Witness, il testimone. Con Harrison Ford e Kelly Mc Gillis: splendido!
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"Tori e Lokita" (2022) di Luc Dardenne e Jean Pierre DardenneOriginariamente Scritto da Barrett Visualizza MessaggioIn tour qui da noi per partecipare a rassegne a loro dedicate e per parlare della loro ultima fatica “Tori e Lokita” - in uscita la prossima settimana, i fratelli Dardenne hanno sviluppato il loro cinema sui problemi sociali in Belgio alimentati dal passaggio dall’industria pesante più tradizionale che permetteva la piena occupazione a una moderna e tecnologica che taglia posti di lavoro con il contemporaneo disimpegno del governo nelle politiche sociali per via dei bilanci da risistemare. Nasce quindi l’arte di arrangiarsi, anche con mezzi illegali e che coinvolge le fasce meno abbienti in una sorta di lotta tra poveri. Così in “La Promesse” (1996 ***) sono l’immigrazione clandestina, il lavoro non regolare e l’abbandono i temi trattati, mentre è la disperata ricerca di lavoro “per avere un’esistenza normale” in “Rosetta” (1999 *** palma d’oro a Cannes), che porta le persone a comportamenti discutibili, come il tradimento di un amico per prendere il suo posto di lavoro o persino reati disumani prima ancora che penalmente rilevanti come la vendita di un figlio appena nato (“L’Enfant” 2005 *** altra palma d’oro). Da un punto di vista tecnico il loro cinema è basato principalmente sul piano sequenza, che è quello più efficace nel rappresentare la disperazione dei personaggi, con la cinepresa attaccata al collo dei protagonisti quale testimone dell’ossessione di trovare un rimedio a una vita senza speranza.
Con un anno di ritardo sono riuscito a vederlo. Tori e Lokita sono due ragazzi africani arrivati in Belgio passando per l'Italia dove hanno imparato "Alla fiera dell'est" la canzone di Branduardi che cantano in un ristorante per racimolare qualche soldo. Ma la loro occupazione principale è quella di vendere droga con le richieste da parte degli spacciatori che diventano sempre più pressanti. Il tema è ancora quello dell'immigrazione, con lo sfruttamento da parte di aguzzini che siano pseudo datori di lavoro o africani come loro non cambia. Stesso stile dei film precedenti, cinepresa attaccata ai protagonisti, montaggio serrato, assenza di inutili fronzoli.
Tori e Lokita ***
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“Il caftano blu” (2022) di Maryam Touzani
Ancora da Cannes 2022, sezione “Un Certain Regard”, attualmente nelle sale italiane. In una sartoria marocchina di proprietà di una coppia dove si confezionano caftani arriva un nuovo giovane collaboratore che crea immediatamente imbarazzo nell’uomo. La moglie riesce a mascherare la gelosia anche perché impegnata con un problema ben più grave. Malgrado una regia non sempre brillante e uno scorrere del film piuttosto lento, la delicatezza con cui vengono trattati i due temi principali rende apprezzabile la pellicola. Convincente l’interpretazione di Lubna Azabal.
Il caftano blu ***
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Asteroid City.
Temevo un po' di non capirlo, 'sto film.
Amo molto i film di Wes Anderson e li guardo sempre come un piccolo rompicapo, col timore di non uscirne avendo afferrato qualcosa.
Invece credo sia tornato un narrato che al cinema fa bene: i due piani vicini e intrecciati.
È molto marcata la coralità, non solo per il cast, ma per l'insieme dei caratteri presenti.
La cosa buffa è che, a distanza di poco, ho visto Oppenheimer e questa storia itinerante, ma non troppo, di saltimbanchi degli anni '50 in un posto in cui si fanno "prove" di atomica.
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“The unlikely pilgrimage of Harold Fry” (2023) di Hettie Mcdonald
Un uomo anziano riceve una lettera da una collega a cui era molto legato, informandolo che vive in un albergo per anziani in Scozia. L’uomo senza pensarci due volte si mette in cammino dal sud Inghilterra dove vive con la moglie sino al paesino sede dell’ospizio. Il pellegrinaggio presenta tre fasi: nella prima il protagonista sopporta le pene dell’inferno non avendo mai camminato in vita sua; la seconda è quella della notorietà grazie a un giornalista che lo immortala in una fotografia che viene rilanciata da tutti i quotidiani; la terza invece è quella del ripensamento, non solo per la condizione fisica e psicologica a cui si è autocostretto a vivere durante quelle settimane ma soprattutto per il ricordo del figlio, riaffiorato prepotentemente nella solitudine del viaggio, a cui non era riuscito ad evitare una fine tragica. Bella storia non sempre supportata da una regia che troppo spesso furbescamente insiste nel cercare di catturare le emozioni del protagonista senza che fosse necessario.
The unlikely pilgrimage of Harold Fry **
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Non è un film, ma mi ha colpito tantissimo la pièce teatrale di Marco Paolini sulla tragedia del Vajont, ieri sera su Rai 5. Proprio lì, all' aperto, sul doloroso luogo.amate i vostri nemici
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E' stato il primo spettacolo di Paolini che ho visto, come era giovane e bello!Originariamente Scritto da conogelato Visualizza MessaggioNon è un film, ma mi ha colpito tantissimo la pièce teatrale di Marco Paolini sulla tragedia del Vajont, ieri sera su Rai 5. Proprio lì, all' aperto, sul doloroso luogo.
Non che sia brutto ora
ti consiglio
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Originariamente Scritto da conogelato Visualizza MessaggioVideo non disponibile....
Scrivimelo, che prendo nota.
Grazie!
ITIS Galileo
ma sono tutti coinvolgenti gli spettacoli di Paolini e molti li trovi on line
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Visto, consiglio la visione.Originariamente Scritto da Barrett Visualizza Messaggio"Rapito" (2023) di Marco Bellocchio
Metà ottocento, un bambino ebreo viene rapito da emissari del papa re in quanto battezzato informalmente dalla badante e quindi secondo il diritto canonico ora diventato cristiano e con il potere di decidere sul suo futuro. Il gesto viene stigmatizzato da tutta Europa allargando l'impopolarità di pio ix e avvicinando la sua caduta. Appena presentato a Cannes il film ci mostra una volta di più attraverso un caso effettivamente accaduto gli errori della chiesa nella gestione dei rapporti di chi la pensava diversamente. Notevole la regia di Bellocchio (83 anni) come pure il montaggio e la fotografia. Però dopo Buscetta, Moro e questo film, mi piacerebbe affrontasse tematiche dei giorni nostri.
Rapito ***
La storia si concentra tutta attorno ad un bambino di poco meno di sette anni, ebreo battezzato all' insaputa dei genitori dalla badante cristiana quando aveva sei mesi e fatto rapire perchè la legge dello stato pontificio dell' epoca stabiliva che un bambino cristiano non poteva essere cresciuto da una famiglia non cristiana.
Il tema è l' identità nascosta, negata, al bambino di origine ebraica, strappato dalla sua famiglia di forza, perchè è ben difficile che un bambino piccolo possa avere la capacità di scegliere quale religione seguire. Quindi bambino cresciuto, educato e plagiato in convento, a cui viene fatto credere che potrà riunirsi ai suoi genitori solo se si comportà bene e solo se i suoi genitori si convertiranno al cristianesimo e si faranno battezzare, facendo ricadere la colpa sui genitori di averlo abbandonato al suo destino nel convento.
È una storia di umiliazione e crudeltà da parte dei rappresentanti della chiesa cattolica, in particolare del Papa dell' epoca che non teme le critiche e il dissenso internazionale di tutta la comunità ebraica per il rapimento del piccolo Edgardo, e che non risparmia umiliazioni facendo strisciare ai suoi piedi i rappresentanti ebraici andati a colloquio per intercedere e umiliazione esercizio del potere con leccate del pavimento ad Edgardo una volta diventato adulto.
Emblematico poi il finale, le parole pronunciate dalla madre in punto di morte al tentativo di battezzarla da parte del figlio diventato in seguito sacerdote cattolico.
Errori della Chiesa, uno dei tanti commessi lungo tutta la storia del cristianesimo.La vita è veramente molto semplice, ma noi insistiamo nel renderla complicata.
Confucio
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La moglie di Tchaikovsky (Žena Čajkovskogo) scritto e diretto da Kirill Serebrennikov, una coproduzione russa, francese e svizzera, 2022. Biografico.
Fotografia sublime: le scene sembrano dei quadri pittorici, curate nei minimi dettagli, grandi interpreti, ma… la vicenda della moglie del compositore, la quale non riesce ad accettare l’omosessualità del marito, dopo aver fatto di tutto per sposarlo, mi ha emotivamente irritata, alla lunga (infatti il film dura due ore e mezza).
Dov’è finito Barrett?
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