Due film provenienti dal concorso di Cannes dell’anno passato.
“Two prosecutors” (2025) di Sergei Loznitsa
Un giovane avvocato si reca in una prigione sovietica per incontrare un vecchio bolscevico esponente del partito comunista perseguitato da Stalin e torturato dalla polizia segreta. L’uomo consegna all’avvocato una lettera scritta con il suo sangue da portare a Mosca al Procuratore Generale. L’avvocato oltre a consegnare la lettera racconta quello che ha visto ricevendo dal Procuratore il consiglio di ritornare nella prigione per ottenere le prove del suo racconto. Film con pochi fronzoli, primi piani insistiti, luoghi cupi, prigione che si sviluppa in un numero interminabile di passaggi di porte per essere certi che un uomo vecchio e malato non possa fuggire, il tutto per rendere evidente l’ossessione presente nella mente dei dittatori e della loro corte. Conclusione efficace e inaspettata.
Two prosecutors ***
“Resurrection” (2025) di Bi Gan
La narrazione di un intero secolo durante il quale l’uomo ha ormai perso la capacità di sognare, tranne una sorta di replicante che grazie a un proiettore racconta la sua vita attraverso i suoi sogni, rappresentati come sintesi della storia del cinema. Si parte dal cinema muto in b/n, per passare a immagini che fanno pensare a Orson Welles, Sergio Leone, Truffaut, Kieslowski, Cronenberg e chissà a quanti altri. Il film, che a Cannes l’anno passato ha vinto il Gran premio della giuria, è un ambizioso tentativo di cinema del ricordo, con un dispendio tecnico che ha avuto la necessità di avvalersi di un budget importante, non credo interamente coperto dagli incassi, con il difetto di non aver messo completamente a fuoco la sceneggiatura; questo probabilmente ha reso difficile il significato dell’opera a molti, ma è innegabile la presenza di alcune sequenze notevoli, una musica accattivante, vari piani sequenza e una storia che quando arriva alla fine dopo due ore e mezza ci si chiede da dove fosse partita.
Resurrection ***
“Two prosecutors” (2025) di Sergei Loznitsa
Un giovane avvocato si reca in una prigione sovietica per incontrare un vecchio bolscevico esponente del partito comunista perseguitato da Stalin e torturato dalla polizia segreta. L’uomo consegna all’avvocato una lettera scritta con il suo sangue da portare a Mosca al Procuratore Generale. L’avvocato oltre a consegnare la lettera racconta quello che ha visto ricevendo dal Procuratore il consiglio di ritornare nella prigione per ottenere le prove del suo racconto. Film con pochi fronzoli, primi piani insistiti, luoghi cupi, prigione che si sviluppa in un numero interminabile di passaggi di porte per essere certi che un uomo vecchio e malato non possa fuggire, il tutto per rendere evidente l’ossessione presente nella mente dei dittatori e della loro corte. Conclusione efficace e inaspettata.
Two prosecutors ***
“Resurrection” (2025) di Bi Gan
La narrazione di un intero secolo durante il quale l’uomo ha ormai perso la capacità di sognare, tranne una sorta di replicante che grazie a un proiettore racconta la sua vita attraverso i suoi sogni, rappresentati come sintesi della storia del cinema. Si parte dal cinema muto in b/n, per passare a immagini che fanno pensare a Orson Welles, Sergio Leone, Truffaut, Kieslowski, Cronenberg e chissà a quanti altri. Il film, che a Cannes l’anno passato ha vinto il Gran premio della giuria, è un ambizioso tentativo di cinema del ricordo, con un dispendio tecnico che ha avuto la necessità di avvalersi di un budget importante, non credo interamente coperto dagli incassi, con il difetto di non aver messo completamente a fuoco la sceneggiatura; questo probabilmente ha reso difficile il significato dell’opera a molti, ma è innegabile la presenza di alcune sequenze notevoli, una musica accattivante, vari piani sequenza e una storia che quando arriva alla fine dopo due ore e mezza ci si chiede da dove fosse partita.
Resurrection ***

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