Per buona regola evitiamo di parlare di finali di film nel forum però per dissipare i tuoi dubbi potresti leggere il libro da cui è tratto il film, libro tutt'altro che da buttare, a mio giudizio, anch meglio del film...
Non ho capito ma mi
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Io invece ci ho visto una sorta di reincarnazione in Nicholson di quell'uomo della foto...Originariamente Scritto da mat612000il precedente custode che aveva massacrato la famiglia (la moglie e le due bambine) che sono quelle che vede il figlio di Nicholson non era negli anni trenta ma molto dopo.....mi sembra che nel film si dica che l'episodio del custode fosse avvenuto nel 1970...qualche anno prima di quando arriva Nicholson e famiglia..
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Subiterrimo.Originariamente Scritto da NutellaIo invece mi sono dovuta guardare parecchie volte la scena dell'architetto che spiega Matrix a Neo. Voi l'avevate capita subito? Io no.
devi avere un'infarinatura di come funziona un computer, di come girano i processi e come agiscono i cosidetti programmi fantasma...cose cos
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Nella scena finale si vedono tutti i protagonisti e uno dietro l'altro dicono chi è secondo loro il colpevole, ossia la vera identità della persona che li ha invitati e che doveva in teoria essere morta. Solo che sembra che nessuno di loro abbia ragione, ma allora chi cavolo è il colpevole?utente
opinionara
responsabile del mio pc
Che mondo sarebbe senza di me
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Comunque non dimenticare che fa parte del genere filo-grottesco...in pratica uno sfottò al giallo dove spesso l'autore non sa più a cosa attaccarsi per deviare l'attenzione dello spettatore dal vero colpevole e non fargli dire "è stato il maggiordomo" o comunque per non farlo arrivare ad una subitanea conclusione.
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Ho rivisto "Mulholland drive" di D. Lynch.
Qualcuno vuole dipanare la matassa con me?
Qualcuno pensa d'averlo capito al primo colpo?Moderatore Debate Square
"Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
- P. Conte -
Angst essen Seele auf
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Questa critica un po' mi ha aiutato.
Found Highway
Nell'ultimo Lynch non è il risultato ad essere surrealista quanto piuttosto l'approccio: come cercherò di dimostrare più avanti, in M.D. non vi è nulla di ingiustificato, nulla di arbitrario (anzi) e la seconda visione del film si fa, in questo senso, chiarificatrice. Al contrario in LOST HIGHWAY la coerenza, se c'è, è solo ed esclusivamente nell'illogicità. Non inganni l'ottimo Pelleschi la struttura circolare di quel film: le strade si perdono e i piani si mischiano e contaminano a vicenda e nessuno di esso è autonomo, conclusivo o lineare in sé, tutto rimane ineluttabilmente inspiegabile, non riconducibile ad alcuna razionale soluzione. E non vengono in aiuto, per questo scopo, né la revisione del film né tantomeno la lettura della sceneggiatura. Per M.D. il discorso è sensibilmente diverso: nessuna fuga nel nonsense, nessuna facile chiusura nel calcio d'angolo del vaneggiamento ma perfetta resa di un disegno tramico tutt'altro che libero, in cui la dimensione reale e quella visionaria sono debitamente sorvegliate e distinte.
Il piano reale è quello dell'ultima parte del film, la prima parte attiene soprattutto al piano onirico. Facendo una becera esposizione tramica (cosa davvero detestabile ma necessaria al ragionamento) potremmo metterla in questi termini: Diane e Camille hanno una relazione; la seconda, la bruna, è un'attrice di successo che riesce a far ottenere qualche particina all'altra. Camille tradisce Diane con un'altra donna (la bionda con cui si bacia alla festa) e lascia Diane per sposare il regista. Delusa, Diane assolda un killer perché uccida Camille. Il killer le dice che non appena lei troverà una chiave blu sul tavolo di casa sua saprà che lui ha compiuto la sua missione, che Camille è stata ammazzata. Diane va a dormire (e qui scatta il sogno della prima parte); al risveglio trova la chiave blu e capisce che Camille è morta: presa dalla disperazione si uccide. La prima parte è il sogno che fa Diane, una sorta di visione edulcorata del suo rapporto con l'altra donna: in esso Diane è più bella, è brava attrice di ottime speranze, si chiama Betty e incontra, con le dinamiche che constatiamo, Rita (una donna in pericolo di morte, non dimentichiamolo) con la quale ha un rapporto idilliaco e di grande solidarietà. Come in tutti i sogni, elementi reali appaiono deformati e con nuove connotazioni: così Coco, la madre del regista, nel sogno di Diane diviene la manager del residence; Diane diventa Betty (il nome che Diane legge sul badge della cameriera del bar in cui si incontra con il killer, laddove la cameriera che le due ragazze incontrano nel sogno si chiama Diane); l'amante della bruna diventa la ragazza imposta al regista (e ne prende il nome, Camilla Rhodes); il cowboy che Diane intravede alla festa si trasforma nell'uomo misterioso che consiglia\minaccia il regista; la chiave blu del killer, con altra forma, si farà chiave della misteriosa scatoletta blu che è nelle mani dell'uomo terrificante, che potrebbe rappresentare il mostruoso rimorso per l'omicidio commissionato e la morte in arrivo (qui le interpretazioni possono essere molteplici). In detta prospettiva (quasi tutti gli elementi della prima parte sono fantasie di un sogno e distorsioni di fatti reali) i piani sogno\realtà sono ben separati e incasellare ciò che vediamo (altri fattori vi sono) nel primo o nel secondo, appare, a quel punto, facile, rendendo tutto il film clamorosamente chiaro (rimane da decidere che ruolo far assumere alla sequenza finale dei vecchietti, ma mi pare che si possa risolvere il tutto con una bella allucinazione da senso di colpa che conduce Diane al suicidio). Quindi, come si può constatare, siamo ben lontani dall'incoerenza e dalla gratuità: tutte le componenti si legittimano all'interno di questa architettura in cui, genialmente, se è vero che la storia deraglia, è altrettanto vero che il detour è nella Realtà, dal Sogno da cui proveniva. E' proprio questo a stupire, a confondere le acque e a rendere inintellegibile, soprattutto la prima volta, il film.
Ma adesso, dato per risolto il puzzle, chiediamoci: comprendere ciò cosa aggiunge e cosa toglie all'emozione che MULHOLLAND DRIVE suscita nello spettatore? Assolutamente nulla. Si ritorna alla citazione di Pasquale Panella fatta all'inizio della mia recensione: alla fine non scopriamo che un disegno persino, infine, a volte, bello, ovvero innocuamente. Lynch costruisce uno splendido edificio e lo ricopre con un sottile velo, chi vorrà potrà rimuoverlo, lui non ci dice nemmeno che quel velo c'è. Nove persone su dieci vedranno M.D. senza capire di cosa realmente narra il film e Lynch si guarda bene dal metterli in guardia o dal fornire qualche indizio. Ha un gioiello in mano e si guarda bene dal mostrarlo, lo ha fatto per lui, non gli interessa dimostrare di possederlo. Invece incomprensibili saremo, in piena intimità. Appunto.
Capire è un po' abbrutire.
Luca PacilioModeratore Debate Square
"Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
- P. Conte -
Angst essen Seele auf
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L'ho capito completamente al secondo tentativo.Originariamente Scritto da mat612000Ho rivisto "Mulholland drive" di D. Lynch.
Qualcuno vuole dipanare la matassa con me?
Qualcuno pensa d'averlo capito al primo colpo?
il film è tutto una proiezione... un sogno... di una attrice fallita , che invece sogna di essere un talento e di avere successo.
poi risveglio e ritorno alla realtà ...
se lo riguardi in quest'ottica noterai che è di una logica perfetta. e nulla è lasciato al caso.[FONT="Verdana"][SIZE="2"]Pi
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