Non so quanti ieri sera hanno visto "Anno zero".
Si parlava e discuteva della condizione della donna nei paesi islamici e delle donne islamiche che vivono in Italia.
Lo studio televisivo vedeva contrapposte donne islamiche emancipate, donne islamiche col velo solo sui capelli, donne col chador e donne italiane di varia estrazione sociale e politica.
Pezzo forte della serata: un sedicente architetto arabo che abita a Venezia che è stato praticamente lapidato (metaforicamente) per aver osato affermare che "l'uomo è la guida della famiglia".
E' stato schernito, quasi insultato e accusato delle più turpi tendenze maschiliste e delle peggiori arretratezze.
E così via.
Tutta la trasmissione tesa a sostenere e dimostrare l'arretratezza dell'Islam integralista, la bontà di quello moderato e quanto siamo illuminati noi occidentali e quale massima considerazione abbiamo della donna.
Giuro che ad un certo punto ero basito di fronte a così tanta approssimazione culturale, affermazioni assolute e faziosità.
Ma a cosa servono questo trasmissioni?
Informano o aumentano solo i luoghi comuni e il razzismo in generale?
Perchè nessuno ha preso la parola per dire che la condizione della donna islamica deriva nella quasi totalità dei casi dall'arretratezza economica e culturale dei paesi in cui vivono?
Che non ha senso dare due pacche sulla spalla alla donna che ha subito la bigamia, le violenze del marito e la sottrazione dei figli quando altrettante donne italiane subiscono più o meno le stesse violenze?
Perchè nessuno ha ricordato che prima della riforma del diritto di famiglia (30 non 300 anni fa) anche la nostra legge affidava al marito il ruolo di "capofamiglia", termine rimasto ancora nel linguaggio burocratico.
Che esisteva il delitto d'onore?
Perchè dobbiamo salire in cattedra e sentirci così superiori aggrappandoci alle apparenze ed ai casi estremi quando nella sostanza delle cose le differenze non sono poi così abissali?
Chi ci dà questo diritto a parte Santoro?
Si parlava e discuteva della condizione della donna nei paesi islamici e delle donne islamiche che vivono in Italia.
Lo studio televisivo vedeva contrapposte donne islamiche emancipate, donne islamiche col velo solo sui capelli, donne col chador e donne italiane di varia estrazione sociale e politica.
Pezzo forte della serata: un sedicente architetto arabo che abita a Venezia che è stato praticamente lapidato (metaforicamente) per aver osato affermare che "l'uomo è la guida della famiglia".
E' stato schernito, quasi insultato e accusato delle più turpi tendenze maschiliste e delle peggiori arretratezze.
E così via.
Tutta la trasmissione tesa a sostenere e dimostrare l'arretratezza dell'Islam integralista, la bontà di quello moderato e quanto siamo illuminati noi occidentali e quale massima considerazione abbiamo della donna.
Giuro che ad un certo punto ero basito di fronte a così tanta approssimazione culturale, affermazioni assolute e faziosità.
Ma a cosa servono questo trasmissioni?
Informano o aumentano solo i luoghi comuni e il razzismo in generale?
Perchè nessuno ha preso la parola per dire che la condizione della donna islamica deriva nella quasi totalità dei casi dall'arretratezza economica e culturale dei paesi in cui vivono?
Che non ha senso dare due pacche sulla spalla alla donna che ha subito la bigamia, le violenze del marito e la sottrazione dei figli quando altrettante donne italiane subiscono più o meno le stesse violenze?
Perchè nessuno ha ricordato che prima della riforma del diritto di famiglia (30 non 300 anni fa) anche la nostra legge affidava al marito il ruolo di "capofamiglia", termine rimasto ancora nel linguaggio burocratico.
Che esisteva il delitto d'onore?
Perchè dobbiamo salire in cattedra e sentirci così superiori aggrappandoci alle apparenze ed ai casi estremi quando nella sostanza delle cose le differenze non sono poi così abissali?
Chi ci dà questo diritto a parte Santoro?


Comment