Le mie impressioni:
Questo nuovo capitolo e' un remake, se vogliamo (quasi tutti gli attori sono gli stessi del primo) - probabilmente non diventerà mai un cult come il suo predecessore, ma resta comunque un film in grado di strappare più di una risata allo spettatore; certo la parte del leone la fa Lino Banfi che, nonostante risulti un po’ appesantito dagli anni, riesce a regalare una prova convincente: battute a raffica, gestualità indimenticata, espressioni azzeccate. Riesce a portare molta energia nelle scene, facendo rivivere in modo più che accettabile uno dei suoi personaggi più conosciuti e acclamati. Tutto il resto è contorno; gli altri attori, i calciatori, i volti noti che passano sullo schermo sono la cornice del quadro - molto espressionista - costituito da Banfi. Sicuramente un’operazione nostalgia, che punta molto sugli effetti a lungo termine del primo capitolo, ma che, diversamente da altre trovate di questo tipo, (si pensi a Eccezzziunale veramente - Capitolo secondo... me) mantiene freschezza e risulta comunque simpatico: i 108 minuti passano in fretta, non annoiano e, nonostante il finale scontato, lasciano lo spettatore con il sorriso sulle labbra. Una chicca la scena del botta e risposta fra Canà e Lotito, un paio di minuti che sono un concentrato di gag esileranti.
Si comunque diciamo che i film da andare a vedere al cinema sono ben altri (effetti speciali ecc..)
la mia era solo curiosita' visto poi che il primo mi era e mi piace tuttora moltissimo.
Cast Lino Banfi, Ettore D'alessandro, Urs Althaus, Giuliana Calandra, Anna Falchi, Roberto Pruzzo, Carlo Ancelotti
Regia Sergio Martino
Sceneggiatura Lino Banfi, Sergio Martino
Durata 01:52:00
Data di uscita Venerdì 11 Gennaio 2008
Genere Commedia
Distribuito da MEDUSA
Trama: Oronzo Canà è un ex allenatore di calcio ritiratosi a coltivare i suoi uliveti e a trascorrere le giornate in nostalgia dei tempi che furono sui campi della serie A, dove allenava la Longobarda.Con un genero fedifrago, una figlia imbruttita dal tempo e una moglie che lo osteggia dal tornare a parlare di pallone a qualsiasi livello, l’unica sua serena compagnia è l’adorato nipotino Ronzino, che non smette mai di ricordargli quanto era stato bravo a salvare vent‘anni prima la squadra dalla retrocessione in serie B. Un giorno la Longobarda viene comprata da un ricco magnate russo che vuole a tutti costi che sia Canà ad allenarla ancora. Entusiasta e felice Oronzo accetta, elabora un rivoluzionario modulo di gioco che dà i suoi frutti, ma purtroppo gente di pochi scrupoli sta tramando perché la squadra e il suo allenatore non abbiano successo nell’impresa di salvarsi in campionato …
Commento: Oronzo Canà torna sui campi da gioco dopo 24 anni dal debutto datato 1984, con il seguito delle sue avventure prive però del rivoluzionario modulo bizona 5-5-5 (cinque tutti avanti e cinque tutti indietro) che gli aveva dato tanta notorietà. A interpretarlo ovviamente ancora Lino Banfi, circondato da un nugolo quanto mai nutrito di caratteristi della tv sportiva (come Ilaria D’amico, Giampiero Mughini e tanti tanti altri), e una serie di calciatori in parti cammeo, presenti soprattutto nei sogni del tormentato Canà, come Buffon, Totti, Del Piero e Luca Toni, e curiosamente gli ex calciatori Ciccio Graziani e Roberto Pruzzo presenti anche nel primo film (dove si anticipò tra l‘altro la futura calvizie dell’allenatore protagonista del reality televisivo di italia1 su una squadra di calcio).
A dirigere il secondo capiotlo delle avventure tragicomiche di questo povero allenatore nel pallone più che mai, è ancora Sergio Martino, regista pure del primo capitolo. La trama consiste nella voglia terribile che Oronzo ha di tornare sui campi di calcio ad allenare la sua amata Longobarda, peccato che quando gli si para davanti la possibilità di farlo ci sono molteplici difficoltà e oscure trame che non vogliono lasciargli tregua. Tra una trappola e l’altra, truffe e raggiri, il campionato di seria A prosegue spietato apparentemente senza possibilità di salvezza.
La sceneggiatura (che vive anche dei tanti riferimenti alla calciopoli appena trascorsa, presente anche riferimento a Moggi in un capostazione che controlal il traffico del treno) viene costruita non tanto per dipanarsi in maniera organica, ma per poter inserire in maniera più o meno strampalata i camei dei giocatori, dove Totti, Del Piero e Buffon (abituati alla recitazione, sopratutto Del Piero, per via dei numerosi spot pubblicitari che hanno fatto) sono degli avvocati nei sogni di Canà, mentre vecchie glorie come Pruzzo, Antognoni e Graziani arrivano ad un funerale di un vecchio amico (ma ce ne sono molti altri che vi lasciamo il piacere di scoprire).
Stessa sorte di inserimento è riservata ai numerosi commentatori tv che intervengono a dare una sorta di tono da Controcampo (trasmissione ampiamente citata) alla pellicola, dove di fatto tutto prosegue a siparietti sconnessi dal collegamento davvero lieve. L’inesistente trama coinvolge pure vecchie mummie come Little Tony e Andrea Roncato, mentre ancora una volta notiamo come a Banfi (ambasciatore dell’Unicef e autore di canzoni per lo Zecchino d‘Oro) i bambini paiano una sorta di dono del cielo dato il grande affiatamento morale con il nipotino Ronzino.
Nel settore attori, quelli che lo fanno di professione insomma, con che risultati lasciamo perdere, abbiamo Anna Falchi che fa la giornalista occhialuta e approfittatrice, mentre Enzo Salvi fa il genero perennemente a caccia di donne.
Rispetto al primo capitolo (ampiamente ricordato con dei filmati televisivi o delle frasi che lo riportano a galla e con il ritorno del calciatore eroe del primo capitolo, trama ripetuta in questo da un altro punto di vista) il passo indietro è decisamente brusco. Il troppo elevato coinvolgimento dei personaggi televisivi in cammei più o meno lunghi (nel 1984 avevamo Biscardi) dopo un po’incomincia a dare sui nervi, il giochetto del coinvolgimento del pubblico a riconoscere cose che conosce nelal quotidianità ed è avvezzo troppo tirato, tanto quanto quello dei giocatori che a furia di fare cammei ci fanno dimenticare che in fondo stiamo assistendo a un film e non a interviste post partita serale o pomeridiana. Certo non dobbiamo bacchettare troppo sullo scontato film come questo che hanno la stessa filologia dei cine panettoni, divertire senza minimamente impegnare, mostrare senza curarsi delle dovizie tecnico/mentali. ma davvero questo ripescaggio fuori tempo massimo non ha nessun numero per rendersi simpatico tanto quanto il suo predecessore, che viveva di una fresca goliardia simpatica e guascona, mentre qua nella fase della maturità si riduce a collezionare doppi sensi, battute squallide e noia intrinseca ripetendosi in continuazione.
Non c’è nessun tempo comico valido, non ci sono grandi partite allestite per seguirne il risultato con ansia, Banfi regge come può il tutto ma alla fine ci si ritrova più soddisfatti dei cartelloni fittizi del film con bella ragazza a scandire un ideale primo e secondo tempo (come se assistessimo a una partita vera) che di quanto altro si è visto.
In definitiva un film barzelletta in fondo, che può piacere a chi cerca il “Who is?” oppure una sorta di vademecum di conduttori di trasmissioni televisive, ma anche persone tifose di calcio che per ammirare i loro beniamini in qualsiasi guisa si presentino le seguono anche quando perdono la partita. Peccato che qui a perdere non è stato il calcio ma il cinema, che ha visto un ennesimo recupero inutile e senza idee per sopperire alla fame dei multiplex con una simpatica macchietta pallonara che doveva rimanere dove era 24 anni fa.
E’appena passato Dicembre e abbiamo visto anche di peggio, lasciamo Canà al simpatico ricordo che fu senza problemi e per favore ridategli il 5-5-5 !
non solo quentin ma nel nome di quentin...
quentin tarantino project
[QUOTE=filter73;807100]
Le mie impressioni:
Questo nuovo capitolo e' un remake, se vogliamo (quasi tutti gli attori sono gli stessi del primo) - probabilmente non diventer
L'ho visto,personalmente,non mi è piaciuto,s'è cercato in tutti i modi di emulare il primo...ma non è che mi aspettassi,chissà che cosa!?
L'uomo non giudica la vita degna di essere vissuta se non c'
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