Oggi su "la Repubblica", Miriam Mafai riapre la questione morale dei protagonisti degli "anni di piombo" che, a parer suo, avrebbero un trattamento non consono ai loro trascorsi, soprattutto per l'attenzione a loro riservata in occasioni pubbliche e sui media in generale.
I "casus belli" questa volta sono due: la presentazione a Bologna di una conferenza di un ex BR coinvolto nel sequestro del generale Dozier (iniziativa già criticata dal sindaco Cofferati) e la presentazione a Roma in una libreria Feltrinelli di un libro scritto da P. Concutelli ex capo militare di Ordine Nuovo, responsabile dell'uccisione del magistrato Vittorio Occorsio.
In buona sostanza la Mafai non critica le iniziative in sè ma più che altro il fatto che i due personaggi non abbiano mai ripudiato la propria esperienza di guerra allo stato e non abbiano mai manifestato un aperto e incondizionato "pentimento" nei confronti del dolore provocato con le loro azioni.
Da notare che entrambi i personaggi hanno interamente scontato la loro pena e, secondo le leggi vigenti, non stanno compiendo nulla che sia a loro proibito dalle disposizioni sui benefici carcerari a cui hanno diritto.
Chiedo a voi.
E' giusto pretendere anche il pentimento oltre all'esecuzione della pena?
E' giusto, in qualche modo, chiudere la bocca a chi non rinnega le proprie scelte e per le quali ha già pagato alla società un prezzo?
I "casus belli" questa volta sono due: la presentazione a Bologna di una conferenza di un ex BR coinvolto nel sequestro del generale Dozier (iniziativa già criticata dal sindaco Cofferati) e la presentazione a Roma in una libreria Feltrinelli di un libro scritto da P. Concutelli ex capo militare di Ordine Nuovo, responsabile dell'uccisione del magistrato Vittorio Occorsio.
In buona sostanza la Mafai non critica le iniziative in sè ma più che altro il fatto che i due personaggi non abbiano mai ripudiato la propria esperienza di guerra allo stato e non abbiano mai manifestato un aperto e incondizionato "pentimento" nei confronti del dolore provocato con le loro azioni.
Da notare che entrambi i personaggi hanno interamente scontato la loro pena e, secondo le leggi vigenti, non stanno compiendo nulla che sia a loro proibito dalle disposizioni sui benefici carcerari a cui hanno diritto.
Chiedo a voi.
E' giusto pretendere anche il pentimento oltre all'esecuzione della pena?
E' giusto, in qualche modo, chiudere la bocca a chi non rinnega le proprie scelte e per le quali ha già pagato alla società un prezzo?


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