[QUOTE=mat612000;617710]Chi soffre (o dice di soffrire)
Paura di stare bene
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In effetti quando chiedi a qualcuno "come stai?", difficilmente ti senti rispondere "bene", bensOriginariamente Scritto da Kyra Visualizza MessaggioNon so se riusciro' a passare il mio modo di vedere la cosa, ma ho la netta sensazione che per molti sia meglio identificarsi con una lista di problemi che non con uno stato d'animo appagato... insomma, se uno sta bene, ha paura di non avere niente di cui parlare."Nulla si conosce interamente finché non vi si è girato tutt'attorno per arrivare al medesimo punto provenendo dalla parte opposta."
Arthur Schopenhauer
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Eric Berne lo chiamerebbe "gioco".Originariamente Scritto da mat612000 Visualizza MessaggioUltimamente mi sto accorgendo di una realtà abbastanza diffusa.
Ci sono persone che si affezionano ai loro problemi fisici e spirituali: passato uno ce n'è subito pronto un altro.
Hanno paura di stare bene, hanno paura d'essere felici.
Nei rari momenti di serenità e di gioia subito qualcosa arriva a perturbare l'attimo positivo, come se non lo meritassero, come fosse qualcosa che temono.
Fa davvero così paura il piacere e la gioia?
Sono casi isolati o tutti temiamo un po' sia la sofferenza quanto la gioia?Siamo fatti con la stessa materia di cui sono fatti i sogni.
omohitsutsu
nureba ya hito no
mietsuramu
yume to shiriseba
samezaramashi wo.
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No, ma vive e cresce in un ambiente che piu' o meno direttamente lo fa sentire a disagio quando sta bene.Originariamente Scritto da lamù87 Visualizza MessaggioL'essere umano ha dunque tendenze masochiste?I'm laying down, eating snow
My fur is hot, my tongue is cold
On a bed of spider web
I think of how to change myself
A lot of hope in a one man tent
There's no room for innocence
So take me home before the storm
Velvet mites will keep us warm.
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[QUOTE=beat;617893]Nah.. Secondo me non siamo d'accordo su cosa vuol dire stare bene.
Se una persona [I]I'm laying down, eating snow
My fur is hot, my tongue is cold
On a bed of spider web
I think of how to change myself
A lot of hope in a one man tent
There's no room for innocence
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Beh allora quando parliamo di comodità di stare male, teniamo conto che la gente che sta male e non ne ha nemmeno coscienza esiste. Non è tutto un fingere di stare male per far scena. E anche se lo fosse sarebbe sintomo di un'altra forma di malessere (diffuso). Non so quanto c'entri con questo la comodità.[SIZE="1"]Non pi
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Sono daccordo.Originariamente Scritto da beat Visualizza MessaggioBeh allora quando parliamo di comodità di stare male, teniamo conto che la gente che sta male e non ne ha nemmeno coscienza esiste. Non è tutto un fingere di stare male per far scena.
Il disagio diventa però patologico,se invece di tentare di superarlo si cerca continuamente di riprodurlo ed amplificarlo,al fine di ricavarne un'inconscia soddisfazione.Siamo fatti con la stessa materia di cui sono fatti i sogni.
omohitsutsu
nureba ya hito no
mietsuramu
yume to shiriseba
samezaramashi wo.
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Fingere di star male è una cosa.
Star male veramente è un'altra però ci sono persone che dal loro star male (vero) sembra non vogliano uscire quindi alla fine è più o meno lo stesso atteggiamento nelle conseguenze che provoca.
Io prima ho un po' banalizzato dicendo che è più "comodo" essere o fare l'afflitto piuttosto che gioire e godere però in questi atteggiamenti e comportamenti io ci vedo molto della natura umana.
Noi cresciamo convinti che si debba essere felici, sani e vivere in modo pieno la propria esistenza: ci aspettiamo di gioire, non certo di soffrire.
Tendiamo al piacere ma quando lo concepiamo o lo sperimentiamo spesso ne fuggiamo quasi impauriti, perchè?
Perchè tutte le forme organizzative sociali (tutte ma proprio tutte) temono il piacere e la felicità degli uomini e cercano sempre modi spirituali e fisici per limitarne la capacità di provare piacere e gioia?
Adesso come adesso, secondo me, tante persone sanno a livello razionale che naturalmente tendono verso il piacere e la gioia ma non sanno come realizzare questa tendenza, oppure, rinunciano a coltivarla.
Come l'accidioso dantesco che trascura la propria parte che tende al bene ed alla rettitudine, non la coltiva e finisce per diventare indifferente anche alla sorte dei suoi simili o desiderarne la rovina.
Continui surrogati a buon mercato di un piacere pieno e soddisfacente ci sono proposti in tutti i modi: tanti si adattano e rinunciano alla continua ricerca della felicità spesso senza nemmeno essere consapevoli della loro infelicità, la sofferenza esiste e sappiamo benissimo cosa sia ma la felicità cos'è?
Forse tanti si spaventano della gioia perchè è un mistero più profondo del dolore, quali sono i mezzi per raggiungerla?
Una volta raggiunta mi sfuggirà?
Toccato il cielo si può ricadere sulla terra?Moderatore Debate Square
"Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
- P. Conte -
Angst essen Seele auf
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