In Fabbrica

Collapse
X
 
  • Ora
  • Show
Clear All
new posts
  • yuri gagarin
    Dall'altra parte del muro
    • 19/06/05
    • 1336

    #1

    In Fabbrica

    Una storia di volti, di "facce operaie", un ritratto umano delle persone che hanno popolato e popolano le fabbriche italiane. Ma anche un omaggio al loro lavoro, ai loro gesti, alla loro professionalità. In Fabbrica, di Francesca Comencini(premio Cipputi al festival di Torino) è un mosaico di voci e di dialetti. Presentato all'Auditorium Conciliazione di Roma fra gli applausi, il film fa partire il racconto dal cancello di una fabbrica degli anni 50: dietro il portone, una massa di lavoratori si prepara ad entrare, a piedi, trascinando una bicicletta o un motorino. All'interno, gli operai sono al lavoro: precisi, puntuali, calcolano i gesti, sopportano il rumore. Si tratta di vecchie immagini degli archivi RAI, girate in una fabbrica siderurgica e da qui, nel primo dopoguerra, inizia un viaggio attraverso la coscienza operaia del Novecento, per comprendere e restituirne, le trasformazioni. La narrazione è affidata alla voce degli operai: sono loro a raccontare il lavoro, le aspirazioni, le sconfitte, le speranze. Dall'Italia contadina a quella del "miracolo economico", dalle lotte dell'autunno caldo ai 35 giorni di sciopero serrato alla FIAT, fino ai giorni nostri( nel film c'è anche un bollettino dei morti in fabbrica) Il film/documentario verrà trasmesso il 14 FEBBRAIO su RAI3 alle 23....


    Considerando la tematica ho preferito aprire il 3D in Debate square ma se mat non è d'accordo può tranquillamente spostarlo in cinema e tv.
    Last edited by yuri gagarin; 01-02-2008, 17:22.
    GUAI AI NEMICI DEL POPOLO
  • Malo Perverso

    #2
    Mandarlo in prima serata.....troppa grazia
    Credo che lo guarder

    Comment

    • conogelato
      Candle in the wind

      • 17/07/06
      • 66028

      #3
      Ho preso nota, grazie.
      amate i vostri nemici

      Comment

      • mat
        Il Magnifico
        • 20/05/05
        • 17786

        #4
        Sono d'accordo a lasciare la discussione qui anche perchè prendendo spunto dal documentario potremmo affrontare un discorso più ampio su come attualmente si manifesta e viene percepita o meno l'esistenza del mondo operaio.
        Gli operai, infatti, esistono ancora ma chi sono?
        Sicuramente non hanno la stessa visibilità che avevano 30 o 35 anni fa, ma ci sono e non sono pochi.
        I sindacati li rappresentano ancora?
        Quali sono le loro aspirazioni?
        Moderatore Debate Square

        "Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
        - P. Conte -


        Angst essen Seele auf

        Comment

        • Fragolino83
          In love!
          • 02/06/05
          • 1818

          #5
          Operai, povera gente, bistratta dal signor padrone, anzi al giorno d'oggi la maggior parte dai signori padroni delle grandi multinazionali, che ancora meno rispettano chi lavora per il loro nome e se viene calcolato un loro operaio, viene calcolato solamente come un numero.
          Morire al giorno d'oggi, per mille euro sul posto di lavoro??? Ma come??? Non c'era quella famosa legge sulla sicurezza??? E il signor sindacato dov'è??? Se hai problemi te li gratti da solo, ti arrangi, perchè si sa, che quando i signori delegati vanno a contrattare davanti al padrone,dicono sempre si, per loro quello che dice il padrone è legge. Alternative??? Zero, il sindacato oramai è contagiato dai padroni, alla faccia dell'interesse per l'operaio.
          Socio Milan Club Discutere.it

          Comment

          • EVOKar
            Stronzo chi legge!!
            • 08/12/06
            • 5337

            #6
            Originariamente Scritto da mat612000 Visualizza Messaggio
            Sono d'accordo a lasciare la discussione qui anche perchè prendendo spunto dal documentario potremmo affrontare un discorso più ampio su come attualmente si manifesta e viene percepita o meno l'esistenza del mondo operaio.
            Gli operai, infatti, esistono ancora ma chi sono?
            Sicuramente non hanno la stessa visibilità che avevano 30 o 35 anni fa, ma ci sono e non sono pochi.
            I sindacati li rappresentano ancora?
            Quali sono le loro aspirazioni?
            Come ingranaggio del complessivo meccanismo produttivo, l'operaio ha perso la forza antagonistica della fase della produzione di massa, ma certamente sono aumentate le forme di tutela sul lavoro e fuori dalla fabbrica. I casi di sfruttamento odierni, nell'industria occidentale, dettati dalla logica del flusso produttivo, quindi elemento strutturale, sono insignificanti numericamente se confrontati a ciò che avveniva nel fordismo.
            [COLOR="Black"][SIZE="4"][FONT="Century Gothic"]La foto col sigaro

            Comment

            • Fragolino83
              In love!
              • 02/06/05
              • 1818

              #7
              [QUOTE=EVOKar;815959]Come ingranaggio del complessivo meccanismo produttivo, l'operaio ha perso la forza antagonistica della fase della produzione di massa, ma certamente sono aumentate le forme di tutela sul lavoro e fuori dalla fabbrica. I casi di sfruttamento odierni, nell'industria occidentale, dettati dalla logica del flusso produttivo, quindi elemento strutturale, sono insignificanti numericamente se confrontati a ci
              Socio Milan Club Discutere.it

              Comment

              • moana
                Opinionista
                • 15/11/06
                • 2962

                #8
                Originariamente Scritto da Fragolino83 Visualizza Messaggio
                Operai, povera gente, bistratta dal signor padrone, anzi al giorno d'oggi la maggior parte dai signori padroni delle grandi multinazionali, che ancora meno rispettano chi lavora per il loro nome e se viene calcolato un loro operaio, viene calcolato solamente come un numero.
                Morire al giorno d'oggi, per mille euro sul posto di lavoro??? Ma come??? Non c'era quella famosa legge sulla sicurezza??? E il signor sindacato dov'è??? Se hai problemi te li gratti da solo, ti arrangi, perchè si sa, che quando i signori delegati vanno a contrattare davanti al padrone,dicono sempre si, per loro quello che dice il padrone è legge. Alternative??? Zero, il sindacato oramai è contagiato dai padroni, alla faccia dell'interesse per l'operaio.
                ...beh le "alternative" ci sono... non solo i sindacati... ma l'ispettorato del lavoro.. la finanza... i Nas o l'ASL... certo che se però uno solo si muove..

                come negli anni 70..dove la classe operaia si è veramente MOSSA... con protesce, scioperi, mnifestazioni....

                Tu giustamente scrivi: morire ancora sul posto di lavoro.. ma perchè allora si "accetta"ANCORA il lavoro in nero (e non solo!!! certo!), non sicuro, non protetto, non tutelato .. e pure mal pagato??? perchè oggi giorno i murtori, gli imbianchini, i paistrellisti.. non sono italiani????

                perchè oggi per un posto di lavoro..ACCETTI I TRE MESI DI PROVA...PRIMA IN NERO... E POI A CONTRATTO..E POI A CONTRATTO A TERMINE???
                Caro Fragolino... TUTTI SAPPIAMO..non solo i VERTICI...ma abbiamo paura di perdere pure quel poco e troppo insicuro lavoro che ci riusicamo a "guadagnare" con fatica, sudore..e ANCORA col sangue!!!

                Non basta dire "CHI SA PARLI"..perchè tutti sappiamo..dovremmo avere abbatanza i COGLIONI di dire al certi signori padroni: "A QST CONDIZIONI? NO!"(senza il GRAZIE!) ...e anche quello dopo di noi rispondere uguale.. e quello dopo ancora...
                PERCHè SENZA LA PLEBE..senza la classe operaia.. VORREI VEDERE COME POTREBBERO ESSER COSì BORGHESI I NS..BENESTANTI!!! (vadano loro a fare il lavoro che propinano ai propri operai!!! )

                e sul film in prima serata... eheheh... troppo "scomodo"...il livello nazional popolare non deve essere ISTRUITO sui propri diritti!!! meglio fare vedere le isole famose e gli sonosciuti in case comuni!!!...

                SIAMO UN PAESE DOVE TASSE E BOLLETTE SONO FRA LE PIù ALTE IN EUROPA.. insieme AGLI STIPENDI DEI NS/POLITICI!!!

                per chi non è dei "miei anni"!...si vada a vedere LA CLASSE OPERAI VA IN PARADISO! (anno 1972!!...vedrete che... sono solo passati gli anni!! )

                La classe operaia va in Paradiso

                Scritto da Petri con Ugo Pirro, "La classe operaia va in Paradiso"è il primo film italiano che entra in fabbrica, analizzandone il sistema e mettendo a fuoco i rapporti tra uomo e macchina, tra sindacato e nuova sinistra, tra contestazione studentesca e lotte operaie, repressione padronale e progresso tecnologico.
                Ludovico Massa, detto Lulù, è un metalmeccanico comunista campione del cottimo: per questo, mentre è benvoluto e vezzeggiato dal padrone (anche sul piano delle gratifiche), è odiato dai compagni che si vedono imporre i suoi frenetici ritmi produttivi. D'altra parte, lo stesso Lulù vive male la condizione operaia: questa, infatti, gli consente apprezzabili livelli di consumo ma annienta la sua vita affettiva e sentimentale, impedendogli di avere amici e riducendo ad uno scambio interessato il suo rapporto con l'amante. Comunque individualista e arrogante, Lulù non si schiera nella frattura sulla vertenza del cottimo che si sta aprendo in fabbrica fra sindacalisti moderati ed estremisti extraparlamentari.
                Quando perde un dito in seguito ad un incidente sul lavoro, Lulù cambia atteggiamento nei confronti della fabbrica: aderisce alla contestazione estremista e sostiene lo sciopero ad oltranza. A seguito di tafferugli con la polizia, Lulù viene licenziato in tronco; per questo viene abbandonato dall'amante e dagli stessi estremisti che giudicano il suo un caso personale, e perciò loro estraneo.
                Grazie alla vittoria dei sindacati di cui aveva denunciato l'arrendevolezza politica, Lulù viene riassunto tornando alla catena di montaggio. Ormai alle soglie della pazzia, Lulù delira sull'esistenza di un muro da abbattere, oltre il quale c'è il paradiso della classe operaia.
                Nel 1972 David di Donatello per il miglior film e nello stesso anno Palma d'oro a Cannes ex aequo con Il caso Mattei.
                Last edited by moana; 01-02-2008, 22:41.
                [FONT="Comic Sans MS"]nulla

                Comment

                • EVOKar
                  Stronzo chi legge!!
                  • 08/12/06
                  • 5337

                  #9
                  Originariamente Scritto da Fragolino83 Visualizza Messaggio
                  Per tutela sul lavoro, intendi anche la sicurezza del lavoratore nell'ambiente produttivo???
                  tutto, comprese le reti di protezioni (assegni, integrazioni in caso di disoccupazione, spostamenti all'interno delle unit
                  [COLOR="Black"][SIZE="4"][FONT="Century Gothic"]La foto col sigaro

                  Comment

                  • stampatore
                    Opinionista
                    • 19/06/07
                    • 423

                    #10
                    La realt
                    Discutiamone..... (anche se non mi convincerai rispetter

                    Comment

                    • mat
                      Il Magnifico
                      • 20/05/05
                      • 17786

                      #11
                      [QUOTE=EVOKar;816027]L'operaio di mestiere della precedente fase di industrializzazione era molto pi
                      Moderatore Debate Square

                      "Era un mondo adulto, si sbagliava da professionisti"
                      - P. Conte -


                      Angst essen Seele auf

                      Comment

                      • HFturbointegrale
                        Norris is back
                        • 12/09/05
                        • 436

                        #12
                        La classe operaia si sta smontando, non è più quella classe che lottava unita per i propi diritti, si è trasformata in un "toglietemi pure qualcosa ma fatemi lavorare"...quindi le cose possono solo andare in peggio per loro anche grazie alle riforme sui contratti e sul lavoro in sub-affitto. Ma l' economicismo ci porta a questo, per quante belle parole si possano dire per mascherare l' evidenza..
                        CHI SEGUE GLI ALTRI NON ARRIVA MAI PRIMO

                        Comment

                        • yuri gagarin
                          Dall'altra parte del muro
                          • 19/06/05
                          • 1336

                          #13
                          [QUOTE=stampatore;816046]La realt
                          GUAI AI NEMICI DEL POPOLO

                          Comment

                          • Fragolino83
                            In love!
                            • 02/06/05
                            • 1818

                            #14
                            [QUOTE=stampatore;816046]Ora, almeno per la realt
                            Socio Milan Club Discutere.it

                            Comment

                            • EVOKar
                              Stronzo chi legge!!
                              • 08/12/06
                              • 5337

                              #15
                              Originariamente Scritto da mat612000 Visualizza Messaggio
                              Io, leggendo il post precedente, a cui credo e che corrisponde a tante situazioni di lavoro che mi sono state riferite, rivedrei molto questa affermazione.
                              Il panorama del malcontento operaio è molto vasto. E negli anni '70 la visibilità è nata da un complessivo movimento di destrutturazione delle soggettività in emergenza: l'operaio dentro la fabbrica, la donna nelle relazioni sociali, gli studenti contro il pensiero unico dominante.
                              La società del benessere, scaturita dal fordismo, ha sì consentito una produzione materiale come mai si era verificata in precedenza (consumo alla portata di tutti, merci prodotte in serie e dei costi sempre inferiori non destinati solo alla borghesia), ma ha anche sviluppato le forze antagoniste che poi le si sono rivoltate contro.
                              Per cui, la visibilità degli operai negli anni '70 (movimento del '68), non è scaturita come un fenomeno a sè stante e indipendente, ma ha tratto maggior vigore e ha fatto maggior notizia per via di questa complessiva ingovernabilità che ha coinvolto gli attori sociali sia all'interno della fabbrica e sia all'esterno.
                              Inoltre, la tesi di stampatore che tu condividi, è completamente priva di fondamento per principio, ossia in base alle regole a cui sottostanno i capitalisti (questa è storia economica, sociologia del lavoro, non sto a dirlo io). Il capitalista ha tutto l'interesse a promuovere la coesione sociale all'interno della fabbrica, i conflitti e i fenomeni di competizione all'interno dell'organizzazione aziendale di un'impresa, sono da evitare il più possibile. O meglio, la rivalità che sfocia in una maggiore produttività del lavoro è ben accetta (infatti sono previsti i premi di produttivit&#224, ma i disordini che hanno origine da un'anarchia operaia o da sindacati che abbassano la testa, o robba di questo genere, non è assolutamente prevista e/o promossa all'interno delle fabbriche (postfordismo-autoattivazione-ambiente collaborativo-ohnismo).
                              L'operaio per sua natura potrà ottenere tutte le concessioni di questo mondo, ma troverà sempre un aspetto della sua mansione lavorativa che gli va poco a genio. Nulla di nuovo, nessuna scoperta dell'America, la divisione di classe (esaminata da Marx un secolo f&#224 è insita nella struttura produttiva capitalistica. Ma è indubbio che la condizione dei lavoratori rispetto alla fase fordista è 100 volte migliore rispetto ad oggi. Basti pensare, e mi ripeto, alle reti di protezione oggi giorno previste in ambito lavorativo che 50 anni fà non c'erano, i sindacati sono molto più organizzati e godono di maggiore potere contrattuale (anche limitatamente all'Italia potrai notare che le organizzazioni di categoria dopo un blocco ottengono sempre ciò che vogliono), le nuove forme di organizzazione del lavoro e aziendali (lean production) promuovo e incentivano un ambiente lavorativo collaborativo (autoattivazione, kanban, lavoro in team), senza dimenticare che l'operaio moderno contribuisce significativamente alla domanda aggregata (quella teorizzata da Keynes all'indomani della Seconda guerra mondiale, New Deal in America) per cui garantirgli uno stipendio adeguato, e condizioni sociali accettabili, non fà altro che andare a favore dell'impresa capitalistica. E' tutta questione di equilibrio tra offerta aggregata e domanda aggregata (e l'automazione e il decentramento produttivo sono andate in questa direzione, cioè consentire ai capitalisti di riprodursi, generare profitto superando le contraddizioni che di volta in volta sono emerse a causa delle rivendizcazioni degli operai).
                              Quindi, all'interno della fabbrica (cellularizzazione intensiva) gli operai non hanno nulla di chè lamentarsi (confrontandoli agli operai di mestiere). I problemi sono emersi a livello di meccanismi di esclusione/inclusione dal lavoro a seguito della dislocazione di fase, con l'impresa globale che va deterritorializzandosi e disseminando il mondo di unità operative decentrate alla ricerca di vantaggi competitivi consistenti nella ricerca di materie prime a basso costo, salari contenuti, normative d'impatto ambientale meno restrittive, ecc ecc. La flessibilità della produzione (nata in Giappone con Toyoda e Ohno), affermandosi prima in Giappone per poi essere adottata anche da tutti gli altri gruppi industriali occidentali, in primis automobilistici, ha comportato una flessibilità del lavoro, un capitale finanziario sempre più predominante che impone una nuova logica riproduttiva al capitale produttivo che in virtù di questo cambiamento diventa sempre più mobile.
                              E' questo mutamento (produzione snella, decentramento, impresa globale) ha avuto effetti, logicamente, anche sul lavoro e sugli operai, costretti a sottostare ad una mobilità che per il capitalista è condizione di esistenza, ma per lui (operaio) significa precarietà sul lavoro, specializzazione, aggiornamento. In pratica, diviene egli stesso imprenditore di sè stesso.
                              Quello che caratterizza l'attuale fase di globalizzazione è quindi questo potere di inclusione/esclusione dal lavoro. Un operaio che invece è già inserito nel mecato del lavoro, gode di condizioni lavorative oggettivamente migliori di quanto avveniva prima.
                              Ho provato a riassumere in un post svariate ore di lezioni di storia economica, storia del pensiero economico, sociologia del lavoro. E' un argomento vastissimo, chi ha studiato tali discipline sa benissimo di cosa sto parlando.


                              ps: operai disuniti va contro la logica stessa di riproduzione del capitale (teoria economica). Le gelosie per eventuali trattamenti migliori riservati ad alcuni operai, ci sono sempre stati e sempre ci saranno. Ciò ricade in una sfera sociale che coinvolge non solo le fabbriche ma qualsiasi spazio collettivo formato da persone. Un operaio non considerato come un ingranaggio ( i cosiddetti fachidioten, Gorz)) del sistema produttivo è una delle più grandi conquiste del postfordismo. Adesso, li si vuole specialisti, attivi e nello stesso tempo collaborativi.
                              Last edited by EVOKar; 02-02-2008, 16:29.
                              [COLOR="Black"][SIZE="4"][FONT="Century Gothic"]La foto col sigaro

                              Comment

                              Working...