Riflessioni personali...

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  • Daysleeper
    Opinionista
    • 15/04/07
    • 249

    #1

    Riflessioni personali...

    Apro questo topic perché mi è da poco venuta in mente una cosa. No, in realtà è da un po’ che ce l’ho in mente. Ma non riesco ancora a spiegarmela del tutto. Ci provo adesso, forse sarò prolisso.

    Allora, avete presente quelle persone che quando si lasciano o vengono lasciate commettono subito l’errore di pensare che la persona appena persa sia l’unica persona adatta per trascorrervi i restanti anni dell’esistenza? Quella cosa malsana che capita nel periodo immediatamente successivo alla rottura?

    Probabilmente succede un po’ a tutti, soprattutto perché la nostra mente è in quella fase incapace di pensare più in la, oltre l’immediato, inventandosi magari qualcosa che non c’è, con il solo intento di sfuggire alle proprie responsabilità legate al presente. Un modo come un altro per rifugiarsi nel passato ed evitare di affrontare problemi e situazioni presenti. Un meccanismo dettato unicamente dalla debolezza del momento.

    Ma poi accade o può accadere che conosci un’altra persona. Oppure che riesci a trovare dentro di te delle forze che pensavi di non avere, credendoti ormai assopito. E questa seconda ipotesi è forse ancora più positiva della prima.
    A quel punto, il timore di rimanere soli sparisce, perché riesci a comprendere che dipende tutto unicamente da te. Si perché è una ‘faccenda’ interna, la soluzione va trovata dentro di te. Non serve a nulla rimandare il problema all’esterno, perché le cause scatenanti in realtà non sono da ascrivere agli altri.

    E questo momento è quasi una liberazione, una presa di coscienza della propria interiorità. Un bel momento insomma.
    Personalmente tenni un diario per diversi mesi, convinto che scrivere sarebbe servito a qualcosa e soprattutto ero convinto che questa attività si sarebbe protratta all’infinito. Ad un certo punto iniziai ad annotare frasi tipo questa: ‘oggi non ho scritto’, ‘oggi niente’. Mi sembrava quasi che questa improvvisa autoprivazione che mi ero imposto fosse l’inizio di un’ennesima grave perdita Si perché è sempre meglio, almeno in apparenza, rimanere in qualcosa di cui conosciamo i limiti piuttosto che lanciarsi nell’ignoto. Anche se poi questo ignoto fosse magari la nostra ‘cura’.

    Il guarire viene vissuto come un’ennesima fine. Fine di uno stato. Ma ovviamente certe cose spariscono. La vita è fatta di storie, di emozioni. Di amore di certo non si muore anzi, qualcuno dice che di amore si dovrebbe vivere, ma c’è sempre un po’ di timore ad intraprendere nuove strade, anche se quelle strade possono consistere semplicemente nell’abbandonare la vecchia strada, nell’evitare di ripensare al passato.

    Quello che volevo dire è che superata la prima fase di accettazione di questa nuova situazione, può succedere di tutto. Possiamo innamorarci di nuovo o possiamo renderci conto che l’amore perso non era l’amore della nostra vita. Possiamo capire che alla fine siamo noi stessi gli artefici della nostra vita e che frasi come ‘senza di te non potrei vivere’, ‘sei la mia vita..’ e mille ancora sono soltanto motivi come altri per evitare di vivere il presente.

    Ha ora inizio un processo. Lento, faticoso. Che ha però un obbiettivo chiaro: la libertà da tutto.
    Libertà da doveri imposti da altri, da sensi di colpa, dal bisogno di sentirsi accettati ecc...
    Si tratta di una vera e propria liberazione da impedimenti psicologici. La meta è come già detto un equilibrio interiore, e una indipendenza psicologica.

    Liberatisi da tutti i vari impedimenti psicologici si è quindi in grado di ripensare al passato, di rivisitarlo senza però viverci, di pensare alle cose belle che una storia ci ha lasciato, di capire il passato con una maggiore chiarezza. Di pensare alle cose brutte senza il timore di finirci dentro.
    E allora improvvisamente capisci e sai tutto di quello che era successo. Vedi questo tuffo nel passato come una esperienza piacevole. Ogni singola cosa che ti è successa è li, ben definita, quasi manipolabile a tuo piacimento.


    Quello che succede da ora in poi ha qualcosa di geniale. Rivedi vecchie esperienze e riesci finalmente a valutarle con oggettività. Vedi cose che nel periodo del ‘delirio’, immediatamente successivo all’abbandono, non riuscivi neanche a vedere.
    Rivedi certe persone e capisci che, al di la di tutto, di tutte le sofferenze, certe persone avrebbero potuto veramente essere quelle giuste per passarci la vita, quelle necessarie a volte. E in particolae la loro presenza adesso avrebbe più significato di quello che ne aveva allora.

    E non dici più ‘se ci fosse potrei..’, ‘se ci fosse farei’, ma invece dici: ‘per come mi sento adesso la presenza di una certa persona sarebbe un piacere in più, un aiuto, un passo ulteriore verso la felicità’.

    Ma pensando al fatto che quella persona o quelle persone in realtà non c’è/ci sono, non ti senti però bloccato, lo prendi invece come un dato di fatto, te ne fai una ragione che non condiziona comunque il tuo stato interiore.
    Basta sensi di colpa, basta angoscie.
    Certe cose, certe persone, certe situazioni non tornano. Ma è un peccato che qualcuno insista invece per volerlo a tutti i costi, continuando a mentirsi per racimolare un po’ di sicurezza e per evitare di affrontare il proprio dolore.

    Scusate per la lunghezza del post, ma mi sentivo di esternare un paio di cose.
    A tutti quelli che amo e anche a me (ma un po’ a tutti) auguro di potere riuscire ogni tanto a fermarsi, voltarsi, affrontare se stessi, soffrire, ‘morire’ e poi rinascere.

    Le mie sono solo considerazioni personali. Dal valore quindi limitato.
    Considerazioni che in teoria possono essere attuali, così come lontane nel tempo.

    Non so cosa ne pensiate a riguardo.
    Last edited by Daysleeper; 21-05-2007, 23:43.
    "Ebbene lo ammetto, ti porterei via..."
  • DonaFlor
    Contessa de noantri...
    • 15/01/06
    • 1262

    #2
    Il "Ricomincio da me" è sempre un ottimo passo verso la serenità... capire di dover bastare a se stessi, che l'appoggio di una persona amata deve rimanere un appoggio secondario e non un motivo primario di vita senza il quale non si va avanti, è fondamentale per la crescita di una persona...

    Tuttavia, non si vive solo di se stessi e una persona al proprio fianco è sicuramente importante. Certo, non bisognerebbe farsene un cruccio. Ma, come dire, ad un certo punto è notmale che si desideri fare "un pezzo di strada" della propria vita insieme a qualcuno.

    Insomma ho detto tutto e il contrario di tutto. Forse neanche io ho le idee molto chiare. Uff....
    Grande chef di Risotti in busta

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    • arya
      Opinionista
      • 03/06/07
      • 117

      #3
      Essere lasciti non
      [COLOR="Yellow"]All'umo sono stati dati due doni: il primo

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