Vicino al mio parrucchiere c'è un negozio della catena "Compro Oro". A volte passando mi fermo a guardare la vetrina dove vedo esposti gioielli più o meno recenti messi in vendita e mi sono chiesta spesso che storia ci sia dietro quelle cose da cui le persone si sono separate (recentemente ci ho visto un bell'anello di fidanzamento ed inevitabilmente ho pensato ad un amore finito).
A volte ho pensato che qualcuno di quegli oggetti potesse essere il bottino di un furto, poi oggi ho letto questo: non che non lo sospettassi ma vi assicuro mi ha lasciata molto male.
Se un paio di volte ho avuto la tentazione di acquistare qualcosa, ora al solo pensiero di farlo mi sentirei uno sciacallo....
Voi cosa ne pensate?
Copio ed incollo da libero.it
L'inchiesta di Affari/ Il Banco dei Pegni diventa franchising. Perché i milanesi non arrivano più a fine mese. E vendono le fedi
Giovedí 12.06.2008 11:57
di Floriana Rullo
Lo chiamano l’incubo della quarta settimana, quella in cui arriva il momento di dover fare i conti e con la busta paga in mano si tenta di far quadrare debiti e bollette. E sistematicamente è quella in cui i conti non tornano mai. A non andare sono soprattutto quelli degli anziani, che, dopo una vita di lavoro si trovano ad avere pensioni che non gli permettono neanche di arrivare tranquilli alla fine mese. Così, i milanesi, per non essere stretti nella morsa del carovita, si arrangiano come possono. Arrivando a vendere anche quello che hanno di più caro, comprato con fatica o ereditato da parenti.
Capita così anche a Anna e Giovanni, lei ex bidella, lui ex operaio, entrambi in pensione e con uno stipendio che loro definiscono “ da fame” che spesso non gli permette nemmeno di far quadrare i conti. Li incontriamo davanti al “Compro oro” di via Ripamonti mentre titubanti aspettano il loro turno fuori dalla porta del negozio. Anna ha un piccolo sacchettino di plastica che custodisce gelosamente in mano. “Qui ci sono alcuni miei gioielli. – ci spiega - Quando proprio non riesco più a pagare i debiti vengo qui e li vendo”. Con quello che ci guadagna riesce solo a comprare lo stretto necessario per arrivare a fine mese. Perché il guadagno dalla vendita è davvero poco.
“Un anello che vale 150 euro lo pagano al massimo 50. Prendere o lasciare”. E loro sono costretti a prendere, sempre. Oro cash, acquisto oro, Compro oro e ancora Oro Luna e simili. Cambia il nome sulle insegne dei negozi in franchising che stanno nascendo come funghi per le vie milanesi, da nord a sud della città, ma lo scopo è sempre lo stesso. Più di venti quelli aperti solo nell’ultimo anno. E un business che sembra espandersi velocemente per la città meneghina. Qui si porta l’oggetto d’oro da vendere e si ottiene un pagamento in contanti. Ma non solo oro.
Ben accetti sono anche argento, quadri e sculture. Così se prima gli anziani si rivolgevano al banco dei pegni per arrivare a fine mese, ora a prenderne il posto sono questi negozietti, non più grandi di una stanza, con vetro antirapina e un piccolo banco che ospita una piccola bilancia. E qui che le persone fanno la coda fuori dal negozio portando fedi, anelli, gioielli di famigliari e non solo. Al bancone arrivano anche monili come medagliette con l’immagine del santo protettore o della Madonna. Oggetti che hanno valore affettivo più che economico. Una cosa è certa. Qui di affari se ne fanno veramente pochi. E quei pochi non li fanno sicuramente i venditori. Perché chi arriva qui è una persona che ha bisogno di denaro. E non solo anziani.
In fila troviamo Mara, avrà 45 anni. Lei è li perché ha una famiglia da portare avanti e in casa solo il marito lavora. “Non riusciamo a vivere con un solo stipendio. Oggi vendo le nostre fedi. Spero di guadagnarci qualche soldo anche se so che è una partita persa in partenza. –racconta – All’inizio provavo a contrattare. Ma non serve a nulla. L’unica cosa è prender i soldi che ti danno. L’ultima volta ho portato un braccialetto che aveva ancora il prezzo, l’avevo comprato la settimana prima. Mi hanno dato un terzo del prezzo originario”. Sono soprattutto le donne a mettersi in coda e ad aspettare il proprio turno con i loro piccoli oggetti d’oro. Una contrattazione veloce, quasi nascosta da occhi indiscreti, dove nessuna esce soddisfatta dell’affare fatto e dei soldi ricevuti. Ma quando c’è crisi tutto va bene.
Così capita che tra gli oggetti esposti nelle vetrine si trova di tutto. I più venduti sono gioielli, anelli, catenine ma anche oggetti di argento come cornici e candelabri. Non manca proprio niente tra i ripiani dei negozi. Facile anche vendere la merce. Anche se nell’operazione d’acquisto dovrebbero esserci delle regole. Quando si arriva nel negozio poche sono le precauzioni prese da chi acquista gli oggetti. Raramente viene richiesta l’esibizione di documenti d’identità, precauzione che si dovrebbe utilizzare per evitare che la merce sia provento di furto, ancora meno sono le domande che assicurano la provenienza degli oggetti. Perché qui l’importante è il guadagno. E se si ha urgenza di vendere perché i soldi sono finiti o si ha un debito da estinguere in poco tempo?
C’è il servizio d’emergenza che in alcuni punti vendita viene effettuato. Come il negozio di via Sabotino dove, quando la saracinesca è abbassata, basta chiamare e dopo la risposta della segreteria telefonica si ottiene un numero di cellulare da chiamare. Il tutto nel giro di poche ore.
A volte ho pensato che qualcuno di quegli oggetti potesse essere il bottino di un furto, poi oggi ho letto questo: non che non lo sospettassi ma vi assicuro mi ha lasciata molto male.
Se un paio di volte ho avuto la tentazione di acquistare qualcosa, ora al solo pensiero di farlo mi sentirei uno sciacallo....
Voi cosa ne pensate?
Copio ed incollo da libero.it
L'inchiesta di Affari/ Il Banco dei Pegni diventa franchising. Perché i milanesi non arrivano più a fine mese. E vendono le fedi
Giovedí 12.06.2008 11:57
di Floriana Rullo
Lo chiamano l’incubo della quarta settimana, quella in cui arriva il momento di dover fare i conti e con la busta paga in mano si tenta di far quadrare debiti e bollette. E sistematicamente è quella in cui i conti non tornano mai. A non andare sono soprattutto quelli degli anziani, che, dopo una vita di lavoro si trovano ad avere pensioni che non gli permettono neanche di arrivare tranquilli alla fine mese. Così, i milanesi, per non essere stretti nella morsa del carovita, si arrangiano come possono. Arrivando a vendere anche quello che hanno di più caro, comprato con fatica o ereditato da parenti.
Capita così anche a Anna e Giovanni, lei ex bidella, lui ex operaio, entrambi in pensione e con uno stipendio che loro definiscono “ da fame” che spesso non gli permette nemmeno di far quadrare i conti. Li incontriamo davanti al “Compro oro” di via Ripamonti mentre titubanti aspettano il loro turno fuori dalla porta del negozio. Anna ha un piccolo sacchettino di plastica che custodisce gelosamente in mano. “Qui ci sono alcuni miei gioielli. – ci spiega - Quando proprio non riesco più a pagare i debiti vengo qui e li vendo”. Con quello che ci guadagna riesce solo a comprare lo stretto necessario per arrivare a fine mese. Perché il guadagno dalla vendita è davvero poco.
“Un anello che vale 150 euro lo pagano al massimo 50. Prendere o lasciare”. E loro sono costretti a prendere, sempre. Oro cash, acquisto oro, Compro oro e ancora Oro Luna e simili. Cambia il nome sulle insegne dei negozi in franchising che stanno nascendo come funghi per le vie milanesi, da nord a sud della città, ma lo scopo è sempre lo stesso. Più di venti quelli aperti solo nell’ultimo anno. E un business che sembra espandersi velocemente per la città meneghina. Qui si porta l’oggetto d’oro da vendere e si ottiene un pagamento in contanti. Ma non solo oro.
Ben accetti sono anche argento, quadri e sculture. Così se prima gli anziani si rivolgevano al banco dei pegni per arrivare a fine mese, ora a prenderne il posto sono questi negozietti, non più grandi di una stanza, con vetro antirapina e un piccolo banco che ospita una piccola bilancia. E qui che le persone fanno la coda fuori dal negozio portando fedi, anelli, gioielli di famigliari e non solo. Al bancone arrivano anche monili come medagliette con l’immagine del santo protettore o della Madonna. Oggetti che hanno valore affettivo più che economico. Una cosa è certa. Qui di affari se ne fanno veramente pochi. E quei pochi non li fanno sicuramente i venditori. Perché chi arriva qui è una persona che ha bisogno di denaro. E non solo anziani.
In fila troviamo Mara, avrà 45 anni. Lei è li perché ha una famiglia da portare avanti e in casa solo il marito lavora. “Non riusciamo a vivere con un solo stipendio. Oggi vendo le nostre fedi. Spero di guadagnarci qualche soldo anche se so che è una partita persa in partenza. –racconta – All’inizio provavo a contrattare. Ma non serve a nulla. L’unica cosa è prender i soldi che ti danno. L’ultima volta ho portato un braccialetto che aveva ancora il prezzo, l’avevo comprato la settimana prima. Mi hanno dato un terzo del prezzo originario”. Sono soprattutto le donne a mettersi in coda e ad aspettare il proprio turno con i loro piccoli oggetti d’oro. Una contrattazione veloce, quasi nascosta da occhi indiscreti, dove nessuna esce soddisfatta dell’affare fatto e dei soldi ricevuti. Ma quando c’è crisi tutto va bene.
Così capita che tra gli oggetti esposti nelle vetrine si trova di tutto. I più venduti sono gioielli, anelli, catenine ma anche oggetti di argento come cornici e candelabri. Non manca proprio niente tra i ripiani dei negozi. Facile anche vendere la merce. Anche se nell’operazione d’acquisto dovrebbero esserci delle regole. Quando si arriva nel negozio poche sono le precauzioni prese da chi acquista gli oggetti. Raramente viene richiesta l’esibizione di documenti d’identità, precauzione che si dovrebbe utilizzare per evitare che la merce sia provento di furto, ancora meno sono le domande che assicurano la provenienza degli oggetti. Perché qui l’importante è il guadagno. E se si ha urgenza di vendere perché i soldi sono finiti o si ha un debito da estinguere in poco tempo?
C’è il servizio d’emergenza che in alcuni punti vendita viene effettuato. Come il negozio di via Sabotino dove, quando la saracinesca è abbassata, basta chiamare e dopo la risposta della segreteria telefonica si ottiene un numero di cellulare da chiamare. Il tutto nel giro di poche ore.



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