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Il tuo nome scritto nell'acqua
Autrice: Gonzàlez Frei Irene
Casa Editrice
Guanda

Non lasciatevi intimorire dalle descrizioni interminabili dei rapporti erotici-sadomaso tra Sofia e suo marito, quello che vi aspetta quando incontrerà Marina è molto di più che un romanzo erotico, molto di più di un amore, di una storia.
Sofia e Marina sono due donne che si amano, che si posseggono, sono la stessa persona, sono anche un'altra persona ancora.
Quando riescono a incontrarsi si fondono insieme nel nome di un amore da sempre esisitito ma mai trovato e voltano le spalle al resto del mondo, alle loro precedenti vite, fuggendo - in viaggio attraverso l'Italia - quella stessa vita che le raggiungerà per un epilogo inesorabile e sconvolgente.
Sofia e Marina sono tutte noi, almeno un pò, e la loro storia, per quanto assurda possa sembrare, è fatta di tanti piccoli pezzettini delle nostre.
E questo libro è carico di erotismo quanto di poesia, di amarezza quanto di gioia, e di tanto, puro, immortale amore
Recensione di Antonia Cassoli
p.s.: meraviglioso!! (by kika)Last edited by kika_; 03-06-2006, 17:38.[B][I][COLOR="RoyalBlue"][FONT="Comic Sans MS"]Ogni persona che passa nella tua vita, qualcosa ti prende, e qualcosa ti d
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Prova col Codice da Vinci!triller a sfondo storico potete consigliarmi qualcosa??? grazie rispondete
Ops hai detto storico..
(battuta scema, non uccidetemi
)
All along we keep staring at the sun
closing our minds
saying we're the ones
all along we keep staring at the sun
blind to see it when the day will come
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Il giovane holden? Magnifico un applauso a chi lo ha consigliato!
Meglio ancora se in lingua originale...
Raccontare di cosa parlaAll along we keep staring at the sun
closing our minds
saying we're the ones
all along we keep staring at the sun
blind to see it when the day will come
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Ciao a tutti!
Mi servono consigli e pareri per un libro che ho scritto io!!
Ovviamente è lungo, molto lungo lo so, sono 2 capitoli, leggetene solo uno se volete e ditemi che ve ne pare, accetto critiche d'ogni genere, chiamate conoscenti, amici, devo far conoscere questa storia, chiunque sia davvero interessato lo dica, a dire il vero mi serrvirebbe un editore....comunque leggetelo e ditemi tutto ciò che volete, è un pò scorretto, di primo pelo, ma spero che vi piaccia lo stesso! Aspetto risposte ciao!!!!!!!!!!
XXIII° CAPITOLO
Folli macchinazioni
“ Vieni qui! Non scappare!!!”
Kerien gridava come un forsennato.
L’inseguimento si protraeva da più di dieci minuti, il keonirj balzava di ramo in ramo con ritmo sconvolgente, Kerien anche se a cavallo di Leomas non riusciva a stargli dietro, era quasi più rapido di un gheron, o forse lo era?
“ Maledetto, mi sta seminando.” Mormorò stizzito Kerien.
Repentino diede una pacca al grifone dorato, “ più veloce che puoi amico mio.”
Lui ricambiò voltando la testa e stridendo con un assenso, dunque distese l’intera apertura alare e improvvisamente la rilasso, di seguito sbatté le ali accelerando di colpo l’andatura, Kerien rischiò di venire sbalzato giù, però sorreggendosi prontamente al piumaggio sfavillante riuscì a rimanere aggrappato sul grifone senza cadere nel vuoto.
In breve le distanze si assottigliavano, il keonirj aveva accelerato la corsa ma tuttavia Kerien lo stava raggiungendo, l’inseguimento spasmodico tardava comunque a concludersi, il cavaliere rimaneva stremato.
Ad un certo punto l’ushtija arrestò di colpo la corsa e si voltò di scatto, Kerien sorpreso continuò per altri trenta metri non riuscendo a frenare Leomas che per poco non lo disarcionò, “ presto, scendi, devo dare una lezione a quell’assassino!”
Il messaggio fu esattamente recepito dal grifone, che dolcemente atterrò nella neve fredda facendo smontare Kerien, Leomas iniziò a ringhiare verso il keonirj puntandolo pronto a saltargli addosso, il cavaliere invece teneva serrata in pugno la lama d’acciaio.
“ Sporco sicario traditore di Xermen, ti ha mandato Fèvlerhan?”
Lo apostrofò Kerien mostrando la spada rilucente.
“ Ci sono più sfaccettature su di un unico diamante.”
La voce scaltra e sottile fu udita con accortezza dal cavaliere, solo da quella traspariva la personalità dell’uomo.
“ Siete tutti dei pazzi traditori invece!!!” Gridò infuriato Kerien perdendo le staffe.
“ E se lo foste voi?” La voce pungente del keonirj riuscì a farlo imbestialire ancora maggiormente di quanto non lo era già.
Solo adesso lo osservava per intero, la sua figura snella si distingueva fra le sagome magre dei tronchi dei pini risaltando nella neve bianca e gelida; il suo volto era asciutto e lucido, la pelle brillava assumendo svariate colorazioni, gli zigomi erano pronunciati ed il volto allungato, gli occhi erano piccole fessure penetranti, i capelli setosi gli ricadevano all’indietro, le orecchie invece leggermente a punta incorniciavano il viso snello.
Ora che Kerien ci rifletteva quel keonirj era diverso da Fenis, lui sembrava più un euflasiano, aveva tratti somatici più delicati, ancora rimuginando guardò meglio l’ushtija.
Le gambe erano sottili e poderose, indossava una casacca marrone che lo faceva apparire come una figura enigmatica, impugnava una spada affusolata nella mano destra.
“ Deponi le armi!” Gridò di nuovo Kerien squadrandolo aspramente.
“ Perché aiuti quel fuorilegge in combutta coi gheron, principe di Euflasia? Perché? Le cose cambieranno tra poco, non schierarti dalla parte di chi deve perdere.” Disse pungente il keonirj con un sogghigno malevolo.
“ Siete tutti d’accordo!!!” Sbottò Kerien menando un fendente furioso nel vuoto facendo sibilare l’aria.
“ Il vecchio sistema verrà rimpiazzato, l’Unione non si regge più in piedi, noi gli stiamo dando solo una piccola spinta…”
“ Ignobile….” Finalmente il cavaliere capì a che gioco stava giocando, “ no…..” disse accorgendosi di cosa stava accedendo.
“ Voi keonirj!” Mano alla spada la erse puntandogliela da lontano, “ Domador aveva ragione, le Congregazioni e voi, eravate voi quindi l’altra nazione a cui si riferiva Jutaèr’òx, volete ripetere l’errore che fece sprofondare (1)Kallghadra nell’Oceano Selvaggio? Avete risvegliato voi quelle Orde….maledetti!!!!”
Furente si gettò sull’uomo non vedendoci più dalla rabbia che lo colmava e l’aveva pervaso, il keonirj con estrema facilità schivò il suo fendente e gli balzò alle spalle.
“ Sappi che sarete accusati di essere dei blasfemi dal clero, e quindi avremo un’altra scusa per invadere anche il tuo misero paese, i disegni di Foamus si avvereranno.”
La spada dell’uomo colpì il ferro della cotta e guizzò attraverso le scaglie dell’armatura ferendolo però leggermente, era ovvio che l’ushtija l’aveva fatto volontariamente di non andare affondo con la spada, Kerien divenne ancor più furibondo quando si accorse che stava giocando con lui.
1)Kallghadra; Xermen è solo uno dei continenti della terra in cui si trovano Fenis e Kerien, prima veniva chiamata Tovlearias ma dato che al conflitto che ebbe luogo secoli orsono solo Xermen è resistita lasciando invece inabissare tutti gli altri continenti, non si usa più il termine Tovlearias poiché ormai esiste solo Xermen, Kallghadra era il più antico di tutti quei continenti.
Kerien si voltò con ansito, gli occhi scrutarono l’ushtija febbrili, lui sorrise quando vide l’espressione tesa del cavaliere.
“ Perché devi per forza morire come uno stupido eroe?” Lo interrogò divertito il keonirj, “ ci saresti invece utile se stessi dalla nostra parte….”
“ Sei un essere ripugnante, spregevole…..sappi che non sarò io quello che verrà sepolto in questa foresta!”
Schioccando le dita fece balzare Leomas, contemporaneamente anche lui si gettò sull’ushtija, il keonirj scattò pronto verso destra non calcolando però Kerien, che fu felice di colpirlo al braccio facendolo sanguinare, poi ritrasse duro la spada dal suo avambraccio, l’ushtija fece una smorfia lasciandosi sfuggire un grido, Leomas piombò quindi su di lui sbattendolo al suolo con il volto schiacciato in terra.
Il cavaliere avvicinandosi, lo guardò dall’alto sorridendo al pensiero di come l’aveva sottomesso.
“ Poverino….mi dispiace…” Intonò lui sbellicandosi poi in fragorose ed eclatanti risa, l’ushtija scoppiò furibondo, “ te la sei voluta, ahhh!”
Liberando un braccio fece un gesto verso gli alberi, improvvisamente un ramo cominciò a crescere e dilungarsi verso Kerien, con un ultimo scatto si avvoltolò attorno al braccio del cavaliere, facendo pressione il ramo mandò in frantumi le placche che rivestivano il gomito e poi lo sollevò da terra scaraventandolo lontano.
Altri infiniti tralci si diramarono dalla pineta avvolgendosi attorno alle zampe di Leomas in modo da immobilizzarlo, lui ringhiando oppose resistenza ma di tutta risposta altri dieci tralicci lo incatenarono, ora era interamente ricoperto.
Kerien vide altri rami allungarsi verso di lui, il cavaliere ne recise uno prima che lo raggiungesse ma l’altro lo prese alla spalla, rapido lo tagliò liberandosi, altri tralci scattarono su di lui…
Balzando ne spezzò due, gli altri invece riuscì ad evitarli, dalla pineta ne sbucò un'altra ventina che cercò di immobilizzarlo, anche stavolta ripeté l’operazione riuscendo a schivarli nuovamente, il ritmo incalzava facendosi sempre più frenetico, più resisteva maggiori ne spuntavano per cercare di bloccarlo, con agilità impressionante balzava felino evitando quello stuolo impressionante di fronde, poi inevitabilmente lo ricoprirono per intero, snervato Kerien si rassegnò legato in una morsa strettissima, Leomas ruggì agitandosi, i tralci si strinsero ancor di più attorno a lui.
Il keonirj si liberò sgusciando sotto il grifone, con una venatura rossa che gli scorreva verso il ponte del naso l’ushtija si avvicinò soddisfatto al cavaliere, questa volta era lui a compiacersi per avere in pugno l’altro.
“ Sei un osso duro, bravino direi.”
Kerien sbuffò reprimendo a stento la collera, completamente alla mercé del mago keonirj.
“ Ti risparmierò, giura fedeltà al nuovo impero di Kenirja….”
“ Giura.”
L’ushtija gli pose la lama orizzontalmente sul collo, Kerien lo osservò riluttante, poi esplose.
“ Pazzo…pazzi!!!”
Era sconvolto.
“E’ questo quello a cui state mirando? Non mi alleerò mai con voi, preferisco….”
“ Si, si… ho capito.”
Le liane lo strinsero maggiormente, le ossa schioccarono…
“ addio.”
……………………………….
“ Corri! Potrebbe essere troppo tardi.”
Il lieve scalpiccio che provocava calpestando i rami stava diventando per Fenis un ritmo snervante, col cuore in gola correva a più non posso, non si sentiva nemmeno più le gambe, “ sento che è vicino!”
La voce melodiosa di Mivesia lo spingeva ad andare avanti, la pineta sempre uguale d’altronde invece, lo turbava profondamente.
Con un grave senso di perdita nell’animo si faceva strada tra gli alberi innevati, un freddo pungente lo stava colmando, lo sconforto stava quasi per prendere il sopravvento su di lui.
Riacquistò la calma quando vide una piccola radura dove si trovava l’ushtija che aveva inseguito Kerien, però stranamente non vedeva il cavaliere, poi avvicinandosi a passi sostenuti, spada stretta in mano, vide l’amico disteso tra la neve con gli occhi rivolti verso il cielo, Fenis era atterrito.
“ Da quando in qua la preda va dal suo cacciatore, l’avevo già ripetuto al tuo amico qui presente ma….non mi ha ascoltato.” Il keonirj sorrise in un ghigno malevolo.
Fenis lo fulminò con gli occhi ma senza prestargli eccessivo ascolto rapido si protese su Kerien, disperato lo scrollò, “ svegliati!” Urlò addolorato il ragazzo.
Il cavaliere rispose aprendo gli occhi lievemente, le due piccole fessure lo fissavano.
“ Fenis….non aver paura, non morirò, ma scappa, è troppo forte anche per te…..”
Il ragazzo gettò un occhiata fugace al keonirj.
“ Tu…!”
Rigirò la spada sacra in mano con movenze eleganti finché non la puntò verso di lui. “ Maledetto!!! Non avrò pietà!!!”
Gridò furente avventandosi sul keonirj, lui parò il colpo con la lama sottile, le spade cozzarono, “ tutto qui?”
“ Ahhhhh!!!”
Fenis liberò la spada sacra da quella dell’ushtija e tentò un affondo, lui lo precedette e lo schivò, poi rapido mollò un fendente accanito, l’armatura dorata del ragazzo fu invasa da un nugolo di scintille metalliche, le placche dorsali cedettero leggermente.
“ Allora?” La voce suadente e decisa del keonirj risuonò nella foresta.
Mivesia sfavillò avvicinandosi a Fenis.
“ E’…è Elmost, vattene da qui, andiamocene…..”
“ Cosa c’è?” Domandò il ragazzo stralunato.
“ E’ il Primo Gran Maestro, lo riconosco, ci distruggerà.”
Il keonirj sorrise, “ si Mivesia, vi distruggerò.”
Fenis rimase sconvolto, può leggere la mente… pensò allibito.
Elmost si gettò su di lui piroettando in aria, spada protesa, il ragazzo parò il formidabile affondo arretrando all’impatto delle due lame, si fece forza.
“ Non ho paura di te!!”
I rharh sfolgorarono, da sotto la cotta la luce pura rifulse ammantando Fenis di un immenso chiarore.
“ Finalmente..”
Elmost alzò la spada con il pugno serrato nell’elsa.
“ (2)Jeiowa Fiasd Fiasdsd jeikdinha ty….”
Un aura insalubre avvolse il Primo Gran Maestro, ombre nere lo avvilupparono, i suoi occhi compresa la pupilla divennero azzurri come ghiacciati, il volto si corrucciò gelido.
“ Siete pronti?”
Fenis erse la spada, Mivesia protese le mani avanti.
“ Sì.” “Sì.”
Elmost fece per caricare il ragazzo che si preparò la spada tra le mani, ma poi Fenis lo vide sparire in un aura azzurra e riapparirgli dietro, fu inevitabile scansare il colpo che gli fracassò il cuoio borchiato dell’armatura dorata scoprendogli la zona appena sotto il collo.
Mivesia balzò dietro di lui, dischiuse le labbra e diede vita ad un canto melodioso, sembrava la voce di una Dea, la canzone venerabile sembrò ferire Elmost che indietreggiò reggendosi la testa.
Dappresso mosse la mano sinistra e lo spirito vacillò, forse la stava attaccando mentalmente, Fenis implacabile inferse un fendente al keonirj in aiuto di Mivesia, la luce che irradiava dai rharh permeò nella carne dell’uomo che urlò agonizzante, del sangue bluastro stillò dalla ferita tingendo la neve candida.
Rompendo l’attacco mentale Elmost fu di nuovo tartassato dallo spirito angelico, il suo canto soave combinato alla luce che si faceva strada dentro di lui lo fece inginocchiare.
“ Ahhhh!!!”
2) Jeiowa Fiasd Fiasdsd jeikdinha ty….; Tradotto significa letteralmente: Forza tenebre di tenebre di di avvolgi me.
Nella lingua magica si usa mettere di o del o delle che sono raccolte in unico suffisso, attaccate alla parola posseduta da qualcosa e “mi o ti o lo o la”, ovvero lavami, massaggiati, accompagnalo e così via si mette dopo il verbo riflessivo, Elmost ha detto:
Forza delle ombre di Fiasd avvolgimi, sd significa di.
Fiasd significa sì, tenebre e di o qualsiasi altra proposizione articolata, ma è anche il nome del luogo dove si edificava la roccaforte dei demoni dell’Oblio, quindi…Fiasdsd significa di Fiasd, in questo caso invece che leggere…. delle tenebre, si legge quindi di Fiasd.
Poiché dato che è anche un nome, in questo caso si comprende di Fiasd, ecco l’elenco dei vocaboli che ha usato;
Jeiowa = forza espressa ed incanalata in una data azione.
Fiasd = delle tenebre, dell’ oscurità, delle ombre….
Fiasdsd = di Fiasd
jeikdinha = avvolgi, ricopri, permea…
ty = mi, ti, lo, la, attaccato a un’altra parola; bloccalo, aiutala, asciugami, tirati…
Un aura violetta balenò sul ragazzo, un alone nero si addensò su di lui coprendolo come in una cappa, poi Elmost rialzandosi scacciò la luce pura da dentro di sé e attaccò mentalmente Mivesia.
Fenis lottò cercando di scacciare le ombre che cercavano di possederlo strenuamente, ma quando le tenebre stavano per prevalere si sentì la testa scoppiare, i suo pensieri cominciarono a dilaniarsi, la sua volontà abbattuta….improvvisamente sentì una mano come a riafferrarlo dall’oblio che lo stava invadendo, la luce dei rharh riuscì a liberarlo e strapparlo dalle ombre.
Appena Fenis rivide la luce del giorno con ansito cadde in terra non sorreggendosi più sulle proprie gambe per lo sforzo, poi si rialzò ed erse la spada sacra e disse beffardo.
“ Non mi intimorisci servo di Fiasd.” Stringendo l’elsa sussurrò, “ Gouara zurish ty fh fhag ty ditj trhem.”
La terra sotto Elmost si increspò, le crepe sussultarono e il terreno si franse, la neve fu sbalzata via scagliata lontano.
Di seguito il terreno argilloso si plasmò attorno ai ginocchi del Gran Maestro imprigionandolo fino alla vita, la terra giallo ocra si spanse come a formare un tozzo macigno, dal torace in giù l’ushtija era completamente ricoperto dalla roccia argillosa, adesso sembrava più una statua antica.
Il keonirj si divincolò furiosamente, poi mormorò.
“ Sians Flav.”
Nel dirlo le parole gli si strozzarono in bocca, riprovò una seconda volta con più insistenza, una spaccatura quindi percorse la roccia dividendola a metà, l’uomo si liberò furibondo, gli occhi di ghiaccio ed imperscrutabili fissarono il ragazzo per lunghi attimi, Fenis deciso non abbassò mai lo sguardo, Mivesia invece era sfinita e si era accasciata a terra, “ non cela faccio, scappiamo, ti prego, non essere orgoglioso.”
Fenis scrutò disorientato la figura eterea indeciso, poi ringuainando la lama sacra assentì, “ va bene, riconosco la differenza tra orgoglio e follia.”
Dunque con un coltello spezzò le liane che imprigionavano Leomas, poi montandoci sopra raccolse Kerien scattante.
“ Arrivederci.” Disse beffardo il ragazzo librandosi nel cielo dopo che il grifone ebbe spiccato il volo.
“ Dove pensi di scappare? Successore di Ahijiis?” Le parole fredde sibilarono nel bosco, centinaia di tralci scattarono verso il grifone.
Fenis gli diede una pacca per farlo alzare di quota, ma prima che vi riuscisse l’avevano già afferrato, Leomas ruggì liberandosi della maggior parte di rami, anche il ragazzo contribuì recidendoli con il pugnale, un'altra pioggia di tralci piombò sui due.
Leomas prima di essere sommerso dalle infinite fronde riuscì inizialmente a sfuggire alla loro morsa.
I rami abbrancanti li ricoprirono improvvisamente, Fenis si rammentò in quell’attimo dell’ammonimento iniziale, il potere racchiuso nella spada.
Facendosi forza sguainò la lama dell’Eroe lasciando cadere il coltello, “ Jeiowa!!!!!” Una tempesta di fulmini saettò dalla spada incenerendo i rami che li costringevano, i lampi guizzarono nella foresta precedendo nuovi tralci, così ebbero il tempo di fuggire nella nebbia del mattino.
Una presenza dannosa ma allo stesso tempo scaltra ed enigmatica sfiorò la mente del ragazzo, la toccò leggermente cogliendolo improvvisamente impreparato, ora che aveva oltrepassato le difese di Fenis avrebbe potuto far qualsiasi cosa di lui, ma invece si soffermò solamente su un avvertimento: “ Sappi che ci rivedremo, ho saputo come hai dato il bel servito a Fèvlerhan, e adesso a me, bravo, bravissimo…ci sarai molto utile….” La voce astuta e sicura di sé lo fece trasalire, appena la presenza si allontanò eresse subito delle barriere difensive, non avrebbe mai dovuto farsi cogliere impreparato, ma sovrappensiero meditò su quella persona, aveva appena conosciuto il Primo Gran Maestro!!
Era famoso in tutta Xermen, era quasi diventato una leggenda poiché rimaneva spesso segregato nella sua residenza reale non facendosi vedere da anima viva, una persona più autorevole di un re e qualsiasi eroe da quattro soldi di Zerinju, Kenirja o qualsiasi altro regno.
Stava venendo a conoscenza di personaggi che non si sarebbe mai aspettato minimamente di incontrare in tutta la sua patetica vita, il nipote di un fabbro poi!
Fenis in fondo era solo un povero contadino, non nobile, non imparentato con conti o duchi, semplicemente un popolano, l’avevano dimostrato le nozze a Vesedrir della sorella, neanche in una chiesa o in una misera cappella, all’aperto, non potevano permettersi certi lussi.
Invece da pochissimo, malgrado tutto, la sua vita stava cambiando radicalmente, in poche settimane aveva conosciuto personalità come la regina di Zerinju anche se non personalmente, il temuto e misterioso re di Gorenya e tre dei rispettati Gran Maestri delle Congregazioni, persino il loro capo, il mitico Elmost, la cosa che però lo sconvolgeva è che tutti volevano riuscire ad appropriarsi della sua lama, ma adesso invece gli pareva che volevano bensì, riuscire ad ucciderlo tuttavia l’ultima affermazione del Primo Gran Maestro l’aveva messo in crisi, ci sarai molto utile? In che senso?
Volevano che si unisse a loro? Che piano stavano tramando? A cosa miravano?
Tornando vigile vide profilarsi tra la fitta caligine la Grande Muraglia danneggiata, bene, pensò.
Ora avrebbe dovuto farsi ancor più forza, Kerien inerte giaceva svenuto tra le sue braccia, Domador invece stava morendo, chissà se fosse stato troppo tardi, logorato da questi atroci pensieri si schiarì la mente e focalizzò gli occhi sui monti delle Tomaru, un nuovo capitolo della sua vita si stava aprendo dinnanzi a lui.
IV°CAPITOLO
Un Mondo diverso…
“ Pioggia, solo pioggia..”
Kerien se ne stava in balia del temporale appoggiato al parapetto di poppa, osservando indistintamente la costa Garudiana allontanarsi; la nave oscillò improvvisamente bagnando per intero il cavaliere, quando il veliero tornò a rialzarsi, l’uomo sdegnato, si passò le mani sul viso asciugandosi gli occhi.
“ No, anche mare.”
Sovrappensiero si allontanò dalla balaustra facendo un giro di perlustrazione lungo la galena, ora lo scalpiccio dei calzari di piombo sul legno umido si univa ai rumori della tempesta.
Cielo torvo, tuoni, onde enormi, il mare pareva immutato dalla prima traversata, sembrava che non fosse trascorsa nemmeno una mezz’ora scarsa.
“ Dannazione! Questa tempesta non ci da tregua!”
Sbraitò Kerien sporgendosi ora dalle ringhiere di prua.
“ Non riusciamo più a controllare la nave! Capitano!!”
Ci fu una profonda oscillazione a sinistra, un onda investì la galena sbattendo contro le balaustre a babordo i marinai.
Il gheron che guidava il vascello fu sbalzato al suolo con violenza, la ruota del timone rullò senza controllo; ora l’imbarcazione si mise improvvisamente di lasco provocando un energico scossone all’intera nave.
“ Maledizione!”
Kerien febbrile si lanciò sul timone fermandolo a stento dalla sua folle corsa, rimettendo poi, con non poca difficoltà, il vascello in rotta assieme al resto della flotta…
“ Presto!! Scalate le sartie e ammainate le vele!! Questo vento ce le farà a brandelli!!!!”
Eh sì, ora Kerien a cui gli era stato assegnato il compito di capitano, stava ricalcando le orme che aveva sempre seguito fin da bambino nei posti di comando, era portato per stare a capo di un manipolo di uomini, o gheron che fossero…
Gli uomini lucertola balzarono come acrobati sulle scale di corda arrampicandosi fino alla vetta dove si trovava il velluto bianco, i gheron a terra sciolsero la scotta dagli strozzatori, la fune schizzò ora verso l’alto mollando le vele; gli uomini-bestia sulla sommità del palo orizzontale ravvoltolarono le grandi tovaglie biancastre ..
“ Attenzione!! Un onda gigantesca è avanti a noi!!”
Gridò Kerien facendo rullare la ruota del timone a destra.
“ Cercherò di evitarla reggetevi!!”
La nave sbandò andando in rotta di collisione con un altro enorme muro d’acqua:
“ Queste onde sono sempre più alte!! Non riuscirò ad evitarla stavolta!!!”
L’impatto fu violentissimo, buona parte dell’equipaggio fu scaraventato in mare e Kerien scivolò verso le cabine battendo la testa e perdendo i sensi.
La galena s’incurvò pericolosamente di nuovo a sinistra, la deriva formava un angolo acuto con il mare dello stretto; la barca ora rasentava l’acqua in verticale, sgusciando sul liquido blu pronta a inabissarsi
“ Ma quella non è la nave di Kerien?!” Esclamò Khsior sbalordito, osservando uno dei vascelli uscire fuori dalla formazione e quasi ribaltarsi in balia della mareggiata.
Kerien svenuto stava cadendo fuori bordo quando fu afferrato da una mano artigliata di un componente del suo equipaggio.
I gheron ancora a bordo erano aggrappati ai polestas:
“ Presto!! Andiamo tutti sulla destra della nave, o si ribalterà!”
Urlò lo stesso marinaio che aveva salvato Kerien issandoselo sulle spalle.
Gli uomini-lucertola saltando a tribordo ed aggrappandosi alle balconate del castello di poppa ristabilizzarono il veliero che ondeggiò più volte, uno degli uomini-bestia balzò sul timone appena la nave era di nuovo con lo scafo sull’acqua e, fermandolo di scatto, riportò la galena alla sua normale direzione…I cavalloni s’ingrossavano sempre più…il temporale peggiorava…..il cielo plumbeo aveva coperto l’intero orizzonte e non si distingueva più dal mare che aveva assunto lo stesso colore….un inferno nero li racchiudeva a raggiera fin dove occhio poteva scorgere….sembravano trovarsi tra le due scure mani del demonio…
Disegno oscurità
Era notte, furono i cigolii delle assi e gli sbuffi del mare in tempesta a svegliarlo.
“ Do….dove sono?” Domandò disorientato il cavaliere.
Alzandosi dal letto agganciato alla parete s’accorse di avere una benda fredda sulla testa.
“ Ah…ora ricordo..”
L’erede al trono d’Euflasia depose il panno tra le lenzuola avviandosi fuori dalla cabina; tuoni si udivano rombare tutt’intorno, il mare furibondo si abbatteva impietoso sul veliero….il vento ululava nello scrosciare del nubifragio…
Kerien a tentoni raggiunse il ponte di poppa, la pioggia ora mulinava disordinatamente sospinta dal vento impazzito.
“ Capitano Kerien!”
“ Cosa c’è?”
Un gheron corse verso di lui con entrambe le braccia intente a coprire il volto dagli schizzi del temporale.
“ Dopo che è svenuto la situazione è peggiorata, molte delle nostre navi sono state travolte dalla mareggiata, è rimasta la nave di Re Khsior, la vostra e altri tre vascelli, il temporale presto porterà al naufragio anche noi capitano!”
La sua ultima esclamazione fu accentuata per caso dallo scossone di una grossa onda che li fece cadere entrambi.
“ Non c’è dubbio.” Confermò Kerien rimettendosi in piedi. “ Non possiamo più navigare in queste condizioni….”
Nell’orizzonte plumbeo si profilava l’ombra di un isola solitaria che si allungava lungo tutto lo stretto.
Kerien aguzzò la vista, “ passami un cannocchiale presto!”
“ Subito signore.”
Il cavaliere scrutò attraverso la lente opaca… “ Terra! Terra in vista! Quella è Ryeghito!”
La sua voce suonò come una preghiera attesa.
L’equipaggio acclamò la notizia battendo le mani e con urli di esaltazione.
Kerien corse verso il ponte di prua di gran carriera facendo segno alla nave di Khsior.
“ Ma quello è Kerien? Si è ripreso, cosa fa?”
Il re gheron si sporse dal parapetto osservando meglio il cavaliere.
“ Guarda là!! Terra! Ryeghito!! Guarda là!!”
Le parole si persero nel fragore della burrasca ma i gesti del principe indussero il re-bestia a mettere mano al cannocchiale e guardare nella direzione che gli era stata indicata.
In mezzo al tumulto del mare si trovava l’isola di Ryeghito, solo a poche miglia da loro…
“ Siamo salvi!”
Khsior aveva comunicato la notizia all’equipaggio, esultanza e grida di gioia si erano diffuse anche sulla sua galena…
Le navi si appropinquavano sempre più alla lingua di terra avvolta dalle acque, man mano che diminuivano le distanze da Ryeghito si profilavano con più chiarezza i moli diroccati e gli ormeggi sommersi dai flutti, la mareggiata aveva colpito con durezza il porto della città omonima, non sarebbe stato un problema da poco attraccare…
Erano ora a poche decine di metri.
“ Attenzione!! Ci schianteremo sulle scogliere! Gettate le ancore presto!”
Gridò il cavaliere poggiando un piede sul parapetto e sporgendosi per vedere meglio il fondale dell’isola.. “ è troppo basso..!” borbottò inquieto.
Mentre la catena grigiastra scivolava dentro le acque in tempesta del mare si udì una botta improvvisa che fece virare il veliero verso destra abbattendosi su un lato.
“ Accidenti!!”
Imprecò Kerien furioso, deciso urlò verso il vascello del re gheron:“ Khsior! Attento! Il fondale..”
Un altro boato di assi che s’incrinavano si udì nella direzione della nave del re-bestia propagandosi poi alle altre galene, una delle tre andò a finire con lo scafo nei faraglioni della costa, spezzandosi e colando a picco sommersa dal maremoto, lampi seghettavano il cielo…
“ Dannazione!!”
Nel frattempo nel porto dell’isola alcuni zirjen stavano assistendo alla scena allibiti e meravigliati.
“ Cos’abbiamo qui?!”
Bofonchiò quello che sembrava avere l’autorità più alta, decisione influenzata dalla statura eminente, l’armatura lucente e i lineamenti leggermente più decisi, e soprattutto gli occhi blu profondo insondabili caratteristici del popolo del mare.
“ Sembrano gheron signore.” Sibilò suadente uno dei tritoni che lo costeggiavano assistendo al naufragio della flotta degli uomini-bestia.
“ Nha…” Mormorò lui con disprezzo.
“ I Mezzosangue di Gorenya dovrebbero far bene a rimanere a valicar le proprie montagne invece di provar a domare l’oceano…non possono che andare incontro a tali disgrazie, sciocchi.”
“ Ma mio signore, c’è anche un uomo tra loro, un euflasiano!”
Il tritone fece una smorfia di sorpresa.
“ Cosa? Voglio vederci chiaro.”
Disse scrutando i vascelli dibattersi come pesci fuor d’acqua a poche decine di metri dalla costa; “ su aiutiamoli, figli del mare, salviamo queste vili lucertole dalla sorte amara.”
Con quella che suonava come una ballata epica ritrovata in un vecchio manoscritto di cui si erano perso da tempo le tracce, lo zirjen diede l’ordine ai suoi uomini di aiutare le navi gheron.
I tritoni guizzarono negli schizzi delle onde con tale maestria che pareva che dove il loro corpo svaniva si mescolava invece all’acqua, e dove l’acqua veniva occupata dal loro corpo si compensasse nelle loro membra, uno spettacolo stupefacente di una perfetta sincronia..
Kerien stavolta si ritrovò negli alloggi zirjen sulla costa di Ryeghito, i soldati gheron riposavano in giacigli di canne intrecciate accanto a lui, confuso si sollevò con sonnolenza, accostando la porta di legno uscì di soppiatto dall’edificio.
Il temporale ancora perdurava scuotendo la banchina del porto e ingigantendo la furia del mare che a ondate alterne sommergeva le zone limitrofe al molo, sembrava che Ryeghito dovesse inabissarsi quello stesso giorno.
Spaurito Kerien scrutò il cielo nerissimo, con tonalità che aveva riscontrato solo nella pece da ardere, il manto nerastro si sbiadiva soltanto quando i tuoni facevano risaltare i contorni sbozzati delle nubi rischiarandone lievemente le sagome, questo ricordò molto a Kerien la sua Fivans e in particolar modo le Praterie dei Tuoni, dove temporali del genere erano all’ordine del giorno.
Ma la cosa che lo sbalordì maggiormente era che questo superasse di gran lunga il peggiore a cui lui avesse mai assistito nelle Praterie, cosa stava accadendo? Le stesse Dee volevano che Xermen annegasse nelle loro lacrime? E se così per quale crimine?
Nella pioggia battente si intravedeva a frammenti la città zirjen, le case erano disposte a formare quartieri sopraelevati con archi, ponti e giardini che sormontavano le abitazioni, le strade erano lastricate con pietre di origine vulcanica, le vie perciò erano variegate di rossi neri e sfumature sul verde intenso.
Nei pressi della zona portuale allagata si trovava una fontana traboccante che si allargava al centro della piazza.
Kerien notò con ammirazione che man mano ci si avvicinava al molo le strutture sopraelevate si sostituivano a semplici abitazioni di pietra liscia, probabilmente proprio per evitare che in situazioni come queste le onde facessero crollare l’intero edificio, lasciando posto ad un piacevole lungo mare con panchine di roccia calcarea che fiancheggiavano la cittadina vera e propria.
“ Non mi piace per niente..” Mormorò il cavaliere sedendosi in una delle panche.
Il suo sguardo era fisso sulla sagoma evanescente del continente desertico in lontananza, che spariva e ricompariva nascosto dal mare in subbuglio, un eco di tre tuoni consecutivi lo fece alzare di scatto.
“ Proprio per niente.”
Ora il cielo rombava e la pioggia sembrava intensificarsi, il vento frusciava tra gli edifici con violenza, Kerien in piedi rimaneva a fissare Garudia.
Anche se di pochissimo, il cielo in lontananza era molto più nero e malsano, il cielo di Fiasd, il cielo ammalato..
“ Fenis perché non mi hai seguito, questa cosa ti ucciderà…”
Disse sommessamente l’erede d’Euflasia accompagnato dal frastuono minaccioso dei tuoni…
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[QUOTE=**kiI'm laying down, eating snow
My fur is hot, my tongue is cold
On a bed of spider web
I think of how to change myself
A lot of hope in a one man tent
There's no room for innocence
So take me home before the storm
Velvet mites will keep us warm.
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