[QUOTE=beat;693329]Non so bene da quando l'amore per il mondo
mi sembra un paradosso.
Soffrire per gente di cui non si sa l'esistenza
mi sembra il segno un po' preoccupante di qualche carenza.
Provocazione, la butto l
Moderatore Debate Square
"Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
- P. Conte -
Dici bene, Mat. Di fronte alla morte i moralismi non servono: Se si resta indifferenti vuol dire che già lo siamo dentro, morti. Chi non si pone mai la grande domanda sul perche' stà al mondo, crede di vivere bene, ma soffre, in realtà.
Possiamo anche dire che il cambiamento di prospettiva se s'impone, come dici tu, è una necessità altrimenti non s'imporrebbe.
Di fronte a certi espisodi come quello che ho narrato ieri, questa esigenza s'impone in modo (per me) palese e si tratta di un fatto emotivo, non razionale.
Non è detto che sia una necessità che ha radici autentiche. Quello su cui secondo me vale la pena riflettere è che non tutti ‘i fatti emotivi’ che la nostra persona comprende e viviamo ci appartengono o sono ‘veri per noi’ in quanto ‘emotivi’.
A distanza di tempo l'emozione scema però può restare il ragionamento e questo ragionamento può portare anche a ricalibrare la scala di gravità che attribuiamo ai casi della vita, oppure, a riconsiderare certe posizioni personali.
Sì ma, perché ricalibrarsi su cose che non ci appartengono?
Ovviamente non mi riferisco alla morte (quella appartiene a tutti; E a prescindere dal fatto che
te la trovi sotto casa sotto un lenzuolo e la veda) ma a quella morte.
Ho capito, ma QUELLA morte (intendo quella alla quale ha assistito Mat) ci parla della NOSTRA. Come si fà a rimanere asettici e a non pensarci? In fin dei conti e' l'unica cosa certa che sappiamo che ci accadrà....Prendiamola seriamente, la morte. Non come uno spauracchio, ma come consapevolezza del nostro essere limitati, che ci spinge a vivere pienamente, fra la culla e la bara. In fondo, se ci pensi, la morte ci fà un servizio, ci costringe a pensare alle cose vere, importanti! Ecco perche' San Francesco la chiamava "Nostra sorella morte corporale".
Non è detto che sia una necessità che ha radici autentiche. Quello su cui secondo me vale la pena riflettere è che non tutti ‘i fatti emotivi’ che la nostra persona comprende e viviamo ci appartengono o sono ‘veri per noi’ in quanto ‘emotivi’.
Ecco Mat, del ragionamento della pur sempre ottima beat tralasci questa parte abbastanza importante...
Ma spiegami però cosa significa che "certe cose non ci appartengono".
Ehm. Crudamente parlando, penso parli di suggestione.
بناهاى آباد گردد خراب
ز باران و از تابش آفتاب
پى افكندم از نظم كاخي بلند
كه از باد و باران نيابد گزند
از آن پس نميرم كه من زنده*ام
كه تخم سخن را پراكنده*ام
هر آنكس كه دارد هش و راى و دين
پس از مرگ بر من كند آفرين
Non l'ho trascurato.
Però bisogna stabilire chi decide se la necessità di cui parla abbia "radici autentiche".
Il ragionamento in questione è per me apparentemente razionale in quanto contiene palesemente dei giudizi di valore.
Moderatore Debate Square
"Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
- P. Conte -
Non saprei dirti esattamente.
Diciamo che principalmente mi ha messo un po' in crisi l'apparente coincidenza degli eventi dietro alla quale sembra, al contrario, regnare la più totale casualità.
La totale sproporzione tra un insignificante gesto umano e le sue conseguenze e ripercussioni.
La sensazione che forse dietro tutto ci sia un disegno che a momenti, attimi cogli ma poi ti sfugge continuamente...
Moderatore Debate Square
"Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
- P. Conte -
Comment