Siamo nati dopo l'apocalisse.
Forse.
Forse l'apocalisse non c'è mai stata.
Siamo nati dopo la guerra, dopo che uomini, hanno mangiato e sputato bandiere su cui era scritto la loro aspirazione, alcuni hanno combattuto per la casa, la terra, la moglie, altri per quella nuvola tempestosa di idee che aleggiava sopra tutto.
Siamo nati dopo l'apocalisse, generazione futura, fatta di bandierine, dell'olio dei muscoli, dei miti come tutti noi, del mito che è uguale a noi e appunto per questo è simile a noi.
Il mito.
Una notte, sotto il cielo di Ilio, migliaia di anni fa, il mito era un uomo che spezzava le teste altrui, fracassando un randello sul suolo carnaceo nemico, 200 senza nome sotto i piedi ed era il mito.
Il mito è stato anche l'invisibile patetica creatura che scriveva, storpia, negli scantinati di un 1700, dove bambini lanciavano le pietre e lui, mostruoso e ignobile, scriveva, scriveva, scriveva, trasformando le pietre dell'odio nell'unto della poesia, mangiando singhiozzi di lacrime in minime e meravigliose creature poetiche, disperandosi, per la sua grandiosa arte.
Il mito, oggi.
Non ci sono più teste da spaccare, il dolore è visto come un irrimediabile rimedio a problemi da sorpassare, che nella stragrande maggioranza dei casi, sono rappresentati da mancanze, da sconfitte, nel tripartito della felicità contemporanea, soldi, figa e aspetto.
Questo tripartito è interscambiabile, chi ha soldi ha figa, spesso chi ha aspetto ha figa. I miti di oggi, i simboli, non lo sono per quello che fanno, ma perché è nostra enorme convinzione, che abbiano quelle tre cose.
Abbiamo costruito complessi artifici economici, incredibili disfunzioni di massa, follie collettive verso costumi, verso l'organizzazione di linguaggi, abbiamo descritto fisicamente i fenomeni, tutto per poi avere baricentri emotivi materiali e primordiali, completamente asserviti, alle regole della riproduzione.
Il mondo oggi viaggia nella corsia d'emergenza dell'aggregazione, la comunicazione rende visibili immagini e quelle sono l'epica dei nostri giorni, l'osservato generale, in centro nevralgico delle reazioni emotive di ogni secondo, quelle immagini non sono più l'estratto magico delle menti e dell'evoluzione del pensiero, ma sono strappi di quotidiano presi casualmente e gettati nel macello.
Non tutti possono mangiare un piatto che necessita di posate e coordinazione, i brandelli del normale, dell'oggi di tutti noi, sono commestibili ad ogni strato possibile, sono comprensibili ed emotivamente interni ad ogni creatura, è il presente, nella sua virulenta e virile realtà, è la cronaca, è il morto, è la politica ridotta a lite condominiale, noi sotto, a bere, felici di fare metafore con il nostro modo di vivere, vedere un Giordano ed un D'Alema simili a noi e a quella zoccola della nostra vicina; vedere Materazzi che parla di figa come quel nostro cugino, quello scemo, vedere l'immagine dell'involucro, non essere più patria di diversi, di geni, di poeti, ma altare di teste come noi, pronte ad emularci e farsi emulare, in un orgia di normalità e di cinismo.
Noi sotto, a farci sodomizzare ogni giorno da questa realtà, con due atteggiamenti principali:
1. L'essere affascinati dalla normalità famosa e sperare un giorno di farne parte.
2. Il credere di non essere toccati dalla normalità famosa e sentirsi distanti.
Il secondo forse è ancora più idiota del primo.
Già il contrapporsi o lo stesso fenomeno fisico dell'appropiazione di quelle immagini ci entra e ci riabilita, educa il nostro modo di contrarci nel mondo, è la nostra scuola quotidiana, è impossibile sottrarsi, ogni angolo, ogni coda inutile di questo mondo, è sudata dalla grande e meravigliosa passione del mediocre, in un mondo che cerca, ogni giorno, diperatamente ma in modo vincente, di celebrare la mediocrità e la sua straordinaria e unica natura.
Una famiglia, un figlio, amici, una donna, una scopata, una bella macchina, una bella casa, cena in famiglia, cena di natale, cena del compleanno, lo fai tu, lo fa Materazzi, forse lo fa anche Totti, magari lo fa anche Berlusconi, o forse anche Prodi. Amore tra il Silvio e la sua donna il litigio, la pace, le vacanze, la discoteca, l'alcol, la canna, i giovani, i vecchi, le meravigliose spiagge, le alte montagne, l'attore bravo, quello meno bravo, il papa ama i giovani, io odio il papa, io sono giovane, io sono giovane e amo il papa, io sono giovane e odio il papa. Laicista? No, Cristiano. Uno? L'altro? Ci sarà una puttana a dire la tua sulla tv.
Si chiedevano, i grandi saggi, le grandi teste, le persone superiori, se esisteva un modo, per controllare l'occhio folle e animale, della creatura primordiale, nata e scritta con il nome di uomo.
Si chiedevano, i grandi saggi, come fosse possibile creare stabilità planetaria, per il bene e il mantenimento della posizione, ottenuta dopo l'apocalisse.
Le società passate avevano creato un buono e combattevano i nemici, i brutti, i crudeli, quelli cattivi insomma, ma i cattivi erano a agili e pensavano nella libera creatività, si organizzavano fermentando nell'odio per il buono del giorno, cospiravano e prima o poi, vincevano, vincevano e creavano il nuovo buono, pronto ad essere abbattuto da un nuovo cattivo.
I Buoni di ieri, sono quelli di oggi, dove hanno migliorato il rapporto e l'egemonia del costume? Come hanno fatto a non far venire dei cattivi pronti a rompere e distruggere tutto? Come hanno fatto a non far venire dei cattivi pronti a diventare i nuovi buoni?
Hanno creato loro i cattivi.
Li creano ogni giorno, li hanno descritti attraverso una serie di stereotipi, non gli danno la base, ma il risultato e chi vuole, può essere cattivo, cinico, come tutti i cattivi tollerati dai buoni di questo mondo e ragionare sotto l'ombrellone del diverso, un diverso conosciuto, pianificato e organizzato attraverso impotenza, impopolarità e passività.
Cosi, giovani di tutto il mondo, cattivi, che si incazzano per le canne e manifestano per loro, proteggeranno il recinto del libero alcol, della loro vita da cattivi che sniffa che bestemmia, ma mai, crederà possibile di fare come i buoni di oggi, ovvero rivoluzionare un pensiero, avvicinare il mondo alla modernità che è nata e rappresentata dalla loro nascita, una modernità con cui i giovani dovrebbero avere un patto di sangue, più profondo della loro stessa vita, un patto con la storia, con il domani.
Il mio corpo si cancellerà nel giro di un dimenticato semplice, mi ci posso aggrappare con la forza della disperazione, attaccandolo a me a morsi, curandolo, esasperando ogni singola tipologia di conservazione.
Ma sparirà.
Sparirà come spariranno i ricordi tristi e l'acqua salata sfogata dai miei parenti, dalle persone che definisco a me vicine.
Sparirà.
Però.
Domani!
Domani!
Domani posso aprire la porta, mettermi in jeans e maglietta, uscire, conoscere quelle due belle tette, prendere un caffè, un altro, sentire è il nuovo giorno, aprire un giornale, sentire cosa dice, andare dai buoni, farmi criticare per il piercing all'orecchio, andare dai cattivi, fumarmi una canna, capire che in realtà l'ideologia non serve e non tange più a nessuno, canna si, canna no, perché mi piace, perché mi da al cazzo che a loro piace, più soldi a quelli, quello è un bastardo, posso anche scopare! Sentire parlar male di un negro, anzi, dei negri in generale, ci posso stare, posso parlare male dei negri, oppure, parlarne bene "ne conosco uno io, che ti dico è fantastico!" "ne conosco un altro, hai sentito la tv? Ha stuprato una tizia"
Il presente l'ideologia.
Posizioni equivalenti ed inutili senza struttura, opinioni da la politica, opinioni diamo noi, opinioni soggettive ed inutili, create dal gusto, dall'appartenenza, dal tifo da stadio.
Scimmie che credono di ragionare emulando concetti di una semplicità disarmante.
La storia l'abbiamo dimenticata all'angolo, non scriverà di noi, scriverà di cose che neanche sappiamo. Scriverà forse tra mille anni, se qualche cattivo ucciderà questa lunga ed eterne generazione di buoni.
Scriverà di una generazione inutile, che ha assorbito mode e costumi in modo totalizzante, che ha divinizzato la normalità e appaltato la coscienza, le turbative, la diversità in luoghi appositi.
Hai tensione con l'assoluto? C'è la chiesa. Hai tensione con l'assoluto? C'è la scienza. Hai tensione con te stesso? C'è lo psichiatra.
Ti fanno schifo le persone? Sei sociopatico. Hai tensione ideologica? C'è la politica. Di cosa ti lamenti, mangi! Non mangia solo una parte di mondo che non vedi e che considerare è da ipocriti.
E' da ipocriti, capito? Vai a fare volontariato.
Cosa dici? Tanto è impossibile. Il mondo potrebbe essere ottimizzato per sfamare e far star bene tutti, questa colpa non la sentiamo, non sentiamo lo scandalo di questa situazione, ma siamo pronti ad impazzire di rabbia, per due lavavetri insistenti.
---
Eppure esiste, in un angolo, l'apocalisse.
Non è neanche difficile trovarla, bisogna mettere nel cassetto un po' di freni morali, qualche spicchio di costume e due sprazzi di convinzioni.
Le persone si accorgeranno presto che quello che sono abituati a difendere non conta nulla e può non contare nulla se non conta per la maggioranza.
E forse sbattendo la testa con il sorriso dei matti, si può contare fino ad infinito.
E magari sotto il nostro piede c’è un opale da vedere con attenzione.
E magari il lupo può tornare, con le fauci malate di sangue.
E magari il lupo può tornare, a guardare quel bosco.
E magari anche che la maggioranza può cambiare.
E magari.
Forse.
Forse l'apocalisse non c'è mai stata.
Siamo nati dopo la guerra, dopo che uomini, hanno mangiato e sputato bandiere su cui era scritto la loro aspirazione, alcuni hanno combattuto per la casa, la terra, la moglie, altri per quella nuvola tempestosa di idee che aleggiava sopra tutto.
Siamo nati dopo l'apocalisse, generazione futura, fatta di bandierine, dell'olio dei muscoli, dei miti come tutti noi, del mito che è uguale a noi e appunto per questo è simile a noi.
Il mito.
Una notte, sotto il cielo di Ilio, migliaia di anni fa, il mito era un uomo che spezzava le teste altrui, fracassando un randello sul suolo carnaceo nemico, 200 senza nome sotto i piedi ed era il mito.
Il mito è stato anche l'invisibile patetica creatura che scriveva, storpia, negli scantinati di un 1700, dove bambini lanciavano le pietre e lui, mostruoso e ignobile, scriveva, scriveva, scriveva, trasformando le pietre dell'odio nell'unto della poesia, mangiando singhiozzi di lacrime in minime e meravigliose creature poetiche, disperandosi, per la sua grandiosa arte.
Il mito, oggi.
Non ci sono più teste da spaccare, il dolore è visto come un irrimediabile rimedio a problemi da sorpassare, che nella stragrande maggioranza dei casi, sono rappresentati da mancanze, da sconfitte, nel tripartito della felicità contemporanea, soldi, figa e aspetto.
Questo tripartito è interscambiabile, chi ha soldi ha figa, spesso chi ha aspetto ha figa. I miti di oggi, i simboli, non lo sono per quello che fanno, ma perché è nostra enorme convinzione, che abbiano quelle tre cose.
Abbiamo costruito complessi artifici economici, incredibili disfunzioni di massa, follie collettive verso costumi, verso l'organizzazione di linguaggi, abbiamo descritto fisicamente i fenomeni, tutto per poi avere baricentri emotivi materiali e primordiali, completamente asserviti, alle regole della riproduzione.
Il mondo oggi viaggia nella corsia d'emergenza dell'aggregazione, la comunicazione rende visibili immagini e quelle sono l'epica dei nostri giorni, l'osservato generale, in centro nevralgico delle reazioni emotive di ogni secondo, quelle immagini non sono più l'estratto magico delle menti e dell'evoluzione del pensiero, ma sono strappi di quotidiano presi casualmente e gettati nel macello.
Non tutti possono mangiare un piatto che necessita di posate e coordinazione, i brandelli del normale, dell'oggi di tutti noi, sono commestibili ad ogni strato possibile, sono comprensibili ed emotivamente interni ad ogni creatura, è il presente, nella sua virulenta e virile realtà, è la cronaca, è il morto, è la politica ridotta a lite condominiale, noi sotto, a bere, felici di fare metafore con il nostro modo di vivere, vedere un Giordano ed un D'Alema simili a noi e a quella zoccola della nostra vicina; vedere Materazzi che parla di figa come quel nostro cugino, quello scemo, vedere l'immagine dell'involucro, non essere più patria di diversi, di geni, di poeti, ma altare di teste come noi, pronte ad emularci e farsi emulare, in un orgia di normalità e di cinismo.
Noi sotto, a farci sodomizzare ogni giorno da questa realtà, con due atteggiamenti principali:
1. L'essere affascinati dalla normalità famosa e sperare un giorno di farne parte.
2. Il credere di non essere toccati dalla normalità famosa e sentirsi distanti.
Il secondo forse è ancora più idiota del primo.
Già il contrapporsi o lo stesso fenomeno fisico dell'appropiazione di quelle immagini ci entra e ci riabilita, educa il nostro modo di contrarci nel mondo, è la nostra scuola quotidiana, è impossibile sottrarsi, ogni angolo, ogni coda inutile di questo mondo, è sudata dalla grande e meravigliosa passione del mediocre, in un mondo che cerca, ogni giorno, diperatamente ma in modo vincente, di celebrare la mediocrità e la sua straordinaria e unica natura.
Una famiglia, un figlio, amici, una donna, una scopata, una bella macchina, una bella casa, cena in famiglia, cena di natale, cena del compleanno, lo fai tu, lo fa Materazzi, forse lo fa anche Totti, magari lo fa anche Berlusconi, o forse anche Prodi. Amore tra il Silvio e la sua donna il litigio, la pace, le vacanze, la discoteca, l'alcol, la canna, i giovani, i vecchi, le meravigliose spiagge, le alte montagne, l'attore bravo, quello meno bravo, il papa ama i giovani, io odio il papa, io sono giovane, io sono giovane e amo il papa, io sono giovane e odio il papa. Laicista? No, Cristiano. Uno? L'altro? Ci sarà una puttana a dire la tua sulla tv.
Si chiedevano, i grandi saggi, le grandi teste, le persone superiori, se esisteva un modo, per controllare l'occhio folle e animale, della creatura primordiale, nata e scritta con il nome di uomo.
Si chiedevano, i grandi saggi, come fosse possibile creare stabilità planetaria, per il bene e il mantenimento della posizione, ottenuta dopo l'apocalisse.
Le società passate avevano creato un buono e combattevano i nemici, i brutti, i crudeli, quelli cattivi insomma, ma i cattivi erano a agili e pensavano nella libera creatività, si organizzavano fermentando nell'odio per il buono del giorno, cospiravano e prima o poi, vincevano, vincevano e creavano il nuovo buono, pronto ad essere abbattuto da un nuovo cattivo.
I Buoni di ieri, sono quelli di oggi, dove hanno migliorato il rapporto e l'egemonia del costume? Come hanno fatto a non far venire dei cattivi pronti a rompere e distruggere tutto? Come hanno fatto a non far venire dei cattivi pronti a diventare i nuovi buoni?
Hanno creato loro i cattivi.
Li creano ogni giorno, li hanno descritti attraverso una serie di stereotipi, non gli danno la base, ma il risultato e chi vuole, può essere cattivo, cinico, come tutti i cattivi tollerati dai buoni di questo mondo e ragionare sotto l'ombrellone del diverso, un diverso conosciuto, pianificato e organizzato attraverso impotenza, impopolarità e passività.
Cosi, giovani di tutto il mondo, cattivi, che si incazzano per le canne e manifestano per loro, proteggeranno il recinto del libero alcol, della loro vita da cattivi che sniffa che bestemmia, ma mai, crederà possibile di fare come i buoni di oggi, ovvero rivoluzionare un pensiero, avvicinare il mondo alla modernità che è nata e rappresentata dalla loro nascita, una modernità con cui i giovani dovrebbero avere un patto di sangue, più profondo della loro stessa vita, un patto con la storia, con il domani.
Il mio corpo si cancellerà nel giro di un dimenticato semplice, mi ci posso aggrappare con la forza della disperazione, attaccandolo a me a morsi, curandolo, esasperando ogni singola tipologia di conservazione.
Ma sparirà.
Sparirà come spariranno i ricordi tristi e l'acqua salata sfogata dai miei parenti, dalle persone che definisco a me vicine.
Sparirà.
Però.
Domani!
Domani!
Domani posso aprire la porta, mettermi in jeans e maglietta, uscire, conoscere quelle due belle tette, prendere un caffè, un altro, sentire è il nuovo giorno, aprire un giornale, sentire cosa dice, andare dai buoni, farmi criticare per il piercing all'orecchio, andare dai cattivi, fumarmi una canna, capire che in realtà l'ideologia non serve e non tange più a nessuno, canna si, canna no, perché mi piace, perché mi da al cazzo che a loro piace, più soldi a quelli, quello è un bastardo, posso anche scopare! Sentire parlar male di un negro, anzi, dei negri in generale, ci posso stare, posso parlare male dei negri, oppure, parlarne bene "ne conosco uno io, che ti dico è fantastico!" "ne conosco un altro, hai sentito la tv? Ha stuprato una tizia"
Il presente l'ideologia.
Posizioni equivalenti ed inutili senza struttura, opinioni da la politica, opinioni diamo noi, opinioni soggettive ed inutili, create dal gusto, dall'appartenenza, dal tifo da stadio.
Scimmie che credono di ragionare emulando concetti di una semplicità disarmante.
La storia l'abbiamo dimenticata all'angolo, non scriverà di noi, scriverà di cose che neanche sappiamo. Scriverà forse tra mille anni, se qualche cattivo ucciderà questa lunga ed eterne generazione di buoni.
Scriverà di una generazione inutile, che ha assorbito mode e costumi in modo totalizzante, che ha divinizzato la normalità e appaltato la coscienza, le turbative, la diversità in luoghi appositi.
Hai tensione con l'assoluto? C'è la chiesa. Hai tensione con l'assoluto? C'è la scienza. Hai tensione con te stesso? C'è lo psichiatra.
Ti fanno schifo le persone? Sei sociopatico. Hai tensione ideologica? C'è la politica. Di cosa ti lamenti, mangi! Non mangia solo una parte di mondo che non vedi e che considerare è da ipocriti.
E' da ipocriti, capito? Vai a fare volontariato.
Cosa dici? Tanto è impossibile. Il mondo potrebbe essere ottimizzato per sfamare e far star bene tutti, questa colpa non la sentiamo, non sentiamo lo scandalo di questa situazione, ma siamo pronti ad impazzire di rabbia, per due lavavetri insistenti.
---
Eppure esiste, in un angolo, l'apocalisse.
Non è neanche difficile trovarla, bisogna mettere nel cassetto un po' di freni morali, qualche spicchio di costume e due sprazzi di convinzioni.
Le persone si accorgeranno presto che quello che sono abituati a difendere non conta nulla e può non contare nulla se non conta per la maggioranza.
E forse sbattendo la testa con il sorriso dei matti, si può contare fino ad infinito.
E magari sotto il nostro piede c’è un opale da vedere con attenzione.
E magari il lupo può tornare, con le fauci malate di sangue.
E magari il lupo può tornare, a guardare quel bosco.
E magari anche che la maggioranza può cambiare.
E magari.



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