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  • follemente
    Opinionista

    • 22/12/09
    • 11768

    #5146
    Originariamente Scritto da King Kong Visualizza Messaggio
    "Il segreto dei segreti" di Abdul al-Qadir al-Jilani.

    "Un'idea presiede la ricerca di perfezionamento in molti grandi pensatori: la felicità verrà raggiunta soltanto quando la propria mente sarà stata educata. La ricerca, ci suggeriscono, è uno spazio intcriore, è la capacità di essere padroni dei propri processi, al fine di migliorarsi nel vivere il "qui e ora", scoprendo in questo il senso stesso della vita. Il tempo e la possibilità di godere di esso e il mezzo che prepara all'incontro con il divenire. Mantenersi vigili nell'attesa che precede lo svelamento è il vero segreto della vita mistica: un processo inclusivo, nel quale trovano collocazione e utilizzo i più elevati percorsi del pensiero umano.

    "Il Segreto dei Segreti" (Sirr al-Asrar), l'opera attribuita al grande mistico sufi 'Abd al-Qadir al-Jilani, costituisce una tappa fondamentale per il lettore alla ricerca di se. Un tesoro in grado di guidarlo attraverso le diverse stazioni che conducono alla realizzazione dei più profondi raggiungimenti interiori." cit.

    Qualche conoscenza pregressa dei temi del sufismo é necessaria. Anche se tutti i termini arabi vengono tradotti in italiano e l'esposizione sia relativamente semplice e in capitoli bravissimi, il filo conduttore é molto sottile e risulta facile perdersi. È comunque ricco di spunti anche quando li vogliamo prendere come sentenze isolate.
    Sempre letture impegnative, KingK!

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    • follemente
      Opinionista

      • 22/12/09
      • 11768

      #5147
      Originariamente Scritto da follemente Visualizza Messaggio
      Orlando, di Virginia Woolf, favoloso: lo stile e la prosa fantastici, ricchissimi!

      Sull'onda dell'Orlando ho iniziato La signora Dalloway, della stessa autrice, ma non m'intriga molto.

      Contemporaneamente un giallo di Cristina Cassar Scalia, Mandorla amara.
      Orlando, con il suo fitto susseguirsi di avventure lungo quattro secoli di storia inglese sul filo sottile che sospende ed unisce la dimensione reale e quella fantasiosa, mantiene ancora oggi inalterato il suo fascino ipnotizzante, anche , come dicevo, per lo stile linguistico lussureggiante, e il velato e poetico femminismo.

      Per la signora Dalloway il discorso è molto diverso, prosa splendida a parte: nel libro l’omonima signora altoborghese si appresta a dare una festa e non succede nulla di particolare, tranne un suicidio di cui veniamo a sapere i particolari. Il libro è costituito dai minimi pensieri e dalle emozioni che attraversano la mente dei personaggi, anche da chi compie il suicidio.
      Quindi la trama perde importanza per fare spazio al mondo interiore, come accade agli scrittori inglesi “modernisti” (Joyce, Eliot, Beckett, la stessa Woolf ecc.) dopo la Grande Guerra.
      Quest’ultimo libro l’ho letto lentamente, mentre il primo l’ho divorato. Meglio sapere a cosa si va incontro per non rimanere delusi o per non giudicare superficialmente (mi piace/ non mi piace) l’opera che si è letta.

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      • dark lady
        la viaggiatrice
        • 09/03/05
        • 70521

        #5148
        Sto leggendo "La cura", di Concita De Gregorio. Parla di malattia, di reparti oncologici, di incontri, ma soprattutto di persone, di chi si prende cura degli altri, di chi fa la differenza... sempre nello stile inconfondibile che la contraddistingue, caratterizzato dalla chiarezza e dalla lucidità anche nel descrivere il dolore, ma sempre con una grande umanità e una sensibilità rara.
        “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

        Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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        • follemente
          Opinionista

          • 22/12/09
          • 11768

          #5149
          Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio
          Sto leggendo "La cura", di Concita De Gregorio. Parla di malattia, di reparti oncologici, di incontri, ma soprattutto di persone, di chi si prende cura degli altri, di chi fa la differenza... sempre nello stile inconfondibile che la contraddistingue, caratterizzato dalla chiarezza e dalla lucidità anche nel descrivere il dolore, ma sempre con una grande umanità e una sensibilità rara.
          Apprezzo molto Concita De Gregorio come giornalista, ma come scrittrice lascia molto a desiderare. Avevo preso il suo "Di madre in figlia", che dopo una cinquantina di pagine mi ha stancata: senza stile, con un linguaggio sciatto e quotidiano, non riuscivo proprio a leggerla e regalai il libro ad un'amica.
          Non dico che non sia penetrante e metta a fuoco i problemi, ma a una scrittrice si chiede di più.

          Faccio eccezione per i gialli, dove lo stile è l'ultima preoccupazione.

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          • King Kong
            رباني
            • 05/07/17
            • 2385

            #5150
            Originariamente Scritto da follemente Visualizza Messaggio

            Sempre letture impegnative, KingK!
            🎼Voglio una vita spericolata....🎵🎶🎵
            Aut hic aut nullubi

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            • dark lady
              la viaggiatrice
              • 09/03/05
              • 70521

              #5151
              Originariamente Scritto da follemente Visualizza Messaggio

              Apprezzo molto Concita De Gregorio come giornalista, ma come scrittrice lascia molto a desiderare. Avevo preso il suo "Di madre in figlia", che dopo una cinquantina di pagine mi ha stancata: senza stile, con un linguaggio sciatto e quotidiano, non riuscivo proprio a leggerla e regalai il libro ad un'amica.
              Non dico che non sia penetrante e metta a fuoco i problemi, ma a una scrittrice si chiede di più.

              Faccio eccezione per i gialli, dove lo stile è l'ultima preoccupazione.
              A me invece piace molto il suo stile, proprio perché è asciutto e diretto, senza troppi fronzoli. Lo trovo accattivante. Forse perché invece io ho uno stile di scrittura fin troppo ricercato, da cui non sono mai riuscita a liberarmi, nonostante preferisca approcci più diretti. Proprio alla De Gregorio, o alla De Carlo.
              “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

              Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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              • follemente
                Opinionista

                • 22/12/09
                • 11768

                #5152
                Originariamente Scritto da dark lady Visualizza Messaggio

                A me invece piace molto il suo stile, proprio perché è asciutto e diretto, senza troppi fronzoli. Lo trovo accattivante. Forse perché invece io ho uno stile di scrittura fin troppo ricercato, da cui non sono mai riuscita a liberarmi, nonostante preferisca approcci più diretti. Proprio alla De Gregorio, o alla De Carlo.
                Invece io voglio essere sorpresa anche dal linguaggio e dallo stile: prediligo chi sceglie termini rari o desueti, metafore e similitudini inconsuete che destano e smuovono qualcosa di sorprendente.
                Ti faccio un esempio tra centomila che potrei scegliere di Virginia Woolf: la signora Dalloway torna a casa in giugno e la trova "fresca come una cripta".

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                • dark lady
                  la viaggiatrice
                  • 09/03/05
                  • 70521

                  #5153
                  Originariamente Scritto da follemente Visualizza Messaggio

                  Invece io voglio essere sorpresa anche dal linguaggio e dallo stile: prediligo chi sceglie termini rari o desueti, metafore e similitudini inconsuete che destano e smuovono qualcosa di sorprendente.
                  Ti faccio un esempio tra centomila che potrei scegliere di Virginia Woolf: la signora Dalloway torna a casa in giugno e la trova "fresca come una cripta".
                  A me Virginia Woolf piace tantissimo
                  “Io e il mio gatto... siamo due randagi senza nome che non appartengono a nessuno e a cui nessuno appartiene” [cit. Colazione da Tiffany]

                  Noi vogliamo cantare l'amor del pericolo, l'abitudine all'energia e alla temerità [cit: Manifesto futurista] .

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                  • Escolzia
                    Opinionista

                    • 10/08/16
                    • 7554

                    #5154
                    Originariamente Scritto da follemente Visualizza Messaggio

                    Orlando, con il suo fitto susseguirsi di avventure lungo quattro secoli di storia inglese sul filo sottile che sospende ed unisce la dimensione reale e quella fantasiosa, mantiene ancora oggi inalterato il suo fascino ipnotizzante, anche , come dicevo, per lo stile linguistico lussureggiante, e il velato e poetico femminismo.

                    Per la signora Dalloway il discorso è molto diverso, prosa splendida a parte: nel libro l’omonima signora altoborghese si appresta a dare una festa e non succede nulla di particolare, tranne un suicidio di cui veniamo a sapere i particolari. Il libro è costituito dai minimi pensieri e dalle emozioni che attraversano la mente dei personaggi, anche da chi compie il suicidio.
                    Quindi la trama perde importanza per fare spazio al mondo interiore, come accade agli scrittori inglesi “modernisti” (Joyce, Eliot, Beckett, la stessa Woolf ecc.) dopo la Grande Guerra.
                    Quest’ultimo libro l’ho letto lentamente, mentre il primo l’ho divorato. Meglio sapere a cosa si va incontro per non rimanere delusi o per non giudicare superficialmente (mi piace/ non mi piace) l’opera che si è letta.
                    Orlando l'ho letto qualche hanno fa, e mi è piaciuto molto; la Woolf con la sua scrittura ha la capacità di evocare immagini così chiare da farti sembrare d'essere all'interno della storia.
                    La Signora Dalloway mi aspetta da un po' di tempo, nella pila di libri da leggere, però penso di affrontarne la lettura quanto prima mi hai incuriosita. La Woollf è bravissima a scrivere di emozioni, paure e del male del vivere.


                    Attualmente ho in lettura "Se una notte d'inverno un viaggiatore" di Calvino.

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