Il Teatro Di Rebibbia

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  • Mototopo
    ma anche no!
    • 13/07/05
    • 12241

    #1

    Il Teatro Di Rebibbia

    Nella casa circondariale di Rebibbia Nuovo Complesso, un confronto fra attori professionisti e attori detenuti.
    Giovanna Marini e Umberto Orsini nella ballata del carcere di Reading di O. Wilde e i detenuti-attori della Compagnia dei Liberi Artisti Associati che mettono in scena La Tempesta di William Shakespeare, nella versione in napoletano antico di Eduardo De Filippo.
    Il mondo del teatro entra in carcere per confrontarsi con i detenuti che sul palcoscenico hanno trovato un contatto con il mondo.

    Attori-professionisti e detenuti attori si incontrano per scoprire che sul palcoscenico si e' tutti uomini liberi. Cosi' oltre le mura e le inferriate della Casa circondariale di Rebibbia un piccolo palco e' diventato uno spazio di liberta'.

    Il teatro diventa anche un' opportunita' per evadere per qualche ora dalla severita' del reparto di alta sicurezza dove e' rinchiuso chi sconta lunghe pene detentive.
    Ci sono gia' state molte repliche de La Tempesta, oltre 3500 persone, nel piccolo teatro di Rebibbia, hanno visto lo spettacolo sempre accolto da tantissimi applausi. Ma ora la sfida e' quella di riuscire a portare lo spettacolo fuori dalle mura del carcere.
    Nel 1895 Oscar Wilde fu condannato a due anni di carcere per comportamento contrario alla morale pubblica, pena che sconto' nel carcere di reading. Questa terribile esperienza, dalla quale non si risollevo' piu', tanto che ne mori' pochi anni dopo, fu all' origine della ballata una delle sue opere piu' autentiche e sincere, che Wilde firmo' con lo pseudonimo C.3.3. la sua matricola da carcerato. il teatro puo' essere un valido strumento di recupero sociale e magari un mezzo per favorire il reinserimento nel mondo del lavoro una volta lasciato il carcere? Ne sono convinti il ministero della Giustizia e quello per i Beni culturali che hanno firmato un accordo per sostenere e valorizzare le esperienze fatte in questi anni.
    Natale in Casa Cupiello", "Napoli Milionaria", e ora "La Tempesta" di Shakespeare, nella versione di Eduardo in napoletano antico. Sono queste le tappe di un impegno crescente che ha visto protagonista La Compagnia dei Liberi Artisti Associati, la compagia formata da detenuti della sezione Alta Sicurezza di Rebibbia Nuovo Complesso, che da quattro anni, in maniera del tutto autonoma e volontaria si misero insieme per condividere la passione per il teatro.
    Mototopo
  • Lisa
    Chimica
    • 29/09/04
    • 6463

    #2
    caro topo ti dirò che ho seguito con interesse ciò che riguarda il teatro come strumento di reinserimento sociale, il pensiero a riguardo è lungo, perchè per come la vedo io per come conosco il teatro, la base su cui esso si fonda rappresenta una sorta di catarsi, un rituale al quale ogni persona, secondo me, dovrebbe essere invitata a partecipare prima di diventare delinquente...

    per me il teatro come forma di conoscenza e studio dovrebbe essere "materia didattica" perchè ritengo che diversamente dalle altre arti, richieda semplicemente una base di disciplina del corpo e una successiva applicazione corale...in un certo senso il teatro funziona ancora perchè ci lega a riti che nascono con l'uomo, la mimesi, la simulazione, il confronto con l'ignoto, il gioco e la scoperta... indipendentemente dallo spettacolo, il teatro è una forma di iberazione alla quale tutti possono accedere. non tutti siamo attori o drammaturghi, o scenografi...ma questo viene dopo, è il processo della scoperta che il teatro insinua in ognuno di noi. questo è bellissimo a mio parere, per cui non mi stupisco se come strumento per un reinserimento funziona...
    Moderatrice Teatro

    [COLOR=Blue][SIZE="1"]quando arrivi a capire di una persona il motore che spinge ogni sua azione, quella parte interiore che nessuno vede, quella sua unicit

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    • di@blo
      www.noiteatro.it
      • 20/12/04
      • 1001

      #3
      Beh iniziativa lodevole. In effetti un po' come dice Lisa il teatro pu
      [SIZE="1"][COLOR="DarkSlateBlue"]Moderatore Teatro[/COLOR][/SIZE]

      "[I]...chi non sbaglia mai non

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      • Lisa
        Chimica
        • 29/09/04
        • 6463

        #4
        più che altro secondo me qui abbiamo toccato un aspetto molto interessante del teatreo che è una vera e propria pedagogia (io la definirei quasi la pedagopgia per eccellenz) perchè è una "scuola di vita", e me ne sono resa conto vivendoci dentro, ogni giorno con costanza e determinazione...alla fine i limiti, anche architettonici come una progione, possono essere superati nel momento in cui hai una passione, un'emozione, qualcosa che puoi coltivare dentro te stesso e che ti fa vedere le cose in maniera diversa...alla fine è sempre una questione di punti di vista
        Moderatrice Teatro

        [COLOR=Blue][SIZE="1"]quando arrivi a capire di una persona il motore che spinge ogni sua azione, quella parte interiore che nessuno vede, quella sua unicit

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