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  • Xilinx23
    The Count
    • 01/06/05
    • 41139

    #196
    Originariamente Scritto da marsellus wallace Visualizza Messaggio
    il giardino e memorie,due stupendi film ( il primo mi ha fatto conoscere la dunst futura spidey girl ) ...questo comunque e' il film dell'anno...ho scritto troppo e non lo leggera' nessuno ma dovevo esplodere le emozioni che mi ha caricato...

    The Departed - Il bene e il male

    Titolo originale: The Departed
    Nazione e Anno: Usa, 2006
    Genere: Thriller
    Durata: 149 minuti
    Regia: Martin Scorsese


    Cast: Leonardo DiCaprio, Matt Damon, Jack Nicholson, Martin Sheen
    Distribuzione: Medusa Distribuzione
    Produzione:




    Trama: chi e' Frank Costello ? Un boss di prima grandezza all'interno di una rete urbana di esistenze che sono e a volte non sono,di commercio illegale di droga e di riscossione del pizzo. Chi vuole smascherarlo per un traffico di microprocessori illegali ( che servono per l'elaborazione di missili nucleari che potrebbero far scoppiare una crisi mondiale) ,chi e' la spia inserita nella sua organizzazione e chi in quella della polizia ? E' solo spia vs spia , e' il traffico dei microprocessori, o sotto c'e' molto altro oltre che la caccia al vecchio boss...

    Sunto del commento : una pellicola che definire film e' assolutamente riduttivo, un'opera di prima grandezza da parte di uno degli ultimi grandi cineasti che non ha paura di denunciare,lanciare accuse e muoversi contro ogni tipo di sistema corrotto e corrosivo. Un film al vetriolo che prosegue il discorso iniziato con Gangs of New York trasportando la filosofia dell'America costruita sul sangue a quella dell'America delle menzogne e dei segreti nascosti,discorso politico totalmente integrato in una logica filmica di scintillante fattura e per nulla pesante neppure per un secondo che appassiona denunciando senza tediare per un solo secondo anche lo spettatore giunto in sala per puro passatempo.
    Un cast stellare dove primeggia l'immenso Jack e dove l'attore che sta diventando un pallino di Scorsese non sfigura per nulla. Intenso e coinvolto e' un Di Caprio veramente misurato e pregnante.
    Un film che segna l'annata cinematografica che sarebbe un delitto perdere.

    Osservazioni assolutamente spoilerose per rendere fisicamente esistenziale ogni minima sfaccettatura emotiva che questo capolavoro ha donato non leggere senza visione)
    Scorsese ritorna e ci porta in un mondo che il cinema ha gia' descritto,analizzato e scrutato come quello dei boss della malavita,ma lo fa come al solito mettendo a disposizione la sua classe sopraffina spargendo a piene mani denuncia,accusa e portando alla gogna tanti aspetti piu' o meno nascosti che l'America vorrebbe soffocare,con uno stile che a piene mani semina per sperare di muovere le coscienze. Si osa chiamare i gloriosi vigili del fuoco ( simbolo glorioso dell'America) finocchi in senso assolutamente dispregiativo, si denunciano i preti pederasti senza nessun velo e chi dovrebbe essere piu' corrotto come il Boss Costello si puo' permettere di fare filosofia perche'dopotutto rimane il personaggio piu' onesto in quanto sincero nell'esporsi.
    Tutti in questo film sanno i traffici di Costello, ma il vero problema e' dimostrarli.
    Con questo assunto tutti mentono , nessuno e' quello che e' veramente, e bisogna parafrasare il concetto con le menzogne del governo, con il sangue che alberga nel suo palazzo e che dall'inizio alla fine questo stesso palazzo e' l'ombra lunga che avvolge tutto e che affascina un Matt Damon poliziotto in erba. Scorsese a piene mani tramite un immenso Jack Nicholson ( che alcune volte ruba delle espressioni a un altro mitico,Robert de Niro,ma con queste parti tutto puo' ricondurre a lui icona totale dell'argomento)getta addosso fango a istituzioni che sono tanto timorose del pericolo Nord coreano da sbandierarlo ai massimi sistemi mentre soffoca cio' che dentro e' marcio e mina la sua stessa esistenza, marciume donato da un retaggio di violenza che non si puo' ormai piu' ripulire.
    E cosi' i preti pederasti devono temere piu' un boss della malavita esistenzialmente colto e conoscitore dei sistemi che il governo, la polizia anche quella pura e pulita doverosamente violenta per ribellarsi a tutto,( incarnata da un incanutito Martin Sheen ) ha le mani legate contro l'ottusita' del resto del corpo ( comandato da un Alec Baldwin quanto mai ingrassato) , e il povero infiltrato viene lasciato a se' quando non si sa' piu' come agire perche' qualunque azione atta a proteggerlo potrebbe sconvolgere un delicato modus vivendi totale.
    Come chiunque voglia far uscire il marcio rimane isolato, punito e non solo metaforicamente cancellato. E mentre il marcio viene consolato con fanfare e funerali di prima classe l'unica speranza vera che abbiamo sono i CITTADINI . Sottolineato,vergato e corretto nella sua definizione base da un cineasta ai massimi livelli.
    In mezzo a tutto questo splendore narrativo mai frustante nella comprensione e nella fruizione,abbiamo delle splendide interpretazioni ( purtroppo o per dovere le due graziose coprotagoniste rimangono in disparte relegando la femminilita' a solo parti di contorno )
    corali , con anche un Matt Damon assolutamente in parte anche se chiamato a una recitazione sotto le righe rispetto ai due mattatori principali. Inseguimenti al cardiopalma in macchina e a piedi,sparatorie e regolamenti di conti , situazioni perfette sotto una camera da presa implacabile fanno di questa opera una imperdibile occasione di cinema seguendo ogni punto di vista e di esigenza o approccio di ogni spettatore.E mentre il sangue e i denti rosicchiatori della corruzione scorrono e agiscono all'ombra del palazzo noi ci alziamo dalla sala pieni di domande e di gratitudine per queste due ore e passa trascorse intensamente.
    Quoto.
    Semplicemente stupendo...
    Membro del Consiglio degli Admin


    [RIGHT][I]L'ironia

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    • marsellus wallace
      Opinionista
      • 26/07/06
      • 819

      #197
      La gang del bosco

      Titolo originale: Over the Hedge
      Nazione e Anno: Usa, 2006
      Genere: Animazione
      Durata: 83 minuti
      Regia: Tim Johnson,Karey Kirkpatrick

      Cast: (voci originali) Bruce Willis, Garry Shandling, Steve Carell, Nick Nolte
      Distribuzione: United International Pictures



      Trama: dopo il letargo una piccola comunita' di foraggeri si risveglia in primavera e trova una spiacevole sorpresa ,una sorta di muro vegetale che racchiude il loro territorio forestale.Terrorizzati dall'idea di non poter raccogliere abbastanza cibo per l'inverno, si ingegnano in ogni modo per trivare una soluzione, ma i metodi razionali della saggia tartaruga vengono sconvolti dall'arrivo di un procione che ha piu' attrezzi di james bond in una sacca con la capienza delle tasche di eta beta.Oltretutto il procione ha delle serie difficolta' personali per cui la piccola comunita' di simpatici animaletti potrebbe essere una soluzione a un problema...molto peloso e molto unghiuto.E mentre la lotta per il cibo arriva a livelli totali, gli umani ovviamente non stanno a guardare...
      Sunto del commento: un film d'animazione (ormai e' inutile dire in cg perche'sono tutti cosi') divertentissimo e coinvolgente,con una storia intelligente che si concede anche di frapporre il concetto consumo del cibo con l'ossessione per il nutrimento che i piccoli roditori hanno.In fondo non siamo un po' tutti dei foraggeri ?
      I personaggi sono tratteggiati con grande logica e omogenei nel gruppo dotandoli ognuno di varie doti che possano far progredire la storia con invenzioni varie.Macchinari e situazioni degni di topolino e macchia nera con citazioni ad eta beta costellano un film che non annoia neppure per un secondo e raramente cade nel deja vu pesante .
      Ritmo sempre alto per un film dove colori,venature e resa scenica del mantello degli animali sono perfette.Purtroppo hanno citato i videogiochi e il film ha l'unica pecca nell'uitlizzare uno stratagemma ormai consunto e ridicolo. Per piccini, grandi e fan delle tuberine...doppiaggio italiano senza star ma con i soliti grandi nostri doppiatori ( luca ward in testa,non so se poi volete considerare pupo una star...)
      Osservazioni un po' spoileroseinutile dirlo la dreamworks quando ha una idea la sviluppa in maniera perfetta, mai banale e assolutamente coinvolgente.Senza raggiungere i livelli stellari di Shrek e Madagascar propone ora questo ottimo " Over the edge" diventato in italiano " La gang del bosco" , dove un piccolo gruppo di teneri foraggeri viene a contatto con un procione che per salvare la pelle dopo aver distrutto la scorta di cibo di un orso deve a tutti i costi ingegnarsi per recuperarla in una settimana.La personalita' di Rj ( citazione contraria a dallas ?) e' devastante , molto impetuosa e totalmente diversa da quella della tartaruga Verne che ha sempre condotto la famigliola con criteri molto cauti per non guastare mai un sistema di riserva del cibo consolidato.La siepe che viene costruita per delimitare la foresta, quasi una sorta di riserva indiana , pone problemi di vario tipo , ma sopratutto quello di andare oltre ai propri limiti,superare gli ostacoli e non arrendersi mai davanti agli imprevisti ( cosa che il titolo originale proponeva splendidamente ).
      Questa contrapposizione di caratteri e la convivenza forzata in questa sorta di prigione verde scatena situazioni di piena ilarita' ma anche di ricerca del carattere e di riflessione, dell'importanza di avere una famiglia e di vivere con gli altri e a volte per gli altri. Tenerezza e determinazione sono rese meno pesanti e giustamente equilibrate da invenzioni divertentissime,che la borsa infinita di Rj tira fuori ricordando Eta Beta e James Bond,inserendo poi gli umani nel contesto senza una vera cattiveria di base ma che agiscono ( poi esagerando perche' passano il limite ) solo indispettiti dal comportamento rubarolo e inquinante di una perfettopoli sognata dalla locatrice di case e organizzatrice di ricevimenti .Gli autori poi hanno esagerato al parossismo certe situazioni coinvolgendo anche il mondo intero in botti,lanci e rumori,rendendo il tutto ancora piu' spumeggiante.
      L'animazione raggiunge il suo massimo nel pulviscolo che ogni tanto si scatena nel polverone del film ( quella delle patatine e' stupenda ) e nel mantello degli animaletti , dove anche il minimo pelo si muove coerentemente in maniera fluente e morbida.Non raggiunge i livelli stellari di Cars per quanto riguarda illuminazione e dettagli , ma siamo di fronte a un lavoro egregio e stilisticamente adeguato al film( come era stato per madagascar).
      Doppiaggio italiano affidato a professionisti consolidati e non a star ( spicca solo pupo nel cast ) decisamente perfetto.( attendo il dvd per sentire la voce di willis e nolte ).

      dedicato ai miei tre criceti , grazie ragazzi per tutta la tenerezza

      i doppiatori


      RJ l'orsetto lavatore Bruce Willis LUCA WARD
      HAMMY lo scoiattolo Steve Carell PUPO (ENZO GHINAZZI)
      VERNE la tartaruga Garry Shandlig FRANCO MANNELLA
      OZZIE l'opossum William Shatner LUIGI LA MONICA
      PENNY la porcospina Catherine O'Hara GRAZIELLA POLESINANTI
      LOU il porcospino Eugene Levy GEROLAMO ALCHIERI
      STELLA la puzzola Wanda Sykes CRISTINA NOCI
      HEATHER, figlia di Ozzie Avril Lavigne DOMITILLA D'AMICO
      VINCENT l'orso Nick Nolte CLAUDIO FATTORETTO
      SPARTACO (DWAYNE) il Disinfestatore Thomas Haden Church MAURIZIO MATTIOLI
      TIGER il gatto Omid Djalili
      GLADYS Allison Janney LAURA ROMANO
      BUCKY Sami Kirkpatrick
      SPIKE Shane Baumel
      PENNINA Shane Baumel ANGELICA BOLOGNESI
      SEGHETTO idem ALEX POLIDORI
      CHIODINO idem RUGGERO VALLI
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      • mat
        Il Magnifico
        • 20/05/05
        • 17786

        #198
        The Exorcism of Emily Rose (2005) di Scott Derrickson, con Laura Linney, Tom Wilkinson, Campbell Scott, Jennifer Carpenter, Colm Feore, Joshua Close, Duncan Fraser e JR Bourne.
        Film passato quasi inosservato nelle sale ma che meritava sicuramente di più.
        Basato su fatti realmente accaduti non è, infatti, un film "di genere" come potrebbe far pensare il titolo.
        C'è qualche attimo nel film in cui tornano alla mente altri ben più terrorizzanti esorcismi però il film prende solo spunto da tale evento soprannaturale senza indugiare su particolari raccapriccianti che magari avrebbero dato più notorietà al film.
        E' un opera molto equilibrata e bisogna dare atto al regista di aver messo in scena una storia che risulta molto credibile nonostante i fatti narrati siano tutt'altro che credibili.
        L'attenzione dello spettatore è portata sul confronto dialettico che avviene tra le ragioni della fede e le ragioni della razionalità, e quale miglior scenario per rappresentare tale confronto che un trial: il processo accusatorio nordamericano in cui le due parti (accusa e difesa) perfettamente sullo stesso piano si confrontano a colpi di argomentazioni e prove portate direttamente all'attenzione della giuria - la vera protagonista del processo - a cui spetta il virdict, decidere o meno la colpevolezza dell'accusato.
        Non ci sono colpi di scena come in tanti altri legal thriller più o meno di qualità, ma solo il confronto serrato tra le due parti con un interessante rovesciamento delle parti in cui l'uomo di fede deve rappresentare l'accusa e l'agnostica avvocata deve difendere l'uomo di fede.
        C'è un piccolo colpo di scena finale ma niente di spettacolare, perfettamente in sintonia con la complessiva sobrietà del racconto.
        Ottima l'interpretazione di Tom Wilkinson nella parte dell'esorcista.
        Last edited by mat; 04-11-2006, 19:59.
        Moderatore Debate Square

        "Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
        - P. Conte -


        Angst essen Seele auf

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        • marsellus wallace
          Opinionista
          • 26/07/06
          • 819

          #199
          l'ultima porta

          L`ultima porta

          Titolo originale: The Lazarus Child
          Nazione e Anno: Usa, 2006
          Genere: Drammatico
          Durata: 95 minuti
          Regia: Graham Theakston

          Cast: Andy Garcia, Frances O`Connor, Angela Bassett, Harry Eden
          Distribuzione: Eagle Pictures



          Trama:una strada , un bastone , una bimba in coma.Nei recessi della mente e' possibile scavare e trovare il sottile filo che ci unisce alla vita per rinforzarlo e riportare i nostri cari alla conoscenza e al ritorno tra noi ? Una coraggiosa dottoressa ci prova a ridare la figlia a un padre e una madre , ma il governo ....
          Sunto del commento:un film di una noia mortale dove praticamente non succede nulla per un'ora dopo l'accadimento iniziale , quello che succede dopo e' scontato e prevedibile e senza nessuna possibilita' di riscattare l'inutile lunga preparazione .Evitare con cura.
          Osservazioni: dietro all'accattivante trailer costruito benissimo si nasconde un film di una pochezza allucinante , costruito su un avvenimento iniziale e privo di ogni attrattiva perche' quello che segue e' fatto con un ritmo e un susseguirsi di cose totalmente anonime.Chi vede il prologo pensa di vedere un buon film thriller horror che mischia il sesto senso con the cell , pensando di appassionarsi con vicende taglienti come una lama di rasoio.Tutto disilluso e tutto perso...il film e'di una noia mortale e non succede praticamente nulla, tutto si limita a lunghi discorsi e pianti dei genitori con in mezzo la dottoressa che tenta di fare tutto contro il mondo(ma non fa nulla perche' alla fine parla e basta se non nell'ultimo quarto d'ora ).La cosa dei capelli del bambino e' allucinante poi...ma qui le cadute di tono e d'idea sono un continuo che sembra non aver fine.Senza parlare dell'abuso ormai cronico quando si parla di vite parallele/mondi al di la'/ recessi del tempo della fotografia slavata e resa flou stile " The dark".Un fiasco colossale per un film presentato benissimo ,indegno di ogni spesa di soldi e tempo.Garcia, Bassett e O'Connor incassano gratis il compenso di un film da evitare con ogni cura.
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          • marsellus wallace
            Opinionista
            • 26/07/06
            • 819

            #200
            a casa nostra

            A casa nostra

            Titolo originale:
            Nazione e Anno: Italia, 2006
            Genere: Drammatico
            Durata: 101 minuti
            Regia: Francesca Comencini

            Cast: Luca Zingaretti, Valeria Golino, Giuseppe Battiston, Laura Chiatti
            Distribuzione: 01 Distribuzione



            Trama : Milano, varie storie di persone che teoricamente non hanno nulla in comune.L'intreccio della sorte ci dice che non si e' mai tanto lontani di quanto invece siamo vicini...un manovratore di soldi, una poliziotta della finanza, due ragazzi dal lavoro semplice, una starlette di belle speranze e bel corpo,una prostituta e sua sorella che incontrano un benzinaio dal passato oscuro...come si intreccia questo crash italiano e come converge l'imbuto situazionale
            Sunto del commento:un film orrendo e assolutamente inutile, monotono ai massimi livelli che cavalca la trama dei film alla Crash e di Inarritu con le situazioni che sembrano totalmente slegate per poi convergere.Attori del tutto annoiati con una Golino piu' impegnata in seminudi soft che nella vera azione e nel vero partecipare , dialoghi al limite del delirio e un montaggio scandaloso ( che tra l'altro per film di tale genere sarebbe necessario un lavoro praticamente perfetto)fanno di questo film uno dei prodotti piu' perdibili della stagione.Immagini e scorci di Milano fotografati senza verve .Una noia mortale condita dal disagio situazionale di rimanere seduti fino alla fine del film.
            Osservazioni:e cosi' la Crash mode( o meglio l'idea rubata che poi divenne moda con il film di Haggis) arriva in Italia,con una storia ambientata nella Milano da bere che ci presenta oltre agli scorci Milanesi tra cui spicca un Duomo incellofanato per lavori ( cosa di sempre visto che e' un cantiere perenne ) un po' di varia umanita' con i suoi problemi e le sue storie :Alberghi, palazzi dei soldi e strade con lucciole fanno la parte principale di questo variegato mosaico .Mosaico necessario perche' film con queste idee di ricongiunzione di storie necessitano della maggior possibile fauna in movimento e il piu' possibile distante tra loro, per dare in modo ancora maggiore l'impatto della distanza per stupire poi con il filo della cucitura.Ma queste operazioni necessiterebbero anche di un montaggio accuratissimo e calibrato nei minimi dettagli.Cosa che qui paradossalmente e' la cosa piu' deficitaria che esista...Tagli e congiunzioni sono orrendi con un coltellaccio da macellaio piu' che un bisturi,montando scene in maniera sconclusionata e imprecisa come quella del ricordo dell'eucarestia in confronto a una provocatoria fellatio inginocchiata.
            Abbiamo cosi' una Golino che si aggira tra i letti molto meglio che tra le scene, uno Zingaretti con il freno a mano tirato che lavora annoiato , mentre i caratteristi cercano di dare tono al film senza minimamente riuscire ad alzarne il valore, complice e colpevole una regia anonima e una trama tutt'altro che di fascino per colpa della sua prevedibilita' e delle sue cose assolutamente prive di specificita' e valore proprio.Il personaggio del benzinaio ( attore visto gia' nella bestia nel cuore dell'altra Comencini ) diventa una sorta di angelo dalla faccia buona ma privo di spessore, la prostituta un carretto di dolore dalle ruote sgonfie,tutto cade nell'anonimo e non riuscendo ad emozionarci e a coinvolgerci i numerosi tagli e ritorni ( fatti tra l'altro malissimo come si diceva ) sono solo una sofferenza e non una sospensione dell'attesa per farci trovare pronti ad accogliere i destini.
            L'inizio poi e' una catastrofe assoluta con quel dialogo in dialetto e l'errore macroscopico su chi ci ha buttato fuori dagli europei 2004 e non dai mondiali come detto ( e sbagliare sul calcio in Italia e' piu'scopribile che sbagliare il nome del papa) per ribadire un concetto di esterofilizzazione.Tutte le storie poi convergono alla fine,ma l'unica cosa che ci importa a quel punto e' la presenza dell'uscita piu' vicina.Una caduta di tono molto brutta per l'autrice del validissimo "Mobbing" con la Braschi,colpevole di scimmiottare senza dare l'anima e l'impatto a un film che per il suo incipt doveva essere ben altro a livello di lavoro corale.
            non solo quentin ma nel nome di quentin...
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            • marsellus wallace
              Opinionista
              • 26/07/06
              • 819

              #201
              uomini e donne

              Uomini & Donne

              Titolo originale: Trust the Man
              Nazione e Anno: Usa, 2006
              Genere: Commedia
              Durata: 103 minuti
              Regia: Bart Freundlich

              Cast: David Duchovny, Julianne Moore, Billy Crudup, Maggie Gyllenhaal
              Distribuzione: Moviemax



              Trama: Due coppie stanno diversamente vivendo un momento di crisi,una sta arrovellandosi il pensiero con la possibilita' di avere un figlio ma lui e' totalmente strambo e dedito a una vita tutt'altro che coscienziosa, mentre l'altra ha un problema di sesso molto grave per l'eccessiva esuberanza del marito casalingo e che cura i bimbi.
              Il percorso sembra essere irto di problemi per l'accavallarsi di situazioni che non fanno altro che distogliere e allontanare i coniugi/conviventi da una vera ottica familiare...e anche le sedute dallo psicologo sembrano non servire a nulla , e tutto sembra rovinato quando...
              Sunto del commento : una commedia agrodolce dal sapore innocuo e senza troppo sale.Carine le due protagoniste nella parte ma con espressioni monofacciali o eccessivamente basate sullo sguardo (Gyllenhaal ) .Emozioni e sorprese sono veramente poche in un lavoro senza nessuna pretesa , che vede i suoi momenti migliori nelle riunioni di gruppo delle associazioni sesso dipendenti , che dopo un po' stanca per l'eccessivo gigionismo di Crudup e non approfondisce per nulla il concetto base del disagio di coppia.Un film dalla costruzione troppo flebile che presenta situazioni al limite del paradosso, e scene ultrascontate con un finale da dimenticare in fretta.Buono solo per una evasione quanto mai leggera in uan serata che abbiamo mal di testa.
              Osservazioni: un filmetto che utilizza 4 attori ( e sopratutto due attrici molto brave e amate qui sdolcinate come non mai ,decisamente troppo ) di richiamo per storie di coppie in crisi .Un lavoro teatrale come concezione che non decolla quasi mai, che sulla base dell'assunto " non voglio crescere perche' posso morire" lascia la scena a un Crudup decisamente prima simpatico poi inutilmente gigione e invasivo,per riempire di situazioni la pellicola che pero' sono delle buffonate che delle vere amare constatazioni messe in berlina.Cosi' si vivacchia tra luoghi comuni quanto mai consunti,con le donne che la fanno da padrone perche' mature e in carriera e gli uomini a far la parte dei fessi sempre con un pensiero fallico in testa e in mano a farla da padrone.Luoghi comuni quanto mai odiosi senza una vera frontiera di vedere oltre.Il dialogo su king kong e il suo pene e' la consacrazione del fatto che il film si indirizzi verso la qualunquificazione da stupidita' piuttosto che la eversione da Peter Pan. Vediamo litigi sotto la neve,tradimenti con splendide mamme e solfe trite e ritrite di problemi esposti con una pacchianeria da sitcom.
              Se e' una serata da animare con pellicola ammuffita questa agro-comedy ne rispetta pienamente i canoni, per un lavoro fatto con scarsa partecipazione da parte di tutti utilizzando i tempi liberi delle due impegnatissime protagoniste.
              Nessun commento tecnico in quanto e' tutto anonimo.
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              • marsellus wallace
                Opinionista
                • 26/07/06
                • 819

                #202
                Flags of our Fathers

                Titolo originale:
                Nazione e Anno: Usa, 2006
                Genere: Bellico
                Durata: 130 minuti
                Regia: Clint Eastwood


                Cast: Ryan Phillippe, Adam Beach, Jesse Bradford, Jamie Bell
                Distribuzione: Warner Bros. Italia SpA



                Trama : la guerra nel pacifico e la battaglia di Iwo Jima ,le morti e le sofferenze frammiste alle difficolta' che l'America stava trovando a livello di morale nel riuscire a cogliere la vittoria contro i giapponesi .Ma la famosa foto della bandiera piantata da sei marines sul monte Suribachi , e' un falso , una costruzione artificiosa o il summa eroico di una gloriosa impresa ? E sopratutto , chi sono quei marines , sono ancora vivi , possono racocntare qualcosa oppure...e mentre ci si interroga sul giusto tributo da dare a una foto i soldati continuano a morire per la resistenza strenua dei soldati giapponesi ....

                Sunto del commento:un film poderoso a livello di evocativita' , con delle bellissime scene di battaglia sull'isola solforosa e una fotografia bellissima per toni e adattamento alle scene.Si partecipa emozionati e coinvolti alla grande messa in scena della saga della bandiera contesa,i lati umani non vengono dimenticati e si narrano con i flashback le sofferenze e le bugie che stanno dietro all'evento che si sta verificando.Ma dietro alla grande messa in opera di questo lavoro di fascino visivo,purtroppo trascende una terribile contorsione nel voler a tutti i costi glorificare l'esercito americano separandolo dalle congiure di palazzo bieche e interessate , mostrando che il braccio duro e' fatto da uomini leali e coraggiosi mentre la mente si dedica a sfruttare dettagli per i propri fini , magari anche forzatamente giusti , ma senza mai ammettere nulla per non scarnire l'entusiasmo.Un film molto valido , che riprende nella costruzione la prima meta' di " Soldato ryan " ma che poteva essere di piu'e perfetto se non scadeva in eccessiva celebrazione.E' anche vero che si aspetta ora l'altra faccia della medaglia,con la versione "per "giapponesi, magari insieme il dittico si compensa nei valori ( sperando che non sia una controcelebrazione del volemose bene tanto ora siamo amici e i tempi sono diversi).
                Non sono stato forse molto chiaro, ma questo e' un sunto per capire bene il mio pensiero dovrete leggere le spoilerosissime considerazioni complete piu' sotto...

                Osservazioni totalmente spoilerose : Clint Eastwood ormai ci ha stupito e abituato a grandi prove registiche dopo averci lungamente affascinato come attore , e come un mago dal cilindro tira fuori la genesi della foto della bandiera di Iwo Jima , recuperando una pagina di storia bellica cruenta come non mai ( pensiamo solo all'utilizzo massiccio dei lanciafiamme per stanare i giapponesi ) e riprendendo e omaggiando il suo co-produttore nel "Soldato Ryan ".
                Inutile soffermarci sulle scene belliche , che sono perfette per costruzione, splendidamente fotografate e cruenti come da reale consistenza storica, facilmente definibili e fruibili nella loro semplicita' lineare , quando piu' bisogna soffermarsi su quello che potrebbe essere lo spunto per poterle girare. Non e' un mistero che Spielberg giro' il soldato Ryan sopratutto per la prima mezz'ora , dove veniva mostrata come mai prima d'ora la crudezza della impresa bellica , lasciando il resto del film a una risibile trama e puro pretesto per il girato iniziale , qui Eastwood gira , con la solita maestria a cui ci ha abituati, il film per una motivazione inversa ,partendo dalla azione si va alla motivazione, prendendo i flash back come filo d'unione per spiegare cosa ci fosse veramente dietro la glorificazione fotografica di un gesto.Purtroppo l'uso dei flash back lunghi nel passato e' molto valido visivamente , con le scene belliche di massa corpose e affascinanti ( che pero' non aggiungono molto a quanto gia' visto di cinema sull'argomento ) mentre i flash back corti sono solo delle glorificazioni un po' tediose di eroismi individuali,che poco danno e poco aggiungono . Il passaggio tra la coscienza e la guerra dato dai tre soldati che non accettano la sperequazione , giustificata o meno, diventa una sorta di divisione tra una cultura fiera ( quella dei pellerosse , che non capendo bene il valore del denaro si fa distruggere dall'acqua di fuoco,l'alcool ) e una cultura accomodante , e furbescamente viene anch'essa divisa tra lo sfruttatore per niente eroe intruffolato e l'eroe medico vero , prendendo cliche' e modi di vedere un po' consunti.
                Il dolore delle madri dopo diventa il dolore da sfruttare , la foto diventa il caso da montare per poi dimenticare al nuovo passaggio di un successivo serbatoio di soldi.E l'america dopo aver usato il sangue e l'immagine dei suoi eroi e' costretta a cercarne altri perche' sono uno spettacolo ormai senza audience.Un messaggio assolutamente devastante quindi , che mina l'eroismo di un gesto ( chi non aveva immaginato che quella bandiera fosse stata piantata subito dopo aver ucciso l'ultimo giapponese che difendeva il suribachi ?armati della adrenalina simboleggiavano la vittoria da iconizzare ),costruito a tavolino nella piu' assoluta tranquillita' relativa.
                Un bel film senza dubbio , che perde qualche punto per il suo progenitore della normandia per deja vu scenico , poderoso nel messaggio ma discontinuo nel cucirlo a livello di trama , troppo pedantemente glorificante in alcuni punti ripetuti piu' per desiderio scenico che per vera necessita', ma nonostante tutto dimostra quanto questo cineasta abbia raggiunto una capacita' mediatica di poter trattare temi tanto delicati senza alcun problema.
                A livello recitativo troviamo l'ex Billy Elliott e il fast and furios Paul walker ( che dopo Running e sopratutto questo alza decisamente il suo curriculum ) e nella parte del graduato coraggioso e leale abbiamo anche il tiratore infallibile de il soldato ryan che baciava la medaglietta prima di sparare.
                Guardate poi alla fine le foto belliche sui titoli di coda e la microscena finale , ripercorrendo la storia si ripercorre anche il film.
                non solo quentin ma nel nome di quentin...
                quentin tarantino project

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                • mat
                  Il Magnifico
                  • 20/05/05
                  • 17786

                  #203
                  LaCapaGira (2000) di Alessandro Piva con Dino Abbrescia, Gianni Giannotti, Mino Barbarese, Flamour Beu, Paolo Sassanelli, Mimmo Mancini e Dante Marmone.
                  Fame Chimica (2003) di Antonio Bocola e Paolo Vari con Mimmo Allanprese,Joel Bossi, Andrea Canesi, Teco Celio, Marco Foschi, Matteo Gianoli, Vito Gravante, Francesco Guida, Olga Olgiati, Luca Persico (Zul&#249, Roberto Sbaratto, Mauro Serio, Valeria Solarino.
                  Tratto unitariamente queste due opere perchè offrono uno spaccato di vita interessante di alcune realtà sociali di cui spesso (a sproposito) si parla ma che poco si vedono, soprattutto al cinema.
                  Della situazione sociale e di ordine pubblico a Bari vecchia ne veniamo a conoscenza solo quando in pochi giorni ci sono un po' troppi morti ammazzati anche tra i passanti, della Milano lontana da P.zza del Duomo, C.so Vittorio Emanuele e Via Montenapoleone ne sentiamo parlare solo quando c'è lo sgombero di qualche centro sociale o qualche incidente a sfondo razziale e razzista.
                  Del dilagare delle droghe manco più se ne parla.
                  Queste realtà "marginali" sono però in realtà composte da milioni di persone, verrebbe da dire che chi vive ai margini con un lavoro legale (ma precario) a Milano o con un lavoro illegale (anch'esso per sua definizione precario), siano la maggioranza delle persone che abitano la periferia milanese o i quartieri vecchi di Bari.
                  C'è però una differenza sostanziale: e la visione dei due film a poca distanza uno dall'altro la rende bene.
                  Gli zarri della Barona a Milano non muovono il culo manco a pagarli, rifiutano anche piccoli lavori occasionali e, salvo pochissime eccezioni sono probabilmente mantenuti dalle famiglie, i drop out di Bari sono, al contrario, "senza rete", il loro rifiuto dei valori della società ed il loro vivere ai margini nascono dalla pura e semplice necessità di sopravvivere, non certo da una scelta.
                  Bene o male a Milano, al contrario, pur nella periferia più abbandonata a se stessa è possibile ancora scegliere se passare la propria vita sulle panchine dei giardinetti o frequentare un centro sociale.
                  A Bari no.
                  Chi nasce per strada ci rimane.
                  Il confronto tra le due realtà e tra due Italie è evidente ed è espresso anche dalla scelta dei mezzi espressivi, dai dialoghi dei personaggi (azzeccatissima la scelta di Piva di far recitare in dialetto barese), Piva rende alla perfezione l'abbandono ed il degrado di un certo sud disperato, Bocola, al contrario, è in netta difficoltà a rendere gli aspetti più crudi e violenti della realtà anche se nel suo film ci sono molte più situazioni violente, rimane sempre una tonalità da videoclip che in certi momenti, sinceramente, infastidisce.
                  Anche i ragazzi del centro sociale, gli "alternativi" o "antagonisti" sono resi in modo stereotipato e manieristico, per non parlare della bella Solarino che impersona un certo tipo di ragazza (quella che è stata via e che torna ma se ne vuole andare a Londra), che pur essendo reale (ahim&#232 è la più tetra rappresentazione dell'omologazione ai valori ed ai messaggi "alternativi".
                  Temo che questa pesantezza dovuta all'abuso di personaggi standard non sia voluta, purtroppo il regista non voleva, secondo me, dare l'idea claustrofobica di una società imprigionata nell'apparire anche nei settori più ai margini e la presenza didascalica di Zulu Persico con i suoi predicozzi cantati dà il colpo di grazia alla credibilità complessiva dell'opera.
                  Dal canto suo la rappresentazione del meridione di Piva è più fantasiosa e agile, verrebbe da dire che c'è un insostenibile leggerezza nelle vicende narrate, più umanità e più intima partecipazione alla storia ed alle persone narrate.
                  Nella disperazione e nel degrado si salva una sufficiente dose d'umanità che forse a Milano si è persa anche a livello cinematografico.
                  Imperdibili due scene capolavoro: la lite al chiosco delle patatine e la moglie alla ricerca del marito nella sala giochi dei videopoker.
                  Bari batte Milano 2 a 0.
                  Last edited by mat; 13-11-2006, 20:25.
                  Moderatore Debate Square

                  "Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
                  - P. Conte -


                  Angst essen Seele auf

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                  • Zazzauser
                    Orribile grassone
                    • 05/06/05
                    • 5297

                    #204
                    A seconda di quanti film ho visto dall'ultimo di cui ho fatto la recensione dovrei fare circa sedicimila recensioni... inizio con questo



                    Anche libero va bene

                    Regia: Kim Rossi Stuart
                    Anno: 2006
                    Durata: 104 minuti
                    Genere: Drammatico
                    Cast: Kim Rossi Stuart, Barbora Bobulova, Alessandro Morace, Marta Nobili

                    Trama: Tommi è un ragazzino di 11 anni che vive insieme alla sorella ed al padre in un appartamento a Roma. La sua infanzia è molto difficoltosa soprattutto a causa della mancanza del sostegno dei genitori: una madre sempre assente ed incapace di assumersi le proprie responsabilità di genitrice, un padre disperato da una vita che gli è sempre più ostile.

                    Commento: Un film che, alla sua uscita ufficiale nelle sale, non è neanche stato trasmesso qua nei cinema di Sanremo e che esce a sorpresa solo adesso. Un meraviglioso spaccato di una famiglia italiana, regalatoci da un Rossi Stuart che stupisce come attore ma soprattutto come regista, mostrando una tecnica notevole anche se da esordiente. Lo svolgersi dei fatti e la stupenda recitazione di tutti non fanno altro che delineare sempre meglio i personaggi, sui quali si snoda l’intera pellicola, che arrivano ad acquistare uno spessore psicologico notevole: si scava profondamente dentro la psicologia di ogni singola figura, a scoprire i suoi lati nascosti, le cose non dette, i punti deboli, le paure inconscie. Ognuno di essi ha la propria funzione nell’evoluzione dell’infanzia di Tommaso: innanzitutto il padre, interpretato da un Rossi Stuart barbuto che forse sceglie questa soluzione per scrollarsi di dosso l’idea di ragazzino che ha assunto nel Pinocchio di Benigni ed assumere meglio il ruolo di adulto. Egli, reduce di tutto quello che ha passato arriva a prendersela col mondo intero, con una realtà che gli ha messo sempre i piedi in testa e lo ha ingannato, sia ora che in passato, ancora una volta, così arriva ad demonizzare chiunque cerchi di mettere in discussione le sue idee e vede tutto come l’ennesimo imbroglio, l’ennesimo sopruso; manifesta un’incontinenza nel trattenere l’emotività in generale, soprattutto la rabbia, che lo porta ad esasperare al massimo ogni sua reazione verso chi o cosa gli fa resistenza nel portare avanti il suo progetto, il suo tentativo di ricostruirsi una vita normale orgoglioso dei propri figli. I suoi raptus sono resi benissimo da un Rossi Stuart che si lascia scappare anche una bestemmia e che usa spesso le mani. E’ assolutamente incapace di controllarsi e ciò ne fa un personaggio molto umano e vero ma anche molto debole. Poi una madre assolutamente incapace di mantenere le promesse ed assumersi le proprie responsabilità di cui Tommaso addirittura si vergogna (qui si scende nella psicanalisi), la sorella perfettamente nella parte pedina per la sua iniziazione al sesso incominciata quasi per gioco e per lui termine di paragone in un rapporto amore-odio di una realisticità sconcertante, ed infine il protagonista in una situazione veramente difficile: 1° media, il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, i primi amori, i propri desideri, la brama del senso del potere che lo spinge ad arrampicarsi sul tetto ed osservare tutto e tutti dall’alto. I suoi ideali si fanno carne ed ecco apparire la classica famiglia “da film” che Tommi guarda con stupore e che vorrebbe fosse la sua; ad accompagnarlo nella sua avventura scolastica c’è un ragazzino silenzioso e sempre solo che non dice una parola durante tutto il film la cui funzione ancora non ho afferrato (avrebbero dovuto approfondire).
                    Il regista si sofferma, parallelamente alla descrizione dei personaggi, soprattutto ai rapporti fra di essi: in maniera speciale fra il figlio ed il padre, l’imposizione del proprio stile di vita, delle proprie abitudini e dei propri hobby è una realtà molto diffusa anche nel mondo reale e pochi padri ormai sono capaci di non bollare il proprio figlio come “perdente” perché vogliono avviarlo alla vita ed insegnargli a difendersi precocemente e come “traditore” perché vogliono trovare quel minimo di serenità che non trovano nell’ambiente familiare o perché non sono in grado di dare le soddisfazioni che il padre aveva anche benevolmente preteso.
                    Insomma, un ottima prova di cinema italiano di cui sono veramente contento.
                    Last edited by Zazzauser; 16-11-2006, 14:23.
                    [I][B][FONT="Century Gothic"][COLOR="Navy"]"...Cose errate che paiono giuste dapprima, ma per quanto ci

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                    • marsellus wallace
                      Opinionista
                      • 26/07/06
                      • 819

                      #205


                      The Lost City

                      Titolo originale:
                      Nazione e Anno: Usa, 2006
                      Genere: Drammatico
                      Durata: 143 minuti
                      Regia: Andy Garcia


                      Cast: Andy Garcia, In
                      non solo quentin ma nel nome di quentin...
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                      • marsellus wallace
                        Opinionista
                        • 26/07/06
                        • 819

                        #206
                        I figli degli uomini

                        Titolo originale: Children of Men
                        Nazione e Anno: Usa, 2006
                        Genere: Drammatico, thriller
                        Durata: 109 minuti
                        Regia: Alfonso Cuar
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                        • marsellus wallace
                          Opinionista
                          • 26/07/06
                          • 819

                          #207


                          Tu, io e Dupree

                          Titolo originale: You, me and Dupree
                          Nazione e Anno: Usa, 2006
                          Genere: Commedia
                          Durata: 108 minuti
                          Regia: Anthony e Joe Russo


                          Cast: Owen Wilson, Matt Dillon, Kate Hudson, Michael Douglas
                          Distribuzione: United International Pictures


                          TRAMA : cosa c'e' di meglio che essere soli , coppietta appena sposata nella propria casa confortevole e ben arredata ? Una cosa fantastica che due giovani stanno per assaporare.Purtroppo non hanno fatto i conti con la peggiore delle disgrazie , un tornado vivente fatto di follia e di esagerazione che per spirito di aiuto e amicizia ospitano nella loro casa .Che cos'e' ? un uccello ? Un aereo ? No...e' Dupree!

                          Sunto del commento per lettura veloce : Inutile star li' a dilungarsi troppo, un filmino buono per la domenica pomeriggio su italia uno in momenti dove e' difficile convivere con il proprio cervello. Battute trite e ritrite fanno da corollario a una vicenda totalmente anonima e senza nessun pregio se non un costume supersexy della Hudson.Spiace vedere Michael Douglas in queste particine anonime ( e tra l'altro dopo matrimonio impossibile e' gia' la seconda ) di suocero rompifeste e antigenero.Niente da dire se non che il film e' onesto e vi propone per il costo del biglietto quello che da' , poco o nulla senza illudere. Evitare senza problemi in cambio di un panino sicuramente piu' gustoso ricordando la sola frase del vostro essere , cioe' della (vostronome)tudine.

                          Osservazioni : in fondo non servono perche' gia' basta quello scritto sopra. Che dire di piu' ? Il film ha fatto incontrare la hudson con owen ( qui tra l'altro anche co produttore ) seguendo una moda ormai consolidata che vede attori e attrici lasciare il/la consorte per andare insieme alla co star del film. Questo Dupree poi e' la fiera dello scontato e del luogo comune che rasenta l'offesa per lo spettatore tanto si rischia di ritrovare situazioni viste gia' milioni di volte sul grande schermo , senza fantasia benche' minima. Abbiamo quindi il marito e la moglie perfettini contro l'amico esuberante , spaccone estremo ma in fondo di cuore buono che piace a tutti nonostante i disastri che combina perche' vitale. Suocero odioso e borioso, cerimonia di matrimonio in grande stile in luogo esotico , cornice di amici del tutto bagordo depressi e mescolando avrete un mix del tutto insapore.
                          Lo sbadiglio coglie nel momento dove dovrebbe esserci maggior divertimento e maggiore frenesia, portando lo spettatore a una comparazione dei soldi che avrebbe guadagnato se la sceneggiatura l'avrebbe fatta lui...e meglio.
                          Comunque inutile anche fare certe considerazioni , questi sono film dove cercare qualcosa e' a dir poco irritante proprio per la loro struttura ed esposizione ( piu' che onesta ).pero' insomma si pensava almeno di sorridere o avere qualche simpatica scenetta.
                          Douglas incartapecorito come non mai ormai non ci prova piu' neanche e si riduce a fare particine senza senso solo per apparire ogni tanto e non dimenticarsi di lui ( non capisco del resto a quel punto perche' non fare basic istinct 2 per scelta e poi partecipare a queste ciofeche assurde ).
                          non solo quentin ma nel nome di quentin...
                          quentin tarantino project

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                          • marsellus wallace
                            Opinionista
                            • 26/07/06
                            • 819

                            #208
                            attenzione pieno di spoiler...



                            <i><b>Nuovomondo</b></i>

                            Regia: Emanuele Crialese
                            Anno: 2006
                            Genere: Drammatico
                            Durata: 112 minuti
                            Cast: Charlotte Gainsbourg, Vincenzo Amato, Aurora Quattrocchi, Francesco Casisa, Filippo Pucillo, Vincent Schiavelli

                            Trama inizi 900 , la povera gente della sicilia vive in estrema poverta' in bilico tra miseria e superstizione.Strani racconti dicono che dall'altra parte dell'oceano esista una sorta di nuovo mondo dove le carote sono giganti e sugli alberi crescano soldi.Con grande entusiasmo e dopo aver venduto i loro animali per comprarsi i vestiti buoni una famiglia si mette in viaggio e si imbarca per l'America.Speranze,gioie e dolori verranno messi alla prova durante il viaggio di trasferimento per arrivare alla meta agognata, mentre l'incontro con una affascinante donzella portera' anche la fiammella dell'amore.
                            Osservazioni un film poderoso giustamente premiato all'ultimo festival di venezia inventandosi una sorta di premio come film rivelazione .Diviso in tre comparti ben distinti ( la sicilia rurale , il viaggio in nave e l'arrivo sull'isola di ellis island ) e girato con tante scene felliniane d'origine ( il bagno nel latte una per tutte ) conferma in pieno tutto il talento di crialese dopo il suo film d'esordio " Respiro" ( con Valeria Golino ).A livello tecnico siamo di fronte a un regista che con delle prospettive dei corridoi decisamente perfette e delle angolazioni e movimenti di camera assolutamente da primato ci fornisce uno dei film emozionali piu' intensi che non si siano visti da qualche tempo.
                            Crialese, innamorato a fondo della sua terra di Sicilia,dona nel primo comparto un ritratto intenso e devoto alle tradizioni di inizio secolo con quel misto di esorcismo superstizione e credulona diceria.Colline sassose e prati incolti sono mostrati con colori efficaci e decisamente affascinanti in un ritratto pittorico di grandissimo gusto ( e con delle riprese dall'alto suggestive).Iniziamo a conoscere i nostri personaggi che si dirigono verso il nuovo mondo con il cambio dei vestiti " dobbiamo andare come dei principi".Tra l'altro il comparto siciliano e quello di avvicinamento alla nave e' l'unico in esterni o in ambienti larghi , il secondo infatti ha delle scene in esterno ma limitate al ponte della nave mentre il terzo e' tutto in ambienti chiusi.La combriccola poi arriva sullo scafo con uan scena che e' il summa di tutto il film : il distacco dal molo.Pregnante,efficace,superbo.Poi un fischio ricorda che non si deve guardare indietro ma solo avanti.Grande cinema questo momento , ma non da meno sono alcuni pezzi come il duetto con luce e la tempesta che non vediamo ma percepiamo negli interni della nave con i passeggeri sballottati dai flutti.
                            Il terzo comparto e' quello degli esami , dove vengono fatte delle scelte e si esaminano sia fisicamente che psichicamente i nuovi arrivati. Esami fisici deprimenti e umilianti uniti a elementari test che provano la mancanza di istruzione ci dimostrano la fierezza con cui gli emigranti rispondono , unico momento di disunione dopo la grande compattezza per le traversie del viaggio.Ma comunque nonostante tutto , tranne che un caso che preferisce rimanere legato alle proprie tradizioni ( la nonna ) gli esuli sono felici della loro scelta , affascinati da un luogo che il regista non ci fa mai vedere ma ci mostra solo attraverso le loro sensazioni , come questo film di occhi e di visi piu' che di azioni filologicamente costruisce.Il bagno finale nel latte e' comunque la dimostrazione che siamo di fronte a una consapevole accettazione dei limiti ma una piena soddisfazione del traguardo.
                            Grande la Gainsburg ma bravissimi tutti , per un film poetico ed emozionante girato con una tecnica sopraffina e immagini splendide , che colpiscono al cuore e per cui tiferemo nella corsa agli oscar per il miglior film straniero.
                            Unico appunto le due canzoni presenti , una nella scena della doccia e l'altra nel bagno di latte finale, non propiamente adatte a coniugare sonoro con immagine.nota a margine : film sottotitolato per rendere capibile il dialetto siciliano.
                            non solo quentin ma nel nome di quentin...
                            quentin tarantino project

                            http://quentintarantino.forumcommunity.net/

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                            • marsellus wallace
                              Opinionista
                              • 26/07/06
                              • 819

                              #209
                              Il vento che accarezza l`erba

                              Titolo originale: The Wind That Shakes the Barley
                              Nazione e Anno: Gran Bretagna, 2006
                              Genere: Drammatico
                              Durata: 124 minuti
                              Regia: Ken Loach

                              Cast: Cillian Murphy, Padraic Delaney, Liam Cunningham, Gerard Kearney
                              Distribuzione: Bim Distribuzione





                              TRAMA: 1920 , l'Irlanda e' sotto la dominazione inglese e cerca faticosamente di liberarsi dal giogo oppressivo con una rivolta prima sotterranea che poi nelle speranze possa estendersi a una lotta di popolo grazie all'esempio coraggioso dei rivoltosi. Il sangue non tarda a scorrere insieme alle controreazioni dell'esercito inglese che fa di tutto , giungendo anche alla tortura , pur di arrivare ai capi della rivolta. I risultati della guerra di liberazione avranno esiti del tutto inaspettati per i protagonisti della rivolta...

                              Sunto del commento per lettura veloce : un bel film , da vedere eventualmente con “ Michael Collins “ ( interprete Liam Neeson ) per approfondire l'argomento, di grande impatto emozionale girato con uno stile preciso e asciutto , senza fronzoli come nello stile di Loach. Due sezioni compongono questo film ( il prima e dopo ) fornendo i due volti di una stessa lotta in maniera impeccabile. Consigliatissimo per godere di un opera lontano da ridondanti ed epiche battaglie ( non ci sono mai grossi eserciti a confronto ma gruppi di combattenti contro esercito ) , impreziosito da una fotografia delle colline irlandesi veramente stupenda. Da non perdere , nonostante una interpretazione non eccelsa del poco espressivo cast , per il suo stile decisamente impattante su un argomento cosi' complesso.

                              Osservazioni : La palma d'oro del festival di Cannes 2006 arriva con un ritardo imperdonabile nelle nostre sale, speriamo che il pubblico lo premi con il giusto tributo. Il film ha uno stile secco e vigoroso , non eccede in fronzoli inutili , a cui del resto Loach raramente o mai si concede , e nonostante probabilmente un budget non faraonico ( chi si aspetta grandi scontri urbani o nelle colline tra diversi schieramenti rimarra' deluso, le lotte sono microscontri tra gruppi ) riesce ad avere un grande impatto per come mostra la lotta e il sangue che scorre senza nessuna pieta' attraverso situazioni di confronto tra oppressori e oppressi .Stupendi a tale proposito le scene iniziali dove anche l'identita' diventa un diritto da sbandierare con orgoglio, diritto che non si puo' avere in quanto la prima cosa che deve fare un governo oppressore e' sradicare le tradizioni per poter poi innestare le proprie. Concetto che viene poi ribadito con il tradimento del giovane soldato
                              dove il luogo di nascita determina una ideologia non strappabile con la forza e appioppando una divisa che non si sente propria. Immagini come si diceva senza alcuna inutile ridondanza , ma che si avvalgono di una fotografia strepitosa per quanto riguarda le colorazioni di verde , e in alcuni punti addirittura il sole sembra dare una connotazione di grassetto luminescente alle sagome in controluce veramente affascinante. Poi la bravura di Loach sta nel dividere splendidamente i due comparti del film , quelli che riguardano il prima e dopo oppressione , quelli che approfondiscono il tema dove in fondo se non si ha una vera vittoria ma solo illusori placebi vestiti da accordi che sembrano calmare gli animi ma non risolvono veramente il problema non si arriva a nulla.
                              Questi stati d'animo sono miscelati benissimo e nei discorsi dei combattenti risuona sia il vero cuore e il pensiero per la vera vittoria mancata , sia la grande voglia di sola dimostrazione di un obbiettivo senza poi alla fine risolvere nulla se non di facciata. Loach ci pone poi di fronte l'intransigenza del dovere cieco , del folle perseguire e mantenimento di un obbiettivo quando la frittata viene rivoltata completamente , quando la lotta fratricida assume connotati indegni per amici e fratelli che insanguinano loro stessi un suolo tanto amato. Decisamente questo e' piu' bufera che vento , queste sono sberle piu' che carezze , il lato duro di una lotta che poesia non ne ha alcuna. Veramente un bel film che arriva all'obbiettivo del suo racconto, dove la lotta di un popolo e' una vera conquista quando raggiunta la liberta' scacciando l'oppressione poi si trova una unione vera.
                              Deplorevole il doppiaggio italiano non tanto per le inflessioni ma quanto piu' per l'utilizzo continuo ed esagerato di stranianti parolacce fuori luogo per collocazione storica.
                              Il cast purtroppo poteva rendere ancora meglio il lavoro di loach , ma molte volte la recitazione eccede in grinta e smorfie senza coinvolgere completamente lo spettatore. Cillian Murphy , dopo il disastroso lavoro con Craven , non riesce a bucare un personaggio che doveva avere una rappresentazione scenica piu' completa dato che era perno confronto razionale e profondamente rappresentante delle due situazioni confronti che i comparti del film propongono
                              non solo quentin ma nel nome di quentin...
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                              • marsellus wallace
                                Opinionista
                                • 26/07/06
                                • 819

                                #210
                                Marie Antoinette

                                Titolo originale:
                                Nazione e Anno: Usa, 2006
                                Genere: Drammatico
                                Durata: 123 minuti
                                Regia: Sofia Coppola


                                Cast: Kirsten Dunst, Jason Schwartzman, Rip Torn, Judy Davis
                                Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia



                                Trama Francia , 1770 , Maria Antonietta d'Austria viene promessa sposa al figlio del re di Francia luigi XV.
                                Giovanissimi , sposatisi solo per motivi politici e di unione dei casati , i due non riusciranno per lungo tempo , circa sette anni , a consumare il matrimonio imposto mentre la giovane futura regina si trova in bilico tra noia, insoddisfazione e frustrazione per i continui rifiuti del marito nel possederla.A complicare il tutto ci si mettono le continue pressioni di palazzo che la portano alla confusione data anche la sua giovane eta' e inesperienza.Oltretutto...

                                Sunto del commento: un film in costume di grande fascino , realizzato con maestria da una figlia d'arte e coprodotto dal padre , che coniuga in maniera mirabile tutti gli elementi della possibile sontuosa vita di palazzo di una regina del tempo : noia,insoddisfazione, frustazione, peso delle responsabilita' e degli obbiettivi mancati per colpe non sue.Fotografia ottima, costumi eccezionali e locations da sogno completano una trama che sembrerebbe lineare ma alla fine riesce a chiudere il cerchio in maniera emozionante .Una grande Dunst riesce a convivere con una Asia Argento che ha una parte ritagliata per le sue peculiarita' di oscura femme fatal , e il colpo di genio e' che ci sono delle musiche rock che non estraniano ma convincono.Da vedere incantati ma anche emozionati.

                                Osservazioni sin dalla prima inquadratura capiamo che il film vertera' sul binomio lusso / noia e lo stupendo sguardo in camera da presa della regina ci parla anche di furberia e malizia.Un inizio colorato di rosa per una storia tutta al femminile dove la giovinezza strappata per ragioni politiche e di capitale rende poi pericoloso investire di poteri decisionali chi ha avuto strappato e snaturato una parte del ciclo vitale.Vizi, lussi e sperperi poi diventano necessari quando ci sono disponibili capitali conquistati senza fatica e la noia regna sovrana e le giornate sono monotone e ripetitive.La coppola questa cosa ce la mostra in maniera a dir poco perfetta , dandoci con immagini sontuose e costumi bellissimi un ritratto di bambina-donna-madre di grande impatto, aiutata da una dunst in grande spolvero che con sorrisi , moine e espressioni fa benissimo calare nel personaggio e nella intensita' del procedere degli anni e del cambiare delle abitudini e della maturita'.
                                Accanto alla Dunst i personaggi maschili si riducono a dei pallidi comprimari , con il delfino/marito goffo e assolutamente acerbo che ne ignora le grazie per lungo tempo fino a convincersi che fare l'amore e' come aprire un chiavistello per cui esegue il " compito " ( infatti e' appassionato di serrature,lucchetti e ingranaggi) , con il re che e' ammaliato da una Asia Argento quanto mai conturbante nella parte della contessa Dubarry , e tutta la corte che reclama l'erede maschio solo una fastidiosa moltitudine di persone che esegue meccanicamente doveri di etichetta senza pensare a quanto sono assurdi.Ci perdiamo nei vestiti , ci crogioliamo negli ambienti di Versailles, ci schieriamo dalla parte di questa principessa tanto attaccata al dovere familiare e di palazzo da accettare di fare l'amore solo per puri scopi di eredita' del potere.
                                Tra l'altro il film non abbandona mai il ceto sociale dal quale parte,ci fa vedere solo lussi e ricchezze senza mai percorrere il cammino del declino sociale verso una vita diversa ( imprimere cosi' bene il concetto della monotonia ha avuto la sua forza anche in questo ) , senza quindi mai fornire alla protagonista un vero parametro per la ricerca del suo equilibrio di ricerca.
                                il film che a un certo punto sembra essere lineare ,bello quanto si vuole ma in fondo con il rischio di ripetitivita'al momento giusto vira , entra nel campo della responsabilita' data senza opportuna preparazione , e da li' si mettono in evidenza gli aspetti delle conoscenze e notizie date ad hoc al popolo.La regina e' vero che spreca ,ma la vera bancarotta viene data dalle errate campagne militari che dissanguano il paese e portano il popolo alla rivolta.Motivazioni di colpe non sue, o almeno non del tutto sue, che vengono rafforzate da voci di stile gossip che la dipingono come una menefreghista e di facili costumi ( " io non avrei mai detto la frase - dategli delle brioches - in risposta al popolo che chiede pane ), quasi che in fondo la moda dello screditare con il pettegolezzo tanto di moda oggi fosse una profonda abitudine dei tempi andati. Un gran bel film che emoziona e stupisce, diretto molto bene , e che riesce in maniera incredibile e assolutamente mai pensata , come validita' di logica di coniugare in alcuni punti musiche rockeggianti cosi' fuori da quel tempo,senza straniare ma addirittura a renderle calzanti in apragone al visto-sentito. Dopo il giardino delle vergini suicide e lost in translation a Sofia Coppola e' stato dato in mano un lavoro costoso e ridondante , che lei ha saputo gestire in maniera perfetta , andando a fondo nella personalita' di una donna cresciuta troppo presto in un contesto sfarzoso,emozionandoci,divertendoci e anche stupendoci.
                                non solo quentin ma nel nome di quentin...
                                quentin tarantino project

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