“Mulholland Drive” (2001) di David Linch
Per un attimo abbandono i film presentati a Cannes e Venezia. Il 15 novembre uscirà in molte città italiane la versione restaurata di quello che i fan di Linch considerano il suo capolavoro, alcuni arrivano addirittura a considerarlo il più bel film del cinema. Non lo avevo mai visto, non potevo non dagli un’occhiata prima di vederlo magari al cinema nella nuova veste (in verità l’ho visto due volte). E’ la storia di un’attricetta che sogna di diventare una stella di Hollywood. Questo in estrema sintesi il soggetto, la trama è molto complessa ma a mio parere è la cosa migliore del film, una sceneggiatura geniale in una realizzazione che soprattutto nella prima parte lascia un po’ a desiderare. Ascoltando la trasmissione radiofonica di Raitre “Hollywood Party” che ha dedicato al film un’intera puntata, si scopre che in verità il film doveva essere una serie televisiva bocciata però dal committente per la complessità della vicenda. Linch allo decide di concluderlo come film. A parte Naomi Watts e davvero pochi altri, gli attori sono di basso livello, il direttore della fotografia di certo non uno Storaro e qui e là si nota l’influenza neppure troppo nascosta di Hitchcock. Un film corretto in corsa che col tempo ha acquisito la fama di capolavoro tra appassionati e critici. Presentato a Cannes venne battuto per la Palma d’Oro da “La stanza del figlio” di Moretti. Un consiglio per chi lo volesse guardare: una visione non è sufficiente, oppure prima ancora di vederlo, approfondire la trama perché il rischio è di non capire nulla.
Mullholland Drive ***
Per un attimo abbandono i film presentati a Cannes e Venezia. Il 15 novembre uscirà in molte città italiane la versione restaurata di quello che i fan di Linch considerano il suo capolavoro, alcuni arrivano addirittura a considerarlo il più bel film del cinema. Non lo avevo mai visto, non potevo non dagli un’occhiata prima di vederlo magari al cinema nella nuova veste (in verità l’ho visto due volte). E’ la storia di un’attricetta che sogna di diventare una stella di Hollywood. Questo in estrema sintesi il soggetto, la trama è molto complessa ma a mio parere è la cosa migliore del film, una sceneggiatura geniale in una realizzazione che soprattutto nella prima parte lascia un po’ a desiderare. Ascoltando la trasmissione radiofonica di Raitre “Hollywood Party” che ha dedicato al film un’intera puntata, si scopre che in verità il film doveva essere una serie televisiva bocciata però dal committente per la complessità della vicenda. Linch allo decide di concluderlo come film. A parte Naomi Watts e davvero pochi altri, gli attori sono di basso livello, il direttore della fotografia di certo non uno Storaro e qui e là si nota l’influenza neppure troppo nascosta di Hitchcock. Un film corretto in corsa che col tempo ha acquisito la fama di capolavoro tra appassionati e critici. Presentato a Cannes venne battuto per la Palma d’Oro da “La stanza del figlio” di Moretti. Un consiglio per chi lo volesse guardare: una visione non è sufficiente, oppure prima ancora di vederlo, approfondire la trama perché il rischio è di non capire nulla.
Mullholland Drive ***


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