Rec

Cast Manuela Velasco, Pablo rosso Struz, Manuel Bronchud, Vicente Gil
Regia Jaume Balagueró, Paco Plaza
Sceneggiatura Jaume Balagueró, Paco Plaza
Durata 01:25:00
Data di uscita Venerdì 29 Febbraio 2008
Genere Horror
Distribuito da MEDIAFILM (2008)

Trama: Angela Vidal è una giornalista dilettante che sembra aver trovato la sua grande esclusiva, mentre è con dei pompieri per fare un reportage, li segue in una trasferta che sembra di totale routine in un condominio. Invece appena entrati nel luogo entrano in contatto con una misteriosa minaccia che il governo sembra conoscere dato che prontamente circoscrive tutto l'abitato impedendo a chiunque di uscire. Intrappolati e con il terribile pericolo che li minaccia, Angela e il suo cameraman sono decisi a tutto pur di riprendere ogni cosa e darne testimonianza. Certo, prima bisogna anche sopravvivere ...

Commento: Jaume Balagueró (qui con Paco Plaza in aiuto regia e sceneggiatura), autore spagnolo prolifico e specializzato nel cinema horror di varie destinazioni/direzioni, (titoli come Fragile, Nameless, Darkness sono suoi), si cimentano con la tecnica "povera" della ripresa diretta con camera a mano (come se si facesse un film amatoriale) resa famosa dal grande successo internazionale di The blair Witch project e rispolverata (con tanti soldi di budget) dal recente Cloverfield di JJ Abrams. In questo caso l'amatorialità è dichiarata da subito, con la trama che ci comunica che la giornalista di una tv locale (che sembra una liceale che sta facendo un film per il giornale della scuola, bionda e con treccine) contatta i pompieri per un reportage, partecipa a una loro apparentemente uscita banale, per poi essere presente con la sua camera a delle agghiaccianti scene dovute a una misteriosa minaccia che costringe il condominio e i suoi abitanti in uno stato di quarantena imposta dal governo, che impedisce a soccorsi e soccorritori di uscire all'aperto.
Assistiamo a un primo tempo come doveroso soporifero per farci conoscere i protagonisti della storia, poi dopo Balaguerò e Plaza agiscono di progressione e ci conducono man mano in una interessante paurosa storia condominio inside, intendendo con questo termine un microcosmo pauroso che per la sua circolare stretta ambientazione impedisce grandi fughe aumentando il senso di prigionia e impotenza, per poi letteralmente esplodere con uno dei finali più agghiacchianti che si siano mai visti negli ultimi tempi utilizzando un misto di lerciume, buio, sperimentazione e colpi di scena da far evitare assolutamente ai cardiopatici.
Davvero interessante come con l'utilizzo della camera a mano in presa diretta si possa esplorare le abitudini delle persone (le interviste sono al limite dell'ilarità e coinvolgono diverse etnie come quelle orientali, o inclinazioni diverse come quelle gay, o anziani che perdono la memoria, che parlano di stupidaggini mentre incombe la misteriosa infezione continuando a criticare gli altri condomini per le solite banali liti di convivenza, volendo globalizzare il mondo in una stanza, o meglio in un palazzo) e poi possa farci entrare dentro l'azione in maniera totale e completa, come se noi fossimo lì sul posto.
Ci sono delle ingenuità di base piccole nel dettaglio (si trova una chiave in pochi secondi in mezzo a un mazzo di cento, i condomini sono macchiette che possono contrastare con l'ambientazioen di pericolo poco caratterizzati attorialemnte) ma si perdono nell'ansia imperante del tutto amplificata dalla camera a mano.
Avvisiamo subito di non mangiare prima del film perchè la camera è a dir poco psicopatica nei movimenti nella parte iniziale, poi si rende meno nemica della visione appena si arriva nel condominio infestato, con dei movimenti ovviamente sempre veloci e frenetici (d'altronde pure il coraggioso uomo camera, che logicamente non si vede mai, deve salvarsi mentre riprende) ma più morbidi, si stabilizza intelligimente per dare respiro allo spettatore (con delle volte che viene appoggiata per terra facendo vedere solo dei piedi o con del buio totale in cui si sentono solo le voci) e poi dopo confortevolizza il tutto con delle inquadrature fisse che riprendono una scena circostanziata (per esempio quella del bagno, chissà perchè con sbarre a serranda e chiusura a chiave).
Ma ci preme parlarvi del finale: gli ultimi venti minuti circa sono a dir poco strepitosi, ricordando il cinema di Fulci e Bava (il grande Mario ovviamente) con le loro iconografie del terrore, dove un articolo di giornale ricordava potentemente cose seppellite nel tempo ma attualmente pericolose di maledizioni nostrane. Il volo del terrore spicca al diapason (dopo averlo lentamente bollito al fuoco), si fanno salti sulla sedia di paura e tutte le certezze/sicurezze della vita vengono a mancare a poco a poco (spazio/luce/percezione) dove il lercio, il marcio e lo sperimentativo da pazzia hanno il sopravvento. Non ci sono vere innovazioni filmiche in questa pellicola, tecniche e modi sono consueti e collaudati, ma la pellicola è valida sopratutto perchè non è mai conciliativa, non si preoccupa di usare anche i bambini o i disabili (qui poi il grasso è bello è usato in modo del tutto personale) o gli eroi, come se ci fosse una sorta di parimenti di giustizia nel voler dare a tutti il concetto che non ci sono personaggi invulnerabili perchè bisogna restare politicamente correct a tutti i costi.
Un horror film di grandissimo impatto emotivo che potrebbe far storcere il naso ai teen appassionati di innocue forti emozioni solo visive e non emotive (di fatto le peggiori), qui le armi usate per difendersi sono minime e minimali, c'è solo qualche colpo di pistola, nessun uso delle armi da taglio e solo delle mazzette sfondaporte usate dai pompieri che vengono nella disperazione buone per altri usi. Gli effetti sono del tutto artigianali come piacerebbe a Stivaletti & Co. o ai tempi dell'Argento furioso e glorioso, le ferite fatte con le tecniche del tempo che vale e non di quello che accomoda usando il computer, fa davvero bene al nostro senso dell'horror vedere piaghe che vengono perforate da siringhe oppure delle bocche sanguinolente old style.
In definitiva un film pauroso come pochi che ci inchioda nel finale, ma anche dalla grande progressione man mano che scorre, dalla corta durata per via della camera a mano in rispetto dello spettatore, dove il mistero ci attanaglia dandoci una grandiosa sensazione di impotenza. Speriamo ora che non ci sia la moda dei film con questa tecnica, per non rischiare una caduta di qualità nella serialità, certo che questo nuovo figlio spagnolo (che state sicuri verrà saccheggiato immondamente dagli Americani mettendo una attrice on spot al posto della sconosciuta Manuela Velasco, e magari senza handcam) è davvero pregno di grande impatto. Non perdetevelo ed evitate senza tema i leccalecca americani che diventano numero senza essere niente. E per precauzione, controllate che il tasto rec del ricordo sia funzionante, non meriterebbe davvero di essere accantonato in fretta per la frenesia di accumulare altro.

Cast Manuela Velasco, Pablo rosso Struz, Manuel Bronchud, Vicente Gil
Regia Jaume Balagueró, Paco Plaza
Sceneggiatura Jaume Balagueró, Paco Plaza
Durata 01:25:00
Data di uscita Venerdì 29 Febbraio 2008
Genere Horror
Distribuito da MEDIAFILM (2008)

Trama: Angela Vidal è una giornalista dilettante che sembra aver trovato la sua grande esclusiva, mentre è con dei pompieri per fare un reportage, li segue in una trasferta che sembra di totale routine in un condominio. Invece appena entrati nel luogo entrano in contatto con una misteriosa minaccia che il governo sembra conoscere dato che prontamente circoscrive tutto l'abitato impedendo a chiunque di uscire. Intrappolati e con il terribile pericolo che li minaccia, Angela e il suo cameraman sono decisi a tutto pur di riprendere ogni cosa e darne testimonianza. Certo, prima bisogna anche sopravvivere ...

Commento: Jaume Balagueró (qui con Paco Plaza in aiuto regia e sceneggiatura), autore spagnolo prolifico e specializzato nel cinema horror di varie destinazioni/direzioni, (titoli come Fragile, Nameless, Darkness sono suoi), si cimentano con la tecnica "povera" della ripresa diretta con camera a mano (come se si facesse un film amatoriale) resa famosa dal grande successo internazionale di The blair Witch project e rispolverata (con tanti soldi di budget) dal recente Cloverfield di JJ Abrams. In questo caso l'amatorialità è dichiarata da subito, con la trama che ci comunica che la giornalista di una tv locale (che sembra una liceale che sta facendo un film per il giornale della scuola, bionda e con treccine) contatta i pompieri per un reportage, partecipa a una loro apparentemente uscita banale, per poi essere presente con la sua camera a delle agghiaccianti scene dovute a una misteriosa minaccia che costringe il condominio e i suoi abitanti in uno stato di quarantena imposta dal governo, che impedisce a soccorsi e soccorritori di uscire all'aperto.
Assistiamo a un primo tempo come doveroso soporifero per farci conoscere i protagonisti della storia, poi dopo Balaguerò e Plaza agiscono di progressione e ci conducono man mano in una interessante paurosa storia condominio inside, intendendo con questo termine un microcosmo pauroso che per la sua circolare stretta ambientazione impedisce grandi fughe aumentando il senso di prigionia e impotenza, per poi letteralmente esplodere con uno dei finali più agghiacchianti che si siano mai visti negli ultimi tempi utilizzando un misto di lerciume, buio, sperimentazione e colpi di scena da far evitare assolutamente ai cardiopatici.
Davvero interessante come con l'utilizzo della camera a mano in presa diretta si possa esplorare le abitudini delle persone (le interviste sono al limite dell'ilarità e coinvolgono diverse etnie come quelle orientali, o inclinazioni diverse come quelle gay, o anziani che perdono la memoria, che parlano di stupidaggini mentre incombe la misteriosa infezione continuando a criticare gli altri condomini per le solite banali liti di convivenza, volendo globalizzare il mondo in una stanza, o meglio in un palazzo) e poi possa farci entrare dentro l'azione in maniera totale e completa, come se noi fossimo lì sul posto.
Ci sono delle ingenuità di base piccole nel dettaglio (si trova una chiave in pochi secondi in mezzo a un mazzo di cento, i condomini sono macchiette che possono contrastare con l'ambientazioen di pericolo poco caratterizzati attorialemnte) ma si perdono nell'ansia imperante del tutto amplificata dalla camera a mano.
Avvisiamo subito di non mangiare prima del film perchè la camera è a dir poco psicopatica nei movimenti nella parte iniziale, poi si rende meno nemica della visione appena si arriva nel condominio infestato, con dei movimenti ovviamente sempre veloci e frenetici (d'altronde pure il coraggioso uomo camera, che logicamente non si vede mai, deve salvarsi mentre riprende) ma più morbidi, si stabilizza intelligimente per dare respiro allo spettatore (con delle volte che viene appoggiata per terra facendo vedere solo dei piedi o con del buio totale in cui si sentono solo le voci) e poi dopo confortevolizza il tutto con delle inquadrature fisse che riprendono una scena circostanziata (per esempio quella del bagno, chissà perchè con sbarre a serranda e chiusura a chiave).
Ma ci preme parlarvi del finale: gli ultimi venti minuti circa sono a dir poco strepitosi, ricordando il cinema di Fulci e Bava (il grande Mario ovviamente) con le loro iconografie del terrore, dove un articolo di giornale ricordava potentemente cose seppellite nel tempo ma attualmente pericolose di maledizioni nostrane. Il volo del terrore spicca al diapason (dopo averlo lentamente bollito al fuoco), si fanno salti sulla sedia di paura e tutte le certezze/sicurezze della vita vengono a mancare a poco a poco (spazio/luce/percezione) dove il lercio, il marcio e lo sperimentativo da pazzia hanno il sopravvento. Non ci sono vere innovazioni filmiche in questa pellicola, tecniche e modi sono consueti e collaudati, ma la pellicola è valida sopratutto perchè non è mai conciliativa, non si preoccupa di usare anche i bambini o i disabili (qui poi il grasso è bello è usato in modo del tutto personale) o gli eroi, come se ci fosse una sorta di parimenti di giustizia nel voler dare a tutti il concetto che non ci sono personaggi invulnerabili perchè bisogna restare politicamente correct a tutti i costi.
Un horror film di grandissimo impatto emotivo che potrebbe far storcere il naso ai teen appassionati di innocue forti emozioni solo visive e non emotive (di fatto le peggiori), qui le armi usate per difendersi sono minime e minimali, c'è solo qualche colpo di pistola, nessun uso delle armi da taglio e solo delle mazzette sfondaporte usate dai pompieri che vengono nella disperazione buone per altri usi. Gli effetti sono del tutto artigianali come piacerebbe a Stivaletti & Co. o ai tempi dell'Argento furioso e glorioso, le ferite fatte con le tecniche del tempo che vale e non di quello che accomoda usando il computer, fa davvero bene al nostro senso dell'horror vedere piaghe che vengono perforate da siringhe oppure delle bocche sanguinolente old style.
In definitiva un film pauroso come pochi che ci inchioda nel finale, ma anche dalla grande progressione man mano che scorre, dalla corta durata per via della camera a mano in rispetto dello spettatore, dove il mistero ci attanaglia dandoci una grandiosa sensazione di impotenza. Speriamo ora che non ci sia la moda dei film con questa tecnica, per non rischiare una caduta di qualità nella serialità, certo che questo nuovo figlio spagnolo (che state sicuri verrà saccheggiato immondamente dagli Americani mettendo una attrice on spot al posto della sconosciuta Manuela Velasco, e magari senza handcam) è davvero pregno di grande impatto. Non perdetevelo ed evitate senza tema i leccalecca americani che diventano numero senza essere niente. E per precauzione, controllate che il tasto rec del ricordo sia funzionante, non meriterebbe davvero di essere accantonato in fretta per la frenesia di accumulare altro.









, Philippe Leroy, Arnoldo Foà e Lou Castel.
























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