Originariamente Scritto da Anemos
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Già nel 1939, negli Stati Uniti Sutherland crisse un saggio dedicato alla "criminalità dei colletti bianchi" che diventò celebre
In brevissimo tempo le analisi di Sutherland diventarono famosissime e furono ampliate dalla "scuola di Chicago".
Secondo questa scuola sociologica la criminalità dei colletti bianchi è riferita prevalentemente alle impunità degli alti papaveri dell’economia, accusati di compiere crimini che sfuggono facilmente ai rigori della legge: nell'esercizio di molte attività tipiche dei colletti bianchi, parecchi comportamenti sarebbero oggetto di valutazioni erroneamente clementi, comprensive, innocentiste. Reati tipici della criminalità dei colletti bianchi sono la frode fiscale, la frode commerciale, e così via. La mancanza, a volte, di un rapporto diretto dell’autore del reato con la vittima e la difficoltà, a volte, di individuare una vittima specifica, sono fattori importanti nella valutazione sociale del reato. Un aspetto rivelatore del basso livello di reazione sociale e di censura sociale è l’uso frequente dell’aggettivo disonesto, invece che criminale, nei confronti degli autori di questi reati: essi spesso non vengono stigmatizzati come delinquenti dalla collettività e non si considerano delinquenti.
Certo, la degenerazione del capitalismo nelle forme che Cecchi Gori ipotizza può creare nuove occasioni per delinquere e nuove forme di delinquenza, il fulcro della questione è però il fatto che nelle valutazioni correnti non ci si fanno domande a definire "criminale" uno scippatore che ha rupato qualche decina di euro, mentre nel definire "criminale" un grosso manager (magari di una compagnia a partecipazione statale) ci sono tanti "se" e "ma", ed i primi ad avere questo atteggiamento indulgente sono i mezzi d'informazione e la magistratura stessa.
A proposito.
Secondo altri rilievi sociologici, gli autori di tali tipi di reati solo in percentuale infima scontano la loro pena in carcere.

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