Ricordo del campione

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  • ralf081
    Opinionista
    • 05/08/06
    • 515

    #1

    Ricordo del campione

    Sono già quattro anni. Marco Pantani, detto 'il Pirata', il corridore più popolare del ciclismo moderno, successivo cioè a Fausto Coppi e Gino Bartali, veniva trovato senza vita il 14 febbraio 2004 nella stanza D5 del residence Le Rose di Rimini.

    Erano le 21, 15 di uno stupido giorno di San Valentino. C'era poco da festeggiare. Marco, da giorni, era chiuso dentro nella sua stanza. Solo e disperato come può essere un uomo depresso e schiavo della cocaina. Neanche i suoi genitori, in vacanza in Grecia, sapevano che era nascosto lì. Si faceva portare delle pizze dalla reception e non parlava con nessuno. Era anche rabbioso. Con qualche cliente, troppo rumoroso, aveva litigato. Ma chi è quel matto? Perché grida? Non l'avevano neppure riconosciuto. Ci vuol poco a scendere dal podio, a uscire dalla cornice della celebrità. L'ultimo suo lampo risaliva al Giro d'Italia del 2003 quando, sullo Zoncolan e poi nella tappa delle Cascate del Toce, aveva attaccato alla sua maniera. Via il berrettino, e vediamo cosa succede. Ma non ce la fece. Non era già più Pantani. Pochi giorni dopo, infatti, Marco entrava in una clinica del Trentino per curarsi dalla depressione. E già giravano le voci di una sua dipendenza dalla cocaina. Ma gli amici, e anche i giornalisti, spesso bistrattati ma questa volta solidali, stavano zitti. Solo qualche messaggio d'augurio o qualche articolo inutilmente ottimista che auspicava un suo rapido recupero.

    Ma Pantani aveva altro per la testa. A 34 anni, dopo aver toccato una popolarità travolgente, e aver vinto nello stesso anno (1998) Giro d'Italia e Tour de France, si vedeva finito. Al capolinea. Schiacciato dai nemici, quelli che cinque anni prima, dopo la Tappa di Madonna di Campiglio, lo avevano fatto scendere per sempre dalla sua bicicletta. Ematocrito troppo alto. Il massimo consentito era il 50 per cento. Marco, che stava dominando il Giro in modo schiacciante, arrivava al 52 per cento. Il margine di tolleranza era l'uno per cento. Niente da fare. Non era una prova di doping, ma il regolamento parlava chiaro: sospensione per 15 giorni.
    Addio Giro. Marco uscì dall'albergo, dopo aver spaccato un vetro. La faccia livida, gli occhi persi nel vuoto, i carabinieri di fianco. «Mi sono rialzato, dopo tanti infortuni e sono tornato a correre . Questa volta rialzarsi sarà molto difficile».

    La notizia attraversò come una scarica elettrica tutta l'Italia. Quasi un milione di persone lo aspettava sulla strada che portava al traguardo dell'Aprica. Una giornata surreale. Una specie di incubo sotto il sole scintillante. I tifosi erano ammutoliti. Increduli. Quasi tutti capirono che un sogno erano finito. Che quel ragazzo senza capelli aveva concluso la sua avventura.
    Quel giorno, come ha anche accusato sua madre Tonina, in un libro appena uscito di Enzo Vicennati (Era mio Figlio) è cominciata la sua agonia. A differenza di altre ricostruzioni, per esempio quella del giornalista francese Philippe Brunel (Gli ultimi giorni di Marco Pantani), quella della mamma di Marco non contesta la versione ufficiale, cioè che suo figlio sia morto per overdose di cocaina. Quello che la signora Tonina sostiene è un'altra cosa: è cioè che a Madonna di Campiglio sia stata organizzata una "trappola" per far fuori un personaggio diventato "scomodo" per tutto il mondo del ciclismo. Troppo forte, troppo ambizioso, troppo popolare al punto da oscurare gli altri.
    «Nel libro io racconto chi è Marco Pantani», spiega mamma Tonina. «Per le cause della sua morte spero che la Procura di Forlì possa aiutarmi a capire cosa è successo a Campiglio e non il 14 febbraio di 4 anni fa. Marco è stato ucciso a Campiglio...».
    Fonte 'ilSole24Ore'

    Grande Marco... scusa....anche se in ritardo!?
    L'uomo non giudica la vita degna di essere vissuta se non c'
  • Matthias

    #2
    Lo aspettavo anche io quel giorno, con la divisa della Mercatone indosso e la bici Bianchi.


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