l'anno scorso ho dovuto comprare nella libreria aziendale un libro di vespa che mi era stato richiesto da persona degna ma destrorsa. mi sono vergognata assai, qui mi conoscono.
l'anno scorso ho dovuto comprare nella libreria aziendale un libro di vespa che mi era stato richiesto da persona degna ma destrorsa. mi sono vergognata assai, qui mi conoscono.
amo jco - la sua fiction. come per altri scrittori di fiction che amo, temevo abbastanza il suo impatto con l'autobiografia: ho visto che è una prova difficile per molti. nel suo caso la prova, secondo me, non è riuscita bene. la storia del suo primo anno di vedovanza mi è sembrata molto spesso artefatta, non abbastanza sentita né autentica, poco credibile. si legge volentieri, per carità, ma le parti che mi sono piaciute di più riguardano altro - le discussioni sulla letteratura, per esempio, ecco quelle mi hanno incatenata alle pagine. quando parla di sé e di suo marito ci si chiede come una donna possa conoscere così poco un uomo che sostiene di aver adorato, come una donna anziana possa davvero rimanere insonne così a lungo come dice, come il pensiero costante del suicidio possa essere discusso con tanta freddezza se davvero esercita un fascino (ma qui ammetto che mi potrei sbagliare). alla fine dell'anno di vedovanza la signora annuncia di essersi tenuta viva, più o meno, confermando quell'impressione reiterata di una vita mutilata, senza senso né direzione, che ha voluto trasmettere per tutte le 400 pagine. però io verso la metà del libro, trovandomi spiazzata da questa jco sconosciuta (la signora joyce smith lo dice per prima: lei e jco sono due entità diverse), ho girato internet in cerca delle opinioni di chi ha letto il suo libro prima di me e ho scoperto il piccolo segreto di quell'anno tra il 2008 e il 2009. prima che l'anno scoccasse, la vedova (quella che nei momenti più amari parla di sé in terza persona) era fidanzata con quello che è diventato il suo secondo marito, e l'aveva conosciuto meno di sei mesi dopo la morte del primo. non la considero affatto una colpa, sia chiaro, ma una disonestà verso il lettore che crede di leggere un memoir sì.
amo jco - la sua fiction. come per altri scrittori di fiction che amo, temevo abbastanza il suo impatto con l'autobiografia: ho visto che è una prova difficile per molti. nel suo caso la prova, secondo me, non è riuscita bene. la storia del suo primo anno di vedovanza mi è sembrata molto spesso artefatta, non abbastanza sentita né autentica, poco credibile. si legge volentieri, per carità, ma le parti che mi sono piaciute di più riguardano altro - le discussioni sulla letteratura, per esempio, ecco quelle mi hanno incatenata alle pagine. quando parla di sé e di suo marito ci si chiede come una donna possa conoscere così poco un uomo che sostiene di aver adorato, come una donna anziana possa davvero rimanere insonne così a lungo come dice, come il pensiero costante del suicidio possa essere discusso con tanta freddezza se davvero esercita un fascino (ma qui ammetto che mi potrei sbagliare). alla fine dell'anno di vedovanza la signora annuncia di essersi tenuta viva, più o meno, confermando quell'impressione reiterata di una vita mutilata, senza senso né direzione, che ha voluto trasmettere per tutte le 400 pagine. però io verso la metà del libro, trovandomi spiazzata da questa jco sconosciuta (la signora joyce smith lo dice per prima: lei e jco sono due entità diverse), ho girato internet in cerca delle opinioni di chi ha letto il suo libro prima di me e ho scoperto il piccolo segreto di quell'anno tra il 2008 e il 2009. prima che l'anno scoccasse, la vedova (quella che nei momenti più amari parla di sé in terza persona) era fidanzata con quello che è diventato il suo secondo marito, e l'aveva conosciuto meno di sei mesi dopo la morte del primo. non la considero affatto una colpa, sia chiaro, ma una disonestà verso il lettore che crede di leggere un memoir sì.
questo genere del memoir disturbante deve essere una gara fra mostri sacri attempati. ho patito su joan didion nell'anno del pensiero magico, l'ho detestata e mollata a mezza strada con blue nights.
(però questa me la traduci tu: Ms. Oates likes to vacuum)
però riconoscimi che anche se non leggo per evidente carenza linguistica il nyt avevo colto il nesso fra le due str...aordinarie scrittrici.
perché in italia non ci sono recensioni così maligne e divertenti?
tutti lodano la tua prosa, piperno, e tu mi dici che un nome può essere potabile?
comunque il libro per il resto non è male. peccato aver scoperto solo all'ultima pagina che è la prima parte di un dittico. ora mi tocca leggere inseparabili, forse.
"The Gamble" di T. Ricks, un minimo di informazione decente sulla II guerra in Iraq, parla molto di Petraeus, ma non è la biografa famosa, però l'ho iniziato ieri dopo la notizia delle dimissioni.
Interessante, il libro.
(Inoltre ho scoperto che Petraeus corre i 20 km ad una media di 3,5 minuti al km a 60 anni).
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