Dante

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  • Matthias

    #1

    Dante

    Non c'era bisogno di dire altro: da un'idea di apostolozeno, ecco il thread in onore del Maestro fiorentino nonch
  • apostolozeno

    #2
    [QUOTE=Matthias]
    ps: per ragioni di decenza e rispetto nei confronti del Poeta vi prego di evitare l'uso di abbrevizioni, k, e cose simili.Scrivete per intero, in italiano e con buona grammatica...[/QUOTE]


    non mi piace fare il purista ma quando ci vuole ci vuole

    come inizio non avrei saputo scegliere di meglio ^_^

    io parto con uno dei mie pezzi preferiti:

    dal canto V (vv 73 e seguenti)


    I

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    • Matthias

      #3
      Un classico...

      come questo... (XXXIII, il conte Ugolino)


      La bocca sollevò dal fiero pasto
      quel peccator, forbendola a'capelli
      del capo ch'elli avea di retro guasto.

      Poi cominciò: «Tu vuo' ch'io rinovelli
      disperato dolor che 'l cor mi preme
      già pur pensando, pria ch'io ne favelli.

      Ma se le mie parole esser dien seme
      che frutti infamia al traditor ch'i' rodo,
      parlar e lagrimar vedrai insieme.

      Io non so chi tu se' né per che modo
      venuto se' qua giù; ma fiorentino
      mi sembri veramente quand'io t'odo.

      Tu dei saper ch'i' fui conte Ugolino,
      e questi è l'arcivescovo Ruggieri:
      or ti dirò perché i son tal vicino.

      Che per l'effetto de' suo' mai pensieri,
      fidandomi di lui, io fossi preso
      e poscia morto, dir non è mestieri;

      però quel che non puoi avere inteso,
      cioè come la morte mia fu cruda,
      udirai, e saprai s'e' m'ha offeso.

      Breve pertugio dentro da la Muda
      la qual per me ha 'l titol de la fame,
      e che conviene ancor ch'altrui si chiuda,

      m'avea mostrato per lo suo forame
      più lune già, quand'io feci 'l mal sonno
      che del futuro mi squarciò 'l velame.

      Questi pareva a me maestro e donno,
      cacciando il lupo e ' lupicini al monte
      per che i Pisan veder Lucca non ponno.

      Con cagne magre, studiose e conte
      Gualandi con Sismondi e con Lanfranchi
      s'avea messi dinanzi da la fronte.

      In picciol corso mi parieno stanchi
      lo padre e ' figli, e con l'agute scane
      mi parea lor veder fender li fianchi.

      Quando fui desto innanzi la dimane,
      pianger senti' fra 'l sonno i miei figliuoli
      ch'eran con meco, e dimandar del pane.

      Ben se' crudel, se tu già non ti duoli
      pensando ciò che 'l mio cor s'annunziava;
      e se non piangi, di che pianger suoli?

      Già eran desti, e l'ora s'appressava
      che 'l cibo ne solea essere addotto,
      e per suo sogno ciascun dubitava;

      e io senti' chiavar l'uscio di sotto
      a l'orribile torre; ond'io guardai
      nel viso a' mie' figliuoi sanza far motto.

      Io non piangea, sì dentro impetrai:
      piangevan elli; e Anselmuccio mio
      disse: "Tu guardi sì, padre! che hai?".

      Perciò non lacrimai né rispuos'io
      tutto quel giorno né la notte appresso,
      infin che l'altro sol nel mondo uscìo.
      Last edited by Ospite; 20-09-2006, 10:26.

      Comment

      • Matthias

        #4
        Inferno, canto XXVI, il discorso di Ulisse:

        [I]Lo maggior corno de la fiamma antica
        cominci

        Comment

        • Matthias

          #5
          Inferno: Canto XXVIII


          Chi poria mai pur con parole sciolte
          dicer del sangue e de le piaghe a pieno
          ch'i' ora vidi, per narrar più volte?

          Ogne lingua per certo verria meno
          per lo nostro sermone e per la mente
          c'hanno a tanto comprender poco seno.

          S'el s'aunasse ancor tutta la gente
          che già in su la fortunata terra
          di Puglia, fu del suo sangue dolente

          per li Troiani e per la lunga guerra
          che de l'anella fé sì alte spoglie,
          come Livio scrive, che non erra,

          con quella che sentio di colpi doglie
          per contastare a Ruberto Guiscardo;
          e l'altra il cui ossame ancor s'accoglie

          a Ceperan, là dove fu bugiardo
          ciascun Pugliese, e là da Tagliacozzo,
          dove sanz'arme vinse il vecchio Alardo;

          e qual forato suo membro e qual mozzo
          mostrasse, d'aequar sarebbe nulla
          il modo de la nona bolgia sozzo.

          Già veggia, per mezzul perdere o lulla,
          com'io vidi un, così non si pertugia,
          rotto dal mento infin dove si trulla.

          Tra le gambe pendevan le minugia;
          la corata pareva e 'l tristo sacco
          che merda fa di quel che si trangugia.

          Mentre che tutto in lui veder m'attacco,
          guardommi, e con le man s'aperse il petto,
          dicendo: «Or vedi com'io mi dilacco!

          vedi come storpiato è Maometto!
          Dinanzi a me sen va piangendo Alì,
          fesso nel volto dal mento al ciuffetto.

          E tutti li altri che tu vedi qui,
          seminator di scandalo e di scisma
          fuor vivi, e però son fessi così.

          Un diavolo è qua dietro che n'accisma
          sì crudelmente, al taglio de la spada
          rimettendo ciascun di questa risma,

          quand'avem volta la dolente strada;
          però che le ferite son richiuse
          prima ch'altri dinanzi li rivada.

          Ma tu chi se' che 'n su lo scoglio muse,
          forse per indugiar d'ire a la pena
          ch'è giudicata in su le tue accuse?».

          «Né morte 'l giunse ancor, né colpa 'l mena»,
          rispuose 'l mio maestro «a tormentarlo;
          ma per dar lui esperienza piena,

          a me, che morto son, convien menarlo
          per lo 'nferno qua giù di giro in giro;
          e quest'è ver così com'io ti parlo».

          Più fuor di cento che, quando l'udiro,
          s'arrestaron nel fosso a riguardarmi
          per maraviglia obliando il martiro.

          «Or dì a fra Dolcin dunque che s'armi,
          tu che forse vedra' il sole in breve,
          s'ello non vuol qui tosto seguitarmi,

          sì di vivanda, che stretta di neve
          non rechi la vittoria al Noarese,
          ch'altrimenti acquistar non sarìa leve».

          Poi che l'un piè per girsene sospese,
          Maometto mi disse esta parola;
          indi a partirsi in terra lo distese.

          Un altro, che forata avea la gola
          e tronco 'l naso infin sotto le ciglia,
          e non avea mai ch'una orecchia sola,

          ristato a riguardar per maraviglia
          con li altri, innanzi a li altri aprì la canna,
          ch'era di fuor d'ogni parte vermiglia,

          e disse: «O tu cui colpa non condanna
          e cu' io vidi su in terra latina,
          se troppa simiglianza non m'inganna,

          rimembriti di Pier da Medicina,
          se mai torni a veder lo dolce piano
          che da Vercelli a Marcabò dichina.

          E fa saper a' due miglior da Fano,
          a messer Guido e anco ad Angiolello,
          che, se l'antiveder qui non è vano,

          gittati saran fuor di lor vasello
          e mazzerati presso a la Cattolica
          per tradimento d'un tiranno fello.

          Tra l'isola di Cipri e di Maiolica
          non vide mai sì gran fallo Nettuno,
          non da pirate, non da gente argolica.

          Quel traditor che vede pur con l'uno,
          e tien la terra che tale qui meco
          vorrebbe di vedere esser digiuno,

          farà venirli a parlamento seco;
          poi farà sì, ch'al vento di Focara
          non sarà lor mestier voto né preco».

          E io a lui: «Dimostrami e dichiara,
          se vuo' ch'i' porti sù di te novella,
          chi è colui da la veduta amara».

          Allor puose la mano a la mascella
          d'un suo compagno e la bocca li aperse,
          gridando: «Questi è desso, e non favella.

          Questi, scacciato, il dubitar sommerse
          in Cesare, affermando che 'l fornito
          sempre con danno l'attender sofferse».

          Oh quanto mi pareva sbigottito
          con la lingua tagliata ne la strozza
          Curio, ch'a dir fu così ardito!

          E un ch'avea l'una e l'altra man mozza,
          levando i moncherin per l'aura fosca,
          sì che 'l sangue facea la faccia sozza,

          gridò: «Ricordera'ti anche del Mosca,
          che disse, lasso!, "Capo ha cosa fatta",
          che fu mal seme per la gente tosca».

          E io li aggiunsi: «E morte di tua schiatta»;
          per ch'elli, accumulando duol con duolo,
          sen gio come persona trista e matta.

          Ma io rimasi a riguardar lo stuolo,
          e vidi cosa, ch'io avrei paura,
          sanza più prova, di contarla solo;

          se non che coscienza m'assicura,
          la buona compagnia che l'uom francheggia
          sotto l'asbergo del sentirsi pura.

          Io vidi certo, e ancor par ch'io 'l veggia,
          un busto sanza capo andar sì come
          andavan li altri de la trista greggia;

          e 'l capo tronco tenea per le chiome,
          pesol con mano a guisa di lanterna;
          e quel mirava noi e dicea: «Oh me!».

          Di sé facea a sé stesso lucerna,
          ed eran due in uno e uno in due:
          com'esser può, quei sa che sì governa.

          Quando diritto al piè del ponte fue,
          levò 'l braccio alto con tutta la testa,
          per appressarne le parole sue,

          che fuoro: «Or vedi la pena molesta
          tu che, spirando, vai veggendo i morti:
          vedi s'alcuna è grande come questa.

          E perché tu di me novella porti,
          sappi ch'i' son Bertram dal Bornio, quelli
          che diedi al re giovane i ma' conforti.

          Io feci il padre e 'l figlio in sé ribelli:
          Achitofèl non fé più d'Absalone
          e di Davìd coi malvagi punzelli.

          Perch'io parti' così giunte persone,
          partito porto il mio cerebro, lasso!,
          dal suo principio ch'è in questo troncone.

          Così s'osserva in me lo contrapasso».

          Comment

          • one_like_no_one
            Io sono Io
            • 08/08/06
            • 250

            #6
            io preferisco il finale

            A l'alta fantasia qui manc
            Nothing Lasts Forever, Even Cold November Rain...

            Comment

            • andrea_90
              Opinionista
              • 15/02/06
              • 368

              #7
              Considerate la vostra semenza,
              fatti non foste a viver come bruti,
              ma a conseguir virtute e canoscenza.



              In questa società bisognerebbe insegnare questa breve terzina a molti. Con l'accento su Virtute e Canoscenza.
              " Se mi dirai che qualcosa ti

              Comment

              • Eclipses
                Non avete le prove per dimostrarlo
                • 31/07/06
                • 896

                #8
                [I]"....Nel suo profondo vidi che s'interna
                legato con amore in un volume,
                ci
                Eclips3s

                Comment

                • lam
                  Anima vagabonda
                  • 22/11/06
                  • 3075

                  #9
                  Tanto gentile e tanto onesta pare
                  la donna mia quand'ella altrui saluta,
                  ch'ogne lingua deven tremando muta,
                  e li occhi no l'ardiscon di guardare
                  Ella si va, sentendosi laudare,
                  benignamente d'umiltà vestuta;
                  e par che sia una cosa venuta
                  da cielo in terra a miracol mostrare.
                  Mostrasi sì piacente a chi la mira,
                  che dà per li occhi una dolcezza al core,
                  che 'ntender no la può chi no la prova:
                  e par che de la sua labbia si mova
                  un spirito soave pien d'amore,
                  che va dicendo a l'anima: sospira.

                  Siamo fatti con la stessa materia di cui sono fatti i sogni.

                  omohitsutsu
                  nureba ya hito no
                  mietsuramu
                  yume to shiriseba
                  samezaramashi wo.

                  Comment

                  • conogelato
                    Candle in the wind

                    • 17/07/06
                    • 66039

                    #10
                    [Canto XXXIII, il quale è l'ultimo de la terza cantica e ultima; nel quale canto santo Bernardo in figura de l'auttore fa una orazione a la Vergine Maria, pregandola che sé e la Divina Maestade si lasci vedere visibilemente.]

                    «Vergine Madre, figlia del tuo figlio,
                    umile e alta più che creatura,
                    termine fisso d'etterno consiglio,

                    tu se' colei che l'umana natura
                    nobilitasti sì, che 'l suo fattore
                    non disdegnò di farsi sua fattura.

                    Nel ventre tuo si raccese l'amore,
                    per lo cui caldo ne l'etterna pace
                    così è germinato questo fiore.

                    Qui se' a noi meridïana face
                    di caritate, e giuso, intra ' mortali,
                    se' di speranza fontana vivace.

                    Donna, se' tanto grande e tanto vali,
                    che qual vuol grazia e a te non ricorre,
                    sua disïanza vuol volar sanz' ali.

                    La tua benignità non pur soccorre
                    a chi domanda, ma molte fïate
                    liberamente al dimandar precorre.

                    In te misericordia, in te pietate,
                    in te magnificenza, in te s'aduna
                    quantunque in creatura è di bontate.

                    Or questi, che da l'infima lacuna
                    de l'universo infin qui ha vedute
                    le vite spiritali ad una ad una,

                    supplica a te, per grazia, di virtute
                    tanto, che possa con li occhi levarsi
                    più alto verso l'ultima salute.

                    E io, che mai per mio veder non arsi
                    più ch'i' fo per lo suo, tutti miei prieghi
                    ti porgo, e priego che non sieno scarsi,

                    perché tu ogne nube li disleghi
                    di sua mortalità co' prieghi tuoi,
                    sì che 'l sommo piacer li si dispieghi.

                    Ancor ti priego, regina, che puoi
                    ciò che tu vuoli, che conservi sani,
                    dopo tanto veder, li affetti suoi.

                    Vinca tua guardia i movimenti umani:
                    vedi Beatrice con quanti beati
                    per li miei prieghi ti chiudon le mani!».

                    Li occhi da Dio diletti e venerati,
                    fissi ne l'orator, ne dimostraro
                    quanto i devoti prieghi le son grati;

                    indi a l'etterno lume s'addrizzaro,
                    nel qual non si dee creder che s'invii
                    per creatura l'occhio tanto chiaro.

                    E io ch'al fine di tutt' i disii
                    appropinquava, sì com' io dovea,
                    l'ardor del desiderio in me finii.

                    Bernardo m'accennava, e sorridea,
                    perch' io guardassi suso; ma io era
                    già per me stesso tal qual ei volea:

                    ché la mia vista, venendo sincera,
                    e più e più intrava per lo raggio
                    de l'alta luce che da sé è vera.
                    amate i vostri nemici

                    Comment

                    • dark lady
                      la viaggiatrice
                      • 09/03/05
                      • 70494

                      #11
                      [QUOTE=Matthias;449134]Inferno, canto XXVI, il discorso di Ulisse:

                      [I]Lo maggior corno de la fiamma antica
                      cominci
                      “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                      Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                      • lam
                        Anima vagabonda
                        • 22/11/06
                        • 3075

                        #12
                        Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio

                        bello sto 3d, non l'avevo visto prima!
                        nemmeno io
                        Siamo fatti con la stessa materia di cui sono fatti i sogni.

                        omohitsutsu
                        nureba ya hito no
                        mietsuramu
                        yume to shiriseba
                        samezaramashi wo.

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                        • conogelato
                          Candle in the wind

                          • 17/07/06
                          • 66039

                          #13
                          eh...ragazze....dove si fondono insieme Letteratura, Storia e Fede!
                          amate i vostri nemici

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                          • mat
                            Il Magnifico
                            • 20/05/05
                            • 17786

                            #14
                            Qualcuno ha mai sentito Lecturae Dantis di Carmelo Bene?
                            Moderatore Debate Square

                            "Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
                            - P. Conte -


                            Angst essen Seele auf

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                            • Matthias

                              #15

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