Terapia del dolore per malati terminali: Italia

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  • virale
    Opinionista
    • 02/12/07
    • 6

    #76
    [QUOTE=errezerotre;787661]Ma non puoi controllare un attimino prima di scrivere stronzate in rete?

    1) il principio attivo del toradol si chiama ketorolac trometamina, ed
    4 Mori & Union Jack

    Comment

    • falcopellegrino
      pensatore dei 2 millenni
      • 28/07/05
      • 1895

      #77
      Originariamente Scritto da mat612000 Visualizza Messaggio
      A giudicare dagli spropositi scritti sui costi, probabilmente qualcuno qui dentro pensa che gli ospedali comprino gli oppiacei in piazza.
      Io ho avuto come cliente un rappresentante di una casa farmaceutica che aveva il listino dei vari prodotti per i SERT e per le cure palliative e sono rimasto basito quando ho visto quanto costano il metadone o la morfina: praticamente zero.
      Soprattutto se si considera quanto incidano sul costo finale del prodotto la confezione (fiala di vetro o boccettino) e le spese di custodia.
      Questo dimostra che avevo ragione 2 volte
      la prima che proprio perchè oppiaccei , sperimentati da decenni , i brevetti farmaceutici valgono come il 2 di picche , ogni casa farmaceutica li produce e li vende a basso costo

      secondo , proprio perchè non convengono alle ditte farmaceutiche vengono prescritti poco dalla sanità italiana (perennemente manipolata dalle lobby farmaceutiche) e prediletti antidolorifici piu costosi (marche note) che a lungo andare vengono asuefatti dal paziente oltre non avere gli stessi effetti degli oppiacei

      terzo , un costo benchè ridotto non va comparato al singolo individuo ma ad un bacino di utenza di milioni di persone , per farti capire di quanti soldi parliamo ti riporto questo dossier sull utilizzo di cure paliative in altri paesi, invito a leggere gli ultimi paragrafi che spiegano il perchè in altri paesi sono piu avanti di noi:


      CURE PALLIATIVE:QUALI COSTI E QUALE SISTEMA?
      I diversi modelli di finanziamento e remunerazione utilizzati
      nei servizi sanitari influenzano in maniera significativa il
      modo in cui tali servizi sono erogati, creando incentivi di
      diverso tipo1.
      Gli incentivi più appropriati ad assicurare che l’assistenza sia
      orientata a coloro che ne hanno maggiormente bisogno sono
      basati sull’utilizzo del casemix.
      I sistemi di classificazione basati sul casemix sono necessari
      per fornire un quadro completo dell’erogazione dei servizi
      sanitari e dei relativi costi. Essi analizzano ampie popolazioni
      di pazienti al fine di controllare i costi mantenendo nello
      stesso tempo o addirittura migliorando la qualità assistenziale,
      e pertanto vengono sempre più spesso utilizzati come
      strumenti di budgeting.
      Una remunerazione basata sul casemix è vista infatti come una
      strategia equa per determinare il budget di un servizio
      sanitario, consentendo un’allocazione delle risorse in base al
      carico di lavoro richiesto e di conseguenza una razionale
      pianificazione dell’erogazione dei servizi che consenta un
      contenimento dei costi.
      La maggior parte degli sforzi nello sviluppo di sistemi di
      classificazione per casemix è stata finora finalizzata ai servizi
      ospedalieri, come nel caso dei Diagnosis Related Groups, uno
      dei primi sistemi di classificazione isorisorse per casemix, che
      classifica i pazienti in gruppi omogenei in base alla diagnosi
      principale; tuttavia bisogna considerare le differenze
      nell’erogazione di servizi nell’ambito dell’assistenza per acuti e
      subacuti2.
      Il sistema basato sui DRG, denominati in Italia
      Raggruppamenti Omogenei di Diagnosi (ROD), è adottato per
      definire la complessità dei ricoveri per acuti, ma da tempo è
      riconosciuto non descrivere adeguatamente l’impegno
      assistenziale e conseguentemente i costi dell’assistenza per
      pazienti subacuti, non acuti e cronici, dove sono previsti
      tempi di degenza rilevanti e l’obiettivo non è quello di curare
      e risolvere le patologie che identificano il DRG stesso3. Oltre
      ad un problema di corretta individuazione della tariffa, e
      quindi di etica allocazione delle risorse economiche, si assiste
      nel nostro Paese ad un difforme e carente modo di assistere
      adeguatamente le persone morenti.
      L’attuale Sistema Sanitario Nazionale, infatti, non è
      organizzato per venire incontro alle diverse necessità dei
      pazienti in fine vita. Le cure palliative, intese come disciplina
      specialistica, sono in continua evoluzione e si sono sviluppate
      in modo diverso nei differenti Paesi4. Un programma di cure
      palliative è l’incontro ideale tra l’assistenza sanitaria e quella
      sociale, in cui l’erogazione di servizi, costituiti dalla terapia
      del dolore e dei sintomi e dall’assistenza psicologica e sociale,
      è diretta non solo ai malati, ma anche ai loro familiari5.
      “La rete di assistenza dei pazienti terminali è costituita da
      un’aggregazione funzionale ed integrata di servizi distrettuali
      ed ospedalieri, sanitari e sociali... si articola nelle seguenti
      linee organizzative differenziate e nelle relative strutture
      dedicate alle cure palliative:
      • assistenza ambulatoriale;
      • assistenza domiciliare integrata;
      • assistenza domiciliare specialistica;
      • ricovero ospedaliero in regime ordinario o day hospital;
      • assistenza residenziale nei centri residenziali di cure
      palliative-hospice”6.
      A seconda delle condizioni cliniche/sociali il paziente può
      usufruire dei diversi livelli di assistenza.
      Outcome e output nelle cure palliative
      L’outcome delle cure palliative è quindi l’ottenimento della
      migliore qualità di vita possibile.
      Queste caratteristiche richiedono un sistema di remunerazione
      appropriata che incentivi una gestione efficiente ed efficace.
      Le modalità di rilevazione del diverso assorbimento delle
      risorse assistenziali devono essere particolarmente adattate
      alle cure palliative. Gli item di valutazione devono includere
      tutte quelle variabili che giustificano l’assorbimento di risorse
      CASEMIX GROUPS
      Gruppi di pazienti, analoghi per caratteristiche,
      che consumano la stessa quantità di risorse di assistenza
      sanitaria, espressa come giorni di cura per paziente.
      Da: Marco Bobbio, Dizionario di evidence based medicine,
      Torino: Centro Scientifico Editore, 2001.

      proprie non solo dell’hospice, ma di tutta la rete di cure
      palliative.
      L’output prodotto dall’attività in regime di degenza (hospice)
      e/o dal servizio di cure palliative in generale è caratterizzato
      dai contenuti fortemente relazionali.
      Nel raggiungimento dell’outcome atteso, definito come il
      raggiungimento della miglior qualità di vita possibile, viene
      prodotto un mix di servizi medici, assistenziali e relazionali
      erogati da una équipe interdisciplinare.
      Il sistema di casemix consente un’equa remunerazione di
      ciascun caso per ogni tipo di struttura, permettendo quindi
      anche previsioni di costo basate sulla complessità del caso.
      Questo sistema è appropriato per tutta la degenza/prestazioni
      erogate dalla rete di cure palliative e, mediante opportune
      modifiche, potrebbe gestire ogni caso lungo tutto il percorso
      dalla presa in carico al decesso. Il casemix non solo incentiva
      efficienza ed efficacia di gestione nel rispetto della qualità
      assistenziale, ma permette di valutare la complessità del
      casemix che ogni struttura è in grado di gestire7.
      Quindi il sistema effettua una classificazione del casemix in
      base all’assorbimento delle risorse assistenziali effettivamente
      richieste da ogni categoria di casi, senza alcuna predittività
      dei tempi di degenza. Inoltre può individuare la varianza dei
      costi dell’assistenza ai malati terminali sia per le prestazioni
      erogate in hospice sia per tutta la rete. Questo particolare crea
      un’opportunità di gestione unica del percorso assistenziale del
      malato, consentendo la creazione di un osservatorio sia clinico
      sia economico dell’intero sistema delle cure palliative.
      Le esperienze internazionali
      Dobbiamo ancora riferirci alle esperienze internazionali per
      poterci domandare ‘come’ e ‘quante’.
      L’esperienza britannica è la più vasta, considerata la lunga
      storia del movimento delle cure palliative in questo Paese8.
      Un’indagine nazionale sulle cure palliative svolta dalle
      Autorità locali britanniche inglesi nel ’99 ha raccolto dati
      riguardo:
      • le politiche per lo sviluppo delle cure palliative;
      • l’accesso agli specialisti di cure palliative;
      • l’adeguatezza delle risorse;
      • la qualità dell’assistenza;
      • le modalità per il miglior utilizzo delle ONLUS.
      La percentuale delle Aziende Sanitarie Locali per Regione che
      hanno pubblicato strategie sulle cure palliative andava dal
      38% a Londra al 92% nel West Midlands. C’era un comune
      accordo nel riconoscere la necessità di stabilire delle linee
      guida di intervento a livello sanitario locale, che scaturiva da
      importanti elementi come l’incidenza dei pazienti deceduti per
      tumore che variava fino al 90% all’interno delle Aziende
      Sanitarie Locali.
      Nel calcolo dei bisogni per le risorse è stata attribuita la
      stessa importanza sia ai fattori relativi al disagio economico e
      sociale sia al tasso di mortalità.
      È stato rilevato che per assistere pazienti domiciliati in aree
      particolarmente disagiate e per incontrare le necessità delle
      cure palliative è necessario almeno il doppio delle risorse
      presenti. Quindi, il numero di decessi per tumore e il livello di
      degrado sociale hanno entrambi una rilevanza fondamentale
      nella scelta dell’attribuzione di risorse di ogni Paese.
      L’Australia, per esempio, presenta un validissimo e dettagliato
      studio sui costi di gestione dove sono identificati gli
      indicatori di utilizzo delle risorse e conseguentemente i cost
      drivers; tale studio ha portato in quella esperienza ad una
      classificazione per casemix molto articolata per pazienti
      subacuti, non acuti e cronici9.
      La classificazione per casemix delle cure palliative del sistema
      australiano, denominata AN-SNAP, consiste di 5 fasi di cura
      clinicamente significative, definite come stabile, instabile,
      ingravescente, terminale, lutto.
      All’interno di ogni fase, l’ipotesi è che la presenza o assenza
      di altre variabili possa identificare delle classi con un buon
      grado di omogeneità per consumo di risorse:
      CARE 5, 2005
      26
      Parole chiave
      1. variabili relative all’entità globale del problema, intesa
      come uno score di gravità dei problemi clinici (dolore
      e altri sintomi), e problemi psicologici e psicosociali
      del paziente e della famiglia;
      2. variabili relative alle attività quotidiane combinate in
      uno score;
      3. variabili relative alla disponibilità e al grado di supporto
      assistenziale familiare.
      Gli studi australiani indicano che lo stato di malattia, lo stato
      funzionale e il numero e la severità dei problemi clinici e
      psicosociali sono i migliori fattori predittivi per il consumo di
      risorse nei vari episodi di cura10.
      Un episodio di cura in cure palliative è inteso come episodio
      assistenziale erogato ad un soggetto con una patologia attiva,
      progressiva, avanzata e non più suscettibile di cure causali,
      per cui l’obiettivo principale è la qualità della vita
      caratterizzata da:
      • una valutazione e/o gestione multidisciplinare dei bisogni
      fisici, psicosociali, emozionali e spirituali della persona;
      • un accompagnamento nell’elaborazione del processo di
      morte e del lutto per la persona e i suoi familiari11.
      AN SNAP sembra in grado di spiegare la varianza dei costi
      tipici dell’assistenza ai malati terminali sia per le prestazioni
      erogate in hospice sia per tutta la rete. Questa particolarità
      permette la gestione unica lungo tutto il percorso
      assistenziale del malato terminale.
      La situazione in Italia
      La notevole differenza tra la situazione italiana e quella di
      altri Paesi è subito evidente sia per gli strumenti di
      valutazione dei costi molto diversi sia perché all’estero molti
      servizi sanitari nazionali non si fanno carico interamente dei
      costi di gestione delle strutture hospice e dei servizi di cure
      palliative in genere
      . In particolare il Regno Unito e gli Stati
      Uniti preferiscono affidare le strutture alla mentalità di
      risparmio e alla notevole esperienza in campo di cure
      palliative alle organizzazioni non profit.
      Va sottolineato che se le esperienze internazionali sono
      indicative fondamentalmente per sostenere le autorità di un
      particolare Paese nel prendere decisioni politiche, il
      trasferimento di tali esperienze deve essere ulteriormente
      approfondito per essere adattato adeguatamente al sistema
      vigente in quel Paese.
      Lo sviluppo di una classificazione di casemix nelle cure
      palliative è in una fase molto acerba e la maggior parte delle
      esperienze è stata comunque condotta al di fuori del nostro
      Paese. Al momento l’Italia si trova in una posizione ottimale
      per stabilire un proprio sistema per una classificazione
      isorisorse nelle cure palliative, avvalendosi dell’input
      proveniente dalle ricerche svolte in ambito internazionale.
      Quirino Piacevoli
      UOC di Anestesia e Rianimazione, ACO San Filippo Neri, Roma
      Annette Welshman, Francesca Bordin
      Fondazione Sue Ryder, ONLUS Cure Palliative, Roma
      BIBLIOGRAFIA
      1. Eagar K
      Learning how to fund what and when
      Paper for New Zealand/Australia Health Services and Policy Research Conference,
      2-4 December 2001, Wellington, NZ
      2. Fetter RB, Shin Y, Freeman J et al
      Casemix definition by diagnosis related groups
      Med Care 1980; 18: 1-53
      3. Batavia AI, DeJong G
      Prospective payment for medical rehabilitation: the DHSS report to
      congress
      Arch Phys Med Rehabil 1988; 69: 377-380
      4. Eve A, Smith AM, Tebbit P
      Hospice and palliative care in the UK 1994-1995, including a summary of
      trends 1990-1995
      Palliative Med 1997; 11: 31-43
      5. The Scottish Office NHS in Scotland Management Executive
      Contracting for Specialist Palliative Care Services
      NHS MEL 1994, 104
      6. DPCM 29 novembre 2001
      Definizione dei livelli essenziali di assistenza
      GU, 8 febbraio 2002, n. 33, Suppl. Ord. n. 26
      7. eMJA Casemix Supplement
      8. hospice information - Facts and figures - UK hospice and palliative care units
      9. http://www.uow.edu.au/commerce/chsd/...pstudy1997.pdf
      10. Eagar K, Green J and Gordon R
      An Australian casemix classification for palliative care-technical
      development results
      Palliative Med 2004; 18: 217-226
      11. Eagar K
      Defining an episode of care: a study of five case types
      Aust Health Rev 1997; 20: 105-119
      Last edited by falcopellegrino; 06-12-2007, 14:53.
      l 'importante

      Comment

      • falcopellegrino
        pensatore dei 2 millenni
        • 28/07/05
        • 1895

        #78
        Interessanti anche queste considerazioni (invito a leggere tutto ma per i meno resistenti le parti in grassetto e colorato sono quelle che centrano la questione costi)
        scusate la lunghezza ma molto spazio lo portan via i riferimenti e la documentazione :

        Considerazioni farmacoeconomiche nel
        trattamento del dolore cronico di grado
        moderato-intenso
        Pharmacoeconomics aspects in the treatment of chronic
        moderate to severe pain
        G.L. COLOMBO, M. VINCI*
        SAVE Studi Analisi Valutazioni Economiche, Milano; * Università Cattolica, Milano
        Parole chiave: Costo • Oppioidi • Dolore cronico • Fentanyl • Morfina • Farmacoeconomia
        Key words: Cost • Opioid analgesics • Pain • Fentanyl • Morphine • Pharmacoeconomics
        Introduzione
        In letteratura non esistono dati recenti sull’incidenza del dolore nelle patologie croniche
        1, ma in uno studio del 1984 la prevalenza del dolore cronico non oncologico
        nella popolazione generale è stata stimata all’11% 2; mentre per quanto concerne il
        dolore cronico nella patologia oncologica, i dati forniti dall’OMS indicano che 17 milioni
        di persone nel mondo sono attualmente affette da tumore, di cui circa il 30% sottoposti
        a trattamento attivo ed il 70% con patologia in fase avanzatissima 3. In Italia i
        pazienti trattati per patologia algica cronica sono 7,9 milioni; di questi 3,4 milioni sono
        quelli con artrosi (coxartrosi, gonartrosi, poliartrosi), 3,3 milioni con back pain e
        800 mila quelli con dolore oncologico 4. In particolare, i dati epidemiologici dimostrano
        che l’età avanzata comporta, in qualsiasi tipo di popolazione, il rischio crescente
        di essere colpiti da più malattie contemporaneamente – comorbilità o polipatologia
        – e, conseguentemente, di divenire disabili perdendo la propria autonomia
        personale. Secondo i dati Istat 5 nella classe di età superiore ai 65 anni aumentano progressivamente
        le percentuali di uomini e donne che dichiarano almeno due o tre malattie
        croniche in atto. Se infatti tra le patologie croniche dichiarate quelle più diffuse
        sono l’artrosi/artrite (183,9 per mille) e l’ipertensione arteriosa (118,7 per mille),
        queste le malattie più frequenti fra gli anziani, con prevalenza, come prevedibile,
        molto più elevata (rispettivamente 524, 8 per mille e 365,0 per mille) per le persone
        di 65 anni e più. L’aumento del rischio di comorbilità e disabilità e la facilità di uno
        scompenso psico-sociale sono i fenomeni caratteristici della “fragilità” dell’anziano.
        Tutte queste caratteristiche negative si rendono particolarmente evidenti dopo i 75
        anni e sono responsabili del netto aumento del fabbisogno assistenziale e, quindi, dei
        costi socio-sanitari che si osservano in questi individui.
        Come noto, dal punto di vista strettamente sintomatico, il cardine della strategia terapeutica
        del dolore cronico è rappresentato dalla Scala Analgesica a Tre Gradini,
        che prevede l’utilizzo di tre categorie di farmaci: non oppioidi, oppioidi per il dolore
        lieve-moderato (una volta detti oppioidi deboli), oppioidi per il dolore moderatosevero
        (in passato chiamati oppioidi forti), con l’integrazione o meno di farmaci
        _ Corrispondenza: Studi Analisi Valutazioni Economiche Sas, 20149 Milano, via Previati 74 -
        Tel/Fax: +39 02 48519231.
        Società Italiana di
        Gerontologia e
        Geriatria
        PACINIeditore
        adiuvanti in ciascuno dei tre gradini e di terapie non
        farmacologiche fisioterapiche, psicologiche e antalgiche
        invasive (infiltrazioni, neurolesioni, neuromodulazioni)
        6. L’attuale impiego della Scala Analgesica
        è impostato relativamente all’intensità, che definisce
        il livello di farmaco con il quale iniziare il trattamento
        del dolore cronico 7; il suo utilizzo consente,
        come risulta in letteratura 8, un controllo soddisfacente
        del dolore in una percentuale di casi molto
        elevata (oltre il 70% nelle casistiche più vecchie, addirittura
        oltre il 95% in quelle più recenti), riducendo
        la necessità e l’indicazione di approcci invasivi a
        casi sempre più selezionati.
        Contestualmente alle considerazioni cliniche e mediche,
        si sta recentemente consolidando anche
        l’attenzione per le conseguenze economiche dei
        trattamenti del dolore, attraverso l’introduzione di
        criteri farmacoeconomici che vertono in particolare
        sugli aspetti relativi a 9:
        • la definizione ed analisi dei costi associati a determinati
        percorsi terapeutici;
        • la valutazione degli outcomes propri di ciascuna
        alternativa considerata;
        • il confronto tra i costi (risorse impiegate) e gli
        effetti delle terapie;
        • il giudizio di opportunità e di convenienza sulle
        alternative terapeutiche;
        • lo sviluppo e la standardizzazione di strumenti
        metodologici che possano permettere il confronto
        fra alternative terapeutiche e fra differenti
        programmi sanitari.
        Il presente studio (in via di pubblicazione presso la
        Rivista Italiana di Cure Palliative di Giugno 2004) ha
        individuato, attraverso due distinte stime di costo/
        Die del farmaco (costo per dose equianalgesica,
        costo per Dose Definitiva Giornaliera), dei valori
        confrontabili del costo di acquisto dei farmaci oppioidi
        attualmente in commercio, focalizzandosi sulle
        terapie per il “dolore di intensità moderata o severa”
        (secondo/terzo gradino della scala analgesica).
        Si è poi effettuata una review internazionale
        confrontando le sostanze emerse come economicamente
        vantaggiose, sia in termini di efficacia nel
        controllo del dolore, sia per quanto concerne gli effetti
        sulla qualità della vita dei pazienti e di presenza
        di eventi avversi alla terapia.
        Costo per dose equianalgesica
        Per la stima del costo per dose equianalgesica si è
        utilizzata la tabella di equianalgesia fornita dal Ministero,
        per individuare il quantitativo di diverse
        sostanze (nello specifico Morfina, Tramadolo, Fentanyl
        e Buprenorfina) necessario per ottenere il
        medesimo effetto analgesico. Il quantitativo in mg
        individuato è stato poi valorizzato secondo il Prontuario
        Farmaceutico Nazionale 2003; per ogni molecola
        si sono individuati i diversi costo/mg relativi
        a tutte le tipologie di prodotti commercializzati
        nell’anno 2002. La stima del costo/mg medio è stata
        ottenuta dalla semplice media dei valori calcolati
        e applicata al quantitativo equivalente stimato.
        Sulla base delle informazioni sulla capacità di controllare
        il dolore e la durata dell’azione analgesica
        delle varie sostanze, si è stimato il costo/Die, per
        alcune delle sostanze maggiormente utilizzate nella
        realtà terapeutica; in Tabella I vengono riportati
        i dati per quattro sostanze oppioidi (Morfina, Fentanyl,
        Tramadolo e Buprenorfina).
        Dalle stime effettuate emerge una alta variabilità
        dei costi per dose equianalgesica, sia fra le diverse
        sostanze, sia, all’interno della medesima sostanza,
        fra i valori minimo e massimo calcolati. In particolare
        la Morfina orale si conferma quella con il più
        basso costo die (2,76 €), mentre Fentanyl transdermico,
        da questa analisi, risulta più costoso della
        Morfina, ma decisamente più economico degli
        altri oppioidi utilizzati nel confronto. È necessario
        però notare come per Tramadolo e Buprenorfina il
        range di variazione del costo è molto ampio e si sovrappone
        nei limiti inferiori al valore stimato per lo
        stesso Fentanyl. Il primo indicatore evidenzia quindi
        come Morfina e Fentanyl siano le molecole con
        il più basso costo per dose equivalente.
        Da sottolineare tuttavia, è il fatto che questa valutazione
        del costo Die è da ritenersi solo indicativa
        del reale costo totale del trattamento, in quanto il
        dosaggio è rappresentativo di un valore medio
        equivalente riferito alla dose iniziale di sostanza,
        necessaria per il passaggio dal secondo al terzo gradino
        della scala analgesica, e si valorizza il solo costo
        del farmaco (non si stimano altre possibili componenti
        di costo di trattamento). Inoltre la diversità
        e la complessità della terapia del dolore suggerisce
        di prendere con cautela valutazioni fatte sulla
        potenza relativa delle varie sostanze, in quanto non
        sempre confermate dalla pratica clinica.
        Costo per Dose Definitiva Giornaliera
        La DDD (Dose Definita Giornaliera – Defined
        Daily Dose) è la dose media di un farmaco assunta
        giornalmente da un paziente adulto dal peso di 70
        chili, con riferimento all’indicazione terapeutica
        principale del farmaco stesso, e viene attribuita ai
        singoli principi attivi sulla base della classificazione
        ATC; attualmente viene impiegata anche in Italia
        in quanto strumento di confronto per la valutazione
        del consumo farmaceutico.
        Come si evidenzia in Tabella II, Fentanyl Trandermi-
        DOLORE CRONICO: CONSIDERAZIONI FARMACOLOGICHE 127
        co (Durogesic&#174 è il prodotto con il più basso costo/
        DDD, 1,71 €, seguito anche in questo caso dalla
        Morfina solfato (MS Contin® 2,22 €, Oramorph®
        2,22 €, Skenan® 2,40 €). Le altre sostanze commercializzate
        hanno tutte un Costo/DDD decisamente
        superiore a quello del Fentanyl.
        Tuttavia, come per la stima fatta sul costo per dose
        equianalgesica, anche questa metodologia va considerata
        solo indicativa del reale costo giornaliero,
        in quanto si valorizzano e si confrontano i costi
        unitari della DDD, misura standard dell’ipotetico
        quantitativo di sostanza.
        Morfina vs Fentanyl: rassegna della
        letteratura
        Sulla base delle analisi condotte è stato quindi possibile
        individuare due sostanze indicate nel trattamento
        del dolore moderato-severo (rientrando nel
        terzo gradino della scala analgesica), ossia Fentanyl
        TTS e Morfina Solfato, entrambe appartenenti alla
        classe A (farmaci concedibili SSN) e sensibilmente
        meno costose rispetto le altre. Per questo motivo,
        nella seconda parte dello studio, si sono analizzati
        alcuni lavori internazionali che confrontano queste
        due sostanze sia in termini di efficacia nel controllo
        del dolore, sia per quanto concerne gli effetti
        sulla qualità della vita dei pazienti e di presenza
        di eventi avversi alla terapia.
        Tutti i lavori analizzati nella review mostrano una
        sostanziale equivalenza fra le due sostanze per
        quello che riguarda il controllo del dolore, mentre
        per l’incidenza di eventi avversi, a confronto con
        gli oppioidi orali, i vantaggi del Fentanyl transdermico
        includono la bassa incidenza degli effetti collaterali
        (stipsi, nausea e vomito, sonnolenza), l’alto
        grado di soddisfazione dei pazienti, il miglioramento
        della qualità della vita, la convenienza nella somministrazione
        ogni 72 ore e l’abbassamento nell’uso
        dei medicinali d’emergenza 10 11.
        Inoltre, fra i diversi effetti collaterali degli oppioidi
        che si sono registrati negli studi clinici e che sono
        stati confermati nella pratica anche da studi osservazionali,
        la costipazione è sicuramente quello
        maggiormente significativo, in particolare come
        sintomo comune post trattamento da oppioidi nei
        pazienti oncologici. In questa prospettiva, il confronto
        Fentanyl - Morfina (farmaco tradizionalmente
        più utilizzato) fa registrare una notevole riduzione
        della stipsi nei pazienti trattati con Fentanyl
        (28,6% vs 50,8%; p < 0,001) 12-14.
        Vari studi suggeriscono inoltre che il Fentanyl
        transdermico sia attivo quanto la morfina a rilascio
        modificato nel trattamento del dolore oncologico.
        I maggiori vantaggi di Fentanyl sono legati alla modalit&#224;
        di somministrazione ogni 3 giorni e alla bassa
        incidenza di stipsi nei pazienti. Questi vantaggi
        contribuiscono a far preferire ai pazienti il Fentanyl
        transdermico alla morfina a rilascio controllato
        15-17.
        128
        DOLORE CRONICO: CONSIDERAZIONI FARMACOLOGICHETab. I. Costo per dose equivalente.
        Costo mg Costo DieFarmaco* Medio Minimo Massimo Medio Minimo Massimo
        Morfina 0,023 0,016 0,031 2,76 1,920 3,720
        Fentanyl 2,851 2,542 3,157 3,42 3,051 3,789
        Tramadolo 0,013 0,007 0,029 6,24 3,360 13,920
        Buprenorfina 3,435 1,810 5,060 8,24 4,344 12,144
        * Si considerano tutte le possibili formulazioni commercializzate.
        Tab. II. Costo medio per DDD.
        Costo/DDD
        Prodotto (nome commerciale e molecola) (Euro)
        DUROGESIC 1,71
        Fentanyl
        MS CONTIN 2,22
        Morfina solfato
        ORAMORPH 2,22
        Morfina solfato
        SKENAN 2,40
        Morfina solfato
        TEMGESIC 2,75
        Buprenorfina
        TRAMADOLO HEX 3,40
        Tramadolo
        TRAMADOLO DRM 3,41
        Tramadolo
        PRONTALGIN 3,62
        Tramadolo
        FORTRADOL 4,36
        Tramadolo
        CONTRAMAL 4,53
        Tramadolo
        TALWIN 7,56
        Pentazocina lattato
        DOLORE CRONICO: CONSIDERAZIONI FARMACOLOGICHE 129
        Conclusioni
        Secondo l’OMS, il consumo pro-capite di morfina &#232;
        un indicatore primario della qualit&#224; della terapia
        del dolore cronico da cancro; tuttavia, dati recenti
        del Ministero della Salute 18, riportano l’Italia al penultimo
        posto in Europa in termini di percentuale
        della spesa per farmaci oppiacei sul totale della
        spesa farmaceutica (0,3%), a fronte delle indicazioni
        epidemiologiche attuali, che indicano il numero
        di pazienti che richieder&#224; un trattamento del dolore
        cronico, oncologico e non, in continua crescita.
        All’interno del mercato italiano si &#232; comunque registrata
        una cerca crescita del consumo di farmaci
        oppiacei negli ultimi due anni, passando dal dato
        medio complessivo di 1,052 DDD/1.000 abitanti a
        1,206 DDD/1.000 abitanti.
        Inoltre il processo di invecchiamento della popolazione,
        come noto, &#232; un fenomeno comune ai Paesi
        sviluppati, in quanto la longevit&#224; ha subito una forte
        crescita, nel passato per la caduta della mortalit&#224;
        infantile, in tempi pi&#249; recenti grazie alla diminuzione
        dei tassi di mortalit&#224; in et&#224; avanzata 19. Numerosi
        studi hanno esaminato gli andamenti dello
        stato di salute della popolazione in correlazione
        con l’invecchiamento.
        Bench&#233; le conclusioni non
        siano univoche riguardo alla stima degli effetti che
        tale processo determina &#232; da tutti previsto un forte
        aumento delle patologie invalidanti e quindi delle
        disabilit&#224;, in particolare nei “molto anziani”. Il problema
        della disabilit&#224; dei “molto anziani” &#232;, naturalmente,
        legato a quello delle attivit&#224; di prevenzione
        e della messa a punto di modelli assistenziali
        integrati, che sappiano unire efficacia degli interventi
        all’aumento della qualit&#224; della vita 20. L’obiettivo,
        ritenuto dall’Onu 21 fondamentale per la salute
        della popolazione, &#232; di far coincidere l’aspettativa
        di vita totale con l’aspettativa di vita attiva, tendendo
        al miglior livello possibile di qualit&#224; di vita,
        ma anche di efficienza, perch&#233; la diminuzione della
        disabilit&#224; comporta una netta riduzione dei costi
        a carico dei sistemi sanitari.
        In questa prospettiva la valutazione degli aspetti
        economici dei trattamenti del dolore, contestualmente
        a quelli inerenti la qualit&#224; della vita, costituisce
        un elemento imprescindibile per la ridefinizione
        dello scenario attuale e futuro della terapia
        del dolore cronico, in cui lo spostamento verso la
        domiciliarizzazione delle cure comporta sostanziali
        cambiamenti non solo nella gestione del paziente,
        ma anche delle categorie interpretative dei percorsi
        delle terapie.
        Bibliografia
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        Anno 2002.
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        21 WHO. Home-based long term care. Who Technical Report
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        Last edited by falcopellegrino; 06-12-2007, 15:01.
        l 'importante

        Comment

        • falcopellegrino
          pensatore dei 2 millenni
          • 28/07/05
          • 1895

          #79
          mi pare evidente che il probla terapia del dolore &#232; e resta un problema di costi
          distinti saluti.
          l 'importante

          Comment

          • errezerotre
            shake your mind!
            • 18/01/07
            • 3679

            #80
            No falco... il problema &#232; se fare la terapia o no. Una volta deciso di effettuarla (e ringrazio, per una volta, le nostre leggi, che garantiscono cure mediche all'avanguardia a chiunque) gli oppiacei sono i prodotti a pi&#249; basso costo.
            perch&#232; non convengono alle ditte farmaceutiche vengono prescritti poco dalla sanit&#224; italiana (perennemente manipolata dalle lobby farmaceutiche) e prediletti antidolorifici piu costosi (marche note) che a lungo andare vengono asuefatti dal paziente oltre non avere gli stessi effetti degli oppiacei
            Completamente d'accordo (a parte sull'assuefazione, quella c'&#232; per tutto)

            Comment

            • falcopellegrino
              pensatore dei 2 millenni
              • 28/07/05
              • 1895

              #81
              [QUOTE=errezerotre;789035]No falco... il problema
              l 'importante

              Comment

              • errezerotre
                shake your mind!
                • 18/01/07
                • 3679

                #82

                Se in un ospedale pubblico sbagliano a farti l'anestesia, o ti danno una terapia del dolore insufficiente, &#232; tuo diritto richiedere una terapia adeguata. Il problema poi non &#232; la disponibilit&#224; di morfina, ma di altri oppiacei pi&#249; potenti, come l'idromorfone (100 volte pi&#249; potente dell'eroina) o l'eroina stessa, non disponibili in italia.

                Comment

                • falcopellegrino
                  pensatore dei 2 millenni
                  • 28/07/05
                  • 1895

                  #83
                  [QUOTE=errezerotre;789309]
                  Se in un ospedale pubblico sbagliano a farti l'anestesia, o ti danno una terapia del dolore insufficiente,
                  l 'importante

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