Edimburgo, Bin Laden è un musical - Scandalo per la parodia della Jihad
LONDRA - Neanche quando danza sul palcoscenico, circondato da figure in burqa rosa svolazzante, Osama Bin Laden può essere visto come un personaggio ridicolo. Tradurre il terrorismo in parodia, soprattutto in Gran Bretagna di questi tempi, non è facile. E nemmeno una coppia di autori con tutte le credenziali - passaporti inglesi e americani, studi a Eton e Harvard - sembra destinata a riuscirci.
Gli autori di Jihad, il Musical, in programma da domani al 26 agosto al festival di teatro sperimentale di Edimburgo, sono già al centro di un ciclone di polemiche. A sipario non ancora spalancato, un gruppo di cittadini ha iniziato una raccolta di firme per impedire che la parodia musicata della guerra santa vada in scena domani. "Il primo ministro dovrebbe condannare il disgustoso ritratto del terrorismo e delle sue vittime fatto da Jihad, il Musical", recita il testo indirizzato al primo ministro Gordon Brown. "L'idea di fare dell'ironia sull'estremismo islamico è estremamente offensiva, specialmente per le sue vittime".
In realtà, più che il sito del governo inglese dedicato alle petizioni dei cittadini (http://petitions. pm. gov. uk), a essere bersagliato dai contatti via internet è il video con la canzone clou del musical, "Voglio essere come Osama", un tentativo di togliere la maschera al terrorista numero uno nel mondo. "Per piacere, fammi diventare come Osama, purché però ci sia al Jazeera a riprendermi" chiede Hussein, l'organizzatore di un complotto terrorista, protagonista del musical insieme a un giovane coltivatore di oppio afgano senz'arte né parte. Hussein, che ha ben altri interessi grida invece al ritmo di un'esilarante marcetta: "Voglio dichiarare uno scontro di civiltà e indossare abiti di marca sotto alla mia tunica".
Neanche il musical su Tony Blair, sempre in programma a Edimburgo, è riuscito a scuotere l'opinione pubblica britannica fino a questo punto, tanto da invocare la censura. L'autore dei testi, il 24enne inglese Ben Scheuer, laureato a Eton, ha provato a giustificarsi in un'intervista con l'Observer: "È uno spettacolo in cui si balla e si canta al ritmo di un galoppo sfrenato. Volevamo solo tenere alto il morale in tempi di minacce per la sicurezza". E in un'altra intervista concessa al quarto canale della Bbc, Scheuer ha giustificato: "Lo spettacolo ha suscitato così tante polemiche perché tocca un argomento molto importante per la nostra vita oggi".
Le reazioni dei visitatori del video su YouTube sono state molto divertite, soprattutto per la danza delle fanciulle in burqa rosa svolazzante. Anche la coautrice Zoe Samuel, 25 anni, un'infanzia a Londra per poi andare a lavorare nei teatri di Los Angeles e New York, ha ammesso di essere stata presa in contropiede dalle polemiche: "Pensavo che la nostra irruzione nel folle mondo del terrorismo internazionale sarebbe stata accolta diversamente. Facevo affidamento sulla tradizione inglese di trovare la forza per ridere anche nelle situazioni più difficili. E in particolare di rispondere con l'arma dell'ironia a chi cerca di intimidirci e di distruggere le nostre vite".
Anche nella locandina dello spettacolo i due autori ribadiscono il loro messaggio: "L'Occidente non sarà sconfitto (di nuovo) finché noi avremo un coro così" (riferendosi alle donne in burqa rosa con fucili e spade ritagliati nel cartone). Di sicuro, sottolinea il produttore James Lawler sempre all'Observer: "Siamo stati molto attenti a non offendere nessuna religione, e chi mette sotto accusa lo spettacolo dovrebbe solo venirlo a vedere per rendersi conto del suo contenuto".
A essere presi in giro da Jihad, il Musical, non sono solo i terroristi, ma anche i mezzi di comunicazione. "Diventerò islamicamente famoso, con i titoli più importanti nei notiziari di tutto il mondo. Per piacere, fammi diventare come Osama, e tutti parleranno di me nel corso della storia", canta Hussein. Ma anche Sayid, il ragazzino che coltiva papaveri da oppio e di cognome fa "al-Boom", si ritrova per amore della sua bella stretto nella morsa, con i jihadisti da un lato e un cinico reporter disposto a tutto pur di raccogliere una storia da vendere ai suoi lettori.
(fonte - Repubblica.it)
Non mi pare che se ne sia gia' discusso da qualche parte, in effetti e' passata un po' in sordina la notizia. Volevo solo porre all'attenzione, soprattutto degli animi piu' suscettibili e di quelli che continuano a dire che gli islamici se la prendono per un nonnulla.
LONDRA - Neanche quando danza sul palcoscenico, circondato da figure in burqa rosa svolazzante, Osama Bin Laden può essere visto come un personaggio ridicolo. Tradurre il terrorismo in parodia, soprattutto in Gran Bretagna di questi tempi, non è facile. E nemmeno una coppia di autori con tutte le credenziali - passaporti inglesi e americani, studi a Eton e Harvard - sembra destinata a riuscirci.
Gli autori di Jihad, il Musical, in programma da domani al 26 agosto al festival di teatro sperimentale di Edimburgo, sono già al centro di un ciclone di polemiche. A sipario non ancora spalancato, un gruppo di cittadini ha iniziato una raccolta di firme per impedire che la parodia musicata della guerra santa vada in scena domani. "Il primo ministro dovrebbe condannare il disgustoso ritratto del terrorismo e delle sue vittime fatto da Jihad, il Musical", recita il testo indirizzato al primo ministro Gordon Brown. "L'idea di fare dell'ironia sull'estremismo islamico è estremamente offensiva, specialmente per le sue vittime".
In realtà, più che il sito del governo inglese dedicato alle petizioni dei cittadini (http://petitions. pm. gov. uk), a essere bersagliato dai contatti via internet è il video con la canzone clou del musical, "Voglio essere come Osama", un tentativo di togliere la maschera al terrorista numero uno nel mondo. "Per piacere, fammi diventare come Osama, purché però ci sia al Jazeera a riprendermi" chiede Hussein, l'organizzatore di un complotto terrorista, protagonista del musical insieme a un giovane coltivatore di oppio afgano senz'arte né parte. Hussein, che ha ben altri interessi grida invece al ritmo di un'esilarante marcetta: "Voglio dichiarare uno scontro di civiltà e indossare abiti di marca sotto alla mia tunica".
Neanche il musical su Tony Blair, sempre in programma a Edimburgo, è riuscito a scuotere l'opinione pubblica britannica fino a questo punto, tanto da invocare la censura. L'autore dei testi, il 24enne inglese Ben Scheuer, laureato a Eton, ha provato a giustificarsi in un'intervista con l'Observer: "È uno spettacolo in cui si balla e si canta al ritmo di un galoppo sfrenato. Volevamo solo tenere alto il morale in tempi di minacce per la sicurezza". E in un'altra intervista concessa al quarto canale della Bbc, Scheuer ha giustificato: "Lo spettacolo ha suscitato così tante polemiche perché tocca un argomento molto importante per la nostra vita oggi".
Le reazioni dei visitatori del video su YouTube sono state molto divertite, soprattutto per la danza delle fanciulle in burqa rosa svolazzante. Anche la coautrice Zoe Samuel, 25 anni, un'infanzia a Londra per poi andare a lavorare nei teatri di Los Angeles e New York, ha ammesso di essere stata presa in contropiede dalle polemiche: "Pensavo che la nostra irruzione nel folle mondo del terrorismo internazionale sarebbe stata accolta diversamente. Facevo affidamento sulla tradizione inglese di trovare la forza per ridere anche nelle situazioni più difficili. E in particolare di rispondere con l'arma dell'ironia a chi cerca di intimidirci e di distruggere le nostre vite".
Anche nella locandina dello spettacolo i due autori ribadiscono il loro messaggio: "L'Occidente non sarà sconfitto (di nuovo) finché noi avremo un coro così" (riferendosi alle donne in burqa rosa con fucili e spade ritagliati nel cartone). Di sicuro, sottolinea il produttore James Lawler sempre all'Observer: "Siamo stati molto attenti a non offendere nessuna religione, e chi mette sotto accusa lo spettacolo dovrebbe solo venirlo a vedere per rendersi conto del suo contenuto".
A essere presi in giro da Jihad, il Musical, non sono solo i terroristi, ma anche i mezzi di comunicazione. "Diventerò islamicamente famoso, con i titoli più importanti nei notiziari di tutto il mondo. Per piacere, fammi diventare come Osama, e tutti parleranno di me nel corso della storia", canta Hussein. Ma anche Sayid, il ragazzino che coltiva papaveri da oppio e di cognome fa "al-Boom", si ritrova per amore della sua bella stretto nella morsa, con i jihadisti da un lato e un cinico reporter disposto a tutto pur di raccogliere una storia da vendere ai suoi lettori.
(fonte - Repubblica.it)
Non mi pare che se ne sia gia' discusso da qualche parte, in effetti e' passata un po' in sordina la notizia. Volevo solo porre all'attenzione, soprattutto degli animi piu' suscettibili e di quelli che continuano a dire che gli islamici se la prendono per un nonnulla.


Comment