Nel suo libro "Bambini di Satana - Processo al diavolo. I reati mai commessi da Marco Dimitri" editore Stampa Alternativa con prefazione di Carlo Lucarelli, Antonella Beccaria ci racconta quello che accadde ai membri di questa "setta" e come sono finiti i processi a carico degl'imputati.
Questi, più o meno, i fatti.
Il 24 gennaio 1996 i carabinieri arrestano Marco Dimitri, Gennaro Luongo e Piergiorgio Bonora, i vertici dell’associazione Bambini di Satana, un gruppo satanista di Bologna. Sono accusati di aver narcotizzato e stuprato Elisabetta Dozza, ex fidanzata di Luongo, durante una messa nera.
Marco Dimitri era una ex guardia giurata che era diventata nota tra la fine degli Anni Ottanta e l’inizio degli Anni Novanta dopo aver partecipato a qualche trasmissione televisiva e aver rilasciato interviste a giornali nazionali.
A volte giocava un po’ con gli stereotipi dei satanismo made in Hollywood perché avrebbero forse facilitato la veicolazione del nome dei Bambini di Satana. Che è un’associazione legalmente costituita, fondata dallo stesso Dimitri nel 1982 dopo un percorso tra un’adolescenza difficile e ardori giovanili per l’esoterismo. Più avanti li aveva abbandonati per passare a un’impostazione prettamente materialistica. A quei tempi, non aveva pendenze penali né aveva subito condanne: prima del ‘96 era stato oggetto di un paio di inchieste, ma erano state entrambe archiviate perché non erano stati ravvisati elementi di reato.
I ragazzi vengono scarcerati il 13 febbraio, ma nel frattempo emerge la storia di un bambino di tre anni, conosciuto con il nome di Federico, che sarebbe stato infilato dentro una bara e violentato durante un rito satanico.
Le indagini proseguono e nel frattempo i media innescano l’allarme sociale, utilizzando il satanismo e la pedofilia come argomenti di sicuro sconcerto e indignazione.
Marco Dimitri, nel primo periodo di carcerazione, tenta il suicidio e quando il Tribunale delle Libertà ne dispone il rilascio, l’etichetta del mostro gli è già stata apposta con tutto ciò che ne consegue. I primi mesi corrispondono a un crollo emotivo per lui, che comunque continua a professarsi innocente.
Nel giugno dello stesso anno, i tre indagati sono di nuovo tradotti in carcere. L’inchiesta si allarga a macchia d’olio, si srotola una teoria di accusati e ipotesi fantasiose, che i giornali trasformano in mostri e certezze. A sentire i giornali e le notizie in TV, i Bambini di Satana sono un gruppo di criminali e pervertiti sessuali in contatto con il demonio.
In quei mesi, i giornali - senza distinzioni - hanno usato toni forcaioli basati solo su fantasia. O meglio hanno dato per scontata la colpevolezza di Dimitri e dei suoi coimputati: dunque le dichiarazioni che venivano rilasciate ai giornali da parte dei cosiddetti “esperti” - sociologi, prelati, psichiatri, eccetera - erano orientate in una sola direzione.
Riguardo alle violenze asseritamente subite dal piccolo Federico, si è proceduto in modo strano nel senso che il bambino non viene mai sentito direttamente, ci sarà sempre qualcuno che parlerà per lui.
Addirittura che disegnerà per lui. Sempre nella sentenza, si dice che è possibile che in lui sia stato ingenerato il meccanismo del “falso ricordo”. Peraltro la sentenza dice anche che forse a qualche evento traumatico potrebbe essere stato davvero sottoposto, ma non ciò di cui erano accusati gli imputati e soprattutto non per mano loro.
Il Resto del Carlino prima del processo si distinse con articoli “sconvolgenti”, dove ogni dettaglio dell’inchiesta si trasformava in un orrore degno di un B-movie: sensazionalismo, scarsa accuratezza nella gestione delle notizie, sventatezza nell’utilizzo delle fonti.
E non fu solo un problema del Resto del Carlino: anche gli altri giornali (quotidiani, periodici, testate televisive, talk show) hanno adottato la stessa “disinvoltura”. Poi, qualcuno ha iniziato a pensare e, alla vigilia del processo per esempio ci sarà un editoriale di Repubblica, che sarà un mea culpa pubblico per il lavoro svolto in precedenza.
A rinforzare l’allarme sociale arrivarono gli immancabili esperti: studiosi del GRIS (un’associazione privata cattolica di ricerca e informazione socio-religiosa), sacerdoti, esorcisti… quello che uscì dalla TV e dai giornali non poteva essere altro che una condanna, da parte della religione egemonica, di una cultura che esercitava il diritto di tirarsi fuori dalla religione stessa.
Fortunatamente, durante le indagini e il processo si costituì un fronte a sostegno dell’innocenza di Dimitri e compagni.
In questo campo spicca il contributo di Luther Blissett Project, pseudonimo usato da una serie di scrittori e intellettuali, una parte dei quali sono confluiti successivamente nel famoso collettivo Wu Ming. Bisognava ridare un po’ di buon senso alla faccenda, ma pare che qualcuno non abbia gradito…
Le conseguenze piovute addosso a Luther Blissett sono peraltro arrivate dopo l’assoluzione. "Lasciate che i bimbi" è stato querelato per diffamazione dal pubblico ministero, che ha citato in giudizio l’editore del libro, Alberto Castelvecchi, e i due provider che avevano messo su Internet la versione elettronica dell’opera, rilasciata con una licenza “no copyright”, definita dall’atto di citazione una “licenza per uccidere” dato che provocherebbe un danno di immagine personale e professionale molto più ampio che non l’opera cartacea. Poi l’editore Castelvecchi ha chiamato in causa in modo molto discutibile Roberto Bui, attualmente Wu Ming 1, che aveva firmato il contratto di edizione per la pubblicazione del libro. Inoltre in quel periodo Wu Ming 1 si è ritrovato a mo’ di minaccia sulla porta di casa una testa di maiale. Infine, Luther Blissett è stato accusato nemmeno troppo velatamente di essere il mandante morale di un’incursione vandalica dei locali di un’associazione che si occupa della tutela dei minori. Cosa che chiaramente non corrispondeva a verità.
La vicenda giudiziaria si chiude il 20 luglio 2004, con il risarcimento stabilito dalla Corte d’Appello di Bologna per il periodo di ingiusta detenzione, durato 400 giorni, di centomila euro per Marco Dimitri: non ha mai commesso ciò per cui è stato imputato e I Bambini di Satana sono ancora in attività.
Ve la ricordate questa vicenda?
Cosa pensaste allora?
Lo sapevate che era finito tutto in nulla?
Cosa pensate ora?
Questi, più o meno, i fatti.
Il 24 gennaio 1996 i carabinieri arrestano Marco Dimitri, Gennaro Luongo e Piergiorgio Bonora, i vertici dell’associazione Bambini di Satana, un gruppo satanista di Bologna. Sono accusati di aver narcotizzato e stuprato Elisabetta Dozza, ex fidanzata di Luongo, durante una messa nera.
Marco Dimitri era una ex guardia giurata che era diventata nota tra la fine degli Anni Ottanta e l’inizio degli Anni Novanta dopo aver partecipato a qualche trasmissione televisiva e aver rilasciato interviste a giornali nazionali.
A volte giocava un po’ con gli stereotipi dei satanismo made in Hollywood perché avrebbero forse facilitato la veicolazione del nome dei Bambini di Satana. Che è un’associazione legalmente costituita, fondata dallo stesso Dimitri nel 1982 dopo un percorso tra un’adolescenza difficile e ardori giovanili per l’esoterismo. Più avanti li aveva abbandonati per passare a un’impostazione prettamente materialistica. A quei tempi, non aveva pendenze penali né aveva subito condanne: prima del ‘96 era stato oggetto di un paio di inchieste, ma erano state entrambe archiviate perché non erano stati ravvisati elementi di reato.
I ragazzi vengono scarcerati il 13 febbraio, ma nel frattempo emerge la storia di un bambino di tre anni, conosciuto con il nome di Federico, che sarebbe stato infilato dentro una bara e violentato durante un rito satanico.
Le indagini proseguono e nel frattempo i media innescano l’allarme sociale, utilizzando il satanismo e la pedofilia come argomenti di sicuro sconcerto e indignazione.
Marco Dimitri, nel primo periodo di carcerazione, tenta il suicidio e quando il Tribunale delle Libertà ne dispone il rilascio, l’etichetta del mostro gli è già stata apposta con tutto ciò che ne consegue. I primi mesi corrispondono a un crollo emotivo per lui, che comunque continua a professarsi innocente.
Nel giugno dello stesso anno, i tre indagati sono di nuovo tradotti in carcere. L’inchiesta si allarga a macchia d’olio, si srotola una teoria di accusati e ipotesi fantasiose, che i giornali trasformano in mostri e certezze. A sentire i giornali e le notizie in TV, i Bambini di Satana sono un gruppo di criminali e pervertiti sessuali in contatto con il demonio.
In quei mesi, i giornali - senza distinzioni - hanno usato toni forcaioli basati solo su fantasia. O meglio hanno dato per scontata la colpevolezza di Dimitri e dei suoi coimputati: dunque le dichiarazioni che venivano rilasciate ai giornali da parte dei cosiddetti “esperti” - sociologi, prelati, psichiatri, eccetera - erano orientate in una sola direzione.
Riguardo alle violenze asseritamente subite dal piccolo Federico, si è proceduto in modo strano nel senso che il bambino non viene mai sentito direttamente, ci sarà sempre qualcuno che parlerà per lui.
Addirittura che disegnerà per lui. Sempre nella sentenza, si dice che è possibile che in lui sia stato ingenerato il meccanismo del “falso ricordo”. Peraltro la sentenza dice anche che forse a qualche evento traumatico potrebbe essere stato davvero sottoposto, ma non ciò di cui erano accusati gli imputati e soprattutto non per mano loro.
Il Resto del Carlino prima del processo si distinse con articoli “sconvolgenti”, dove ogni dettaglio dell’inchiesta si trasformava in un orrore degno di un B-movie: sensazionalismo, scarsa accuratezza nella gestione delle notizie, sventatezza nell’utilizzo delle fonti.
E non fu solo un problema del Resto del Carlino: anche gli altri giornali (quotidiani, periodici, testate televisive, talk show) hanno adottato la stessa “disinvoltura”. Poi, qualcuno ha iniziato a pensare e, alla vigilia del processo per esempio ci sarà un editoriale di Repubblica, che sarà un mea culpa pubblico per il lavoro svolto in precedenza.
A rinforzare l’allarme sociale arrivarono gli immancabili esperti: studiosi del GRIS (un’associazione privata cattolica di ricerca e informazione socio-religiosa), sacerdoti, esorcisti… quello che uscì dalla TV e dai giornali non poteva essere altro che una condanna, da parte della religione egemonica, di una cultura che esercitava il diritto di tirarsi fuori dalla religione stessa.
Fortunatamente, durante le indagini e il processo si costituì un fronte a sostegno dell’innocenza di Dimitri e compagni.
In questo campo spicca il contributo di Luther Blissett Project, pseudonimo usato da una serie di scrittori e intellettuali, una parte dei quali sono confluiti successivamente nel famoso collettivo Wu Ming. Bisognava ridare un po’ di buon senso alla faccenda, ma pare che qualcuno non abbia gradito…
Le conseguenze piovute addosso a Luther Blissett sono peraltro arrivate dopo l’assoluzione. "Lasciate che i bimbi" è stato querelato per diffamazione dal pubblico ministero, che ha citato in giudizio l’editore del libro, Alberto Castelvecchi, e i due provider che avevano messo su Internet la versione elettronica dell’opera, rilasciata con una licenza “no copyright”, definita dall’atto di citazione una “licenza per uccidere” dato che provocherebbe un danno di immagine personale e professionale molto più ampio che non l’opera cartacea. Poi l’editore Castelvecchi ha chiamato in causa in modo molto discutibile Roberto Bui, attualmente Wu Ming 1, che aveva firmato il contratto di edizione per la pubblicazione del libro. Inoltre in quel periodo Wu Ming 1 si è ritrovato a mo’ di minaccia sulla porta di casa una testa di maiale. Infine, Luther Blissett è stato accusato nemmeno troppo velatamente di essere il mandante morale di un’incursione vandalica dei locali di un’associazione che si occupa della tutela dei minori. Cosa che chiaramente non corrispondeva a verità.
La vicenda giudiziaria si chiude il 20 luglio 2004, con il risarcimento stabilito dalla Corte d’Appello di Bologna per il periodo di ingiusta detenzione, durato 400 giorni, di centomila euro per Marco Dimitri: non ha mai commesso ciò per cui è stato imputato e I Bambini di Satana sono ancora in attività.
Ve la ricordate questa vicenda?
Cosa pensaste allora?
Lo sapevate che era finito tutto in nulla?
Cosa pensate ora?

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