmente e in breve tempo anche egli morì suicida.
              Dopo il manager fu la volta di un industriale veneziano che, attirato dalla bellezza della
              Cà Dario la acquistò, passarono pochi anni e l’uomo fallì, inoltre la sorella dell’uomo fu trovata morta in circostanze misteriose.
              Uno degli ultimi proprietari fu il famoso e compianto Raul Gardini, che all’apice della sua carriera manageriale, acquistò il celebre palazzo; purtroppo la fortuna non gli arrise
              e così dopo essere andato in rovina anche egli morì suicida.

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              • fitz roy
                Opinionista
                • 06/04/06
                • 46

                #8
                Secondo una leggenda, chi si affaccia sul Canal Grande dal Campiello del Remer, vicino a Rialto, potrebbe essere in grado di intravedere il corpo di Fosco Loredan che affiora tenendo in mano la testa della moglie.

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                • fitz roy
                  Opinionista
                  • 06/04/06
                  • 46

                  #9
                  Casino degli Spiriti

                  A lato delle Fondamente Nove, nella zona vicino alla Madonna dell’Orto, si trova Palazzo Contarini dal Zaffo; del complesso fa parte il Casino degli spiriti, chiamato così perché da secoli ritenuto un luogo di ritrovo di spiriti irrequieti.

                  Sembra che di notte si vedano luci ondeggianti di candele, e si sentano suoni che si spandono nella laguna con un forte eco.
                  L’edificio fu costruito nel Cinquecento da una nobile famiglia che ospitava convegni ed incontri letterari.
                  Sono diverse le storie che spiegherebbero questa sinistra nomea.

                  Secondo alcuni si ritiene che nei saloni del palazzo si tenessero delle cerimonie magiche, e che gli adepti di qualche setta facessero sedute spiritiche ed invocassero demoni.

                  Un’altra versione racconta che l’edificio era abitato da uno strano personaggio che vedeva i fantasmi.

                  Ma lo spirito più famoso è quello di Luzzo pittore del “500, che in quelle stanza si incontrava con Giorgione, Tiziano, Sansovino. Luzzo è morto suicida per un amore non corrisposto da una delle amanti del Giorgione, Cecilia.


                  Gli ultimi proprietari abbandonarono la casa perché disturbati dagli spettri, attualmente il palazzo è adibito a casa di riposo

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                  • fitz roy
                    Opinionista
                    • 06/04/06
                    • 46

                    #10
                    La villa sorge sulle rive del fiume Brenta in un paese della provincia di Venezia di nome Malcontenta. È stata progettata dal Palladio e realizzata nel 1560 per Niccolò e Luigi Foscari. In questa villa, che è stata restaurata nel 1926, ha vissuto una nobile donna veneziana di nome Elisabetta, che nella Venezia settecentesca visse una vita piuttosto licenziosa e che la famiglia, per questi motivi, segregò nella villa, dove lei, sola e scontenta (da qui il nome Malcontenta), finì i suoi giorni.

                    Ancora oggi è possibile vedere il suo fantasma aggirarsi per le sale della villa; è un fantasma molto particolare poiché spesso accade che assuma un aspetto talmente definito e chiaro (derivato dal suo grande attaccamento alla vita terrena) da sembrare una persona vivente, ma non le si vedono mai i piedi sporgere dal suo lungo vestito nero e sembra quindi fluttuare nell'aria.


                    La villa è tutt'ora abitata ed è visitabile dai turisti in cerca di emozioni, anche se, come sembra giusto, la dama non si è ancora mai mostrata ai turisti curiosi, ma solo ai proprietari

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                    • Solaika
                      Opinionista
                      • 25/01/06
                      • 2011

                      #11
                      Grazie Cigno!

                      Ci sono moltissime storie vere su Roma che narrano cose realmente accadute ma che poi hanno assunto una connotazione leggendaria nel racconto tramandato oralmente che, di padre in figlio, si è ingigantito ed arricchito di particolari .
                      In quanto a storie di spettri e leggende, la capitale ne può contare numerosissime.
                      Il Colosseo, ad esempio, era ritenuto, nel Medioevo, una porta per gli inferi dove gli spiriti degli schiavi e dei gladiatori morti sacrificati per il piacere degli imperatori del passato vagavano (e tuttora vagherebbero) al giungere della notte incapaci di trovare il riposo eterno. Si dice anche che quando crollerà il Colosseo crollerà il mondo, perchè quando i barbari presero Roma misero in ogni porta della polvere per farlo saltare in aria. Ma il Colosseo non si mosse neanche di un centimetro. "Fino ch'er Culiseo durerà Puro Roma su starà ; Quanno er Culiseo cascherà tutt'er monno ha da cascà".
                      A Santa Sabina, (a Fontana di Trevi) potete addirittura vedere le mani del diavolo! Si narra che il diavolo tentò più volte San Domenico che, in estasi, pregava all'ingresso della chiesa ma, incapace di indurlo al peccato, seccato, gli scagliò contro un pesante blocco di basalto nero senza, peraltro, ferirlo.
                      Sulla pietra sono ancora visibili i segni delle dita incandescenti del demonio.
                      Alcune persone particolarmente sensibili riescono ancora a vedere Satana che, di tanto in tanto, torna a Santa Sabina, si ferma sulla porta e poi, sconsolato se ne va.
                      Il Colle Esquilino fu per anni scarsamente abitato fino a quando, nel Medioevo non fu bonificato. Prima era in gran parte occupato da cimiteri in cui venivano getteti i corpi di schiavi, criminali e saltimbanchi senza che fossero poi inumati.
                      E' per questo motivo che, già dall'antichità, maghi, negromanti e streghe lo frequentano nottetempo in cerca di polveri malefiche per i loro riti stregoneschi.
                      Se utilizzate spesso l'automobile per i vostri spostamenti state allora attenti quando passate sotto il Muro Torto (specialmente nella direzione piazzale Flaminio - Castro Pretorio) perchè ai piedi delle mura vi era un cimitero sconsacrato in cui venivano seppelliti ladri, vagabondi e donne di malaffare. I loro spiriti oggi vagano ancora alla ricerca di vendetta contro chi li condannò alla pena eterna per cui non ci si deve meravigliare che in quel tratto le automobili accusino, spesso, strani guasti o, inspiegabilmente, si ritrovino senza benzina. Inoltre alla sommità delle mura sono state poste delle reti per evitare gesti insani. Infatti un gran numero di aspiranti suicidi sceglievano proprio le mura che da Villa Borghese si affacciano sulla strada per porre fine alla loro esistenza. Anche ciò era (ed &#232dovuto al malefico influsso di quegli spiriti inquieti e diabolici!
                      Continuando il viaggio nella Roma dei misteri è consigliabile, per affrancare lo spirito dopo tanti spaventi, una pausa in via di Campo Marzio dove, a mezzanotte, si danno appuntamento tutti gli spiriti buoni.
                      Questo era per quanto riguarda spiriti e fantasmi vari.
                      Poi ci sono tante figure di personaggi romani che sono diventate leggende, una su tutte Il Marchese del Grillo, famoso per il film interpretato da Alberto Sordi. Era un gran signore tanto ricco che i soldi gli avevano dato alla testa.
                      E per ammazzare il tempo si divertiva come poteva facendo scherzi e dispetti a chiunque avesse sotto tiro.
                      Si racconta anche di un Papa donna, la leggenda vuole che Papa Giovanni VIII, successore di Leone IV, fosse in realtà una donna, studiosa, istruita che divenne prete poi cardinale e infine Papa. E che addirittura rimase incinta di un prete che la serviva e che partorì durante una processione. Dallo scandalo che ci fu, i cardinali da quel giorno si assicuravano se il papa nuovo fosse maschio o femmina. Si dice che fuori la basilica di San Giovanni c'è una sedia di marmo bucata dove il Papa si metteva seduto prima di essere incoronato senza portare pantaloni e mutande.
                      Last edited by Solaika; 18-04-2006, 13:36.
                      ...E' che mi disegnano così...

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                      • fitz roy
                        Opinionista
                        • 06/04/06
                        • 46

                        #12
                        Pochi sanno che Venezia, città d'amore e di magia, di divertimento sfrenato e di intimo raccoglimento, è anche un luogo popolato di spiriti. Eppure sono moltissime, le storie di fantasmi che si snodano lungo le calli venezia-ne, rimanendo fedeli alla tradizione che vuole lo spirito di un defunto legato per sempre a un luogo preciso. Così, in corte Bressana a San Giovanni e Paolo, ogni notte si può incontrare lo scheletro di uno degli ultimi campanari di San Marco. Vendute le sue ossa per avidità a uno scienziato, l'uomo è condannato a vagare, dopo mezzanotte, chiedendo l'elemosina ai passanti, per poter ricomprare se stesso. Altro scheletro a Cannaregio, in campo de l'Abazia. Lì il vecchio usuraio Bartolomio Zenni è condannato a trasformarsi in uno scheletro infuocato, a causa della sua avarizia.
                        Campo de l'Abazia, uno dei siti 'infestati' in cittàStessa sorte per lo spirito di una bambina, Giuseppina Gabriel Carmelo, morta annegata nel 1904 per lo scontro, nella nebbia, di un vaporetto con la gondola su cui viaggiava. Nelle acque antistanti San Michele in Isola, il cimitero di Venezia, ove avvenne l'incidente, nelle notti di nebbia si può intravvedere una piccola bara galleggiante con quattro ceri accesi sul coperchio. Uno scorcio di Campo San BarnabaÈ Giuseppina che si mostra, per evitare che i traghettatori abbiano a sbatterle ancora addosso. Luogo maledetto per eccellenza è invece Ca' Dario, elegante palazzetto sul Canal Grande. Tutti i veneziani sanno che i proprietari, se non muoiono di morte violenta, prima o poi finiscono in rovina; a dar forza alla diceria, una impressionante trafila di lutti e bancarotte dal Cinquecento ad oggi... Ma tornando agli spiriti, in campo de San Piero, a Castello, il fantasma della giovane Tosca si aggira vestito da sposa, e cerca il dito dell'anello che un giorno le fu tagliato. Solo così potrà celebrare il suo matrimonio. In campo San Barnaba, invece, è possibile addirittura imbattersi in una mummia: quella di un crociato francese, morto in maniera disonorevole in città prima dell'imbarco per la Terrasanta, e ancor oggi alla ricerca di un gesto nobile da compiere, unica maniera per riscattarsi. Lo spettro di Fosco Loredan affiora dalle acque del Canal Grande all'altezza di campiello del Remier, poco lontano dal ponte di Rialto, reggendo tra le mani la testa della moglie Elena, che lui stesso mozzò in un impeto di gelosia.
                        Altra donna con la testa tagliata è la piccola turca Selima, uccisa dal suo Osman, che compare (tutta intera, la gola recisa…) tra ponte e calle de le Turchette, luogo di Venezia dove storicamente si trovò a vivere, nel corso dell'incredibile lunga vicenda che è l'intera storia della Serenissima. Da ultimo il dolce fantasma della ragazza senza nome di Palazzo Grassi sussurra all'orecchio delle donne il loro nome di battesimo, e una volta salvò la vita a una persona. Più che uno spirito, direi un piccolo angelo calato tra li uomini.

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                        • Piotr Aleksejevic
                          Zar autocrate di tutte le Russie
                          • 24/11/05
                          • 7926

                          #13
                          San Miniato al Tedesco

                          La mia cittadina ha molte leggende ma, soprattutto, ha un ruolo storico
                          piuttosto importante.

                          Era un inespugnabile roccaforte ghibellina, sede del Vicario Imperiale
                          di Federico II di Svevia, alleata di Siena ( ghibellina ) ed acerrima
                          nemica della guelfa Firenze e Empoli.

                          Di certo c'
                          CONIGLIO MANNARO

                          "Ci sono amori che durano il tempo di uno sguardo e rivoluzioni che vivono lo spazio di un mattino, sono forse per questo meno importanti di certi compromessi scellerati che incatenano tutta una vita?"
                          Gianni-Emilio Simonetti

                          La calma

                          Comment

                          • Solaika
                            Opinionista
                            • 25/01/06
                            • 2011

                            #14
                            La bocca della verità:
                            È una grossa pietra circolare del diametro di m. 1,75, che rappresenta la testa di una fauno con la bocca atteggiata ad un grido.

                            Alcuni ritengono si tratti del chiusino di una cloaca, ma è più probabile che fungesse pozzo sacro del tempio di Mercurio nel Foro Boario, sul quale i commercianti giuravano sulla loro onestà nella compravendita.

                            A conferma di questa ipotesi è la leggenda che, sin dal medioevo, a chi fosse sospettato di menzogna venisse imposto di mettere la mano nella bocca aperta del fauno, che in caso di colpevolezza gliela troncava di netto serrando le mascelle. Si racconta anche che alcuni giudici convinti, a torto o a ragione, della colpevolezza del giudicando, facessero nascondere dietro al mascherone un carnefice armato di spada, che così provvedeva ad alimentare la leggenda.

                            La Bocca della Verità fu poi usata dai mariti che volevano scoprire un eventuale tradimento da parte delle proprie spose.

                            Questa usanza durò finché una giovane donna, che aveva effettivamente una relazione con un altro uomo nota al popolino, non trovò il modo di sbugiardare il mascherone. Sapendo che il marito l'avrebbe sottoposta alla prova della Bocca della Verità, si mise d'accordo con l'amante: il giorno dopo, questi si fece trovare lungo la strada del corteo di popolo che sempre seguiva questi avvenimenti e, fingendosi pazzo, si precipitò addosso alla giovane e l'abbracciò con impeto. Così lei poté giurare, mantenendo integra la mano, di non esser mai stata toccata da altro uomo che non fosse il proprio marito e quel povero matto di poco prima.

                            Da allora la Bocca della Verità perse ogni virtù magica.

                            Pasquino, la statua parlante
                            Il Bramante era stato incaricato di eseguire opere di rifacimento. Fu così che, durante i lavori interessanti le fondamenta, a piazza Navona, fu rinvenuto un torso di marmo di un'opera non ancora ben identificata, senza gambe né braccia, il viso privo di naso, le occhiaie vuote e spettrali.

                            Ma quella statua malconcia al cardinale che aveva dato questo incarico al Bramante apparve di eccellente fattura; la fece dunque porre su un piedistallo di travertino addossata al lato del palazzo che dava sulla piazzetta di Parione. Egli volle anche serbare la memoria di quel suo meritorio salvataggio, apponendo sul piedistallo lo stemma di famiglia e un'epigrafe: "Qui fui posto a cura di Oliviero Carafa nell'anno del Signore 1501".

                            Sull'identità della scultura si accesero subito le dispute dei vari studiosi che vi videro Ercole in lotta con i Centauri, Aiace con il cadavere di Achille, Alessandro Magno e infine, cosa più probabile, Menelao che solleva il morente Patroclo. Fu datata tra la fine del IV secolo a.C. e l'inizio del III. Oggi è stata riconosciuta come copia romana di un gruppo del II secolo a.C.

                            Sulla nascita del nome con il quale doveva passare alla storia vi sono varie ipotesi.

                            Ma nell'anno 1527 il terribile sacco di Roma operato dalle truppe di Carlo V segnerà la fine della festa del 25 aprile e quindi Pasquino diviene definitivamente e solamente il satirico e barbuto censore dei costumi e degli avvenimenti. I suoi sonetti (ora in dialetto, ora in latino maccheronico, ora in italiano), cominciarono a circolare per tutta Roma con il nome di "pasquinate", che le autorità e gli sbirri guardinghi non riuscirono mai a estirpare.

                            La sua diventa l'unica voce libera in un'epoca nella quale era impensabile poter esprimere in libertà le proprie idee.

                            Pasquino dà sfogo a tutte le insoddisfazioni del popolo, denuncia ingiustizie e prepotenze delle curie e delle famiglie patrizie, aggredisce il sistema nepotistico ed il malgoverno della Chiesa. Non vennero risparmiati i più grandi pontefici di quel secolo, da Alessandro VI Borgia (1492-1503) a Clemente VIII Aldobrandini.

                            La prima pasquinata datata risale al 13 agosto 1501 e, facendo ambiguo riferimento al toro che campeggiava sullo stemma papale, si rivolge ad Alessandro VI Borgia:

                            Preedixi tibi papa bos quod esses

                            che, giocando sulla virgola, si può tradurre in vari modi:

                            - Predissi che saresti stato un papa bue
                            - Predissi, o bue, che saresti stato papa
                            - Ti predissi, o papa, che saresti stato un bue.

                            Alla morte di Clemente VII de' Medici, morte che le voci popolari attribuivano all'imperizia del medico pontificio, sul piedistallo di Pasquino venne affisso il ritratto del presunto responsabile, con la scritta: Ecce qui tollit peccata mundi (Ecco colui che toglie i peccati del mondo).

                            Alla elezione di Paolo V Borghese la "statua parlante" così commentava:

                            "Dopo i Carafa, i Medici, i Farnese or si deve arricchir casa Borghese".

                            Il lungo pontificato di Urbano VIII Barberini è costellato di feroci epigrammi. Subito dopo il giubileo del 1625, per fronteggiare le ingenti spese di guerra, Papa Gabella, come fu soprannominato, fu costretto a imporre il primo dei numerosi balzelli. Sicché Pasquino commentò:

                            "Urbano VIII dalla barba bella dopo il giubileo impone la gabella".

                            Per finanziare i lavori alla fontana di Trevi, fu imposta una tassa sul vino, cosicché Pasquino disse:

                            "Urban poi che di tasse aggravò il vino ricrea coll'acqua il popol di Quirino".

                            Pasquino non risparmiò il pontefice nemmeno alla morte; sul tumulo provvisorio del papa morto, fu trovata una tavoletta con mezz'oncia di pane su cui era scritto: "Per grazia ricevuta" .

                            E un epitaffio allusivo alle api dello stemma del Barberini, che ai romani ricordavano gli avidi nipoti, fu il velenoso commiato di Pasquino:

                            "Questo d'Urban si scriva al monumento ingrassò l'api e scorticò l'armento".

                            Non meno graffianti furono le pasquinate contro Innocenzo X Pamphili e contro Donna Olimpia, la potente cognata del papa. Come questa:

                            "Per chi vuol qualche grazia dal sovrano aspra e lunga è la via del Vaticano. Ma se è persona accorta corre da Donna Olimpia(*) a mani piene e ciò che vuole ottiene. È la strada più larga e la più corta".

                            Naturalmente gli autori delle pasquinate rischiavano grosso. La "statua parlante" era sottoposta sovente a una rigorosa sorveglianza da parte degli sbirri e di spie abilmente mascherate. Molti finirono sul patibolo. Ma con scarsi risultati: la statua mutila dell'eroe greco continuò a rappresentare per i romani, per qualche secolo, il simbolo beffardo dei loro umori repressi.

                            L'ultima pasquinata compare alla vigilia del 20 settembre 1870, giorno della breccia di Porta Pia e della fine del potere temporale del papa. Presagendo tale epilogo, Pasquino vuole donare al pontefice un ombrello a protezione del l'imminente sciagura:

                            Santo Padre benedetto ci sarebbe un poveretto che vorrebbe darvi in dono questo ombrello. È poco buono, ma non ho nulla di meglio. Mi direte: A che mi vale? Tuona il nembo, santo Veglio, e se cade il temporale?

                            E quando Pasquino non vuole più essere il solo a parlare, compaiono sulla scena altre statue che gli fanno da interlocutrici e con le quali scambia i suoni irriverenti versi. Sono Marfonio, l'Abate Luigi, Madonna Lucrezia, il Faccjino in via Lata e il Babuino.


                            (*) Ci sono storie anche su Donna Olimpia, che quando c'era qualche giovanotto che l'attraeva che portava lei dei doni, se lo portava in camera a fare il suo comodo e poi lo uccideva.
                            Da qui il detto "prendere il dono e il presente" o qualcosa di simile.
                            Last edited by Solaika; 18-04-2006, 13:59.
                            ...E' che mi disegnano così...

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                            • Vladimirius
                              Vampiro di quartiere
                              • 29/03/06
                              • 499

                              #15
                              [QUOTE=Solaika]La parola storia

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