Qualcuno lo ricorderà, qualcuno no, ma l'8 giugno di quest'anno nella zona di Akihabara a Tokyo, il 25enne Tomohiro Kato ha ucciso almeno sette persone, ferendone molte altre.
Sembra che prima abbia lanciato contro i pedoni un camion a noleggio di due tonnellate, ad un incrocio presso la stazione di Akihabara, poi, una volta sceso, ha iniziato a colpire gli astanti con un coltello.
Questo fatto di sangue è avvenuto nell'anniversario di un episodio analogo, lo stesso giorno di sette anni fa, Mamoru Takuma compì un gesto analogo nella scuola elemenare di Ikeda, uccidendo sette bambini.
I forum di discussione giapponesi si sono ovviamente riempiti subito di commenti, da alcuni di essi tradotti in italiano su http://it.globalvoicesonline.org/
ho appreso che uno dei temi comuni ripreso più spesso da parecchi blogger riguarda le condizioni dei cosiddetti lavoratori interinali.
In Giappone tra il 2000 e il 2007, il numero dei lavoratori interinali, assunti con contratti a breve termine, salari più bassi degli impiegati a tempo pieno e scarsa probabilità di mantenere il posto, hanno raggiunto la cifra di 4,5 milioni. Kato, l'aggressore, lavorava in una fabbrica di automobili della Kanto Auto Works di proprietà della Toyota, sotto contratto con l'agenzia di lavoro interinale Nikken Sogyo Co.
Le tipologie di lavori a tempo determinato che si riescono ad ottenere attraverso il lavoro interinale in Giappone come in Italia raramente si traducono in relazioni stabili.
Si cambia occupazione ogni tre mesi o un anno, al massimo ogni due o tre anni, incrementando ulteriormente l'isolamento anche sociale di questo tipo di lavoratori.
Riporto alcuni interventi di blogger:
1)Ho dato un'occhiata a vari ambiti online in cui si parlava dell'incidente di ieri ad Akihabara, e quello che ho provato [rispetto a quello che ho letto] è che l'isolamento sta dando vita alla disperazione. Lavorare in una fabbrica di ricambi d'auto, in un posto sperduto come Shizuoka, vivere in un monolocale attrezzato dall'agenzia di lavoro interinale: esiste forse qualcosa che possa dare una maggior sensazione di solitudine e dolore nella vita?
2) Alla fine dell'anno scorso, ho incontrato un tizio di Nagoya, proprio come l'aggressore [Tomohiro Kato], era stato spedito dalla Nikken Sogyo alla fabbrica della Toyota nella provincia di Aichi, e aveva ricevuto un avviso il 18 Settembre, che diceva: ‘In data 10 ottobre il suo contratto verrà chiuso'.
Fortunamente era iscritto al sindacato, così è stato incluso in una contrattazione collettiva, riuscendo a ottenere ‘un mese di sicurezza in vita', la garanzia di ‘poter rimanere nell'alloggio dove aveva vissuto fino ad allora', e delle ‘referenze per un futuro impiego'. Verso fine mese, tuttavia, l'agenzia Nikken Sogyo non era riuscita a trovargli un solo lavoro, e alla scadenza annunciata, si vide interrompere lo stipendio e buttar fuori dalla stanza affittata dall'azienda.
Come risultato, si è ritrovato mezzo a una strada e in breve tempo è dovuto ricorrere a un dormitorio di Nagogya per i senzatetto.
Il lavoro interinale è molto diffuso anche in Italia, probabilmente (spero) con effetti sociali e criminogeni meno devastanti (per ora), però, prendendo spunto dalla starge di Tokyo, non pensate che se si volesse affrontare seriamente il problema della sicurezza, si dovrebbe iniziare dal creare situazioni di vita lavorative e, di conseguenza, sociali meno precarie?
Non pensate che la precarietà della sopravvivenza in una società come la nostra possa destabilizzare anche psicologicamente gli individui e favorire gesti sconsiderati e pericolosi?
Sembra che prima abbia lanciato contro i pedoni un camion a noleggio di due tonnellate, ad un incrocio presso la stazione di Akihabara, poi, una volta sceso, ha iniziato a colpire gli astanti con un coltello.
Questo fatto di sangue è avvenuto nell'anniversario di un episodio analogo, lo stesso giorno di sette anni fa, Mamoru Takuma compì un gesto analogo nella scuola elemenare di Ikeda, uccidendo sette bambini.
I forum di discussione giapponesi si sono ovviamente riempiti subito di commenti, da alcuni di essi tradotti in italiano su http://it.globalvoicesonline.org/
ho appreso che uno dei temi comuni ripreso più spesso da parecchi blogger riguarda le condizioni dei cosiddetti lavoratori interinali.
In Giappone tra il 2000 e il 2007, il numero dei lavoratori interinali, assunti con contratti a breve termine, salari più bassi degli impiegati a tempo pieno e scarsa probabilità di mantenere il posto, hanno raggiunto la cifra di 4,5 milioni. Kato, l'aggressore, lavorava in una fabbrica di automobili della Kanto Auto Works di proprietà della Toyota, sotto contratto con l'agenzia di lavoro interinale Nikken Sogyo Co.
Le tipologie di lavori a tempo determinato che si riescono ad ottenere attraverso il lavoro interinale in Giappone come in Italia raramente si traducono in relazioni stabili.
Si cambia occupazione ogni tre mesi o un anno, al massimo ogni due o tre anni, incrementando ulteriormente l'isolamento anche sociale di questo tipo di lavoratori.
Riporto alcuni interventi di blogger:
1)Ho dato un'occhiata a vari ambiti online in cui si parlava dell'incidente di ieri ad Akihabara, e quello che ho provato [rispetto a quello che ho letto] è che l'isolamento sta dando vita alla disperazione. Lavorare in una fabbrica di ricambi d'auto, in un posto sperduto come Shizuoka, vivere in un monolocale attrezzato dall'agenzia di lavoro interinale: esiste forse qualcosa che possa dare una maggior sensazione di solitudine e dolore nella vita?
2) Alla fine dell'anno scorso, ho incontrato un tizio di Nagoya, proprio come l'aggressore [Tomohiro Kato], era stato spedito dalla Nikken Sogyo alla fabbrica della Toyota nella provincia di Aichi, e aveva ricevuto un avviso il 18 Settembre, che diceva: ‘In data 10 ottobre il suo contratto verrà chiuso'.
Fortunamente era iscritto al sindacato, così è stato incluso in una contrattazione collettiva, riuscendo a ottenere ‘un mese di sicurezza in vita', la garanzia di ‘poter rimanere nell'alloggio dove aveva vissuto fino ad allora', e delle ‘referenze per un futuro impiego'. Verso fine mese, tuttavia, l'agenzia Nikken Sogyo non era riuscita a trovargli un solo lavoro, e alla scadenza annunciata, si vide interrompere lo stipendio e buttar fuori dalla stanza affittata dall'azienda.
Come risultato, si è ritrovato mezzo a una strada e in breve tempo è dovuto ricorrere a un dormitorio di Nagogya per i senzatetto.
Il lavoro interinale è molto diffuso anche in Italia, probabilmente (spero) con effetti sociali e criminogeni meno devastanti (per ora), però, prendendo spunto dalla starge di Tokyo, non pensate che se si volesse affrontare seriamente il problema della sicurezza, si dovrebbe iniziare dal creare situazioni di vita lavorative e, di conseguenza, sociali meno precarie?
Non pensate che la precarietà della sopravvivenza in una società come la nostra possa destabilizzare anche psicologicamente gli individui e favorire gesti sconsiderati e pericolosi?

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