Generation War

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  • BiO-dEiStA
    Eufonista
    • 22/02/10
    • 5403

    #1

    Generation War

    Non so se qualcuno di voi ha visto questo film tedesco in due puntate datato 2013: l'hanno trasmesso la settimana scorsa, per la seconda volta in Italia.
    Già il titolo è un aborto, quello originale è Unsere Mütter, unsere Väter (le nostre madri e i nostri padri), e l'operazione di storpiatura è secondo me sintomatica di un'ufficiale presa di distanze da certi contenuti del film. Il quale parla delle vicissitudini di cinque amici berlinesi travolti dalla seconda guerra mondiale, di cui: due fratelli in partenza per il fronte, uno convinto e l'altro intellettuale disilluso in partenza, sui quali le vicende belliche opereranno quasi un rovesciamento dialettico; un'infermiera che parte per il fronte anch'essa, un'aspirante cantante fidanzata col quinto elemento il quale è nientemeno che ebreo (e siamo nel 1941).
    Può darsi che la quinta figura sia presa per i capelli, anche se è funzionale a rappresentare il punto di vista di un ebreo in fuga dalla deportazione, ma è difficile da credere che proprio tutti i tedeschi fossero ostili agli ebrei in quanto tali anche perché, come più di qualcuno ha detto, "nessuno è più tedesco di un ebreo tedesco". Altre forzature si sono rese necessarie per far incrociare alcuni dei protagonisti al fronte, ma nel complesso mi pare un gran bel film, con una ricostruzione storica su cui al contrario di qualche critico perbenista trovo ben poco da eccepire.
    Oltre all'idealismo e alla disillusione di chi parte da eroe e si ritrova assassino, fra i personaggi di contorno troviamo rappresentati: l'ufficiale della Gestapo opportunista che butta la divisa e diventa poliziotto al servizio degli alleati, l'ufficiale della Werhmacht ligio al proprio dovere fino in fondo, ucciso da uno dei protagonisti, alcuni esaltati della Volkssturm e della Hitlerjugend negli ultimi giorni di guerra. Il tutto in mezzo ai soldati regolari tedeschi che diventano sempre più brutali, anche se sembra che gli ausiliari ucraini fossero peggio di loro, ai soldati russi che salvano i tedeschi ma passano per le armi i compatrioti che hanno collaborato con loro, e all'antisemitismo dei partigiani polacchi che vorrebbero lasciare i deportati ebrei dentro i loro vagoni, se non fosse per il protagonista ebreo che li libera a rischio della propria vita. Proprio per quest'ultima ragione il film è stato boicottato in Polonia, creando un certo imbarazzo anche a livello diplomatico. A me però risulta che l'odio dei polacchi verso gli ebrei sia una di quelle cose tanto risapute all'interno quanto taciute all'esterno, per motivi facilmente immaginabili.
    Il film in Italia ha ricevuto accoglienze in generale positive, anche se non è mancato chi ha voluto vedervi una ben studiata operazione di lavaggio delle coscienze da parte tedesca; del resto non credo che una simile accusa sia mai stata mossa agli americani, nella pletora di film che hanno realizzato sul Vietnam. Qui un esempio di questo genere, la cui indignazione mi sembra perfino più studiata delle intenzioni che attribuisce a chi ha realizzato il film. E chi avrà la pazienza di proseguire la lettura si accorgerà di quanto l'autore dell'articolo sia stato sputtanato nei commenti.
    Originariamente Scritto da Careful with that
    i miei post in media sono di una dozzina di righe, al più;
    Originariamente Scritto da Ned Flanders
    Sono stato tanto...ma tanto Laurina, lontano dal Signore: Ne ho combinate di cotte e di crude. Ti basti sapere soltanto questo....
  • axeUgene
    Opinionista

    • 17/04/10
    • 24578

    #2
    tutto sommato, un bel film, che avrebbe tratto giovamento dall'accuratezza e dal metraggio più lungo alla Edgar Reitz - se ti capita, guardati la trilogia di Heimat, soprattutto I e II; credo ti piacerà molto - per camuffare meglio le forzature di struttura che hai notato;

    entro quei limiti, un po' pesanti data l'ambizione di descrivere conflitti politici e psicologici in così poco tempo, mi sembra abbastanza onesto e poco assolutorio;

    credo che sia ispirato ad una storia vera, dal momento che nei titoli di coda sono citate le date di nascita e morte dei protagonisti.
    c'è del lardo in Garfagnana

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    • BiO-dEiStA
      Eufonista
      • 22/02/10
      • 5403

      #3
      Originariamente Scritto da axeUgene Visualizza Messaggio
      tutto sommato, un bel film, che avrebbe tratto giovamento dall'accuratezza e dal metraggio più lungo alla Edgar Reitz - se ti capita, guardati la trilogia di Heimat, soprattutto I e II; credo ti piacerà molto - per camuffare meglio le forzature di struttura che hai notato;
      Heimat si sviluppa su un arco di tempo molto più lungo, oltre a essere lungo in sé, e la guerra vi entra parzialmente sullo sfondo di un ritratto intimista. Ovvio che è qualcosa con un respiro molto diverso rispetto a una serie di 4 ore incentrata proprio sulla guerra.

      credo che sia ispirato ad una storia vera, dal momento che nei titoli di coda sono citate le date di nascita e morte dei protagonisti.
      Non credo, perché se così fosse l'avrebbero detto chiaramente. Secondo me hanno solo voluto dare un'impronta di verosimiglianza a dei personaggi creati a tavolino, per quanto rappresentativi, come se il film si basasse sui racconti di un Wilhelm ancora vivente.
      Originariamente Scritto da Careful with that
      i miei post in media sono di una dozzina di righe, al più;
      Originariamente Scritto da Ned Flanders
      Sono stato tanto...ma tanto Laurina, lontano dal Signore: Ne ho combinate di cotte e di crude. Ti basti sapere soltanto questo....

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      • axeUgene
        Opinionista

        • 17/04/10
        • 24578

        #4
        Originariamente Scritto da BiO-dEiStA Visualizza Messaggio
        Heimat si sviluppa su un arco di tempo molto più lungo, oltre a essere lungo in sé, e la guerra vi entra parzialmente sullo sfondo di un ritratto intimista. Ovvio che è qualcosa con un respiro molto diverso rispetto a una serie di 4 ore incentrata proprio sulla guerra.
        infatti, quello che ho scritto è proprio che l'ambizione di partenza di UMUV sarebbe stata servita meglio da un metraggio più lungo, mettiamo 8 ore;
        guerra a parte, la scrittura di Heimat è molto accurata anche nei personaggi minori, con biografie dettagliate anche di personaggi che recitano poche battute; questo aiuta molto in fase di script a dare efficacia e profondità, credibilità delle situazioni, con lo spettatore che percepisce meno la struttura ideologica della narrazione e viene più coinvolto, senza bloccarsi sulle forzature;


        Non credo, perché se così fosse l'avrebbero detto chiaramente. Secondo me hanno solo voluto dare un'impronta di verosimiglianza a dei personaggi creati a tavolino, per quanto rappresentativi, come se il film si basasse sui racconti di un Wilhelm ancora vivente.
        l'ho pensato anche io, ma ho un po' di dubbi perché non è costume della fiction una prassi di questo tipo; sarebbe una cosa criticatissima in un ambiente di iene;
        la mia impressione è che si tratti di una rielaborazione molto libera della storia di personaggi esistiti, ma è solo una mia idea.
        c'è del lardo in Garfagnana

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