[QUOTE=CignoNero]Racconta, perch
Leggende
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Ecco qua Solaika...
Il paese di mia mamma, Pietransieri, vicino a Castel di Sangro, in Abruzzo, si trova arroccato sul versante meridionale del monte Tocco.La zona è stata più volte testimone di fatti di sangue: si dice che vi sia passato Garibaldi ferito dopo la disastrosa spedizione di Mentana, e durante l'ultima guerra è stata teatro dei violentissimi scontri tra l' VIII Armata britannica comandata da Montgomery e il XIV Panzercorps tedesco di von Senger, culminata con la battaglia di Cassino, che dista alcune decine di chilometri ad ovest.Molti paesi della zona, Capracotta, Roccaraso, la stessa Pietransieri, sono stati completamente rasi al suolo dagli eventi bellici, in particolare Pietransieri ha subito la rappresaglia tedesca per l'assassino, probabilmente ad opera della "Brigata Maiella", formazione partigiana presente nella zona a nord del fronte, di due sentinelle, con l'uccisione di 143 abitanti avvenuta il 9 novembre 1943.
In questo contesto si situa la leggenda di cui narrerò, ovvero quella del fantasma del soldato tedesco che vagherebbe vicino alle pozze di acqua sulfurea che trasudano dalla falda sul versante nord del Tocco.
Ci sono diverse versioni della storia: c'è chi dice che venne assassinato durante la ritirata dai suoi stessi camerati per una disputa; c'è chi dice che venne ucciso proditoriamente mentre era disarmato dagli inglesi che lo avevano catturato o dai partigiani.Fatto sta che questi casi, durante la campagna d'Italia, furono piuttosto frequenti.Era cosa comune nel dopoguerra trovare parti di divise, armi, elmetti, decorazioni, sia tedesche, che inglesi, che americane, abbandonate lì dalla guerra.I lupi ingrassarono parecchio quell'inverno, grazie ai corpi dei ragazzi sacrificati al dio della guerra e che si trovavano un pò dappertutto.Uno di questi può darsi fosse il nostro ragazzo: ucciso in circostanze poco chiare e abbandonato da qualche parte nei fittissimi boschi di faggio della zona.
Finita la guerra, tornati gli sfollati, i combattenti (tra cui i miei nonni), i prigionieri di guerra, la vita riprese e si ricominciò ad andare per i monti coi greggi, a caccia, a legna.
E cominciarono le voci riguardo allo spettro tedesco che si aggirava a nord della Piana del Re, inititolata in onore di Vittorio Emanuele.
Che fosse tedesco si era sicuri: la gente conosceva bene le divise e lo spettro pare apparisse vestito come in servizio, senza armi, scuro in volto.
Ogni tanto qualcuno sostiene di vederlo ancora...io sono stato in quella zona, da solo, ma no ho visto nulla.Anche se il silenzio del bosco, l'oscurità verdastra data dalla luce che scarsamente penetra persino a mezzogiorno, i rumori degli animali che solo l'orecchio esperto riconosce, possono essere davvero suggestivi...
L'avvistamento più famoso avvenne una ventina di anni fa, da parte di due cugini di mia mamma: si erano incamminati per una passeggiata quando, raccontano Giuseppe ed Ermanno, cominciarono a sentire dei rumori di passi, come se ci fosse una terza persona con loro.Conoscevano bene la storia del fantasma, e ci scherzarono sopra senza dar troppo peso alla cosa.
Il rumore dei passi però continuava...e forse i due iniziarono ad avere paura.
Fatto sta che arrivati nei pressi della sorgente un cespuglio improvvisamente davanti ai loro occhi si aprì e comparve il soldato: in divisa da paracadutista tedesco, senza elmetto, come se fosse vivo e vegeto e non un fantasma, uscì dal cespuglio e camminò verso di loro; che, spaventatissimi, si fecero i dieci chilometri di strada fino in paese tutti di corsa.
Ricordo bene la cosa perché ero piccolo e mi raccontarono subito tutto...
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Le Fade
Tra gli abitanti fantastici della lessinia, le fade accentrano la piu' cospicua messe di racconti. Numerose e diverse le dimore frequentate , soprattutto grotte, ma preferiti erano gli inquietanti Covoli di Velo , nella Valle degli Xami. Creature femminili dai tratti imprecisi, ora d'aspetto grazioso, altre volte brutte e dotate di piedi caprini, di giorno si mescolavano agli abitanti delle contrade , celandosi in lunghe gonne di seta abbellite da grembiuli neri ricamati di pizzo, mentre la notte s'avvolgevano in comodi mantelli e, cosi' occultate, abbandonavano i villaggi per radunarsi nelle caverne.
L'unore era mutevole al pari delle sembianze. Talvolta risultavano gentili, altre volte dispettose e malvagie. Se la necessita' lo imponeva, si trasformavano in rospi o serpi celandosi tra le rocce.
Prima che il Concilio di Trento ne decretasse, grazie a una leggendaria maledizione, il confinamento nei numerosi antri della Lessinia, usavano frequentare paesi e contrade, non disdegnavano di sposare uomini ignari della loro reale identita'.
Le unioni finivano sempre in modo spiacevole se non addirittura tragico.
Il lato buono della loro complessa indole le incitava a svelare i segreti della lavorazione di latte, formaggio, ricotta; ammaestravano le donne nell'arte di lucidar rami e ottoni, e donavano gomitoli di lana inesauribili.
Aspetti positivi, questi, bilanciati da altri pesantemente negativi: quando s'arrabbiavano disfacevano filati, sporcavano la biancheria, mozzavano trecce, mescolavano la farina con il riso, annodavano le lenzuola, sottraevano polli e conigli, riuscivano perfino a far parlare gli animali... Atteggiamenti di poco conto, in fondo, se paragonati alla loro efferata consuetudine di nutrirsi di carne umana, e alla loro usanza di imbandire banchetti e danze nei cimiteri col favor delle tenebre.
Questi terribili costumi terrorizzavano gli abitanti delle contrade, i quali non ardivano uscire dopo il rintocco serale dell'Ave, giacche' le fade vagavano per le stalle dove si tenevano i filo', domandando se ci fossero uomini in stalla.
Se sovrappensiero qualche donna negava, penetravano all'interno per rapire i bambini. Gli stessi montanari potevano essere aggrediti, e in tal caso una loro coscia veniva inchiodata l'indomani sulla porta di casa.Socio Milan Club Discutere.it
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Pozzo Mazzanti
Intorno al Pozzo Mazzanti, potreste incontrare Mastino I della Scala, assassinato il 26 ottobre 1277 per aver tentato di mediare tra famiglie rivali. Sembra che lo spirito di Mastino sfoderi nottetempo la spada e minacci gli ignari passanti, assetato di vendetta.
Castello di Illasi
Nelle vicinanze del castello di Illasi si ode invece il lamento di Ginevra dei Serego, processata dalla Serenissima per adulterio nel XV secolo. Agli inizi dellSocio Milan Club Discutere.it
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Casone dei sette morti, isoletta scomparsa nella laguna sud di Venezia.
La leggenda racconta di sei pescatori, più un ragazzino addetto alla cucina e ai lavori a terra.
Un giorno che tornavano dalla pesca, nelle nasse si impigliò un cadavere. Lo sistemarono a poppa, decisero che più tardi lo avrebbero portato al Ponte della Paglia, a Venezia, dove si identificavano gli annegati. Sbarcati, il ragazzino vide quel corpo sdraiato: “Perché non invitate anche lui?”, chiese. “E’ tutto pronto, e ce n’è anche per una persona in più”. I veneziani hanno un gusto macabro per gli scherzi. “E’ sordo come una campana”, gli risposero, “e stanco morto. Vai a dargli un urlo”. Il ragazzo andò e tornò. “Niente, non mi sente”. “Vai in barca, scuotilo e digli che non possiamo perdere tempo, siamo già a tavola, abbiamo fame, siamo gente che fatica”. Il ragazzo rifece il percorso dal casone alla barca, poi riapparve in casa e cominciò a servire la polenta. “Si è svegliato, ha detto che arriva subito”. Al casone, quando una settimana dopo attraccò un’altra barca, trovarono sette morti intorno a un tavolo e un ragazzino che dava di matto.
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Bellissime...!!
Altre leggende sulla Città Eterna:
Il Palazzo della scimmia: Attenti alla scimmia dispettosa se vi capita di passeggiare in via dei Portoghesi, vicino piazza Navona, sotto l'antico Palazzo Scappucci!
Narra la leggenda che a palazzo il padrone di casa tenesse come animale da compagnia e a mo' di vezzo una scimmia ammaestrata. Un giorno questa, forse gelosa del neonato figlio del nobile, rapì dalla culla il pargolo e lo portò piangente in cima alla torre, rifugiandosi nella zona più inaccessibile. La balia e la servitù provarono in tutti i modi a recuperare il bambino, ma ogni tentativo andò fallito e alla povera gente non rimase che invocare disperatamente l'aiuto della Vergine. Arrivato che fu, il papà del piccolo richiamò la scimmia col fischio usuale e questa, docilmente, riportò giù, sano e salvo, l'infante. Da quel giorno il palazzo è definito "palazzo della scimmia" e sulla torre un lume splende sempre dinanzi a un'edicola dedicata alla Madonna.
L'altare maggiore di San PietroMalizia e verità si intrecciano nella tradizione popolare anche a proposito della basilica di San Pietro!
L'altar maggiore, terminato dal Bernini nel 1633 per papa Urbano VIII Barberini, presenta misteriose immagini nelle grottesche che attorniano lo stemma pontificio alla base delle colonne tortili. Narra la leggenda che una donna molto vicina al pontefice (una nipote o... chi?) in stato di avanzata gravidanza fosse in cattiva salute e in pericolo di vita.
Temendo per madre e nascituro, il papa decise di fare un voto e promise la realizzazione di un nuovo altare per la Basilica se tutto si fosse concluso felicemente.
Così fu e la chiesa ebbe il nuovo altare. A ricordo dell'episodio, su ognuno dei plinti alla base delle gigantesche colonne, sopra e sotto lo stemma delle tre api della famiglia Barberini, sono scolpiti un piccolo volto di donna e una rappresentazione anatomica piuttosto fedele degli organi riproduttivi femminili che variano fattezze andando da destra verso sinistra: dalla serenità al dolore del parto, alla nascita del bambino.
L'angelo di Castello Sulla sommità di Castel Sant'Angelo si erge, fiero e poderoso, l'arcangelo
Michele che ripone una spada nel fodero. La statua bronzea, realizzata attorno
alla metà del 1700, venne eretta in ricordo di una visione avuta da Gregorio
Magno nel VI secolo d.C.. Si narra che il papa, disperato per una grave epidemia
di peste che imperversava su Roma, ordinò una grande processione espiatoria da
San Giovanni in Laterano a San Pietro per invocare la fine del flagello. Al
termine della processione il santo padre ebbe una visione: in cima alla Mole di
Adriano un angelo raggiante con una spada in pugno splendeva di gloria riponendo
l'arma! Il messaggio parve chiaro: a riposo il ferro, terminato il supplizio! Il
Signore aveva quindi accolto le suppliche e a ricordo di ciò, forse anche in
sostituzione di un ex voto dello stesso Gregorio Magno, il magnifico angelo di
Castello venne innalzato. Qualche anno dopo gli sarebbe stata posta accanto la
campana della Misericordia per annunciare le esecuzioni capitali.
La ciliegia del Papa Narra la leggenda di un papa che desiderava ardentemente mangiare delle ciliegie il giorno di San Marco, il 25 aprile.
Le ciliegie maturano però molto più tardi!
Per accontentare il pontefice San Marco si lasciò convincere dalla questua a far maturare il frutto prima del solito su un albero nel giardino del Vaticano.
Da questa leggenda nasce il detto "Ar papa la voja, a Sammarco la noja".
Fantasia o miracolo?
La saggezza popolare ricorda così che gli stessi santi si piegano di fronte alle fatuità dei potenti....E' che mi disegnano così...
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A Venezia poco distante da Piazza San Marco
Dal ponte dell'Angelo si può vedere un palazzo appartenuto alla famiglia Nani (o, secondo alcuni, dai Soranzo) dov'è scolpito un angelo intento a benedire un globo decorato da una croce. Il significato della presenza di questo altarino è da ricercare da una leggenda tramandata dai frati Cappuccini.
In questa casa abitava nel 1552 un avvocato della Curia Ducale che si diceva fosse stato una persona che ottenesse molti soldi con imbrogli nonostante fosse devoto alla Maria Vergine.
Un giorno andò a mangiare da lui padre Matteo, il generale dei Cappuccini. Padre Matteo era stupefatto dalla presenza di una scimmia in casa dell' avvocato che l'aiutava nelle faccende domestiche. Allorché il buon padre si accorse che nella scimmia qualcosa non andava, notava una presenza demoniaca in lei. La scimmia, di rimando, cominciò a comportarsi stranamente e a nascondersi sotto il letto.
Padre Matteo allora gli parlò: "Rivelati quel che sei, scimmia!" E lei: "Io sono il demonio e sono venuta in questa casa per prendere l'anima di questo avvocato. Lui mi deve molti dei suoi titoli.". "E perché non te l'hai ancora portato all'inferno?" disse il padre. "Perché ogni sera pregava Dio e la Madonna. Bastava che solo una volta se ne dimenticasse che subito veniva con me a bruciare nelle fiamme".
In quel momento Padre Matteo ordinò al diavolo di uscire dalla casa. E la scimmia: "Dall'alto mi è stato ordinato di non uscire dalla casa senza fare qualche danno". E il padre: "Farai si qualche danno. Adesso dalla casa ci uscirai sfondando il muro." E così il demonio se ne uscì.
I due continuarono a cenare e a parlare di tutte le cose brutte successe fino ad ora. Padre Matteo disse all'avvocato di pentirsi di tutte le malefatte compiute fin d'ora e, preso un lembo della tovaglia, prese a torcerlo fino a che del sangue cominciò a gocciolare. "Questo è il sangue dei poveri da te succhiato con tutte le tue ingiuste estorsioni."
"E per il buco nel muro lasciato dal diavolo?" domandò l'avvocato "Al posto del buco ci porrai un'immagine di un angelo cosicché gli angeli cattivi alla sua vista ne fuggiranno" rassicurò il buon Padre.
E così fece.
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Il Nodo d'Amore (la leggenda del tortellino)
Leggenda che riguarda il comune di Valeggio sul Mincio, in provincia di Verona.File AllegatiSocio Milan Club Discutere.it
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[QUOTE=Fragolino83]Il Sator del Palazzo Benciolini
Si trova vicino a Portoni Borsari di Verona e si trova all'interno del palazzo Benciolini;File Allegati[COLOR="Teal"]...perch
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Grazie Matthias... mi appassiono a queste storie...
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